Il pisello

A) Origine e diffusione
L’esatta origine di questa specie non è molto chiara, ma sicuramente è una pianta antichissima, coltivata fin dal 7000 A.C. Infatti il pisello, è considerato uno degli ortaggi più antichi coltivati in Europa fin dall’età del bronzo.
Probabilmente i luoghi di origine sono i paesi del Mediterraneo orientale come l’Abissinia e c’è chi sostiene inoltre che la sua coltivazione iniziò dapprima dal Nord dell’India per poi diffondersi in Europa intorno al 2000 – 3000 A.C.
A partire poi dall’Europa, la sua coltivazione si diffuse successivamente in Russia, fino all’Africa orientale attorno alle montagne dell’Etiopia. Sono stati trovati inoltre piselli antichi, all’interno delle rovine della città di Troia.
Infine questa specie era coltivata e diffusa in Cina, all’inizio della dinastia dei Tang, tra il 600 e il 900 A.C.
Il pisello è una coltura attualmente diffusa in tutto il Mondo, in modo particolare in India e in Cina dove viene utilizzato per la produzione del seme secco.
In Europa la specie è principalmente diffusa in Francia, Inghilterra e Ungheria.
In Italia viene coltivato un po’ in tutte le regioni in particolar modo in Sicilia, Campania, Puglia, Emilia – Romagna e Veneto.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Fabales.

Famiglia: Fabacee o Leguminose o Papilionacee.

Le specie presenti sulla nostra penisola spontanee o coltivate sono:

  1. Pisum elatius
    Si tratta di un pisello selvatico con semi discostati tra loro, di colore nero screziato e di forma subsferica.
  2. Pisum arvense
    E’ un pisello da foraggio conosciuto anche con i nomi di orbiglio, rubiglio, o roveja (diffuso principalmente nelle zone appenniniche tra l’Umbria e le Marche).
    Si tratta di una specie caratterizzata da fiori lunghi, legumi corti (4 – 6 cm), con semi contigui, variegati, di colore bruno più o meno intenso, di forma prismatica e compressa ai lati.
  3. Pisum sativum
    E’ il pisello tipico da orto caratterizzato da legumi lunghi (6-10 cm), con semi contigui di colore chiaro uniforme, lisci o grinzosi.
    Questa specie sembrerebbe derivante dal Pisum arvense a seguito di mutazioni naturali avvenute a carico di alcune parti della pianta come il fusto, il baccello e il seme.

C) Caratteristiche botaniche
C.1) Radici e fusto
Il pisello coltivato presenta una radice a fittone, uno stelo fistoloso più o meno ramificato e dotato di internodi corti e lunghi.
La pianta si caratterizza per avere un’altezza variabile tra i 40 cm e i 2 m con portamento che può essere prostrato o rampicante.

C.2) Foglie
Le foglie sono composte da 2 – 3 paia di foglioline verdi, mentre altre sono trasformate in organi rampicanti (cirri).

C.4) Fiori
I fiori sono riuniti in un’infiorescenza a racemo posta all’ascella delle foglie e generalmente assumono un colore bianco nei piselli da orto e un colore violetto nei piselli mangiatutto (taccole) e selvatici.
I fiori sono completi a prevalente impollinazione autogama (autoimpollinazione), mentre la quota d’impollinazione incrociata rimane molto bassa.

C.5) Frutti e semi
Il frutto è un legume tipico detto baccello, dritto o arcuato a sezione ellittica e rotonda contenente da 4 a 10 semi.
I semi sono invece tondeggianti e possono essere lisci o rugosi.

D) Fisiologia del pisello
Il ciclo biologico del pisello si divide in 4 fasi:

  1. Germinazione del seme
  2. Sviluppo vegetativo
    Con produzione di foglie e fusticini.
  3. Sviluppo riproduttivo
    Con produzione di fiori e frutti.
  4. Accumulo di sostanza secca nel seme
    Con maturazione del seme e morte della pianta.

E) Classificazione delle varietà
Le varietà coltivate di pisello, si distinguono tra di loro, in base al tipo di utilizzazione del prodotto e al modo di vegetare della pianta.
In base al tipo di utilizzazione del prodotto avremo:

  1. Piselli da consumo fresco (mangiatutto).
  2. Piselli da consumo secco.
  3. Piselli da foraggio.
  4. Piselli da industria.

In base invece, al modo di vegetare della pianta, avremo invece:

  1. Piselli nani.
  2. Piselli seminani.
  3. Piselli rampicanti.

F) Germoplasma e varietà locali
Delle numerose varietà locali presenti un tempo, tra l’altro non molto lontano, ne rimangono soltanto alcune confinate principalmente in alcune aree o zone caratterizzate da particolari condizioni agronomiche del terreno a cui sono legate anche varie tradizioni contadine.
Questo perché, molte di esse sono state purtroppo soppiantate da altre varietà commerciali più produttive, di introduzione estera e principalmente ibride, ma scarsamente dotate di doti di rusticità, con caratteristiche qualitative scadenti.
In Toscana ad esempio, l’unica varietà locale fino ad ora recuperata è il Pisello Mugellano. Si tratta di una varietà, coltivata in zone pedemontane caratterizzate da terreni freschi e fertili.
Nelle Marche, le varietà locali di pisello che sono state ritrovate e recuperate sono:

1) Taccola di Massignano.

2) Taccola del Menocchia.

Nella zona appenninica, tra le Marche e l’Umbria ai piedi dei Monti Sibillini, è stata recuperata una varietà antichissima di pisello, denominata Roveja classificata come spesso come Pisum arvense (come abbiamo già detto) antenata del pisello comune.
Di questa varietà ne esistono due ecotipi diversi che differiscono tra di loro per la grandezza del seme
Quindi possono essere:

  • A seme piccolo.
  • A seme grande.

Oltre che per il consumo fresco, nelle zone di origine la Roveja, viene utilizzata per la produzione di farina come alternativa ai cereali.
Infine un’altra varietà locale di pisello che è molto conosciuta nelle regioni meridionali in particolar modo in Puglia, è il Ricciolo di Sannicardo a portamento nano.

G) Esigenze pedoclimatiche
Il pisello è una specie che si adatta ai climi temperati e umidi, è tollerante alle basse temperature (0 °C), anche se può essere danneggiato dalle gelate primaverili soprattutto in fase di fioritura.
Per la crescita la pianta necessita di temperature comprese tra i 10 e i 20 °C, anche se la germinazione può avvenire a 4,4 °C.
E’ una specie che si adatta ad ogni tipo di terreno, anche se preferisce quelli di medio impasto, freschi, ben drenati con un pH compreso tra 6 e 7. Mal tollera invece sia l’eccesso di calcare che di salinità.

H) Avvicendamento e rotazione colturale
La specie, può entrare in avvicendamento con il frumento o l’orzo.
Il pisello è una pianta a ciclo breve per cui, se coltivata per la produzione di seme fresco soprattutto nei terreni fertili e freschi, può essere seguita anche da una coltura di secondo raccolto come il mais.

I) Semina
Il pisello si può seminare sia in autunno che in primavera. La semina viene eseguita a file distanti da 40 cm per le varietà nane e 60 cm per le varietà rampicanti.

L) Concimazione
Il pisello è una pianta che non ha bisogno di elevati fabbisogni nutritivi specialmente per quanto riguarda l’azoto N, in quanto essendo specie azotofissatrice un 70% di questo elemento proviene dalla fissazione effettuata dai batteri presenti a livello delle radici.
E’ sempre utile tuttavia per la coltivazione, l’esecuzione di una concimazione fosfo – potassica, utilizzando prodotti derivanti dalla triturazione delle rocce minerali contenenti fosforo P e potassio K.
La distribuzione dei concimi viene effettuata alla preparazione del terreno interrando i prodotti per la quasi totalità del suo fabbisogno, considerando il breve ciclo colturale della specie.
Si può eseguire anche una concimazione organica soprattutto laddove vi sono terreni argillosi poco strutturati e con un contenuto di sostanza organica molto basso.

M) Cure colturali
Tra le cure colturali è da ricordare l’infrascatura, per i piselli rampicanti da orto eseguita con tutori di legno oppure con apposite reti di plastica.
Si può eseguire anche una sarchiatura seguita da una rincalzatura quanto le piantine sono alte 10 – 15 cm. Questa operazione serve a proteggere le piante dal freddo, a favorire l’approfondimento delle radici e la formazione dei rami laterali.

N) Produzione del seme
Per la produzione del seme, è necessario ricordare che varietà diverse, per precauzione, devono essere coltivate ad almeno 20 m di distanza le une dalle altre, oppure se a distanze inferiori frapporre tra loro delle barriere naturali o artificiali.
Per la riproduzione del seme bisogna eliminare le piante che presentano colori diversi dalla varietà tipo e quelle a fioritura tardiva. Tuttavia a causa delle similarità tra le varietà è molto difficile notare gli incroci che possono avvenire.
Gli agricoltori che riproducono tradizionalmente questa specie, raccolgono per i semi i legumi che si formano nei palchi più bassi delle piante. I semi possono essere attaccati dai parassiti come i tonchi, per cui è necessario conservarli utilizzando prodotti capaci di tenere lontano questi insetti (per esempio si possono usare i grani di pepe).
La germinabilità (50 % circa) dei semi può conservarsi fino a 3 anni dalla raccolta.

O) Raccolta
Per le varietà da orto da destinare al consumo fresco e secco, la raccolta è manuale a cui segue successivamente la sbaccellatura.

P) Caratteristiche nutrizionali
Dal punto di vista nutrizionale i piselli sono legumi che si caratterizzano nel possedere un elevato contenuto di proteine e di amminoacidi, soprattutto quelli essenziali.
Sono ricchi di carboidrati (amido, fruttosio saccarosio e maltosio) e di fibre sia solubili che insolubili. Ridotto invece è l’apporto di lipidi e acidi grassi.
I semi sono ricchissimi di sali minerali (potassio K, fosforo P, magnesio Mg, calcio Ca, sodio Na, ferro Fe, manganese Mn e selenio Se) ma soprattutto di vitamine (vitamina E, vitamina K, vitamina B1, vitamina B5, vitamina B6, vitamina PP, vitamina C e acido folico).
Una caratteristica dei semi del pisello, è la loro notevole ricchezza di acido fitico fitati, che oltre ad essere importanti per l’accumulo del fosforo, hanno la funzione di legare il ferro rendendolo più disponibile e quindi più facilmente assimilabile.
Un’importante differenza che facciamo per quanto riguarda i piselli, è quella tra semi lisci e semi grinzosi. Questa oltre ad essere una differenza di forma, è anche legata al diverso accumulo di zuccheri nel seme.
Nei semi lisci a maturazione è presente prevalentemente amido, mentre in quelli grinzosi è presente principalmente fruttosio, saccarosio e stachiosio. Questo fa si che mentre i semi grinzosi restino dolci e teneri anche dopo la maturazione, mentre quelli lisci invece se non vengono raccolti al momento giusto perdono rapidamente dolcezza e induriscono.

Q) Utilizzazione e proprietà
I piselli si possono consumare freschi tal quali, oppure cotti assieme ad altre verdure previa idratazione, ammollamento e cottura.
I piselli inoltre trovano impiego nell’alimentazione del bestiame, oppure possono essere utilizzati dall’industria conserviera per la preparazione di zuppe, creme e puree.
I piselli grinzosi vanno bene per la surgelazione, mentre quelli lisci vanno bene per l’inscatolamento.
Per la loro elevata ricchezza in vitamina PP o acido nicotinico, i piselli freschi da orto sono in grado di abbassare il livello di colesterolo cattivo LDL, del sangue. Se invece vengono consumati come taccole, aiutano invece ad eliminare gli scarti tossici del metabolismo attraverso le normali funzioni intestinali.

BIBLIOGRAFIA:
1)  AA. VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

2) Bonciarelli F., 2001. Coltivazione erbacee da pieno campo. Calderini, Edagricole, Bologna.

3) Cerretelli G., Vazzana C., 1995. Un seme, un ambiente: manuale di autoriproduzione delle sementi. Regione Toscana – Giunta regionale, Dipartimento di Agricoltura e Foreste, Edizioni Regione Toscana, Firenze.

4) Regione Toscana, 2001. Pisello Mugellano. Archivio foto.

5) Tesi R., 1994. Principi di orticoltura e ortaggi d’Italia. Edagricole – Edizioni agricole, Bologna.

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