Danni da caldo

A) Generalità
La fisiologia dei danni dovuti all’eccesso di calore, è di norma difficilmente distinguibile da quella dovuta o ad un eccesso di luce o ad una carenza idrica. Molto spesso il danno da caldo è una fisiopatia che si verifica, quando in concomitanza a una forte carenza idrica del suolo, si associano delle temperature elevate.
Dal punto di vista fisiologico, i danni da caldo si manifestano con delle alterazioni reversibili e/o irreversibili del metabolismo della pianta, che possono riguardare:

  1. Inibizione della crescita della pianta.
  2. Arresto della fotosintesi.
  3. Eccessiva respirazione cellulare.
  4. Accumulo di tossine.
  5. Inibizione della sintesi proteica.
  6. Distruzione delle proteine (proteolisi).
  7. Degradazione della membrana cellulare.
  8. Esaurimento fisiologico della pianta.

Questi danni a loro volta saranno anche diversi a seconda se vengono colpite delle piante erbacee o arboree.
Sulle piante erbacee il calore eccessivo determina il disseccamento di una parte o dell’intera pianta, mentre sulle piante arboree determina inizialmente una caduta anticipata delle foglie (filloptosi) e solo nei casi più gravi la morte improvvisa delle piante (apoplessia).

B) Sintomatologia dei danni da caldo
Nonostante la notevole difficoltà nel distinguere un danno da caldo da altri danni provocati o da carenze idriche o a eccessi di luce, è possibile attribuire al calore eccessivo dei cambiamenti nel tempo repentini e limitati del metabolismo della pianta a cui si associano particolari sintomatologie legate proprio alle temperature alte.
Tra i principali sintomatologie dovute all’eccessivo calore, ricordiamo:

  1. Filloptosi da calore.
  2. Scottature fogliari.
  3. Scottature corticali
  4. Necrosi anulari.
  5. Cancri.
  6. Vitrescenza dei frutti.
  7. Necrosi dei frutti.
  8. Melata fisiologica.

C) Danni provocati
I danni, causati dall’eccessivo calore saranno diversi a seconda dell’organo della pianta che viene colpito.
Per questo avremo:

  1. Danni sugli organi legnosi.
  2. Danni sugli organi erbacei.
  3. Danni sui frutti.

C.1) Danni sugli organi legnosi
Questi danni si manifestano con la comparsa di aree necrotiche che vanno ad interessare la corteccia dei tronchi e dei rami delle piante arboree, soprattutto quando vengono esposte ad un’intensa illuminazione oppure nel caso di un ambiente troppo caldo non adatto alla coltivazione di una determinata specie.
Si trattano per lo più di scottature corticali, che interessano particolarmente  essenze arboree a corteccia sottile, che venendo esposte all’eccessivo calore unito all’eccessiva insolazione a causa di diradamenti o potature dei rami, subiscono delle lesioni infossate molto simili a quelle provocate dai danni da freddo.
Quando queste aree necrotiche oltre che interessare la corteccia della pianta, si approfondiscono interessando anche il legno allora evolvono successivamente nell’insorgenza di cancri corticali.
Questi cancri, così come le necrosi anulari dovuti all’eccessivo riscaldamento, possono particolarmente interessare il colletto delle piante giovani in particolare quelle che vengono coltivate in terreni scuri, sciolti e ricchi di sostanza organica che possiedono un’enorme capacità di assorbimento del calore e della luce solare.

C.2) Danni sugli organi erbacei
Questi danni si manifestano particolarmente sulle foglie e germogli sia di specie arboree che di specie erbacee, in quanto caratterizzati da una notevole traspirazione e quindi molto ricchi di acqua. In questi casi si verificano le cosiddette filloptosi da calore, quanto a causa dell’atmosfera eccessivamente umida si riduce l’effetto traspirante delle foglie e dei germogli. Nei casi più gravi si può verificare la morte improvvisa delle piante per apoplessia.
La sintomatologia, si manifesta inizialmente con un appassimento temporaneo degli organi, seguito da un avvizzimento permanente delle parti interessate.
Le foglie possono ingiallire, formandosi a sua volta delle necrosi localizzate a livello sia dei margini che degli apici fogliari, ma anche all’interno delle nervature. Nei casi più gravi si possono verificare delle vere e proprie ustioni o scottature fogliari che interessano l’intera superficie della foglia.
Le ustioni fogliari, si verificano a causa dell’elevata traspirazione dovuta all’elevata temperatura, unito al ridotto apporto di acqua proveniente dalle radici. In altri casi possono essere dovute invece, dalla presenza di goccioline d’acqua sulla superficie fogliare che agiscono da effetto lente.

C.3) Danni ai frutti
Sui frutti il calore in eccesso, determina l’insorgenza di vere e proprie scottature sulla superficie esterna soprattutto in specie caratterizzate da una buccia sottile, come:

  1. Pomodoro.
  2. Peperone.
  3. Vite.
  4. Melo.
  5. Pero.
  6. Pesco.

Nella specie fruttifere come il melo, il pero e il pesco, la temperatura troppo elevata determina l’insorgenza all’interno della polpa del frutto della tipica vitrescenza.

C.4) Altre tipologie di danni
Su altre specie, oltre ai danni precedentemente citati si possono verificare l’insorgenza di altri sintomi come:

  1. Necrosi apicali dei frutti (es. agrumi).
  2. Emissione di melata fisiologica (es. olivo).
  3. Perdita di zuccheri.
  4. Ustioni localizzate.
  5. Comparsa di fumaggini.

Inoltre, quando una pianta viene sottoposta a delle temperature elevate, soprattutto nelle fasi iniziali del suo sviluppo come avviene nel caso di semine tardive primaverili o coltivazione ai tropici di alcune specie (es. ornamentali) ambientate nei climi temperati, si possono verificare i cosiddetti danni dilazionati o sfalsati nel tempo.
Si tratta di danni di natura complessa caratterizzati dalla comparsa dei seguenti sintomi, come:

  1. Allungamento eccessivo del fusto.
  2. Produzione di organi ispessiti.
  3. Fioritura precoce e stentata.
  4. Scarsa produzione.

Questi danni sono spesso causati da un interazione tra elevate temperature e carenza idrica prolungata del terreno.

C.5) Fattori di resistenza al caldo
Le piante che per lunghi periodi sono state sottoposte a stress legate alle alte temperature, possono sviluppare con il tempo dei fattori di resistenza. Questa resistenza comporta molto spesso attraverso un adattamento ecofisiologico della specie, che riguarda spesso le strutture morfologiche cellulari e/o fisiologiche del metabolismo.
Questa forma di resistenza ecologica si può manifestare con:

  1. Aumento della viscosità del citoplasma cellulare a cui segue un innalzamento della temperatura di ebollizione.
  2. Modificazione dei legami chimici dell’acqua all’interno delle cellule.
  3. Formazione di organi fogliari piccoli e infossati.
  4. Formazione di strutture per l’accumulo di acqua.

Tuttavia però questi adattamenti morfologici e fisiologici delle piante, anche se sono in grado di minimizzare l’eccessivo calore e la perdita di acqua dovuta alle elevate temperature, non possono evitare il fenomeno della denaturazione delle proteine, che diviene evidente quando le temperature superano i 50 – 55°C. Questo processo di denaturazione proteica, provoca lo spostamento di alcuni composti chimici dalla zona danneggiata ai tessuti sani con la formazione di composti tossici.
Tutto questo porta infine ad un deterioramento dei tessuti, a cui fa seguito l’ingiallimento delle foglie che ha come risultato finale la riduzione del processo fotosintetico.

BIBLIOGRAFIA:
1) Ferrari M., Marcon E., Menta A., 1997. Fitopatologia ed entomologia agraria. Edagricole – Edizioni agricole, Bologna.

2) Matta A., Luisoni E., Surico G., 1996. Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore, Bologna.

3) Vazzana C., 1998. Ecologia vegetale agraria. Patron Editore, Bologna.

4) http://www.aboutplants.eu, 2016. Il sole e i danni causati alle piante. Archivio foto.

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