La canapa

A) Origine e diffusione
La canapa è una coltura erbacea da pieno campo da fibra e/o da olio, conosciuta fin dall’epoche più antiche già a partire dall’età del Neolitico, dove veniva coltivata in tutti gli ambienti, da quelli temperati a quelli tropicali.
La specie, ha origine da un vasta zona dell’Asia Meridionale comprendente il territorio indiano e gli altipiani dell’Iran. In questi territori, le popolazioni seminomadi conoscevano già a quell’epoca, le tecniche di coltivazione e produzione della fibra.
Con le migrazioni avvenute intorno al VII secolo A.C., la canapa venne diffusa successivamente anche in Europa dove raggiunse il picco di coltivazione e produzione tra l’Epoca Romana e il Medioevo.
Con la scoperta dell’America e successivamente nel XVI secolo, la canapa si diffuse nel continente americano, perché gli insediamenti europei in quelle zone ne facevano richiesta proprio per la produzione di fibra, di tessuti e filati come beni di prima necessità.
Tuttavia però la maggior parte della produzione a quell’epoca, era concentrata particolarmente nelle zone temperate del Mediterraneo.
In Italia ad esempio la canapa era coltivata su una superficie di oltre 100000 ha, prima della seconda guerra Mondiale, particolarmente nelle regioni come  Emilia – Romagna e Campania.
Dopo gli anni 50, la coltivazione si è drasticamente ridotta tanto che le superfici coltivate si sono concentrate in zone come la Cina, l’India, la Russia e la Romania e Francia fino quasi a scomparire del tutto come è avvenuto in Italia.
I motivi che hanno portato alla riduzione e alla quasi scomparsa della coltivazione della canapa in Italia dopo la fine del secondo conflitto mondiale, sono stati:

  1. La concorrenza di altre fibre naturali (es. yuta, cotone e sisal) prodotte nel Terzo Mondo.
  2. La concorrenza dovuta alla diffusione delle fibre sintetiche, che hanno reso la coltivazione della canapa antieconomica.
  3. La cattiva o triste fama che la pianta ha acquisito nel tempo, come fonte illecita della produzione di droga.

Riguardo a questo ultimo aspetto, ricordiamo che i peli ghiandolari presenti sulle foglie e sui fiori della canapa, producono delle resine utilizzate per la produzione di narcotici come hashish e marijuana.
Tuttavia però, mentre la produzione di queste resine è elevata nella canapa indiana (Cannabis indica), è invece del tutto inesistente nella canapa coltivata (Cannabis sativa). Per questo la coltivazione della canapa indiana è severamente vietata.
In questi ultimi anni, la coltivazione della canapa da fibra e/o da olio, ha riscontrato un notevole incremento delle superfici coltivate, proprio in quelle regioni considerate come tradizionali nella produzione di questa coltura come Emilia – Romagna, Campania estendendosi a sua volta anche in Toscana, Umbria e Marche.
I motivi che stanno alla base dell’incremento delle superfici coltivate a canapa anche in Italia, sono da ricercare in:

  1. Nuovo o rinato interesse per la produzione di fibre naturali.
  2. Possibilità di utilizzo della canapa per la produzione della carta, sotto forma di bacchette.
  3. Produzione di olio di semi caratterizzato da proprietà qualitative e fitoterapeutiche eccellenti.
  4. Utilizzazione come pianta fitodepuratrice dei suoli inquinati da metalli pesanti.
  5. Possibilità d’impiego della canapa in medicina per la cura di numerose patologie.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Urticales

Famiglia: Cannabinacee

La specie che viene utilizzata sia per la produzione di fibra che per l’olio alimentare, è la Cannabis sativa.
Altre specie di canapa sono:

  • Canapa indiana (Cannabis indica).
  • Canapa russa o ruderale (Cannabis ruderalis).

La canapa coltivata è prettamente considerata una pianta erbacea a ciclo annuale. Tuttavia però in alcuni ambienti colturali particolarmente favorevoli, ha la caratteristica di produrre delle radici trasformate (rizomi), che possono renderla parzialmente perenne (pianta vivace).
Come abbiamo già detto, invece la coltivazione della canapa indiana è severamente vietata a livello mondiale proprio a causa della sua produzione di sostanze ad azione stupefacente tra cui spicca particolarmente il tetraidrocannabinolo (T.H.C.).
Ricordiamo infine, che le tre specie appartenenti al genere Cannabis, sono interfertili. Questo significa che attraverso l’impollinazione possono incrociarsi naturalmente o  accidentalmente, dando origine a piante fertili e produttive.

C) Caratteristiche botaniche
C.1) Radice
Presenta una radice a fittone, che nei terreni particolarmente adatti può approfondirsi anche per oltre 1 – 1,20 m senza quasi mai ramificarsi in superficie.

C.2) Fusto
Risulta eretto, sottile e può raggiungere l’altezza anche di 4 – 5 m, anche se con le semine molto fitte che vengono fatte in pieno campo esso tende a raggiungere un’altezza inferiore.
Il fusto inoltre è rotondo e peloso quando la pianta è giovane, diventa poi liscio, costoluto e cavo internamente quando la pianta è adulta.

C.3) Foglie
Le foglie sono grosse, di forma palmato – lobata costituite da 7 – 10 foglioline diverse tra loro, molto allungate e a margine seghettato.

C.4) Fiori
La canapa è una pianta dioica. Per questo infatti vi sono metà delle piante con fiori maschili e un’altra metà delle piante con fiori femminili, posti a su delle infiorescenze a ciuffetti all’ascella delle foglie.
Mentre il sesso maschile è eterogametico (cioè formato da gameti diversi XY), il sesso femminile, è invece omogametico (cioè formato da gameti uguali XX). Le piante maschili tendono a produrre più precocemente di quelle femminili e quando vengono raccolte insieme, danno origine ad una fibra di qualità scadente.
Per questo motivo, oggi si tende a coltivare principalmente piante monoiche, nella quale vi sono fiori maschili e femminili che fiorendo contemporaneamente danno una fibra di migliore qualità.

C.5) Frutto e seme
Il frutto della canapa, è un achenio di forma ovoidale, che contiene al suo interno il seme ricco di olio alimentare con caratteristiche semisiccative.

D) Germoplasma e varietà locali
In merito al germoplasma della canapa in Italia, ricordiamo che un tempo le varietà locali erano molto diffuse nei nostri ambienti, perché caratterizzate da una notevole resistenza agli stress ambientali e parassitari e in più dotate di una qualità della fibra eccellente.
Tra queste varietà locali, che in parte sono state riscoperte anche oggi grazie all’interesse verso questa coltura, ricordiamo:

1) Canapa di Carmagnola.

2) Eletta Campana.

3) Superfibra.

4) Fibranova.

5) Superfibra.

Si tratta per lo più di piante dioiche, con piante maschili che fioriscono in anticipo rispetto a quelli femminili.
A queste varietà, se ne sono poi selezionate altre monoiche con caratteristiche qualitative della fibra molto migliori.
Tra queste ricordiamo:

1) Fedora.

2) Felina.

3) Fedrina.

4) Fibrimon.

E) Esigenze pedoclimatiche
La specie per crescere e produrre richiede un clima che può andare da quello subtropicale a quello temperato tipico dell’ambiente Mediterraneo. La pianta è però molto sensibile al freddo.
Dal punto di vista del suolo, è una specie molto esigente in quanto predilige terreni fertili, omogenei, molto profondi o resi tali dalle lavorazioni profonde e ricchi di sostanza organica.

F) Avvicendamento e rotazione
E’ una specie da rinnovo, quindi può essere coltivata senza problemi in successione al frumento perché in questo modo trova le migliori condizioni chimiche, fisiche e biologiche per poter competere al meglio con le erbe infestanti.
Può essere coltivata anche in monocoltura su se stessa per qualche anno senza problemi. Tuttavia però la coltivazione ripetuta oltre 3 -4 anni sullo stesso terreno, può generare nel tempo fenomeni di stanchezza del suolo, dovuti all’incremento di parassiti fungini del genere Sclerotinia e Pythium o a piante parassite come cuscuta e orobanche.

G) Preparazione del terreno
La tecnica colturale di preparazione del suolo, è a quella tipica delle colture da rinnovo.
Essa consiste in un’aratura profonda fatta in estate per interrare i residui delle colture precedenti (stoppie), seguita in autunno da lavori complementari di estirpatura ed erpicatura allo scopo di realizzare un perfetto letto di semina.
In passato era utilizzata anche la pratica della ravagliatura, che consisteva nell’approfondire manualmente il solco creato con l’aratura, mediante l’utilizzo della vanga. Questa pratica  è stata in seguito abbandonata in quanto faticosa e costosa.

H) Semina
La semina in pieno campo della canapa, si esegue tra la fine di marzo e la metà di aprile, quando è scongiurato il rischio dei ritorni di freddo e la temperatura si è stabilizzata intorno ai 10 °C.
Si effettua a file distanti 15 – 20 cm, alla profondità di 2 – 3 cm, impiegando mediamente una quantità di seme di 60 kg/ha in modo da avere un investimento tale che al momento della raccolta dia un popolamento di circa 120 – 150 pianta per m².
Ricordiamo che il processo di emergenza della plantula dal suolo della canapa, è una fase molto delicata. Per questo per non ostacolare le nascite e assicurare una buona emergenza, è necessario porre molta cura a quelle pratiche agronomiche del terreno che possono favorire o meno il processo di fuoriuscita della pianta dal suolo.
In particolar modo è necessario:

  1. Evitare di interrare il seme a profondità eccessive.
  2. Impedire la formazione della crosta superficiale.
  3. Ridurre il disseccamento del terreno in superficie.

I) Concimazione
E’ una specie molto esigente dal punto di vista nutrizionale, perché avendo la caratteristica di produrre fibra richiede un’elevata quantità di minerali in grado di produrre la biomassa vegetale che poi verrà utilizzata per la lavorazione.
La specie valorizza in maniera positiva le concimazioni organiche (es. letame, stallatico e liquame). Mentre per quanto riguarda quelle minerali richiede un’elevata quantità d’azoto N e fosforo P e una media dotazione di potassio K.

L) Cure colturali
Il rapido accrescimento della specie, unito alle elevate densità d’impianto con cui viene seminata, conferisce alla canapa un elevato potere soffocante sulle erbe infestanti tanto da poter essere coltivata senza il ricorso alla pratica del diserbo.
Può essere utile, ma soltanto prima della produzione dei fiori, ricorrere ad una sarchiatura interfila al fine di eliminare quelle specie che possono competere con l’accrescimento della pianta.
Per quanto riguarda le esigenze idriche, la canapa manifesta dei fabbisogni particolarmente elevati durante la fase di allungamento degli steli che ha una durata di circa 5 – 6 settimane e avviene tra giugno – luglio. Se in questo periodo l’acqua è scarsa, è necessario integrarla mediante il ricorso all’irrigazione.

M) Raccolta
In passato la raccolta della canapa avveniva in corrispondenza della fase di piena fioritura femminile nella prima metà di agosto nel caso la pianta venisse utilizzata per la produzione della fibra.
Invece veniva effettuata alla maturazione dei semi nella seconda metà di settembre, nel caso venisse utilizzata per la produzione dell’olio alimentare.
Questa raccolta tradizionale della canapa, prevedeva le seguenti fasi

  1. Taglio a mano.
  2. Essiccamento delle piante in campo.
  3. Macerazione delle bacchette
    Le bacchette vengono raccolte e immerse per 8 – 10 giorni in acqua al fine di favorire il distacco della fibra.
  4. Essiccamento delle bacchette.
  5. Separazione delle fibre dalla corteccia
    Le fibre vengono distaccate dal cilindro centrale (canapulo) sono separate dalle restanti parti del fusto per essere avviate alla successiva lavorazione.
  6. Lavorazione della fibra

Il sistema di oggi per la raccolta della canapa, è stato completamente modificato visto che recentemente oltre alla produzione della fibra la specie, può essere impiegata per la produzione di bacchette da avviare all’industria cartaria.
Il sistema moderno di raccolta per la produzione della fibra, prevede:

  1. Falciatura – andanatura delle piante in campo
    Per questo tipo di raccolta, vengono impiegate delle comuni macchine falciatrici da foraggio, leggermente modificate in falcia – schiacciatrici.
  2. Essiccazione in campo
    Le piante vengono disposte in andane orizzontali per alcuni giorni ad essiccare al sole.
  3. Raccogli – pressatura
    Le piante essiccate vengono raccolte con macchine imballatrici per poi essere avviate alla lavorazione di separazione della fibra.

Per la produzione della carta, in Italia la lavorazione della canapa è orientata verso l’ottenimento dello strigliato verde, cioè di bacchette parzialmente decanapulate.
Per questo motivo, siccome la fibra viene distaccata soltanto parzialmente, è necessario l’impiego di macchine strigliatrici che separano meccanicamente la fibra della canapa dalla parte legnosa.

N) Contenuto nutrizionale
I semi della canapa sono considerati un alimento completo sotto il profilo nutrizionale dietetico.
Sono costituiti da un zuccheri semplici, e da fibre in particolare cellulosa, pentosani e β-glucani.
Risultano molto ricchi di proteine in particolare le albumine e i principali amminoacidi essenziali che risultano indispensabili per la costruzione dei tessuti dell’organismo (es. leucina, isoleucina, fenilalanina, lisina, metionina, treonina, triptofano e valina).
Quello che maggiormente caratterizza i semi della canapa è il loro contenuto di olio. L’olio estratto dai semi della canapa è costituito da un 10% di acidi grassi saturi e il restante 90% da acidi grassi insaturi. Tra quelli insaturi oltre all’acido oleico e linoleico, figurano particolarmente quelli della serie ω3 e ω6 (acido α-linoleico, acido γ-linoleico e acido stereachidonico).
I semi sono anche ricchi di minerali (potassio K, magnesio Mg, calcio Ca, fosforo P e zinco Zn) e vitamine (A, D, E, B1, B2, B3 e B6).
Infine ritroviamo anche sostanze come steroli vegetali (β-sitosterolo, campesterolo, cicloartenolo e fitolo), fosfolipidi e lecitine.

O) Utilizzazione e proprietà
La canapa oltre che per la produzione industriale di fibra, viene impiegata anche per la produzione di semi da avviare all’alimentazione tal quale o per la produzione dell’olio di semi.
Possono essere consumati crudi sotto forma integrale e quindi impiegati come integratore naturale. In alternativa si possono impiegare come condimento e ingrediente per la preparazione di piatti come macedonie, insalate o muesli da consumare a colazione o a merenda. Possono essere utilizzati anche per la preparazione di dessert, oppure per la preparazione del pane, dei grissini e altri prodotti da forno da gustare caldi, oppure macinati come ingrediente in aggiunta ai frullati.
I semi della canapa possono essere anche macinati finemente per l’ottenimento della farina da impiegare nella preparazione del latte di canapa, ma anche del tofu o seitan di canapa.
Per quanto riguarda le proprietà fitoterapeutiche, ricordiamo che la canapa ha una funzione ipertensiva di abbassare l’eccessiva pressione sanguigna. Possiede inoltre delle proprietà antiossidanti, antiaggreganti e cardioprotettive. Stimola e rafforza le difese immunitarie favorisce il transito intestinale e aumenta la resistenza nel caso di sforzi particolarmente intensi. Ha un effetto neuroprotettivo e quindi protegge il cervello dalle malattie neurodegeneative, produce benefici durante la menopausa, protegge l’apparato muscolare ed endocrino. Svolge degli effetti lenitivi e protettivi contro le malattie della pelle e può essere utilizzata per combattere l’asma, la sinusite, l’artrosi e la tracheite.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA. VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

2) Bonciarelli F., 2001. Coltivazione erbacee da pieno campo. Calderini, Edagricole, Bologna.

3) Paragrafo S.T., 1998. Il grande libro delle Cent’erbe. Demetra Srl. Colognola ai Colli (VR).

4) http://www.green-italy.it, 2016. Canapa sativa – Green Italy S.r.l.. Archivio foto.

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