Il melograno

A) Origine e diffusione
Il melograno, è considerato una pianta molto antica, conosciuta fin dalle epoche più remote in tutti i paesi del Bacino del Mediterraneo e diffusa in seguito  in altre regioni ad opera dei Fenici.
La specie è originaria dell’area asiatica centro – orientale che comprendente le regioni dell’Asia Minore, il Transcaucaso, l’Iran e la zona Montuosa del Turkmenistan.
Per il popolo egizio il melograno, era considerato simbolo di gioia, amore, ricchezza, abbondanza, fertilità e discendenza numerosa.
Per i Romani il melograno rappresentava la specie da frutto più importante utilizzata in fitoterapia. Infatti la maggior parte delle melagrane che arrivavano alle mense dei Romani, provenivano da Cartagine da dove ha origine il nome della specie Punica malum nominativo mantenuto fino al tempo di Linneo.
Successivamente oltre all’areale Mediterraneo è stato diffuso in India, Nepal, Cina e poi negli Stati Uniti, in Perù e in Cile.
La pianta è citata anche nella celebre poesia di Carducci <<Pianto antico>> dove cita <<…e il verde melograno dai bei vermigli fior…..>>.
I principali paesi produttori di melagrane sono l’Iran, la Turchia, la Tunisia e la Spagna. Nei paesi arabi è utilizzato non solo per la produzione dei frutti ma anche come specie ornamentale.
In Italia il melograno è coltivato soprattutto nelle regioni meridionali come la Sicilia, la Puglia, la Sardegna, la Campania e parte del Lazio.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Mirtali.

Famiglia: Punicacee.

La specie più interessante al riguardo della produzione dei frutti, è il melograno coltivato (Punica granatum).
Un’altra specie utilizzata a scopo ornamentale e caratterizzata da frutti piccoli, è il melograno da fiore (Punica nana).
La pianta è un arbusto cespuglioso e spinescente, alto 4 – 5 m a foglie caduche.
In alcuni casi può diventare anche un albero molto longevo vivendo allo stato selvatico anche oltre 100 anni arrivando ad un’altezza di circa 7 m.

C) Caratteristiche botaniche
C.1) Radici
Presenta una radice robusta, consistente, nodosa, di colore rossiccio e con un’elevata attitudine pollonifera.

C.2) Tronco
Il tronco è nodoso e ramificato, rotondo, eretto, contorto, talvolta sinuoso e dotato di rami spinosi. Il portamento può essere sia ricadente che eretto.

C.3) Foglie
Le foglie sono piccole, opposte sui rami, intere, semplici, lisce, con margine intero o ondulato, di forma oblunga o ovale – lanceolata, con apice arrotondato, di consistenza dura e lisce su entrambe le pagine.
Le giovani foglie appena formate sono di colore rossiccio, poi cambiano di colore diventando verdi quando sono adulte, assumendo poi un colore giallo oro in autunno.

C.4) Rami e gemme
I giovani rami hanno una sezione quadrangolare, sono esili e verdastri. La gemma che sta all’apice dei rami di solito diventa una spina, ma qualche volta può dare origine a un fiore o un gruppo di fiori che molto spesso cadono.

C.5) Fiori
I fiori sono molto vistosi, possono essere singoli o in gruppo di 2 – 7, portati all’estremità dei rami o anche da gemme ascellari. Sono di colore variabile anche se principalmente sono rossi. I fiori possono essere sia ermafroditi che maschili poco sviluppati (staminiferi). Nel melograno la fioritura è scalare producendo nelle diverse varietà ondate di fiori in epoche diverse. Questo processo che inizia normalmente nel periodo tra marzo e aprile con la comparsa dei primi boccioli fiorali, può continuare ininterrottamente fino alla fine dell’estate. Tuttavia solo la fioritura intermedia ha un’utilità produttiva, perché i frutti che derivano dalla fioritura tardiva di solito non arrivano a maturazione.

C.6) Frutti
Il frutto denominato balausta è in realtà un falso frutto, di forma rotonda o globosa rivestita da una buccia esterna dura e coriacea che in alcune varietà a maturazione si apre lacerandosi e mettendo a nudo i grani interni della polpa che possono essere di colore bianco, rosa e rosso intenso.
La buccia esterna è costituita a sua volta dal pericarpo e dell’endocarpo. Il pericarpo di aspetto legnoso presenta un colore variabile dal giallo al verde, dal rosso al viola e in alcun casi diventa nero. L’endocarpo invece è molto sottile, di colore giallo chiaro.
All’interno della balausta, il frutto è diviso in tanti loculi all’interno dei quali si trovano i veri frutti di forma poligonale, di colore rosso e di sapore acidulo.
In generale la melagrana è un frutto diviso in tante logge che a seconda delle varietà può variare da 7 a 15. Questi frutti inseriti in logge sovrapposte contengono al loro interno i semi o arilli legnosi e duri, divisi a gruppi da un’estensione membranosa e sottilissima di sapore amarognolo.
Questi semi appressati tra loro, possono essere di forma rotondeggiante, oblunga, o sfaccettata a sei angoli e con tegumento interno di consistenza legnosa.
La polpa del frutto, è carnosa, traslucida, di sapore dal dolce all’acidulo, di colore porpora bluastro, virante al rosa o al rosso fino al bianco.

D) Germoplasma e varietà locali
Il melograno essendo una specie da frutto facente parte del gruppo dei fruttiferi minori, non ha subito quel miglioramento genetico a cui sono state soggette altre specie a frutto considerate maggiori.
Per questo la pianta conserva ancora un’elevata biodiversità per la maggior parte dei caratteri che riguardano la pianta e il frutto, anche se poi le differenze tra le varie varietà possono essere molto ridotte.
Alcune varietà di melograno producono semi duri tanto da rendere i frutti non consumabili, mentre altre a seme soffice presentano frutti che possono essere avviati al consumo e alla trasformazione.
Tuttavia essendo una specie fruttifera considerata minore, il rischio d’estinzione non riguarda soltanto le singole varietà ma anche l’intera specie. Infatti in tutto il territorio nazionale, gli esemplari coltivati sono realmente pochi, per cui diviene indispensabile la loro salvaguardia e valorizzazione per evitarne la loro definitiva scomparsa.
In Toscana ad esempio l’unica varietà ad oggi coltivata e conosciuta soprattutto a livello ornamentale, è la Melagrana di Firenze.
Altre varietà interessanti soprattutto per la coltivazione e la produzione di frutti, sono quelle di origine meridionale, che possono però  essere anche tranquillamente coltivate in tutte le zone del Bacino del Mediterraneo.
Tra queste ricordiamo la:

1)  Dente di Cavallo
A sua volta divisa nella:

a) Dente di cavallo a coccio tenero.
b) Dente di cavallo a coccio duro.
c) Dente di cavallo tipica.
d) Dente di Cavallo Tardiva.

2) Neirana.

3) Profeta Partanna.

4) Selinunte.

5) Raganà.

6) Racalmuto.

7) Alappia.

8) Melograno Dolce.

Sono tutte varietà agrodolci o dolci adatte principalmente al consumo fresco.
Molte di queste varietà oggi sono state messe in disparte a favore di varietà di origine straniera che producono frutti più grandi e colorati, ma di indubbi proprietà qualitative e nutrizionali.

E) Esigenze pedoclimatiche
Il melograno si adatta ai climi temperato – caldi e anche a quelli subtropicali, ed è proprio in questi ambienti dove produce e si sviluppa abbondantemente.
Resiste bene ai freddi invernali anche di qualche grado sotto lo zero, ma subisce danni rilevanti a temperature inferiori tra -10 °C e -15 °C.
E’ una pianta molto rustica capace di sfruttare molto bene anche aree marginali e non valorizzate. Per una buona maturazione dei frutti necessita di un lungo periodo di caldo e asciutto resistendo bene alla siccità.
Preferisce terreni profondi e freschi, ma si adatta bene anche nei terreni poveri, salini e alcalini, difficili e siccitosi, tollerando molto bene sia la carenza di ferro che il calcare. Non sopporta i terreni troppo argillosi e pesanti, perché soggetti al ristagno idrico e all’asfissia radicale.

F) Propagazione
La propagazione del melograno, avviene prevalentemente per talea, utilizzando rami di 1 – 2 anni ben lignificati.
Oltre alla talea, il melograno si può anche propagare per margotta, per polloni radicati, per propaggine, per micropropagazione e qualche volta per innesto.
Alla tecnica di propagazione per innesto si ricorre per conferire alle piante migliore adattabilità a situazioni climatiche e pedologiche particolari, anche se non si conoscono portinnesti specifici per questa specie.

G) Forme d’allevamento
La forma d’allevamento più utilizzata per il melograno, è il cespuglio perché si avvicina molto alla forma naturale della pianta.
Le distanze d’impianto sono variabili in base alla fertilità del terreno, ma nella maggior parte dei casi sono di 4 – 4,5 x 5 m.

H) Potatura
La potatura una volta formata la chioma deve essere limitata a solo tagli di raccorciamento, effettuati tra novembre e gennaio, considerando che la maggior parte della produzione avviene nella parte terminale dei rami.

I) Concimazione
Il melograno è una specie che non necessita di particolari concimazioni.
La concimazione di fondo va eseguita al momento dello scasso apportando sostanza organica o concimi a base di fosforo P e potassio K.
In fase di produzione sono da evitare gli eccessi d’azoto in quanto favoriscono lo sviluppo di succhioni e rami a legno riducendo di conseguenza la produzione.

L) Irrigazione
Per quanto riguarda l’irrigazione, ricordiamo che pur essendo il melograno una specie resistente a lunghi periodi di siccità, l’apporto di acqua ne favorisce una fruttificazione precoce, riduce il rischio di spaccatura dei frutti e permette di ottenere produzioni più abbondanti.
Per la distribuzione dell’acqua possono essere utilizzati metodi di irrigazione per sommersione a conche o metodi localizzati. Da evitare gli eccessi idrici i quali aumentano la produzione di frutti, riducendone la qualità.

M) Raccolta
La raccolta dei frutti nel melograno è scalare in dipendenza delle diverse varietà e anche all’interno della varietà stessa.
Generalmente i frutti maturano tra agosto e ottobre anche se non mancano casi di maturazione tardiva a novembre.
La raccolta delle melagrane, è prevalentemente manuale attraverso il distacco dal ramo mediante l’uso di forbici.

N) Caratteristiche nutrizionali
I frutti sono particolarmente ricchi di carboidrati, soprattutto glucosio, ed è per questo che sono capaci di fornire un elevato livello di calorie.
I frutti sono ricchi anche di acidi organici in particolare l’acido citrico. Infatti le varietà coltivate sono proprio classificate in base al contenuto di acido citrico secondo quanto segue:

  1. Zuccherine e dolci
    Quando il contenuto di acido citrico è inferiore allo 0,9%.
  2. Agrodolci
    Con un contenuto di acido citrico tra lo 0,9 e l’1,8%.
  3. Acide
    Quando il contenuto di acido citrico è superiore all’1,8%.

I frutti inoltre sono molto ricchi di mucillaggini e tannini aventi caratteristiche astringenti. La colorazione rossa del succo contenuto all’interno del frutto, è dovuta alla presenza di antocianine solubili.
Dalle radici delle pianta è possibile anche estrarre una sostanza colorante da utilizzare nella cosmesi. La corteccia contiene alcaloidi, mentre i fiori sono ricchi di mucillaggini.
Tra i minerali, le melagrane sono ricche di fosforo P e potassio K, mentre le vitamine più rappresentate sono la vitamina A e la vitamina C.

O) Utilizzazione e proprietà
Il frutto può essere consumato fresco, per le sue proprietà diuretiche e astringenti, sotto forma di bibite o succhi ghiacciati (sherbet, sorbet, e granatina), oppure per l’ottenimento di marmellate, gelatine, sciroppi e sciroppati.
Si possono anche impiegare per la decorazione delle macedonie, servite in apposite coppe.
La pianta del melograno inoltre ha un grande effetto ornamentale specialmente le piante con branche e tronchi contorti.
Sia il melograno domestico con frutti commestibili, che il melograno da fiore con frutti non commestibili e a taglia ridotta, possono essere impiegati per realizzare siepi e bordure in parchi o giardini, da soli o a gruppi sparsi assieme ad altre essenze spontanee.
Il melograno fin dalle epoche più remote è stato da sempre presente in singole piante vicino alle case coloniche, al riparo dai freddi invernali come simbolo di fertilità della casa stessa.
Alla pianta e al frutto del melograno sono attribuiti miti e leggende dai Greci ai Romani come segno di femminilità e sensualità. Nella religione cristiana era considerato frutto della resurrezione e della castità.
La buccia del frutto inoltre contiene il 30% di tannini, la quale opportunamente trattata fornisce un colorante giallo che viene utilizzato nei paesi arabi nell’artigianato degli arazzi per la tintura dei tappeti. Fin dai tempi antichi le melagrane, venivano inoltre considerate il frutto della fertilità.
Columella nei suoi scritti, descrive una serie di modalità per conservarne i frutti. Dalle melagrane inoltre anticamente si produceva un vino o un <<succo da bevere a molti svogliati>> secondo il consiglio di Costanzo Felici nel 1565, oppure <<per condire e dare perfezione a varie vivande>>.
Il botanico Mattioli, suggeriva di ottenere dai frutti una conserva fatta con i fiori di melograno che in abbinamento ai fiori di rosa poteva essere utilizzata per alleviare i dolori femminili.
In fitoterapia le melagrane vengono impiegate per le loro funzioni antiossidanti, utili per combattere le degenerazioni dell’apparato vascolare. Infine hanno anche un effetto gastro protettivo sullo stomaco e sono antitumorali. La corteccia della pianta viene utilizzata per combattere il verme solitario (tenifugo), è velenosa e va usata con cautela. I fiori si possono usare per fare gli infusi adatti a combattere la dissenteria, mentre la buccia del seme è astringente e diuretica.
Non a caso la moderna ricerca di oggi, sta ponendo molta attenzione sulle proprietà antinfiammatorie e antitumorali delle melagrane. Tutto questo a conferma come l’esperienza e l’attenzione pratica di chi ci ha preceduto riguardo le melagrane e il suo utilizzo in fitoterapia non può che non essere confermata scientificamente.

BIBLIOGRAFIA
1) AA.VV., 1991. Frutticoltura speciale. Reda, Roma.

2) Bellini E., Giordani E., Bignami C., 1999. Il germoplasma toscano delle specie legnose da frutto: i fruttiferi minori. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

3) Bellini E., 2002. Arboricoltura speciale. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

4) Dalla Ragione I., 2010. Frutti ritrovati: 100 varietà antiche rare e da scoprire. Mondadori Arte, Milano.

5) Giordani G., Buti R., Bruchi R., Autino A., Damerini U., Iannì G., Loreti F., Pancanti P., Stoppioni S., Storchi P., Toma M., Tonutti P., 2008. Linee guida per la conservazione di accessioni raccolte “EX SITU” presso la banca regionale del germoplasma. A cura della commissione tecnico-scientifica delle Specie Legnose da frutto della L.R. 2004 della regione Toscana.

6) Regione Toscana, 2003. Melograno di Firenze. Archivio foto.

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