Anticrittogamici a base di rame

A) Storia dell’impiego del rame
Le prime osservazioni circa l’azione tossica nei confronti dei funghi da parte del rame, risalgono al 1807 quando il botanico Prévost, evidenziò la riduzione degli attacchi di carie del frumento sulle cariossidi trattate con solfato di rame attraverso la concia della semente.
Dopo la comparsa della peronospora della vite in Europa intorno al 1845, Millardet dopo aver valutato positivamente l’applicazione della miscela di calce e solfato di rame contro tale malattia, ne diffuse in seguito l’impiego attraverso la poltiglia bordolese detta anche bordolese che a differenza della precedente prevedeva un rilascio molto più lento del rame alle piante.

B) Azione del rame
Il rame, esplica la sua azione tossica contro i funghi patogeni sotto forma di ione rameico Ca2+ a bassissima concentrazione (< 1 p.p.m).
Affinché pero il rame possa esplicare la sua azione, deve tuttavia trovarsi miscelato in soluzione acquosa, oppure solubilizzato in presenza dei secreti vegetali della pianta o in presenza di sostanze gassose nell’atmosfera come anidride carbonica CO2 e ammoniaca NH3.
La maggior parte dei formulati a base di rame che vengono distribuiti sulla superficie fogliare, sono caratterizzati però da una bassa solubilità la quale può ridursi ulteriormente  se l’acqua con cui il prodotto viene miscelato, è ricca di carbonato di calcio CaCO3 e carbonato d’ammonio (NH4)2CO3.
Il rame è un metallo che svolge un’azione contro i funghi fitopatogeni, agendo essenzialmente come prodotto preventivo grazie alla stimolazione di diverse funzioni fisiologiche a carico delle piante in quanto:

  • Induce ispessimento della cuticola fogliare e quindi favorisce l’indurimento dei tessuti, rendendoli pertanto più resistenti ai parassiti.
  • Riduce il lussureggiamento delle piante, deprimendone il rigoglio vegetativo e quindi aumentandone la resistenza meccanica nei confronti dei parassiti.

Tuttavia però in certe condizioni di temperatura e di umidità può risultare fitotossico. Per questo se ne sconsiglia l’utilizzo non solo laddove vi sono condizioni climatiche che possono favorire questa situazione, ma soprattutto in presenza di tessuti vegetali particolarmente sensibili all’azione tossica del metallo (es. germogli giovani del pesco).
Come abbiamo già detto, il rame è stato per la prima volta utilizzato per combattere le zoospore di peronospora della vite (Plasmopara viticola) e successivamente sulle spore di altri funghi patogeni.
Essendo un elemento poco selettivo o ad ampio spettro, il rame non agisce direttamente soltanto contro i funghi, ma può essere utilizzato anche come prodotto capace di impedire la moltiplicazione dei batteri (batteriostatico).
Tuttavia però non svolge nessuna azione diretti contro la muffa grigia (Botrytis cinerea) e gli oidi se non indirettamente grazie alla sua funzione di indurire i tessuti.
Per questo i trattamento rameici contro la peronospora della vite, ostacolano indirettamente anche l’oidio e la muffa grigia.

C) Formulati commerciali
I formulati commerciali più utilizzati a base di rame sono:

  1. Solfato di rame CuSO4.H2O
  2. Ossicloruri o idrossidi di rame.
  3. Ossido di rame Cu2O.

C.1) Solfato di rame CuSO4.H2O
Il solfato di rame, rappresenta il prodotto rameico o cuprico di copertura per eccellenza, essendo considerato il più attivo per combattere i funghi fitopatogeni.
Dei tre prodotti è considerato anche quello però più fitotossico e più difficilmente compatibile con altri formulati commerciali. Per questo per ridurne la tossicità, il solfato di rame per essere impiegato, deve essere miscelato assieme al calcio idrato in modo da neutralizzarne la sua l’acidità.
La miscelazione del solfato di rame con il calcio idrato, da origine a quelle che in gergo vengono chiamate poltiglie, che a loro volta sono di due tipologie diverse in base al tipo di prodotto alcalino che viene utilizzato per neutralizzarlo.
Per questo avremo:

  • Poltiglia bordolese
    Quando il solfato di rame CuSO4, viene neutralizzato con idrossido di calcio Ca(OH)2.
  • Poltiglia borgognona
    Quando il solfato di rame CuSO4, viene neutralizzato con carbonato di sodio Na2CO3.

Attualmente quella più utilizzata è la poltiglia bordolese, mentre la poltiglia borgognona ha perso una notevole importanza applicativa negli ultimi decenni.
La poltiglia bordolese si prepara miscelando in un’unica soluzione il solfato di rame pentaidrato CuSO4.5H2O e idrossido di calcio Ca(OH)2, generalmente versando in maniera lenta 20 parti della soluzione di calce in 80 parti della soluzione di solfato di rame. La velocità con cui si ottiene la miscelazione, è molto importante perché essa controlla la dimensione delle particelle. Infatti se si versa velocemente il solfato di rame all’interno della calce, si otterrebbe dell’idrossido di calcio che si ossiderebbe all’aria con produzione di ossido di calcio CaO, poco solubile e poco attivo.
In linea indicativa il rapporto che bisogna ottenere attraverso la miscelazione di solfato di rame, calce e acqua deve aggirarsi su un valore di 1:1:100.
L’acidità e le caratteristiche chimiche della poltiglia bordolese variano in relazione al contenuto di solfato di rame e calce aggiunta.
La formula classica della poltiglia bordolese (formula Cuboni) prevede:

1 kg CuSO4.5H2O, 1 kg Ca(OH)2 in 100 l di acqua

Inoltre la quantità di calce da aggiungere, varia in base a

  • Purezza del prodotto (con calce pura bastano 200 – 300 g per neutralizzare  1 kg di solfato di rame in 1 l di acqua)
  • Tipo di poltiglia che si vuole ottenere.

In base infatti alla quantità di calce che viene aggiunta al solfato di rame, possiamo avere tre tipologie diverse di poltiglia bordolese che sono:

  1. Poltiglia bordolese neutra = Rapporto calce/solfato di rame 0,4:1.
  2. Poltiglia bordolese acida = Rapporto calce/solfato di rame < 0,4:1.
  3. Poltiglia bordolese alcalina= Rapporto calce/solfato di rame > 0,4:1.

La poltiglia bordolese acida, è molto attiva ed ha una maggiore prontezza d’azione. Tuttavia però essendo solubile, presenta una minore persistenza per questo se ne consiglia l’utilizzo in caso di climi asciutti e secchi.
La poltiglia bordolese alcalina ottenuta con un eccesso di calce è molto meno attiva ed ha una minore prontezza d’azione. Essendo però meno solubile e avendo la capacità di aderire alle superfici vegetali è molto più persistente, se ne consiglia l’utilizzo in caso di climi freschi e piogge frequenti.
La preparazione della poltiglia bordolese deve essere fatta lo stesso giorno in cui viene utilizzata, perché con il passare del tempo il prodotto tende ad alterarsi diminuendo di conseguenza la sua efficacia.
Oggi si tende non più a preparare autonomamente la poltiglia bordolese come un tempo, ma ad utilizzare dei preparati commerciali che vengono ottenuti essiccando con opportuni procedimenti la miscela di calce e solfato di rame. Questi formulati, presentano le stesse caratteristiche del preparato artigianale (il contenuto di rame varia tra il 13 e il 24 %), con il vantaggio della rapidità di preparazione e di una minore fitotossicità.
La poltiglia bordolese trova la seguente applicazione:

  1. Viticoltura
    Trattamenti post – fioritura contro la peronospora della vite.
  2. Olivicoltura
    Occhio di Pavone e rogna dell’olivo.
  3. Pomacee
    Trattamenti nella fase di caduta delle foglie e dell’orecchiette di topo, contro la ticchiolatura e cancro delle pomacee.
  4. Drupacee
    Trattamenti autunno – invernali su legno, contro la bolla del pesco, i cancri rameali e il corineo.
  5. Barbabietola da zucchero
    Cercospora e peronospora della bietola.
  6. Disinfettante generale delle parti legnose.

Come abbiamo già detto, la poltiglia bordolese e in particolar modo quella acida presenta una notevole fitotossicità soprattutto laddove vi sono condizioni climatiche caratterizzate da bassa temperatura ed elevata umidità.
Per questo se ne sconsiglia l’impiego:

  1. Laddove ci sono condizioni climatiche non idonee.
  2. In presenza di tessuti vegetali giovani e sensibili.
  3. Su alcune pomacee sensibili, soprattutto in fase di post – fioritura in modo da evitare la comparsa di rugginosità.

C.2) Ossicloruri o idrossidi di rame
Gli ossicloruri o idrossidi di rame (detti anche derivati cuprici clorurati),  hanno caratteristiche intermedie tra la poltiglia bordolese acida e alcalina per quanto riguarda la loro persistenza.
Ma rispetto alla poltiglia bordolese, gli ossicloruri di rame sono:

  1. Meno fitotossici.
  2. Si preparano più facilmente.
  3. Presentano una minore adesività alla superfici vegetali.
  4. Si possono utilizzare a dosi più basse.
  5. Possono essere miscelati assieme ad altri prodotti di copertura, o con prodotti sistemici.

La maggior parte degli ossicloruri di rame presenti in commercio si trovano sotto forma di formulati commerciali innovativi come polvere bagnabile che in presenza di acqua forma una sospensione micronizzata stabile, che non richiede calce per la neutralizzazione.
Di ossicloruri di rame ne esistono due tipologie diverse che sono:

  • Ossicloruro tetraramico 3CuO.CuCl2.3H2O.
  • Ossicloruro di rame e calcio 3CuO.CaCl2.4H2O.

L’ossicloruro tetraramico, presenta un’azione più lenta a causa della sua struttura chimica più stabile.
Come la poltiglia bordolese, anche gli ossicloruri di rame hanno un ampio spettro d’azione e quindi possono essere impiegati oltre ai settori già visti sopra, anche in orticoltura per combattere parassiti come:

  1. Peronospore.
  2. Alternarie.
  3. Antracnosi.
  4. Cercospore.
  5. Batteriosi.

E’ necessario però evitare il loro utilizzo per trattamenti primaverili – estivi su pomacee e drupacee sensibili, in quanto possono provocare l’insorgenza di rugginosità sulle varie parti vegetali.

C.3) Ossido di rame Cu2O
Trova impiego in vari settori e per diverse condizioni come l’ossicloruro di rame. Rispetto a quest’ultimo rientra però nella composizione di pochissimi formulati commerciali a causa della sua maggiore fitotossicità.

BIBLIOGRAFIA
1) Alquati G., Rizzitano G., 1997. Chimica agraria. Edagricole – Edizioni agricole. Calderini, Bologna.
2) Ferrari M., Marcon E., Menta A., 1997. Fitopatologia ed entomologia agraria. Edagricole – Edizioni agricole. Calderini, Bologna.
3) Matta A., Luisoni E., Surico G., 1996. Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore, Bologna.
4) http://www.giardinaggioweb.net, 2016. Giardinaggio – Il rame come fungicida. Archivio foto.

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