Il ciliegio

A) Origine e diffusione
Il ciliegio è una specie da frutto originaria del territorio compreso tra il Mar Nero e il Mar Caspio. Questa pianta era già diffusa ampiamente in Europa prima dell’epoca greco – romana, come è testimoniato dai ritrovamenti dei noccioli di ciliegia risalenti alla preistoria.
Questa pianta è citata poi anche negli scritti di Teofrastro del IV secolo A.C. e in quelli di Varrone e Plinio il Vecchio, rispettivamente nel trattato del <<De Rustica>> e dell’ <<Historiamum Mundi>>. Notizie più chiare circa la coltivazione del ciliegio si hanno a partire dal 1400, grazie alle opere letterarie e alle opere pittoriche dove venivano descritte e raffigurate un’ampia gamma di varietà sia di ciliegio dolce che di ciliegio acido.
La coltura successivamente si è diffusa particolarmente in Europa tra il 1500 e il 1600. Nel 1700 vengono costituite molte delle varietà che ancora oggi sono diffuse in coltivazione.
Ad oggi i principali paesi produttori di ciliegie dolci sono la Germania, la Turchia, gli Stati Uniti l’Italia e l’Iran.
Invece per quanto riguarda il ciliegio acido la sua coltivazione è diffusa in Germania, Russia, Polonia, Stati Uniti e Turchia.
In Italia la coltivazione del ciliegio è praticamente diffusa un po su tutto il territorio nazionale, soprattutto nei territori collinari e di bassa montagna con prevalenza del ciliegio dolce sul ciliegio acido.
Le regioni italiane maggiormente interessate alla coltivazione sono la Puglia, la Campania, l’Emilia – Romagna, il Veneto, il Lazio e il Piemonte.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Rosales

Famiglia: Rosacee

Sottofamiglia: Prunoidee

Le specie più importanti per la produzione di frutti sono:

  • Ciliegio dolce (Prunus avium).
  • Ciliegio acido (Prunus cerasus).

Altre specie importanti sono:

  1. Magaleppo o Ciliegio di S.Lucia (Prunus mahaleb)
    Che viene usato come portinnesto.
  2. Prunus fruticosa
    Utilizzato come portinnesto.
  3. Ciliegio occidentale delle sabbie (Prunus pumila)
    Molto resistente al freddo.
  4. Ciliegio da fiore (Prunus pseudocerasus)
    Utilizzato ascopo ornamentale.

A sua volta le varietà di ciliegio dolce (Prunus avium), sono attualmente distinte in due varietà botaniche a seconda delle caratteristiche pomologiche del frutto.
Per questo avremo:

  • Tenerine (Prunus avium var. juliana)

A questa categoria appartengono varietà di ciliegio a frutto cuoriforme e a polpa molle o tenera (es. Mora di Vignola o Ciliegia Acquaiola).

  • Duroni (Prunus avium var. duracina)

Appartengono a questa categoria varietà di ciliegio a frutto sferico e a polpa consistente (es. Bigarreau Moreau, Bigarreau Burlat, Ciliegia Corniola e Ciliegia Turca).

Anche le varietà di ciliegio acido (Prunus cerasus), sono distinte in tre varietà botaniche a seconda sempre delle caratteristiche pomologiche del frutto.
Per cui avremo:

  • Amarene o marasconi (Prunus cerasus var. α caproniana)

Sono varietà di ciliegio caratterizzate da frutti piuttosto grossi depressi alle estremità, con buccia di colore rosso chiaro, succo incolore e di sapore poco acidulo (es. Amarena di Verona e Amarena Reale).

  • Visciole (Prunus cerasus var. β austera)

Sono caratterizzate dal frutti di forma tendenzialmente sferica, con buccia di colore rosso scuro, succo colorato e dal sapore asprigno (es. Visciola di Roma).

  • Marasche (Prunus cerasus var. marasca)

I frutti di queste varietà sono piccoli, con buccia e succo di colore rosso scuro, dal sapore amarognolo e molto acido (es. Maraschina di Firenze).

C) Caratteristiche botaniche del ciliegio dolce
C.1) Caratteristiche della pianta e chioma
Il ciliegio dolce, è una pianta di grande mole con chioma tendente al piramidale e caratterizzata da una corteccia scura che si sfalda in maniera orizzontale.

C.2) Radici
Presenta un apparato radicale molto sviluppato sia in ampiezza che in superficie.

C.3) Foglie e gemme
Le foglie sono di forma lanceolata o ellittica – allargata, con margine seghettato e glandole fogliari alla base del picciolo.
Presenta sia gemme a legno che gemme a frutto.

C.4) Fiori
I fiori sono bianchi riuniti in infiorescenze a corimbo, sono portati su rami a frutto rappresentati dai rami misti, i brindilli e principalmente dai mazzetti di maggio. Maggiore è il numero dei mazzetti di maggio e maggiore è il numero dei frutti, in quanto la maggior parte della produzione dei frutti nel ciliegio dolce è portata da questo tipo di ramo. Infatti la perdita del mazzetto di maggio inserito sulle branche fruttifere, può indurre una perdita produttiva per l’anno successivo. Ogni mazzetto di maggio contiene 2 – 3 gemme a fiore dotate di un accrescimento modesto.

C.5) Frutti
Il frutto è una drupa pendula di forma variabile da arrotondato a cuoriforme – appuntito, con cavità peduncolare e linea di sutura particolarmente evidente.
La buccia del frutto è lucida, di colore bianco giallastro, nero violaceo e generalmente rosso intenso a polpa molle (ciliegie tenerine) o a polpa soda o compatta (ciliegie duracine o duroni), di colore bianco, rosso intenso o nerastro con nocciolo semi spicco o spicco.

D) Caratteristiche botaniche del ciliegio acido
D.1) Caratteristiche della pianta e chioma
Il ciliegio acido invece, è una pianta di mole ridotta rispetto al ciliegio dolce a portamento arbustivo, con tronco più basso e chioma tendenzialmente espansa o tondeggiante.

D.2) Radici e tronco
Presenta un apparato radicale molto più profondo e meno espanso in superficie rispetto al ciliegio dolce, con un tronco di colore scuro quasi nero.

D.3) Foglie e gemme
Le foglie che appaiono dopo la fioritura sono a portamento leggermente meno pendulo e più lucide di quelle del ciliegio dolce.
Presenta anch’esso sia gemme a legno che a fiore inserite su rami di 1 anno diritti ed esili.

D.4) Fiori
I fiori di colore bianco sono più radi e più piccoli e sono portati principalmente sui brindilli e rami misti e poco sui mazzetti di maggio.

D.5) Frutti
I frutti sono di forma da globosa a depressa, con linea di stura spesso mancante, di media consistenza, con buccia giallo – rossastra. Possono essere frutti grossi di sapore acidulo (amarene) a polpa molle di colore rosso scuro (visciole), o a polpa incolore e leggermente colorata (marasche).

E) Fisiologia e biologia fiorale del ciliegio
Come abbiamo detto precedentemente, nel ciliegio il ramo a frutto più importante è rappresentato dal mazzetto di maggio.
Ogni anno la gemma apicale di questo ramo, da origine ad un germoglio molto breve formando una rosetta fogliare la quale porta alla sua ascella le gemme a fiore. Dopo un certo numero di anni e specialmente nel ciliegio dolce si arriverà alla formazione fruttifere molto lunghe caratterizzate a sua volta delle brachette costituite da segmenti annuali molto brevi portanti tanti mazzetti di maggio su cui si produce frutta di ottima qualità.
L’induzione e la differenziazione delle gemme fiore nel ciliegio è molto precoce iniziando già nella prima metà di giugno per completarsi versò la metà di settembre.
Anche il periodo di impollinazione e di fecondazione è molto breve e può svolgersi in un periodo compreso tra i 4 e 5 giorni complessivi.
Il ciliegio è una pianta ad impollinazione principalmente entomofila operata dalle api e in più presenta dei fiori molto attrattivi per gli insetti in quanto ricchi di nettari aventi una concentrazione di zucchero considerata la più alta tra tutte le specie da frutto. Il fiore infatti può produrre da 2 e 5 mg di nettare al giorno con una concentrazione zuccherina del 20-40%.
Una volta avvenuta la fecondazione e l’allegagione, l’accrescimento del frutto si svolge in tre fasi:

  • Fase 1 (accrescimento del frutto)

Avviene dopo 18 – 22 giorni dall’allegagione ed è uguale per tutte le varietà.
È la fase di accrescimento del frutto per divisione cellulare (aumento del numero di cellule), caratterizzata da una notevole crescita del nocciolo interno.

  • Fase 2 (indurimento del nocciolo)

È la fase d’indurimento del nocciolo che risulta di breve durata nelle varietà precoci, e di lunga durata nelle varietà tardive.
In questa fase si assiste ad un arresto della crescita per dimensione del frutto e alla formazione dell’embrione del seme.

  • Fase 3 (invaiatura e maturazione)

È la fase in cui il frutto cambia di colore (invaiatura), durante la quale si verifica una ripresa dell’accrescimento del frutto per distensione (aumento della dimensione delle cellule), fino a quando esso non raggiunge le dimensioni finali tipiche della varietà.

Tuttavia nel periodo compreso tra l’allegagione e la maturazione dei frutti, possono verificarsi delle anomalie a carico dei fiori le quali determinano una riduzione della produzione dei frutti.
Queste anomalie possono essere dovute a:

  1. Cause genetiche
    Come nelle varietà precoci.
  2. Cause fisiologiche
    Dovute alla competizione tra i germogli e i frutti.
  3. Cause ambientali
    Come l’eccesso di umidità e gli sbalzi di temperatura.

Inoltre quasi tutte le varietà di ciliegio dolce (soprattutto quelle antiche), sono autoincompatibili a causa di fenomeni di sterilità degli organi fiorali.
Il fenomeno dell’autoincompatibilità si verifica all’interno della stessa varietà. Invece varietà diverse tra loro si mostrano intercompatibili.
Per questo per assicurare una buona produzione di frutti al momento dell’impianto è necessario impiantare varietà diverse tra loro che fungono da impollinatore in coincidenza della fioritura, introducendo anche degli alveari capaci di favorire il volo delle api e migliorare l’impollinazione dei fiori. Tuttavia non si escludono anche casi di interincompatibilità anche tra varietà diverse.
Il ciliegio dolce si mostra invece molto compatibile con il ciliegio acido. Per questo molto spesso in alcuni ambienti per favorire l’impollinazione si tende a introdurre nel frutteto varietà di ciliegio dolce (es. Bella d’Arezzo), con varietà di ciliegio acido (es. Amarena Reale).

F) Germoplasma e varietà locali
Il ciliegio sia dolce che acido sono entrambe delle specie da frutto caratterizzate da un’ampia variabilità genetica. Questa biodiversità è dimostrata dal fatto che in tutte le regioni italiane attualmente sono state ritrovate un’innumerevole quantità di varietà locali le quali ammontano a circa 400 – 450 distinte e differenziate in base anche alle caratteristiche agronomiche e ambientali delle zone di coltivazione.
Questo enorme quantitativo di varietà locali non è altro che il frutto dell’impiego del seme come sistema propagazione delle piante utilizzato fin dai secoli più antichi dagli agricoltori locali. Attraverso il sistema di propagazione del seme nel corso dei secoli si sono sviluppate una serie di varietà locali differenziate morfologicamente tra di loro in base all’ambiente, dando origine anche ad ecotipi non sempre distinguibili l’uno dall’altro.
La Toscana per esempio ha una lunga tradizione di coltivazione del ciliegio.
Infatti alla fine del 1500 il monaco Agostino Del Riccio, descriveva una ventina di varietà coltivate nella zona attorno a Firenze.
Successivamente, all’inizio del XVIII secolo, il botanico Pier Antonio Michieli, segnalava e descriveva circa 50 varietà poste alla mensa del Granduca Cosimo de Medici. Queste varietà autoctone, vennero poi riprodotte dal pittore Bartolomeo del Bimbo, detto Bimbi, il quale rappresentava su tela circa 30 varietà di ciliegie ancora oggi raffigurate presso la Villa Medicea di Poggio a Caiano (PO).
Attualmente a zona collinare della provincia di Pisa, con i comuni di Lari, Palaia, Casciana Terme, Terricciola e Crespina contribuisce per il 50% del totale, ed inoltre è caratterizzata da varietà locali aventi un periodo di maturazione ampio.
Un’altra zona tipica di coltivazione delle varietà di ciliegio a maturazione molto precoce, è rappresentata dall’area collinare del comune di Bagno a Ripoli (FI).
Nelle altre provincie toscane di Pistoia, Massa e Carrara, Lucca, Siena, Arezzo e Grosseto si ritrovano coltivate le varietà di ciliegio più importanti, anche se ogni zona è caratterizzata da varietà autoctone di spiccato valore agronomico.
Nella zona collinare compresa tra Pisa e Lucca ritroviamo principalmente le cosiddette Ciliegie di Lari afferenti alle varietà di:

1) Crognolo.

2) Cuore.

3) Di Guglielmo.

4) Di Nello.

5) Gambolungo.

6) Morella.

7) Morellona.

8) Marchiana.

9) Papalina.

10) Precoce di Cevoli.

11) Siso.

12) Usigliano.

Un’altra zona tipica di produzione delle ciliegie è rappresentata dall’area collinare intorno Firenze dove ritroviamo le varietà

1) Boneca.

2) Del Cuore.

3) Durona di Misciano.

4) Palermina.

5) Poponcina.

6) San Giovanni.

7) Turca.

Altre varietà locali di ciliegio dolce coltivate in Toscana, sono quelle che ritroviamo sporadicamente diffuse nelle zone di bassa montagna del Casentino come le varietà:

1) Capellino.

2) Bella d’Arezzo.

3) Morellina.

4) Acquaiola.

5) Ciliegia Bianca o Moscatella.

Nella zona della Garfagnana spicca particolarmente la varietà Marchiano.
L’Umbria è un’altra regione caratterizzata da un’ampia variabilità genetica per quanto riguarda il ciliegio dolce.
Tuttavia però rispetto alla Toscana questa regione avendo una conformazione maggiormente collinare e montana, in questo caso le varietà locali sono diffuse in maniera sparsa nei vari territori.
Tra quelle più conosciute ricordiamo:

1) Corniola.

2) Lappione.

3) Palombina.

4) Ciliegia di Cantiano.

Passando nelle Marche, in questo regione sono poche le varietà di ciliegio dolce ritrovate. Risultano invece più abbondanti le varietà di ciliegio acido in particolare le visciole, di cui esiste anche un’antichissima tradizione riguarda la loro propagazione per seme e utilizzo gastronomico per l’ottenimento del vino di Visciola.
Tra le varietà locali più conosciute ricordiamo:

1) Visciola di Cerreto d’Esi.

2) Visciola di Cantiano.

3) Ocola di Cantiano.

4) Dolce Maggiarola.

5) Corna.

6) Grogna.

7) Mosciarella.

Il Lazio è un’altra regione molto interessante riguardo la produzione e diffusione di varietà locali di ciliegio in particolar modo di ciliegio dolce.
Fra questa ricordiamo:

1) Bella di Pistoia.

2) Graffione.

3) Ravenna Precoce.

4) Ravenna Tardiva.

5) Ravenna a Gambo Corto.

6) Ravenna a Gambo Lungo.

7) Maggiolina o Maggiaiola.

8) Morona.

9) Core.

10) Crognolo.

Le regioni settentrionali dell’Italia sono altri ambienti particolarmente vocali alla produzione di varietà locali di ciliegio in particolare nel Piemonte, nel Veneto e in Emilia – Romagna.
Le varietà più conosciute sono:

1) Bella di Garbagna.

2) Durone di Vignola I.

3) Durone di Vignola II.

4) Durone di Vignola III.

5) Mora di Cazzano.

6) Cornetta.

7) Durone della Marca.

8) Mora di Vignola.

9) Anellone.

10) Durone dei Colli Euganei.

11) Durone dei Campini.

Infine ricordiamo anche le innumerevoli varietà di ciliegio acido afferenti al gruppo delle visciole, delle amarene e delle marasche.
Fra le più importanti spiccano:

1) Amarena di Verona.

2) Amarena Reale.

3) Visciola di Roma.

4) Maraschina di Firenze.

F.1) Recupero del germoplasma di ciliegio
Nel 1973, in Toscana quando fu effettuata un’indagine regionale delle varietà locali italiane di ciliegio, la perdita di tali varietà era già allarmante, ma non preoccupante come oggi. Constatata la gravità della situazione, nel 1994 in collaborazione con la regione Toscana, iniziò un programma di collaborazione per la salvaguardia del patrimonio toscano di ciliegio.
La ricerca delle varietà locali, fu avviata ad iniziare dalla zona più importante di produzione toscana di ciliegie, comprendente i comuni delle colline pisane, particolarmente quello del comune di Lari, per poi estendersi gradualmente anche nelle altre province.
Lo scopo del progetto, era quello di salvaguardare le varietà a rischio d’estinzione, le quali una volta segnalate, vennero successivamente moltiplicate per innesto e conservate nei campi collezione. Il materiale fino ad ora recuperato, è stato reperito quasi per il 70% nel territorio della provincia di Pisa.
Attualmente la salvaguardia delle varietà antiche di ciliegio, si esegue inizialmente effettuando una caratterizzazione del materiale conservato, attraverso:

  1. Rilievi sul frutto
    a) Forma.
    b) Dimensione.
    c) Peso e volume del frutto.
    d) Colore della polpa e grado di succulenza.
    e) Forma e dimensione dei noccioli.
    f) Lunghezza del peduncolo.
    g) Facilità di distacco dei frutti.
  2. Rilievi sulle foglie.
  3. Rilevi sul fiore.
  4. Portamento delle piante.
  5. Caratteristiche fenologiche della pianta.
  6. Produttività delle piante.

Oltre a questi rilievi, è stata eseguita anche una completa documentazione fotografica, riguardante:

  1. Pianta.
  2. Fiori.
  3. Frutti.
  4. Foglie.
  5. Noccioli.

Successivamente si è passato all’analisi molecolare in laboratorio, allo scopo di accertare l’identità varietale delle piante in esame.
Infine per evitare il rischio di perdita delle varietà recuperate, il materiale di propagazione è stato moltiplicato per essere poi custodito in un campo di conservazione varietale.

G) Propagazione
Il ciliegio si può propagare per:

  • Via sessuata
    Attraverso l’uso del seme per ottenere i portinnesti franchi.
  • Via vegetativa o asessuata
    Attraverso il ricorso a:
    a) Talea.
    b) Propaggine.
    c) Micropropagazione.
    d) Innesto.

Il sistema di propagazione per talea è molto diffuso per questa specie, in quanto trattasi di una pianta avente una buona attività di radicazione. Grazie a questo metodo, è possibile riprodurre numerose varietà sia di ciliegio acido che di ciliegio dolce ricorrendo a talee erbacee o semi legnose.
Si può propagare anche per propaggine di trincea per l’ottenimento di portinnesti clonali, o per micropropagazione per ottenere i portinnesti clonali e riprodurre le varietà.
Tuttavia il sistema di propagazione per innesto è ancora quello più largamente usato.

G.1) Portinnesti
I portinnesti più utilizzati attualmente per la propagazione del ciliegio sono quelli franchi da seme appartenenti a tre specie che sono:

  • Prunus avium (ciliegio dolce).
  • Prunus cerasus (ciliegio acido).
  • Prunus di Mahaleb (magaleppo o ciliegio di Santa Lucia).

Franco da seme di ciliegio dolce
Il portinnesto franco da seme di ciliegio dolce è considerato il portinnesto più vigoroso tra i tre.
Induce un portamento assurgente, è affine con tutte le varietà, è costituito da un apparato radicale robusto, espanso e superficiale il quale garantisce un buon ancoraggio al suolo e ha una scarsa attitudine pollonifera.
E’ autoincompatibile e interincompatibile con alcune varietà e induce la fruttificazione prevalentemente sui mazzetti di maggio. Induce un’entrata in produzione molto lenta della pianta, ma al tempo stesso permette un buon adattamento a tutti i tipi di terreno specialmente quelli calcarei, è resistente ai marciumi del terreno, anche se sensibile ai nematodi.
Si tratta di un portinnesto molto rustico e vigoroso, specie se deriva da piante crescite a livello locale conosciute con il nome di selvatico di monte.

Franco da seme di ciliegio acido
Il portinnesto franco da seme di ciliegio acido invece, è meno vigoroso e tende ad indurre alle piante un portamento più cespuglioso e con molti più rami, anche se purtroppo rispetto al precedente, può presentare il fenomeno della disaffinità d’innesto con le varietà di ciliegio dolce.
Presenta una maggiore attitudine pollonifera, induce produzione sui brindilli e sui rami misti, è più resistente al calcare del terreno, resiste bene al ristagno idrico del terreno anche se preferisce suoli freschi e fertili.
Induce autoincompatibilità, ma è molto resistente sia ai marciumi fungini che ai nematodi.
Con le varietà di ciliegio dolce, può essere utilizzato come intermediario, per ottenere piante meno vigorose con mole più contenuta e che entrano in produzione più precocemente.

Franco da seme di ciliegio di Santa Lucia o Magaleppo
Il portinnesto franco da seme di ciliegio di Santa Lucia o Magaleppo invece è molto sensibile al ristagno idrico del terreno e quindi è preferibile utilizzarlo in suoli freschi e calcarei. Presenta una buona affinità d’innesto con le varietà di ciliegio acido, mentre è disaffine con le varietà di ciliegio dolce e in più risulta molto sensibile ai marciumi fungini.
Rispetto al ciliegio dolce, il magaleppo induce una crescita più rapida nei primi 2 anni d’impianto, con minore sviluppo della chioma, una più precoce entrata in produzione della pianta, con frutti più grossi che maturano leggermente in anticipo.

In alternativa ai portinnesti franchi da seme, si può ricorrere all’utilizzo dei portinnesti clonali come:

  • Colt.
  • CAB 6P.
  • Gisela 5.

Colt
Si tratta di un portinnesto derivante dall’incrocio tra il Prunus avium (ciliegio dolce) con il Prunus pseudocerasus (ciliegio da fiore) e propagato per talea o micropropagazione.
Presenta una scarsa attitudine pollonifera, una media – elevata vigoria, è mediamente resistente al ristagno idrico del suolo, molto resistente al calcare attivo, tollera bene la stanchezza del suolo, è suscettibile alla siccità ma migliore notevolmente la qualità dei frutti.

CAB 6P
E’ un portinnesto clonale di ciliegio acido (Prunus cerasus) ottenuto per talea, micropropagazione o pollone radicato.
Presenta un’elevata attitudine pollonifera, un medio vigore, ma un’elevata resistenza all’asfissia radicale.
Si adatta in ogni tipo di terreno, riducendo la crescita della vegetazione per circa il 20% il meno del ciliegio dolce. Presenta uno scarso ancoraggio al suolo, ma induce una precoce maturazione dei frutti i quali risultano di maggiore pezzatura.

Gisela 5
E’ un portinnesto derivante dall’incrocio tra il ciliegio acido (Prunus cerasus) e un altro tipo di ciliegio selvatico non identificato (Prunus canescens) ottenuto principalmente per micropropagazione.
Non presenta attitudine pollonifera, riduce notevolmente il vigore delle piante e presenta una media resistenza al ristagno idrico del suolo.
Si adatta in tutti i tipi di terreno, inducendo una rapida messa a frutto delle varietà.

H) Esigenze pedoclimatiche
Per quanto riguarda le esigenze pedoclimatiche del ciliegio, c’è da dire che in questa specie (soprattutto per le varietà di ciliegio dolce), vi è una notevole sensibilità sia al clima che all’ambiente tanto che se le piante vengono trasferite da una zona all’altra possono cambiare in maniera ricorrente il loro comportamento vegetativo e produttivo.
È una specie molto sensibile al ristagno idrico del terreno e può andare incontro al fenomeno della spaccatura dei frutti specialmente in caso di piogge ricorrenti.
L’elevata umidità sia del terreno che dell’aria durante la fase di fioritura e maturazione dei frutti, può provocare lo sviluppo di malattie fungine a carico dei frutti specialmente quelli a buccia fine. Viceversa una siccità prolungata in estate accompagnata da alte temperature può compromettere l’evoluzione degli organi fiorali all’interno delle gemme, riducendo la produzione per l’anno successivo. Infine le basse temperature soprattutto in primavera danni a carico delle gemme, dei fiori e dei frutti appena allegati.
Per queste motivazioni si preferisce coltivare il ciliegio nelle aree collinari non soggette alle gelate tardive e ai periodi piovosi sia in fioritura che in maturazione.
Predilige terreni sciolti, permeabili e neutri con pH compreso tra 7,5 e 8,5 mentre non si adatta bene a quelli argillosi e umidi e pesanti.
Per quanto riguarda il tipo di terreno di coltivazione del ciliegio, c’è da affermare che la permeabilità del suolo influisce sullo stato sanitario delle piante in quanto è quel fattore che condiziona lo sviluppo dei marciumi provocati da funghi.
Per questo se l’impianto è di breve durata, anche se il ciliegio viene coltivato in terreni poco permeabili il danno è trascurabile. Ma se le piante devono rimanere nel terreno per molti anni, con il passare del tempo possono morire precocemente, anche se la produttività risulta essere maggiore.
Per tali motivazioni, si consiglia di impiantare sempre il ciliegio in terreni ben areati di collina, i quali pur garantendo una minore produttività assicurano una durata di vita della piante molto più prolungata nel tempo.

H.1) Spaccatura dei frutti
Il ciliegio è anche una specie i cui frutti sono molto soggetti al fenomeno della spaccatura. Questo fenomeno è causato principalmente da piogge intense in prossimità della maturazione dei frutti, ma può essere dovuta anche a cause di natura genetica, anche se non esiste una relazione diretta tra sensibilità dei frutti e consistenza della polpa.
Sembra invece che il fenomeno della spaccatura sia legato alla grandezza delle aperture del frutto che garantiscono gli scambi gassosi con l’esterno (stomi) presenti nella buccia in quanto circa il 70% dell’acqua entra nel frutto per via stomatica.
Inoltre mentre alcuni sali di calcio (Ca), di alluminio (Al) e di rame (Cu), ridurrebbero il fenomeno della spaccatura dei frutti, invece i sali di magnesio (Mg), di manganese (Mn), di ferro (Fe) e di zinco (Zn) incrementerebbero il fenomeno.
Infine la percentuale di frutti spaccati può essere legata ad altri fattori quali:

  • Peso o dimensione del frutto

Maggiore è il peso maggiore è la probabilità di spaccatura dei frutti, in quanto sono più grossi e con stomi più grandi.

  • Intervallo dalla fioritura

La probabilità di spaccature dei frutti è elevata in prossimità della maturazione. Quindi più l’intervallo tra la fioritura e la maturazione dei frutti è ampio e maggiore sarà la percentuale di frutti spaccati.

  • Indice di spaccatura (I.S.)

Maggiore è il valore e maggiore è la percentuale di frutti spaccati.

  • Temperatura

All’aumentare della temperatura, aumenta la traspirazione delle aperture stomatiche e di conseguenza la probabilità della spaccatura dei frutti.

Le varietà di ciliegio dolce sono più sensibili alla spaccatura dei frutti delle varietà di ciliegio acido, perché presentano frutti di dimensioni maggiori con un maggior numero di aperture stomatiche.
All’interno infine del ciliegio dolce invece sono più sensibili alla spaccatura le tenerine a polpa molle rispetto ai duroni a polpa consistente.
Secondo altri studiosi il fenomeno della spaccatura dei frutti sembra essere legato non tanto alla penetrazione dell’acqua attraverso gli stomi, quanto invece alla presenza di ferite sulla buccia favorite da anomale condizioni ambientali e da errate pratiche colturali, che provocano un’alterazione della crescita del frutto.

I) Forme d’allevamento e potatura
La forma d’allevamento più utilizzata per la coltivazione del ciliegio, è il vaso pieno caratterizzato da sesti d’impianto di 8 x 8 m per il ciliegio dolce e 5×6 m per il ciliegio acido.
Il vaso pieno a 3 o 4 branche multiple, è invece la forma di allevamento del ciliegio maggiormente impiegata nelle coltivazioni familiari, tipica soprattutto dei vecchi impianti di specie innestate sul franco da seme di ciliegio dolce.
Per quanto riguarda la potatura di produzione nel ciliegio, bisogna ricordare che per limitare l’eccessiva attività vegetativa in alto e assicurare una buona illuminazione nelle parti basse, è necessario far sviluppare la pianta molto in ampiezza e poco in altezza.
Per far questo si deve mantenere l’angolo d’inserzione delle banche principali e secondarie del fusto il più ampio possibile vicino ai 90°, in modo da assicurare una buona solidità degli organi legnosi, un regolare sviluppo dimensionale delle branche cercando di evitare al tempo stesso la formazione di gommosi e successive mortalità nei tessuti di contatto.
Tuttavia il ciliegio essendo una specie poco plastica non sopporta bene i grossi tagli i quali oltre a produrre un precoce invecchiamento della pianta, provocano l’emissione di gomma ed espongono la pianta all’attacco dei cancri rameali. Per questo motivo la potatura del ciliegio, è limitata solamente all’eliminazione dei rami secchi e deperiti, o al limite al rinnovo delle formazioni fruttifere più giovani dopo la raccolta, al fine di ottenere dei frutti di qualità migliori e più ricchi di zucchero.
La potatura verde o estiva assume particolarmente importanza per frenare l’eccesso vegetativo dei germogli più vigorosi.

L) Concimazione
La concimazione di fondo o di impianto si basa sull’apporto di concimi fosfatici, potassici e organici, mentre quella di produzione si basa principalmente sull’apporto di azoto, anche se nella maggior parte dei casi specialmente negli impianti familiari, si consiglia la distribuzione di concimi organici in quantità limitata.
Ricordiamo che il ciliegio come le altre drupacee, richiede poco fosforo e molto azoto N, anche se per questo ultimo elemento nutrizionale si deve porre molta attenzione alle dosi Un eccesso d’azoto infatti, può provocare infatti un eccessivo sviluppo vegetativo, predisponendo i frutti al fenomeno della spaccatura.

M) Cure colturali
Come per le altre specie da frutto, le lavorazioni del terreno nel ciliegio hanno un’importanza notevole in quanto assicurano un regolare sgrondo delle acque in eccesso, contribuendo a mantenere il suolo ben areato e fresco.
La tecnica dell’inerbimento controllato nell’interfila è possibile eseguirla in quegli ambienti dove vi sono buone disponibilità di acqua, facendo crescere anche fino al piede della pianta delle specie erbacee spontanee, dopo 3 – 4 anni quando ormai il ciliegio non risente più della competizione idrica e nutrizionale indotta dalle erbe.

N) Irrigazione
La pratica dell’irrigazione se eseguita tra la fase d’invaiatura e di maturazione dei frutti, in modo da mantenere una riserva idrica costante nel terreno soprattutto durante la fase di accrescimento, assicura una buona produzione.
Se invece viene eseguita dopo la raccolta dei frutti favorisce un’adeguata differenziazione delle gemme a fiore contribuendo a mantenere inalterata la produzione dei frutti negli anni successivi.
Tra i metodi migliori per assicurare la distribuzione dell’acqua, vi sono quelli microirrigui a goccia.

O) Raccolta
La raccolta dei frutti sarà diversa a seconda se si tratta di varietà di ciliegio dolce o varietà di ciliegio acido, in quanto caratterizzate da un periodo maturazione diverso.
Nel ciliegio dolce la maturazione dei frutti dipende dall’epoca di fioritura che è di solito molto precoce, perché si svolge in un periodo molto breve da 30 a 75 giorni dopo la piena fioritura. L’epoca di raccolta però è più ampia e va da maggio fino a metà luglio.
Nel ciliegio acido invece la raccolta è più tardiva, in quanto il periodo che intercorre tra la fioritura e la maturazione dei frutti è più lungo, tuttavia però l’epoca di raccolta avviene principalmente in un arco di tempo più ristretto tra giugno e luglio.
La raccolta si esegue manualmente, avendo cura di non rompere i mazzetti di maggio in cui sono attaccati frutti per non compromettere la produzione dell’anno successivo. Tale operazione deve essere eseguita alla maturazione fisiologica, quando il frutto ha raggiunto il colore della buccia tipico della varietà.

P) Caratteristiche nutrizionali
Le ciliegie presentano un contenuto di carboidrati molto elevato (circa il 13%). Lo zucchero più abbondante è il fruttosio.
L’acido organico più abbondante è l’acido maleico il quale rappresenta il 75 – 95% del totale degli acidi non volatili, seguito dall’acido malico, l’acido caffeico e l’acido clorogenico.
Il frutto inoltre è ricco di vitamina A, vitamina B2, vitamina B6 e vitamina C, con un apporto che può variare da 13 a 56 mg/100 g di frutto edule dipendente anche dalla varietà.
I frutti sono anche molto ricchi di sali minerali (in particolare rame Cu, manganese Mn e nichel Ni).

Q) Utilizzazione e proprietà
Le ciliegie si possono consumare fresche, conservate con sciroppo di zucchero e sotto spirito, oppure come marmellate per la preparazione di dolci.
Le amarene invece possono essere usate per la preparazione di sciroppi per bibite, o per la preparazione del liquore denominato maraschino.
Le visciole e le marasche oltre ad essere utilizzate per la produzione di marmellate, si impiegano anche per l’ottenimento di vini a bassa gradazione alcolica (es. vino di visciola)Le ciliegie posseggono proprietà depurative, remineralizzanti ed energetiche, regolatrici del fegato, diuretiche, antireumatiche ed antiartritiche, lassative e rinfrescanti.

BIBLIOGRAFIA:
1) Bellini E., 2002. Arboricoltura speciale. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

2) Giordani E., 2003. Frutticoltura. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

3) Roselli G., Mariotti P., Petruccelli R., Morelli D., Montagni G., 1999. Il germoplasma toscano delle specie legnose da frutto: il ciliegio. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

4) Regione Toscana, 2001. Ciliegia Carlotta. Archivio foto.

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