Legge Regionale Toscana 64/2004

A) Legge Regionale Toscana 64/2004
Verso la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, molte razze animali e varietà vegetali locali che erano presenti in quantità elevate durante il XX secolo, si erano ridotte drasticamente se non quasi estinte, in quanto soppiantate da specie più redditizie e produttive.
Per scongiurare questa perdita di risorse genetiche autoctone e la definitiva scomparsa della biodiversità agraria, sotto l’impulso di molti enti pubblici ed istituzioni di ricerca, la Regione Toscana (prima regione in assoluto), è riuscita a promulgare una legge di tutela e salvaguardia delle varietà antiche.
Per questo siamo arrivati alla stesura della Legge Regionale 50/1997 “Tutela delle risorse genetiche autoctone”.
L’attuazione e la messa a punto degli strumenti di salvaguardia della biodiversità, fu affidato inizialmente ad un’agenzia della regione Toscana che era allora l’ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel Settore Agricolo e Forestale) la quale grazie al sostegno di altri enti e strutture di ricerca, è riuscita a recuperare una buona parte delle varietà antiche che avevano rischiato di scomparire.
Dopo 7 anni di attività in questo ambito, è stato necessario ancora di più rafforzare l’attività di salvaguardia della biodiversità, ed è per questo che la regione Toscana è riuscita a promulgare un’altra legge che rafforza e sostituisce la precedente, introducendo anche il concetto di valorizzazione delle varietà antiche.
Per questo siamo arrivati alla costituzione della Legge Regionale 64/2004 “Tutela e Valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali, d’interesse Agrario, Zootecnico e Forestale”.
Di seguito si riporta l’estratto della legge, con i relativi articoli, ripreso dal bollettino ufficiale della regione Toscana del 24/11/2004.

A.1) Estratto della legge di tutela e valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale.
(Bollettino Ufficiale n. 46, parte prima, del 24.11.2004).

Art. 01 – Oggetto e finalità.
Art. 02 – Definizioni.
Art. 03 – Attività della Regione.
Art. 04 – Repertori regionali.
Art. 05 – Iscrizione ai repertori regionali.
Art. 05 – bis – Registro anagrafico.
Art. 06 – Banca regionale del germoplasma.
Art. 07 – Rete di conservazione e sicurezza delle risorse genetiche.
Art. 08 – Circolazione di materiale genetico.
Art. 09 – Coltivatore custode.
Art. 10 – Registro regionale delle varietà da conservazione.
Art. 11 – Contrassegno.
Art. 12 – Regolamento di attuazione.
Art. 13 – Norma finanziaria.
Art. 14 – Monitoraggio e valutazione.
Art. 15 – Entrata in vigore, abrogazioni.

Art. 01 – Oggetto e finalità

  1. La Regione Toscana preserva e tutela sotto il profilo economico, scientifico e culturale il patrimonio di razze e varietà locali come definite dall’articolo 2.
  2. Le razze e varietà locali appartengono al patrimonio naturale di interesse agrario, zootecnico e forestale della Toscana.
  3. La Regione Toscana promuove e garantisce l’utilizzazione collettiva del patrimonio di razze e varietà locali effettuata attraverso la rete di conservazione e sicurezza di cui all’articolo 7.

Art. 02 – Definizioni

  1. Ai fini della presente legge sono considerate razze e varietà locali, e di seguito denominate risorse genetiche:
    a) specie, razze, varietà, cultivar, popolazioni, ecotipi e cloni originari del territorio toscano;
    b) specie, razze, varietà, cultivar, popolazioni, ecotipi e cloni che, seppure di origine esterna, sono stati introdotti da lungo tempo nel territorio toscano ed integrati tradizionalmente nella sua agricoltura e nel suo allevamento;
    c) specie, razze, varietà, cultivar, popolazioni ed ecotipi derivanti dalle precedenti per selezione massale;
    d) specie, razze, varietà, cultivar, popolazioni ed ecotipi originari del territorio toscano ma attualmente scomparsi in Toscana e conservati in orti botanici, allevamenti o centri di ricerca in altre regioni o paesi.

Art. 03 – Attività della Regione

  1. La Giunta regionale esercita la propria attività di tutela e valorizzazione delle risorse genetiche:
    a) favorendo le iniziative, pubbliche o private, tendenti a preservare e ricostituire le risorse genetiche, a diffonderne la conoscenza, il rispetto, l’uso ed a valorizzarne i prodotti;
    b) assumendo direttamente iniziative volte alla tutela ed alla valorizzazione di tali risorse.
  2. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, approva appositi programmi d’intervento nei quali sono stabilite le attività e le iniziative che si ritiene necessario attivare ed incentivare, sono determinati i criteri di accesso ai benefici, la misura degli incentivi e le relative modalità di attuazione.

Art. 04 – Repertori regionali

  1. Le risorse genetiche sono iscritte in appositi repertori regionali, di seguito denominati repertori, tenuti dall’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo – forestale (ARSIA).
  2. I repertori sono organizzati secondo criteri e caratteristiche tecniche che consentano l’omogeneità e la confrontabilità con analoghi strumenti esistenti a livello nazionale ed internazionale.
  3. L’iscrizione nei repertori di risorse genetiche a rischio di estinzione è corredata di apposita annotazione.

Art. 05 – Iscrizione ai repertori regionali

  1. L’iscrizione delle risorse genetiche ai repertori è effettuata dall’ARSIA, sulla base del parere favorevole espresso da apposite commissioni tecnico – scientifiche, costituite dalla Giunta regionale.
  2. L’iscrizione ai repertori avviene su iniziativa dell’ARSIA, ovvero su proposta della Giunta regionale, di enti scientifici, enti pubblici, organizzazioni private e singoli cittadini.
  3. Con il regolamento di cui all’ articolo 12 sono disciplinati:
    a) le modalità e le procedure per l’iscrizione ai repertori;
    b) la composizione e il funzionamento delle commissioni di cui al comma 1.

Art. 05 bis – Registro anagrafico

  1. Al fine di tutelare le razze e specie zootecniche iscritte nei repertori di cui all’articolo 5 e non disciplinate dalla normativa comunitaria o nazionale possono essere istituiti registri anagrafici.
  2. Nel registro anagrafico sono annotati gli animali riproduttori di una determinata razza o specie con l’indicazione dei loro ascendenti.
  3. Il registro anagrafico è istituito e tenuto da una associazione di allevatori di rilevanza regionale o provinciale dotata di personalità giuridica, che a tal fine si dota di un regolamento contenente, in particolare:
    a) le norme di organizzazione interna dell’associazione per la tenuta del registro;
    b) le modalità di svolgimento della tenuta del registro;
    c) le disposizioni relative ai requisiti necessari per l’iscrizione al registro;
    d) gli obblighi degli allevatori aderenti al registro.
  4. L’istituzione del registro anagrafico e il regolamento di cui al comma 3 sono comunicati alla competente struttura della Giunta regionale.

Art. 06 – Banca regionale del germoplasma

  1. Al fine di garantire la tutela, mediante la conservazione ex situ, delle risorse genetiche è istituita la Banca regionale del germoplasma di seguito denominata Banca.
  2. La Banca svolge tutte le operazioni dirette a salvaguardare il materiale in essa conservato da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione e distruzione.
  3. Nella Banca confluiscono tutte le risorse genetiche iscritte nei repertori.
  4. Alla gestione della Banca provvede l’ARSIA, che può avvalersi di altri soggetti, pubblici o privati.
  5. Con il regolamento di cui all’ articolo 12 è disciplinato il funzionamento della Banca.

Art. 07 – Rete di conservazione e sicurezza delle risorse genetiche

  1. È istituita la rete di conservazione e sicurezza delle risorse genetiche, di seguito denominata rete, gestita e coordinata dall’ARSIA.
  2. Della rete fanno parte di diritto i coltivatori custodi di cui all’articolo 9 e la Banca regionale del germoplasma.
  3. Alla rete possono aderire altresì altri soggetti pubblici e privati secondo le modalità previste dal regolamento di cui all’ articolo 12.
  4. La rete svolge ogni attività diretta a mantenere in vita le risorse genetiche a rischio di estinzione, attraverso la conservazione ex situ e in situ, e a incentivarne la circolazione.
  5. L’aderente alla rete che abbia depositato una domanda di privativa varietale o brevettuale su di una varietà essenzialmente derivata da una varietà iscritta nei repertori oppure su materiale biologico da questa derivante, ne dà tempestivo avviso all’ARSIA.

Art. 08 – Circolazione di materiale genetico

  1. Al fine di garantire un uso durevole delle risorse genetiche è consentita, tra gli aderenti alla rete, la circolazione, senza scopo di lucro, in ambito locale, di una modica quantità di materiale genetico, volta al recupero, mantenimento e riproduzione di varietà locali a rischio di estinzione e iscritte nei repertori.
  2. Con il regolamento di cui all’ articolo 12 sono definite:
    a) la modica quantità con riferimento alla singola specie;
    b) le modalità di circolazione del materiale genetico.

Art. 09 – Coltivatore custode

  1. Ai fini della presente legge si definisce coltivatore custode chi provvede alla conservazione in situ delle risorse genetiche a rischio di estinzione iscritte nei repertori.
  2. Il coltivatore custode:
    a) provvede alla messa in sicurezza della singola risorsa genetica proteggendola e salvaguardandola da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione o distruzione;
    b) diffonde la conoscenza e la coltivazione delle risorse genetiche di cui è custode, attenendosi ai principi di cui alla presente legge;
    c) effettua il rinnovo dei semi di specie erbacee conservati nella Banca regionale del germoplasma.
  3. L’incarico di coltivatore custode è conferito a seguito della iscrizione in apposito elenco tenuto dall’ARSIA.
  4. Nella scelta del coltivatore custode sono favoriti i membri delle comunità locali tradizionalmente impegnate nella conservazione delle risorse genetiche toscane, e chi abbia provveduto alla loro riscoperta.
  5. La riproduzione di risorse genetiche effettuata dai coltivatori custodi avviene presso le zone originarie di prelievo o quelle riconosciute come tradizionali luoghi di presenza della coltivazione.
  6. In caso di necessità e urgenza l’ARSIA può provvedere per fini di pubblico interesse all’immediata riproduzione in campo di una varietà in via di estinzione.
  7. Con il regolamento di cui all’ articolo 12 sono disciplinati:
    a) le modalità di iscrizione all’elenco di cui al comma 3;
    b) i requisiti oggettivi e soggettivi necessari per ricoprire e per mantenere l’incarico di coltivatore custode;
    c) le modalità di eventuali rimborsi spese per attività prestate dal coltivatore custode.

Art. 10 – Registro regionale delle varietà da conservazione

  1. Ai fini della valorizzazione e rilancio produttivo, attraverso la commercializzazione, delle sementi di varietà locali, è istituito il registro regionale delle varietà da conservazione tenuto dall’ARSIA.
  2. Nel registro possono essere iscritte le varietà già iscritte nei repertori e a rischio di estinzione, su istanza di privati interessati al rilancio produttivo.
  3. La produzione e commercializzazione delle sementi delle varietà da conservazione iscritte nel registro è sottoposta a restrizioni quantitative stabilite per ciascuna varietà con il regolamento di cui all’ articolo 12.

Art. 11 – Contrassegno

  1. Per favorire la più ampia conoscenza e informazione dei cittadini in ordine a prodotti ottenuti da varietà e razze locali a rischio di estinzione è istituito un contrassegno regionale da apporre sui prodotti costituiti, contenenti o derivati da materiale iscritto nei repertori.
  2. L’uso del contrassegno è facoltativo ed è concesso dall’ARSIA ad aziende agricole che producono e trasformano direttamente in azienda, secondo il metodo biologico, di cui al regolamento (CE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991, relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari, o secondo il metodo della produzione integrata, di cui alla legge regionale 15 aprile 1999, n. 25 (Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli ed alimentari ottenuti con tecniche di produzione integrata e tutela contro la pubblicità ingannevole).
  3. Ai fini della concessione del contrassegno l’azienda produttrice è tenuta a produrre idonea certificazione rilasciata da un organismo di controllo autorizzato per la produzione biologica o integrata di cui al comma 2, attestante la conformità del prodotto alle condizioni previste dalla presente legge.
  4. Con il regolamento di cui all’ articolo 12 sono disciplinati contenuto, caratteristiche grafiche e modalità di ottenimento e impiego del contrassegno di cui al comma 1.

Art. 12 – Regolamento di attuazione

  1. Il regolamento di attuazione della presente legge è approvato entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della stessa.

Art. 13 – Norma finanziaria

  1. Gli oneri di cui alla presente legge sono quantificati in euro 150.000,00 per l’anno 2005 e trovano copertura nella unità previsionale di base (UPB) n. 522 “Interventi per lo sviluppo rurale, aiuti al reddito, agli investimenti, allo sviluppo delle imprese agricole, zootecniche e forestali – spese di investimento” del bilancio pluriennale a legislazione vigente 2004/2006, annualità
  2. Per gli anni successivi si fa fronte con legge di bilancio.

Art. 14 – Monitoraggio e valutazione

  1. A partire dal secondo anno dall’entrata in vigore della presente legge, entro il primo semestre di ogni anno, la Giunta regionale trasmette alla commissione consiliare competente una relazione a consuntivo, con informazioni documentate, delle attività svolte con particolare riferimento a:
    a) iniziative assunte da soggetti pubblici e/o privati tendenti a preservare e ricostituire le risorse genetiche, a diffonderne la conoscenza, il rispetto, l’uso ed a valorizzarne i prodotti;
    b) iniziative volte alla tutela ed alla valorizzazione di tali risorse assunte direttamente;
    c) istituzione e funzionamento della Banca regionale del germoplasma, con particolare riguardo alle procedure individuate per la forma di gestione adottata, anche in collaborazione con soggetti diversi;
    d) realizzazione della rete di conservazione e sicurezza delle risorse genetiche di cui all’articolo 7;
    e) gestione dei repertori regionali di cui all’articolo 4 , con particolare riferimento allo sviluppo di standard per omogeneità e confrontabilità con analoghi strumenti nazionali ed internazionali;
    f) sviluppo del rilancio produttivo e commercializzazione delle varietà da conservazione iscritte nel registro regionale di cui all’ articolo 10, con dati quantitativi sul numero di contrassegni richiesti e concessi alle aziende agricole produttrici di cui all’ articolo 11.

Art. 15 – Entrata in vigore, abrogazioni

  1. Le disposizioni della presente legge si applicano dalla data di entrata in vigore del regolamento di attuazione e da tale data è abrogata la legge regionale 16 luglio 1997, n. 50 (Tutela delle risorse genetiche autoctone).

B) Il Repertorio Regionale
Il Repertorio Regionale, rappresenta uno degli strumenti più importanti che la Regione Toscana ha messo a disposizione per tutelare e salvaguardare la biodiversità delle specie, perché permette di venire a conoscenza delle varietà antiche presenti nella nostra regione.
Il Repertorio Regionale consiste in una banca dati in cui vengono raccolte tutte le varietà locali toscane e sono gestiti direttamente dalla regione.
Le varietà catalogate e descritte nel Repertorio Regionale, sono state iscritte grazie all’attività di Università, Istituti di Ricerca, associazioni di agricoltori, singoli cittadini, liberi professionisti, hobbisti e amatori e dalla regione stessa.

B.1) Iscrizione di una varietà antica
Per l’iscrizione di una varietà antica al Repertorio Regionale, occorre presentare alla regione un’apposita domanda, dove è necessario descrivere le caratteristiche morfologiche della specie e la dimostrazione di autoctonia (intesa come legame della varietà al territorio d’origine) della varietà da iscrivere.
L’iscrizione implica l’automatico riconoscimento istituzionale per la tutela della varietà iscritta. Tutto ciò avviene perché c’è un certo interesse verso la tutela della varietà stessa dal punto di vista economico, scientifico e culturale.
Si possono iscrivere al Repertorio Regionale solo le varietà antiche toscane (Art. 2 Legge 64/2004) così meglio definite come:

a) Specie, varietà, cultivar, popolazioni, ecotipi e cloni originari del territorio toscano.
b) Specie, varietà, cultivar, popolazioni, ecotipi e cloni che, se pur di origine esterna, sono stati introdotti da lungo tempo nel territorio toscano ed integrati tradizionalmente nella sua agricoltura.
c) Specie, varietà, cultivar, popolazioni ed ecotipi derivanti dalla varietà locali per selezione massale.
d) Specie, varietà, cultivar, popolazioni ed ecotipi originari del territorio toscano, ma attualmente scomparsi in Toscana e conservati in orti botanici o centri di ricerca in altre regioni o paesi.

Per l’iscrizione al Repertorio Regionale delle specie vegetali (erbacee, specie legnose e da frutto, specie forestali e specie ornamentale e da fiore), deve essere presentata alla regione una domanda sulla base del modello di domandacon allegata la documentazione richiesta.
Una volta presentata la domanda d’iscrizione della varietà ai Repertori Regionali, le Commissioni tecnico – scientifiche, sono chiamate ad esprimere il parere favorevole o meno, sulla domande d’iscrizione al Repertorio Regionale.
Il parere espresso dalla Commissione non è appellabile ed è vincolante perché in base a tale parere, si provvede all’iscrizione al Repertorio o a respingere la richiesta. La regione, sulla base del parere espresso provvede a comunicare al soggetto richiedente, l’esito della domanda, inviando una copia del parere contrario nel caso l’iscrizione fosse stata negata.
Le Commissioni tecnico – scientifiche, sono nominate dalla stessa regione Toscana e sono divise per repertorio. Nel caso delle specie legnose e da frutto esistono anche delle sottocommissioni specializzate per specie fruttifera.
L’iscrizione della varietà antica al Repertorio Regionale, è strettamente dipendente alla presenza della caratterizzazione della varietà stessa oggetto di domanda, sia dal punto di vista morfologico, sia dal punto di vista del legame con la cultura contadina e la tradizione agricola locale. Inoltre tale iscrizione dipende anche dall’interesse esistente verso la varietà da tutelare ed è anche determinata dal suo grado di rischio d’estinzione. La definizione a rischio d’estinzione, varia da specie a specie.
Tutta la documentazione che deriva dal lavoro di caratterizzazione e di indagine sul territorio toscano, viene sottoposta alla valutazione delle Commissioni tecnico-scientifiche esperte per Repertorio e nominate dalla regione Toscana.

B.2) Schede di descrizione varietale
Per facilitare la descrizione morfologica delle varietà, la commissione tecnico – scientifica per la sezione specie legnose e da frutto, ha messo a disposizione 18 schede descrittive semplificate, dove si riportano per ogni specie i principali caratteri descrittivi della pianta distinti in: caratteri obbligatori e caratteri facoltativi.
In Toscana per le piante da frutto sono disponibili le seguenti schede descrittive relative a specie quali:

  1. Agrumi.
  2. Albicocco.
  3. Castagno.
  4. Ciliegio dolce.
  5. Ciliegio acido.
  6. Cotogno.
  7. Fico.
  8. Kaki.
  9. Mandorlo.
  10. Melo
  11. Melograno.
  12. Noce.
  13. Olivo.
  14. Pero.
  15. Pesco.
  16. Susino europeo.
  17. Susino cino – giapponese.
  18. Vite.

Anche per le specie erbacee, sono disponibili 29 schede descrittive semplificate, messe a punto dall’ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette) a partire dalle loro schede ufficiali.
Le schede sono relative alle seguenti specie vegetali:

  1. Asparago.
  2. Basilico.
  3. Carota.
  4. Cavolfiore.
  5. Cavolo broccolo.
  6. Cavolo cappuccio.
  7. Cavolo di Bruxelles.
  8. Cavolo laciniato.
  9. Cavolo verza.
  10. Cece.
  11. Cipolla.
  12. Cocomero.
  13. Erba medica.
  14. Fagiolo.
  15. Fava.
  16. Favino.
  17. Frumento duro.
  18. Frumento tenero.
  19. Iris.
  20. Lattuga.
  21. Melone.
  22. Orzo.
  23. Pisello.
  24. Pomodoro.
  25. Porro.
  26. Ravanello.
  27. Segale.
  28. Zucca.
  29. Zucchino.

B.3) Classificazione del repertorio regionale
Il Repertorio Regionale è distinto in 5 categorie divise per specie che sono:

  1. Risorse Genetiche Autoctone Animali.
  2. Specie Legnose e da Frutto.
  3. Specie Erbacee.
  4. Specie Ornamentali e da Fiore.
  5. Specie d’interesse Forestale.

Le varietà e razze locali iscritte ai Repertori Regionali sono attualmente:

1) Risorse Genetiche Autoctone Animali (Totale 23 di cui 21 a rischio d’estinzione).
2) Specie Legnose e da Frutto (Totale 546 di cui 480 a rischio d’estinzione).
3) Specie Erbacee (Totale 118 di cui 111 a rischio d’estinzione).
4) Specie Ornamentali e da Fiore (Totale 114 di cui 64 a rischio d’estinzione).
5) Specie d’interesse Forestale (Totale 25 tutte a rischio d’estinzione).

Per quanto riguarda le Specie Legnose e da Frutto, le più importanti sono:

  • Albicocchi (Totale 27 di cui 21 a rischio d’estinzione).
  • Castagni Europei (Totale 22 di cui 12 a rischio d’estinzione).
  • Ciliegi (Totale 40 di cui 39 a rischio d’estinzione).
  • Cotogni (Totale 14 tutti a rischio d’estinzione).
  • Fichi (Totale 6 di cui 3 a rischio d’estinzione).
  • Mandorli (Totale 4 tutti a rischio d’estinzione).
  • Meli (Totale 61 di cui 58 a rischio d’estinzione).
  • Melograni (Totale 1 non a rischio d’estinzione).
  • Olivi (Totale 80 di cui 71 a rischio d’estinzione).
  • Peri (Totale 58 di cui 54 a rischio d’estinzione).
  • Peschi (Totale 100 di cui 80 a rischio d’estinzione).
  • Susini europei (Totale 3 a rischio d’estinzione).
  • Viti (Totale 130 di cui 121 a rischio d’estinzione).

Per quanto riguarda infine le Specie Erbacee, le più importanti sono:

  • Agli (Totale 1 di tutti a rischio d’estinzione).
  • Bietole (Totale 2 tutti a rischio d’estinzione).
  • Cardi (Totale 2 tutti a rischio d’estinzione).
  • Carote (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Cavoli (Totale 4 tutti a rischio d’estinzione).
  • Ceci (Totale 5 di cui 4 a rischio d’estinzione).
  • Cicerchie (Totale 1 tutte a rischio d’estinzione).
  • Cipolle (Totale 7 tutte a rischio d’estinzione).
  • Cocomeri (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Erba Medica (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Fagioli (Totale 35 di cui 33 a rischio d’estinzione).
  • Foraggere (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Frumenti (Totale 17 tutti a rischio d’estinzione).
  • Lattughe (Totale 2 di cui 1 a rischio d’estinzione).
  • Lupini (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Mais (Totale 9 tutti a rischio d’estinzione).
  • Melanzane (Totale 1 non a rischio d’estinzione).
  • Meloni (Totale 1 non a rischio d’estinzione).
  • Orzi (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Patate (Totale 2 tutte a rischio d’estinzione).
  • Peperoni (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Piante tintoree (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Piselli (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Pomodori (Totale 8 tutti a rischio d’estinzione).
  • Radicchi (Totale 2 tutti a rischio d’estinzione).
  • Segali (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Zafferani (Totale 1 tutti a rischio d’estinzione).
  • Zucche (Totale 4 tutte a rischio d’estinzione).
  • Zucchine (Totale 4 di cui 3 a rischio d’estinzione).

C) I Coltivatori Custodi
Si definisce Coltivatore Custode (Art. 9 Legge 64/2004), colui che provvede alla conservazione in situ delle risorse genetiche a rischio d’estinzione iscritte al Repertorio regionale della Regione Toscana.
I Coltivatori Custodi, sono stati individuati in Toscana, grazie a due bandi pubblici effettuati dalla regione. La scelta di tali coltivatori, è andata a vantaggio di coloro che da sempre hanno cercato di custodire le vecchie varietà da frutto toscane.
I coltivatori custodi, sono iscritti presso un elenco tenuto dalla regione. Inizialmente lo scopo dei coltivatori custodi era quello di:

  • Riprodurre in situ i semi conservati presso la banca regionale del germoplasma, allo scopo di rinnovare il seme che veniva conservato, per impedire la perdita di germinabilità.
  • Avviare un sistema di conservazione in situ delle varietà locali a rischio d’estinzione iscritte nei repertori regionali e conservate presso la banca del germoplasma.
  • Permettere il rilievo dei caratteri morfologici principali delle piante da loro conservate.

Inizialmente l’elenco contava circa 60 coltivatori custodi, dislocati si tutto il territorio regionale. Attualmente invece i coltivatori custodi attivi sono circa 200. La loro attività è sempre stata seguita da tecnici incaricati del settore.
In 19 anni di attività, hanno sempre mantenuto in vita campioni di seme, conservati nella banca del germoplasma e addirittura alcuni di essi hanno avviato una vera e propria conservazione delle piante e dei semi a livello aziendale.
Con la nuova normativa regionale il coltivatore custode è chiamato ad assolvere tre compiti principali:

  1. Provvedere alla messa in sicurezza della singola risorsa genetica, proteggendola e salvaguardandola da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione e distruzione.
  2. Diffondere la conoscenza e la coltivazione della singola specie di cui è il custode.
  3. Effettuare il rinnovo dei semi delle specie erbacee conservate nella Banca Regionale del Germoplasma.

Sempre secondo la nuova normativa, la riproduzione delle varietà locali o antiche effettuata da ciascun coltivatore custode, deve avvenire dove è possibile, nelle zone originarie del prelievo del materiale di riproduzione della varietà, o al limite, nelle zone riconosciute come tradizionali luoghi di presenza della coltivazione fin dalle epoche più antiche.

C.1) Iscrizione all’elenco
L’incarico di coltivatore custode è conferito da Terre Regionali Toscane, dietro incarico affidato dalla regione, attraverso la firma di un’apposita convenzione. La regione detiene anche l’elenco di tali agricoltori.
L’iscrizione all’elenco, non implica l’affidamento automatico dell’incarico di Coltivatore Custode, ma la possibilità che questo avvenga. Per cui l’iscrizione all’elenco non è condizione sufficiente per l’affidamento dell’incarico, ma è indispensabile che questo avvenga.
La domanda di iscrizione all’elenco dei Coltivatori Custodi, il modello di domanda, e le modalità di accesso e tenuta dell’elenco, possono essere richiesti direttamente alla regione.
E’ inoltre possibile consultare anche l’elenco dei coltivatori custodi attivi nella conservazione delle varietà antiche.
Nell’individuazione dei coltivatori custodi e quindi nell’affidamento dell’incarico, vengono di solito favoriti i membri delle comunità locali, che da sempre sono impegnati nella conservazione delle varietà antiche, con particolare attenzione verso coloro che ne abbiano provveduto anche alla loro riscoperta.

C.2) Attività e obblighi del coltivatore custode
I coltivatori custodi rappresentano il primo impegno della regione Toscana, di sostenere la conservazione in situ delle varietà antiche, e molto spesso sono anche gli unici detentori delle conoscenze delle tecniche legate alla coltivazione e all’utilizzo di tali varietà. Purtroppo mantenere le vecchie varietà in azienda rappresenta un costo per l’agricoltore, per cui si rendono necessari dei sostegni economici a tale attività. Questo perché nella conduzione di un’azienda agricola secondo le tecniche di coltivazione di oggi, il mantenimento e la produzione delle varietà antiche, richiede dei costi maggiori per l’agricoltore, rispetto alla coltivazione di varietà moderne.
Tali costi, derivano:

  1. Dalla maggiore manodopera richiesta.
  2. Dal maggior numero di operazioni colturali che tali varietà richiedono.
  3. Dalla loro minore produttività.
  4. Da una mancanza di un mercato attivo per la vendita dei prodotti.

Per ovviare a questo inconveniente, derivato dai maggiori costi di coltivazione e produzione delle varietà antiche, la regione Toscana ha previsto per i coltivatori custodi, un minimo rimborso delle spese sostenute, con lo scopo anche di incoraggiare il mantenimento della loro coltivazione aziendale.
Tutto questo è possibile grazie ad un’apposita misura del PSR 2014 – 2020 (Piano di Sviluppo Rurale della regione Toscana). Gli importi sono stabiliti in base alla specie conservata (se da frutto o erbacea), alla varietà e al tipo di riproduzione della stessa.
Infine c’è da dire che la coltivazione delle varietà antiche da parte dei coltivatori custodi, deve essere svolta secondo un preciso protocollo di gestione della stessa varietà, fissato dalla regione e dalle commissioni tecnico – scientifiche dei repertori regionali. Per questo alla stipula della convenzione con la regione vengono inviate in allegato delle norme tecniche obbligatorie, che il coltivatore custode deve seguire per conservare correttamente le varietà affidategli.

D) La Banca Regionale del Germoplasma
La Banca Regionale del Germoplasma, in Toscana (Art. 6 Legge 64/2004), è volta a garantire la tutela tramite la conservazione ex situ delle specie autoctone vegetali antiche. La banca è concepita come un sistema di banche del germoplasma (banca dei semi, campi collezione ecc.), ed essa svolge tutte le operazioni necessarie a salvaguardare il materiale genetico in essa conservato, da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione e distruzione.
A differenza della concezione strutturale precedente, la banca del germoplasma non è organizzata più in unico centro nel quale è possibile conservare solo i semi di specie erbacee, ma da un insieme di soggetti presenti nel territori (sezioni di banca), che hanno come scopo principale quello di conservare il germoplasma e tutelare le varietà antiche iscritte ai repertori regionali dal rischio d’estinzione.
Le varie banche del germoplasma vengono individuate direttamente da Terre Regionali Toscane (alcune già operanti nel settore da anni) e incaricate dalla stessa al fine di conservare ex situ le varietà locali. Le varie sezioni di banca sono specializzate per specie e per territorio e per ogni specie e sezione, viene definito un responsabile scientifico.
Delle sezioni di banca possono far parte i soggetti scientifici e non, pubblici e privati, le varie banche dei semi e tutti coloro che presentano su tutto il territorio toscano e fuori regione le loro collezioni varietali, purché conservino solo il germoplasma delle varietà antiche iscritte al repertorio regionale della Regione Toscana.
Come per i coltivatori custodi, anche per le sezioni di banca è previsto un minimo di rimborso spese, sempre legato al PSR 2014 – 2020.
I soggetti della Banca Regionale del Germoplasma che si occupano della conservazione ex situ delle varietà antiche e i coltivatori custodi che si occupano invece della conservazione in situ, devono lavorare in rete a stretto contatto tra di loro affinché sia meglio preservata la varietà locale a rischio d’estinzione.

D.1) Le sezioni di banca
Le Sezioni di banca che attualmente si occupano della conservazione ex situ delle varietà locali toscane, sono in totale 9:

  1. Banca dei semi della regione Toscana (collocata presso l’Azienda Regionale Agricola di Alberese che è la Sezione centrale della Banca Regionale del Germoplasma di diretta competenza della Regione Toscana): Conserva semi di specie erbacee, soprattutto ortive e di frumento provenienti da tutto il territorio toscano.
  2. CNR IVALSA – Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree Azienda Sperimentale Santa Paolina di Follonica – Unità distaccata. Conserva soprattutto varietà frutticole (meli, peri, cotogni, peschi, susini, ciliegi e olivi).
  3. CRA-VIC – Unità della Ricerca per la Viticoltura. Conserva varietà di vite.
  4. Università degli Studi di Firenze – Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente. Conserva specie erbacee in particolare: fagiolo, frumento, patata, orzo mais e specie ornamentali e da fiore tra cui gli oleandri.
  5. Università degli Studi di Pisa – Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro – Ambientali. Conserva le specie erbacee, principalmente ortive (pomodori, melanzane, peperoni, ceci, piselli, cocomeri, meloni, zucchine, zucche, cavoli, bietole, agli, cipolle, cardi, cicorie, lattughe, carote e zafferani).
  6. Istituto d’Istruzione Superiore A.M. Camaiti. Conserva le specie frutticole ed erbacee tradizionali della Valtiberina. (meli, peri, piante tintoree, mais, ceci e fagioli).
  7. Unione dei Comuni Montani del Casentino – Vivaio di Cerreta. Conserva specie frutticole ed erbacee tradizionali del Casentino (meli, peri, ciliegi e cardi)
  8. Unione dei Comuni della Garfagnana – Vivaio forestale la Piana di Camporgiano. Conserva specie frutticole ed erbacee tradizionali della Garfagnana (meli, peri, ciliegi, susini, frumenti, patate, fagioli e pomodori).
  9. Amministrazione Provinciale di Siena – Vivaio il Campino. Conserva specie frutticole del territorio senese (meli, peri, ciliegi, peschi albicocchi e mandorli).

E) La Rete di Conservazione e Sicurezza
La Rete di Conservazione e Sicurezza (Art. 7 Legge 64/2004), è un nuovo elemento del sistema di tutela della Regione Toscana. Esso nasce allo scopo di mettere in rete sia i Coltivatori Custodi, sia la Banca Regionale del Germoplasma e sia tutti gli altri soggetti che possono essere interessati a vario titolo alla conservazione di una particolare varietà antica a rischio d’estinzione. Gli altri soggetti che ne possono far parte, sono mossi da motivazioni che vanno oltre quelle prettamente scientifiche, come l’interesse culturale, gastronomico o legato al rilancio turistico per la valorizzazione di una zona depressa.
La Rete è gestita direttamente da Terre Regionali Toscane ed è, prima di tutto, un luogo dove si tenta di mettere a punto tutte quelle azioni volte a garantite un uso durevole nel tempo delle varietà antiche. I soggetti aderenti alla rete (Coltivatori Custodi, Sezioni di Banca e altri) svolgono attività di conservazione sia in situ che ex situ delle varietà locali a rischio d’estinzione e le rimettono in circolazione nell’ambito della Rete stessa.

E.1) La circolazione del materiale di propagazione
Dall’attività della Rete di conservazione e sicurezza, deriva l’importanza della circolazione del materiale di propagazione ai fini della conservazione della biodiversità (Art. 8 Legge 64/2004).
Tuttavia per rispettare la legislazione in materia di commercializzazione dei sementi, è permessa solo all’interno della Rete stessa la circolazione di solo modiche quantità, intendendo per modica quantità la quantità che ciascun agricoltore può cedere annualmente, pari a quella necessaria per istituire una coltivazione. Le modiche quantità sono definite per specie, e la circolazione è soggetta a dei severi controlli presso tutti i soggetti aderenti. Inoltre la circolazione deve avvenire senza scopo di lucro e in ambiti geografici ben definiti.
Lo scopo principale della circolazione del materiale, è solo quello di mantenere e riprodurre varietà locali a rischio d’estinzione.
L’adesione alla Rete, viene eseguita facendo un’apposita richiesta a Terre Regionali Toscane e questa avviene per accettazione, tramite sottoscrizione di un atto formale, di regole previste da protocolli di gestione delle varietà conservate, nel rispetto delle modiche quantità indicate, nell’ambito locale definito per lo scambio dei semi e dalle modalità di circolazione delle stesse.
La Rete inoltre svolge anche un’importante funzione che è quella di tutelare la varietà antiche della Toscana, perché obbliga i soggetti aderenti a comunicare in maniera tempestiva ogni utilizzo delle varietà conservate, sia che questo sia finalizzato allo sfruttamento commerciale anche tramite conseguimento di una privativa commerciale o di un brevetto.
Infatti negli impegni assunti da ogni soggetto aderente alla rete, è prevista anche la comunicazione tempestiva alla regione di un eventuale deposito di domanda di brevetto o di privativa vegetale sulla varietà conservata. Questo meccanismo consente alla regione di esercitare un controllo in materia di depositi e brevetti, esercitando anche un eventuale diritto di opposizione alla registrazione.

F) Il Registro delle Varietà da Conservazione
F.1) La legge sementiera
In Italia come in tutti i paesi della Comunità Europea, l’impiego delle sementi è regolato dalla legge sementiera del 1971. La Legge istituisce anche il Registro nazionale delle varietà, il quale a livello comunitario confluisce nel Catalogo Comunitario delle varietà vegetali.
La legge sementiera, ormai applicata in tutti i paesi aderenti, afferma che le sementi per essere commercializzate è necessario che la varietà sia iscritta al Registro Nazionale delle varietà o al Catalogo Comunitario delle varietà. Inoltre le varietà di cui si chiede l’iscrizione, devono possedere delle caratteristiche ben precise, ossia devono essere:

  1. Distinte tra di loro.
  2. Stabili dal punto di vista genetico.
  3. Sufficientemente omogenee.
  4. Possedere un valore agronomico o di utilizzo soddisfacente.

Le varietà antiche, per la natura di come sono fatte, non possono avere tutte queste caratteristiche contemporaneamente. Questo perché posseggono un’ampia base genetica, la quale risulta difficilmente superabile dal punto di vista agronomico nelle rispettive zone d’origine della varietà e perché derivanti da un processo di selezione semplice attuata dagli agricoltori fin dalle epoche più antiche.
Le varietà locali, a causa di queste motivazioni hanno rischiato di scomparire definitivamente, ed essere soppiantate dalle varietà commerciali più moderne. Ciò che gli agricoltori avevano fatto per millenni improvvisamente è diventato illegale, perché le varietà antiche non potendo essere iscritte ad un registro varietale (per la mancanza delle caratteristiche su indicate), non erano più commerciabili.
In altri termini possiamo affermare che il processo di selezione artificiale, accompagnato dalla stesura della legge sementiera, ha fatto si che alcune specie fossero protette dal punto di vista della scienza, mentre le altre rimaste orfane sono state dimenticate. Infine tutte quelle piccole ditte sementiere che fino ad ora avevano collezionato i semi in istituti pubblici, sono state soppiantate dalle grandi multinazionali capaci di acquistare a prezzi molto più competitivi sul mercato poche varietà moderne da seme.

F.1) Le varietà da conservazione
Per scongiurare il rischio d’estinzione delle varietà antiche, la Comunità Europea ha istituito nel 1998, all’interno della legge sementiera le cosiddette varietà da conservazione.
Con il termine di varietà da conservazione, si intendono tutte le varietà adatte alle condizioni locali e regionali, minacciate dal rischio d’estinzione per cui esiste un interesse alla commercializzazione delle sementi.
Per questo possiamo affermare che il termine varietà da conservazione è sinonimo di varietà locale a rischio d’estinzione. La stessa Comunità Europea inoltre ha introdotto la possibilità d’iscrizione delle varietà da conservazione in un’apposita sezione del Registro nazionale delle varietà o del Catalogo Comunitario Europeo, rendendone di fatto possibile la loro commercializzazione.
Questa possibilità d’iscrizione molto importante per la salvaguardia della diversità genetica, ha incontrato molti ostacoli in fase di attuazione, attribuibili alla mancanza di norme tecniche chiare e condivise.
Per ovviare alla confusione che si era creata al riguardo l’iscrizione delle varietà da conservazione, al Registro Nazionale delle Varietà o al Catalogo Comunitario delle varietà vegetali, sono state stabilite alcune caratteristiche che devono possedere tali varietà.
Esse sono:

  1. Le varietà da conservazione, sono varietà locali di specie a rischio d’estinzione, iscritte ai Repertori Regionali delle risorse genetiche.
  2. Sono considerate locali ossia autoctone.
  3. Devono essere distinte per un numero minimo di caratteri, individuati tra quelli considerati indispensabili per il riconoscimento della specie.
  4. Il grado di omogeneità deve essere quello individuato durante la caratterizzazione morfologica delle varietà e deve essere dichiarato in fase di registrazione per la loro commercializzazione.
  5. Devono essere soggette a dei rigorosi controlli.
  6. Per ogni varietà, deve essere definita l’area geografica di origine, di conservazione e di commercializzazione in maniera coincidente.
  7. Il grado di autoctonia, deve essere dimostrato da un’indagine storica, documentale e bibliografica, attraverso interviste locali, dimostrando inoltre il legame con la tradizione e la culturale contadina locale.

La Regione Toscana, in seguito alla mancanza di una normativa specifica per quanto riguarda le varietà da conservazione, e dovendo affrontare nell’ambito del territorio tutte le problematiche legate alla conservazione delle varietà antiche, introdusse uno strumento estremamente innovativo, culminato con la costituzione del Registro Regionale delle Varietà da Conservazione (Art. 10 Legge Regionale 64/2004).
Questo registro, permette di rendere possibile la commercializzazione delle varietà locali a rischio d’estinzione, eliminando il vuoto normativo esistente.
In pratica la legge toscana, cercò di collocare il Registro delle varietà da conservazione, nell’ambito della normativa nazionale e comunitaria già esistente, ma con dei punti di forza in più che sono: il Repertorio Regionale, i Coltivatori Custodi, la Banca Regionale del Germoplasma e la Rete di Conservazione e Sicurezza.
Il Repertorio Regionale, ci dà la garanzia di maggiore sicurezza nell’individuazione e nel riconoscimento delle varietà antiche.
I Coltivatori Custodi e la Banca Regionale del Germoplasma, provvedono alla conservazione delle varietà locali.
Infine la Rete di Conservazione e Sicurezza permette la circolazione tra i vari soggetti aderenti del materiale di propagazione, per la difesa e salvaguardia della biodiversità.

F.3) Le Direttive comunitarie 62/2008 (sulle specie da pieno campo) e 145/2009 (sulle specie ortive)
Tuttavia però in fase di redazione del regolamento di attuazione della legge regionale 64/2004, l’art. 10 sul registro regionale delle varietà da conservazione è stato stralciato in quanto nel frattempo sono state emanate due Direttive comunitarie sui Registri per le varietà da conservazione.
Secondo queste due Direttive, le varietà da conservazione, per essere iscritte al registro omonimo devono seguire una procedura di accettazione ufficiale la quale deve tener conto di specifiche caratteristiche ed esigenze qualitative.
In particolare si tiene conto dei risultati di valutazioni non ufficiali e delle conoscenze acquisite con l’esperienza pratica durante la coltivazione, la riproduzione e l’impiego e anche una serie di descrizioni dettagliate delle varietà e dei loro nomi comuni, così come sono stati notificati dagli Stati Membri.
Queste caratteristiche sono sufficienti ad escludere dall’obbligo di un esame ufficiale della varietà prima di essere iscritta al registro. Da queste definizioni si evince chiaramente che le varietà da conservazione a livello normativo non possono per loro natura rispondere in maniera completa ai requisiti richiesti dalle comuni varietà agrarie. Per questo occorre fare alcune deroghe sulla loro omogeneità genetica e sul loro valore agronomico.
Ad oggi la Direttiva CE 62/2008 che riguarda il Registro delle varietà da conservazione per le specie agrarie (frumento, orzo, segale, mais, patata, foraggere, piante tintoree ecc.), è stata recepita dallo stato italiano con il Dlgs 149 del 29 ottobre 2009.
Mentre la Direttiva CE 145/2009 relativo al Registro delle varietà da conservazione per le specie ortive (fagiolo, cece, pisello, pomodoro, melanzana, peperone, cocomero, melone, zucchina, zucca, cavolo, bietola, aglio, cipolla, cicoria, lattuga, carota, zafferano ecc.) è stata sempre recepita dallo stato italiano con il Dlgs 267/2010.
In Italia sono ben 9 le varietà da conservazione di specie agrarie (in particolare mais) e 8 le varietà da conservazione di specie ortive iscritte negli appositi registri.
L’applicazione di questo decreto permetterebbe alle piccole ditte sementiere interessate di provvedere alla commercializzazione delle specie agrarie su esposte, previa iscrizione della varietà al registro specifico.
Quello che ancora manca a livello italiano (come stato membro dell’Unione Europea) è il decreto attuativo che permetterebbe di attuare e regolare la commercializzazione delle sementi antiche, secondo quanto previsto dall’Art. 19-bis della legge sementiera 1096/71.
La mancanza di questo decreto, tende a bloccare attualmente la loro commercializzazione ma non l’iscrizione al Registro delle varietà da conservazione e l’eventuale scambio gratuito tra gli agricoltori.

G) Il Contrassegno Regionale
Il Contrassegno Regionale (Art. 11 Legge 64/2004), rappresenta assieme al Registro delle Varietà da Conservazione, uno degli strumenti indispensabili e importantissimi per la valorizzazione delle varietà antiche, perché è concepito allo scopo di tutelare il diritto d’informazione e di scelta del consumatore, il quale acquistando un prodotto che riporta tale contrassegno, sa che è ottenuto a partire da una varietà locale a rischio d’estinzione, e così facendo collabora alla salvaguardia del patrimonio della biodiversità.
Il Contrassegno Regionale riporta la seguente dicitura: Ottenuto da varietà locali e può essere apposto nell’etichetta di un prodotto fresco o trasformato, ottenuto da varietà antiche a rischio d’estinzione iscritte ai Repertori Regionali della Toscana.
Attraverso l’uso del contrassegno, si permette inoltre un riconoscimento sul mercato di un valore aggiunto, rispetto ad altri prodotti ottenuti da varietà moderne, incentivando la coltivazione delle varietà locali, allo scopo di impedirne la loro definitiva scomparsa. Inoltre la dicitura varietà locale, è anche sinonimo di genuinità del prodotto, il quale esclude in partenza la presenza di OGM (organismi geneticamente modificati) e l’uso di qualsiasi prodotto chimico non ammesso nell’agricoltura biologica.
Anzi direi di più, è proprio nelle aziende agricole che producono e trasformano secondo il metodo dell’agricoltura biologica al quale è riservato il diritto di apposizione del contrassegno. Per questo i prodotti contraddistinti dal Contrassegno Regionale, sono certificati da degli organismi competenti, secondo quanto già previsto per i prodotti biologici.
La valorizzazione attraverso l’uso di questo valido strumento, in realtà è l’unico vero mezzo necessario per impedire che una varietà antica scompaia definitivamente, perché permette in modo naturale, la circolazione del materiale di moltiplicazione varietale, favorendo nel contempo la tutela della biodiversità e la possibilità di conservazione alla future generazioni.
L’applicazione del Contrassegno Regionale, è soggetta a delle rigide regole generali della normativa comunitaria e nazionale in materia di etichettatura obbligatoria e facoltativa. Il rilascio del Contrassegno è svolto direttamente dalla regione.

BIBLIOGRAFIA:
1) Bartoli M, Longhi F., Bazzanti N., Turchi R., 2010. La tutela e la valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali in Toscana. ARSIA – Regione Toscana, Edizione aggiornata, Firenze.

2) Regione Toscana, 1999. Zucchina Fiorentina. Archivio foto

3) Shiva V., et al 2012. La libertà dei semi. Rapporto globale dei cittadini. Navdanya International Firenze.

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