Il melone

A) Origine e diffusione
Il melone chiamato anche popone (in alcune zone della Toscana), è una specie orticola originaria dell’Africa tropicale e subtropicale. La sua introduzione in Italia si fa risalire all’epoca Cristiana.
Attualmente a livello mondiale il melone è coltivato in numerosi paesi del Mondo quali Cina, Stati Uniti, Iran, Spagna, Francia e Italia, Egitto, Iran, Messico, Siria e Giappone.
In Italia la coltura è particolarmente estesa nelle regioni meridionali come la Sicilia, la Campania e la Puglia, anche se può raggiungere delle estensione colturali interessanti a nel Lazio e in Toscana, dove viene coltivato in pieno campo. Mentre nelle regioni settentrionali , come in Emilia – Romagna, e in Veneto si coltiva preferibilmente sotto tunnel di plastica o in serra.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Cucurbitales

Famiglia: Cucurbitacee

La specie più interessante riguardo la produzione dei frutti è il Cucumis melo.
Il melone è una pianta annuale e polimorfa per i numerosi caratteri sia della pianta che del frutto.

C) Caratteristiche botaniche
C.1) Fusto e radici
La pianta, presenta degli steli erbacei angolosi e pelosi con un fusto un fusto strisciante o rampicante, ramificato, lungo alcuni metri e provvisto di organi di sostegno (cirri).
Le radici invece hanno un aspetto fibroso e sono poco consistenti. Prevalentemente sono superficiali (10 – 40 cm), anche se in alcune condizioni possono approfondirsi oltre 1 metro e diffondersi lateralmente.

C.2) Foglie e fiori
Le foglie sono alterne, opposte ai cirri, reniformi o cuoriformi che portano all’ascella i fiori. Le varietà coltivate presentano alcune fiori unisessuali, mentre altre presentano frutti perfetti o ermafroditi.
Per questo in base alla frequenza dei vari tipi di fiori sulla pianta avremo:

  • Varietà andro – monoiche
    Con fiori maschili ed ermafroditi.
  • Varietà monoiche
    Con fiori maschili e femminili.

I fiori maschili sono di solito riuniti in gruppi di 3 – 5 per ogni nodo e sono di colore giallo, mentre quelli femminili ed ermafroditi possono essere solitari o riuniti a coppie. La specie è allogama (a fecondazione incrociata) con l’impollinazione che è operata dagli insetti.

C.3) Frutti e semi
Il frutto è un peponide di dimensioni e forme diverse (sferica o ovale) che può raggiungere il peso anche di alcuni Kg.
I semi del melone alloggiati nella polpa del frutto e sviluppati diversamente a seconda delle varietà coltivate, hanno una forma ellittica o schiacciata e un peso variabile dai 10 ai 20 grammi.

D) Classificazione delle varietà
In base alle caratteristiche del frutto, i meloni sono distinti in diverse categorie o varietà.
Le più importanti sono:

  • Meloni cantalupi o zatte (Cucumis melo var. cataloupensis)

Sono meloni estivi di forma sferica, allungata o leggermente schiacciata con buccia di colore verde – giallo, liscia o verrucosa e con costole marcate. Il colore della polpa va dal rosa all’arancio fino al color salmone.
La loro maturazione è precoce e presentano una scarsa conservabilità.

  • Meloni retati o reticolati (Cucumis melo var. reticulatus)

Sono sempre meloni estivi, di forma ovale o rotondeggiante, con superficie retata ricca di costolature che si formano nella fase finale d’ingrossamento del frutto. La polpa del frutto assume colori che vanno dal verde – giallo all’arancione e hanno scarsa conservabilità dopo la maturazione.
La maggior parte delle varietà moderne di melone coltivato appartengono a questa categoria.

  • Meloni da inverno (Cucumis melo var. inodorus)

Sono meloni a ciclo più lungo, con frutti grandi e pesanti, a superficie liscia o corrugata e di colore verde – giallo o verde scuro. La polpa si presenta di colore bianco o verde chiaro. Il peduncolo non si stacca facilmente dal frutto.
A questa categoria appartengono varietà moto produttive ma non precoci adatte solo alla conservazione per tutto l’inverno soprattutto se raccolte prima della loro completa maturazione.

  • Meloni carosello (Cucumis melo var. inodorus sottospecie carosello)

Sono meloni di forma allungata con buccia e polpa di colore verde, che di solito vengono consumati allo stadio immaturo in insalate.

E) Germoplasma e varietà locali
Questa specie orticola, nonostante sia coltivata da molto tempo in Italia non ha però sviluppato nel corso del tempo delle varietà locali e tipiche di alcuni territori tranne degli ambienti della Pianura Padana, della Toscana e della Puglia.
In Toscana, ad esempio le zone più vocate alla coltivazione del melone sono quelle del litorale tirrenico e le zone pianeggianti della provincia di Firenze, Arezzo e Pisa.
Proprio in provincia di Firenze e in particolar modo nella zona dell’Empolese – Valdelsa è stata recuperata ed oggi coltivato nuovamente, una varietà locale chiamata Popone Zatta. Questa varietà un tempo molto diffusa e coltivata nella zone empolese, oggi grazie al ritrovato interesse di molti agricoltori locali è stata di nuovo diffusa in coltivazione e rivalutata dal punto di vista qualitativo e organolettico.
La varietà presenta una buccia ricca di costolature e molto corrugata con un colore variabile dal giallo al verdastro che in alcuni casi è chiazzato in altri invece è uniforme.
La polpa vira dal giallo intenso, all’arancione più o meno chiaro.
In Pianura Padana e in particolare nella zona pianeggiante di Reggio Emilia è diffusa una varietà locale chiamata Melone Rospo.
Si tratta di una varietà con frutto di media grandezza a forma rotondeggiante leggermente ellissoidale, con una buccia di colore giallo intenso con profonde corrugazioni e delle strutture bollose evidenti che lo fanno assomigliare ad un rospo. La polpa è di colore dall’arancione chiaro all’arancio intenso.
Un’altra zona tipica per la produzione di meloni locali è la Puglia, in particolare quella della provincia di Lecce nel Salento. In questi ambienti si sono venuti a diffondere nel corso dei secoli delle varietà o ecotipi diversi della stessa varietà, i quali hanno assunto nomi differenziabili in base all’utilizzo e alla zona di coltivazione.
Tra le varietà locali più diffuse ricordiamo:

1) Melone di Gallipoli.

2) Melone di Morciano.

3) Melone Barattiere.

4) Melone Scopatizzo.

5) Melone Spuredde.

6) Melone Tortarello.

7) Melone Meloncella.

8) Melone Carosello di Manduria.

F) Esigenze pedoclimatiche
Il melone è una specie ad elevate esigenze termiche e richiede climi caldi per la crescita e produzione dei frutti. Per la germinazione sono necessarie temperature di 14 °C per almeno 15 giorni, mentre per la crescita le temperature ottimali si aggirano sui 18 – 20 °C la notte e di 25 – 30 °C il giorno. Inoltre le condizioni termiche in cui sono allevate le piantine nelle prime fasi di crescita condizionano anche l’espressione del sesso inteso come rapporto tra fiori maschili e femminili.
Le alte temperature anticipano e aumentano la presenza di fiori maschili, mentre le basse temperature aumentano la presenza di fiori femminili.
Il melone pur adattandosi in vari tipi di terreno preferisce quelli profondi , ricchi di potassio K (pianta potassofila), con buona capacità di ritenzione idrica e ben drenati. Il pH ottimale è compreso tra 6 e 7,5. Presenta inoltre una buona tolleranza al calcare, mentre mal si adatta ai terreni acidi.

G) Avvicendamento e preparazione del terreno
Il melone, è una coltura da rinnovo e come tale richiede lavorazioni profonde adeguate e concimazioni organiche abbondanti al fine di sostenere la produzione della pianta per tutto il ciclo produttivo.
La tecnica migliore per la preparazione del terreno consiste nell’eseguire una lavorazione autunnale ad una profondità di 50 – 60 cm, seguita da una più leggera in inverno a 25 – 30 con successivo interramento di concimi.

H) Semina
La specie, richiede un’accurata preparazione del letto di semina, necessaria per accogliere i semi garantendo loro le migliori condizioni di vita.
Nelle regioni centro – meridionali, la semina si effettua a dimora in pieno campo quando è finito il periodo freddo e la temperatura si è stabilizzata intorno ai 12 °C.
Nelle regioni settentrionali invece, la coltivazione viene effettuata in tunnel di plastica, in letto caldo o in serra in vasetti di carta o di torba oppure in fitocelle, per poi concludersi con il successivo trapianto quando le piantine hanno 2 – 3 foglie vere.
La distanza tra le file varia da 80 a 120 cm, mentre quella sulla fila varia da 50 a 100 cm.

I) Nutrizione minerale e concimazione
Il melone, è una specie molto sensibile alla carenze ed eccessi di elementi minerali nel terreno. Infatti, la maggior parte del fabbisogno nutritivo della pianta si verifica nella fase di allegagione dei frutti con forte assorbimento sia di potassio K che di magnesio Mg. L’azoto N, il fosforo P e il calcio Ca vengono assorbiti più regolarmente fino allo sviluppo completo dei frutti.
Le carenze di azoto e di magnesio nel terreno comportano una riduzione dell’allegagione dei frutti, mentre la carenza di fosforo riduce fortemente la produzione.
La carenza di molibdeno Mo invece può causare l’arresto della crescita delle piante (nanismo) seguito da un ingiallimento e un disseccamento delle foglie, mentre l’eccesso di manganese Mn può causare disseccamenti a livello delle nervature fogliari e comparsa di macchie brune sul fusto.
La concimazione del melone, prevede l’apporto di una buona dose di concimi organici al momento dell’impianto, seguita da una successiva distribuzione di concimi a base di potassio in copertura in modo da assicurare una buona produzione e ottenere frutti più zuccherini.

L) Cure colturali
Tra le cure colturali successive da eseguire durante la coltivazione, sono importanti le sarchiature, le scerbature e l’apporto idrico frequente mediante il ricorso all’irrigazione.
Riguardo infatti alle esigenze idriche del melone ricordiamo che i suoi fabbisogni idrici sono elevati tra la fase di allegagione e di ingrossamento dei frutti.
Per questo i terreni sabbiosi considerati i migliori per la produzione del melone, consentono di ottenere produzioni anticipate però di scarsa qualità se non si interviene con apporto di sostanza organica e di un’adeguata irrigazione.
L’irrigazione in pieno campo tuttavia deve essere calibrata secondo l’andamento climatico tenendo conto anche dei rischi che l’eccesso di umidità nella fase di maturazione, possono provocare a livello dei frutti.
La distribuzione dell’acqua può essere fatta ricorrendo a sistemi di irrigazione per infiltrazione laterale o a solchi, e sistemi a goccia o a pioggia.

M) Produzione del seme
Per la produzione del seme è necessario mantenere il più possibile la purezza varietale. Essa può essere ottenuta distanziando le diverse varietà di almeno 1 km. In alternativa è possibile utilizzare degli isolatori con insetti pronubi all’interno, anche se risulta una tecnica complicata e costosa.
L’impollinazione manuale è possibile ma richiede molto tempo, perché una grande quantità di fiori femminili (60 – 70%) tende ad abortire, cosicché è difficile stabilire quale fiore femminile porterà il frutto a maturazione, anche se generalmente i primi fiori femminili che si formano sono quelli che con maggiore probabilità giungeranno a fine ciclo. Occorre pertanto impollinare manualmente diversi fiori per avere buone probabilità di successo.
I frutti che si formano da fiori non impollinati (frutti partenocarpici), vanno eliminati perché privi di semi. In tal modo si consente alla pianta di allungare il ciclo vegetativo e di produrre altri fiori femminili.
La raccolta dei semi si effettua quando il frutto è maturo. I semi vanno liberati dai residui della polpa, lavandoli in acqua corrente e posti ad asciugare in un luogo ombreggiato e ventilato.
Se conservati bene, i semi possono rimanere vitali anche fino a 5 anni.

O) Raccolta
La raccolta del frutto è progressiva e viene fatta 2 – 3 giorni prima della maturazione dei frutti, cioè quando il picciolo si stacca dal frutto con facilità e la buccia passa dal verde al giallognolo. Altri segni che possono essere presi in considerazione per stabilire il momento migliore in cui eseguire la raccolta dei frutti sono:

  •  Il distacco del peduncolo dei frutti.
  •  L’ammorbidimento dell’apice del frutto.

Il sistema di raccolta tuttavia può variare a seconda del tipo di melone in oggetto.
Nei meloni cantalupi e retati siccome l’accumulo degli zuccheri nel frutto continua fino alla maturazione fisiologica è importante anticipare non troppo la raccolta in modo da no avere frutti di qualità scadente.
Nei meloni invernali invece l’accumulo degli zuccheri nel frutto è più precoce, per cui essi devono essere raccolti almeno 10-15 giorni prima della completa maturazione del frutto. La raccolta dei frutti deve essere fatta al mattino presto in maniera scalare almeno ogni 2 – 3 giorni per evitare problemi di sovramaturazione.

P) Caratteristiche nutrizionali
Il melone si caratterizza per essere un frutto molto ricco d’acqua e soprattutto di carboidrati (glucosio, fruttosio e saccarosio). Abbastanza buono è il suo contenuto di fibre solubili, mentre scarso è il contenuto di lipidi e proteine.
Il frutto tuttavia è anche molto ricchi di minerali (fosforo P, sodio Na, calcio Ca, potassio K e ferro Fe) e di vitamine (vitamina A, vitamina B1, vitamina B2, vitamina PP e vitamina C).
L’aroma particolarmente intenso e il sapore gradevole, è dovuto alla presenza di numerosi composti volatili, capaci anche di influenzare le caratteristiche organolettiche del frutto.

Q) Utilizzazione e proprietà
Il frutto viene prevalentemente consumato fresco, da solo o insieme ad altri tipi di frutti sotto forma di macedonie, dessert o gelati.
Uno degli utilizzi più diffuso e comunemente conosciuto del frutto, è quello sotto forma di antipasto assieme agli affettati come il prosciutto crudo o il salame.
Scarsa è invece la sua utilizzazione industriale per la preparazione di sciroppi e surgelati a causa dell’estrema deperibilità del frutto.
Il melone viene impiegato per le sue funzioni antiossidanti, necessarie a rimuovere i radicali liberi che si producono nel nostro organismo. Contribuisce a mantenere la pelle elastica e quindi capace di proteggerla dalle radiazioni solari, inoltre potenzia l’attività del sistema immunitario e rinforza le membrane dei polmoni e dell’intestino.
Il frutto favorisce la respirazione cellulare, l’assimilazione del ferro, garantisce lo stato di salute delle ossa e cartilagini, previene l’insorgenza dell’influenza e raffreddori e aiuta nel caso di svogliatezza e depressione nervosa. Infine è un ottimo frutto depurativo e lassativo, mantiene costante l’equilibrio salino del corpo, ha proprietà rinfrescanti e reidratanti e aiuta ad eliminare il contenuto di colesterolo in eccesso.

BIBLIOGRAFIA:
1) Cerretelli G., Vazzana C., 1995. Un seme, un ambiente: manuale di autoriproduzione delle sementi. Regione Toscana – Giunta regionale, Dipartimento di Agricoltura e Foreste, Edizioni Regione Toscana, Firenze.

2) Paragrafo S.T., 1998. Il grande libro delle Cent’erbe. Demetra Srl. Colognola ai Colli (VR).

3) Regione Toscana, 2002. Popone Zatta. Archivio foto.

4) Tesi R., 1994. Principi di orticoltura e ortaggi d’Italia. Edagricole – Edizioni agricole, Bologna.

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