Il cocomero

A) Origine e diffusione
Il cocomero chiamato anche con il nome di anguria, è una pianta originaria dell’Africa Centrale. E’ stato coltivato in quegli ambienti fin dai tempi antichi, come è dimostrato dai dipinti degli antichi Egizi. Il cocomero si trova citato anche nella letteratura araba, berbera, sancrita e spagnola. Fu importato dall’India nel Bacino del Mediterraneo e probabilmente è stato introdotto in Italia all’inizio dell’Era Cristiana.
Il cocomero è diffuso in coltivazione in tutti i continenti. I più importanti paesi produttori sono: la Cina, la Turchia, la Russia, l’Egitto, gli Stati Uniti, la Siria, l’Iran e il Giappone.
In Italia il cocomero è coltivato principalmente sia al nord che al sud. Nell’Italia settentrionale è ampiamente coltivato in Pianura Padana. Nell’Italia centrale lo troviamo diffuso nel Lazio, mentre al meridione è coltivato principalmente in Puglia, Campania e Calabria.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine: Cucurbitales

Famiglia: Cucurbitacee

La specie più importante utilizzata per la produzione del frutto è il Citrullus lanatus.
Il cocomero è una pianta erbacea caratterizzata da un a ciclo primaverile – estivo.

C) Caratteristiche botaniche
C.1) Radice e fusto
Il cocomero presenta delle radici molto ramificate e diffuse in superficie. E’ una pianta dotata di steli a portamento strisciante a loro volta costituiti da organi rampicanti (cirri) e dotati di numerose ramificazioni laterali (chiamate catene) di 1° e 2° ordine.

C.2) Foglia e fiore
Le foglie sono alterne e di forma lobata, mentre i fiori sono disposti all’ascella delle foglie, risultando piccoli, solitari e di colore giallo. Generalmente i fiori sono unisessuali (per questo vi sono piante maschili e femminili), sebbene in alcune varietà si possono trovare fiori ermafroditi e fiori solo maschili. I fiori di cocomero vengono di solito impollinati dalle api, si aprono al mattino e generalmente rimanendo aperti per tutto il giorno.
Le piante sono tutte autocompatibili, ma a causa della presenza di fiori unisessuali tutte le varietà possono incrociarsi tra di loro.

C.3) Frutto e seme
Il frutto è un peponide di forma sferoidale o allungata con buccia liscia di colore variabile dal verde chiaro al verde scuro o striato. La buccia del frutto è di solito coriacea e ricoperta da sostanze cerose. La polpa può essere invece di colori diversi variando dal rosso, al rosa, al bianco fino addirittura al giallo essendo di solito più zuccherina procedendo verso il centro del frutto.
I semi sono immersi nella polpa e risultano di forma schiacciata o ovale e possono essere neri, bianchi, gialli e marroni.

D) Germoplasma e varietà locali
Delle numerose varietà locali di cocomero presenti un tempo (circa 24), oggi ne sono rimaste molte poche, perché il cocomero attualmente viene coltivato in aziende specializzate e le varietà antiche sono state soppiantate da quelle moderne di origine estera soprattutto quelle ibride.
Ci sono però alcune zone d’Italia dove invece ancora oggi sono state ritrovate delle varietà locali di cocomero che soprattutto nei mercati di nicchia resistono abbastanza bene all’avvento delle varietà ibride.
In Toscana ad esempio il cocomero, veniva tradizionalmente coltivato nei terreni più fertili delle varie aziende agricole in particolare della provincia di Arezzo nel territorio della Valdichiana. Infatti l’unica varietà locale toscana di cocomero che è stata salvata dal rischio d’estinzione presente in questo territorio è il Cocomero Gigante di Fontarronco. Il nome di questa varietà deriva dalla località di Fontarronco sita nel comune di Foiano della Chiana (AR).
Il lavoro di molti agricoltori locali, le caratteristiche qualitative del prodotto finale e soprattutto i terreni freschi e fertili della zona dove tale varietà è coltivata, sono tutti fattori che hanno permesso di favorire una ripresa delle coltivazione di questo cocomero.
Il Cocomero Gigante di Fontarronco, è una varietà a frutto grosso, polpa rosso intenso e buccia di colore verde scuro uniforme.
Un’altra varietà locale che ancor oggi viene coltivata è il Cocomero Romagnolo. La sua coltivazione è diffusa particolarmente nella pianura tra Faenza, Forlì e Cesena e in tutta la Romagna. Si tratta di una varietà a frutto medio – grosso, con polpa rossa molto succosa e buccia di colore verde con striature biancastre. I semi sono di colore bianco, con una punta di colore nero. Si tratta inoltre di una varietà anche molto resistente alle manipolazioni e ai trasporti.
Altra varietà caratteristica della provincia di Alessandria è l’Anguria Bianca del Monferrato. A differenza delle varietà precedenti, questa varietà presenta un frutto leggermente più piccolo a polpa completamente bianca o leggermente virante verso il giallo, con buccia spessa di colore verde chiaro e semi di colore rosso.
Altre varietà locali di cocomero sono:

1) Anguria Scorza Nera di Brindisi.

2) Anguria Napoletana.

3) Anguria Precoce di San Pietro.

E) Esigenze pedoclimatiche
Il cocomero è una specie orticola ad elevate esigenze sia termiche che di illuminazione. Necessita di almeno 15 °C nella fase di germinazione e di 25 °C nella fase di fioritura con 12 – 14 ore di illuminazione durante la giornata.
Predilige terreni profondi, di medio impasto tendenti allo sciolto, fertili, ben dotati di sostanza organica, con una buona disponibilità idrica, particolarmente ricchi di fosforo e di potassio e con un pH compreso tra 5,5 e 6,5.

F) Rotazione colturale e semina
Il terreno da destinare alla coltivazione del cocomero deve essere lavorato a fondo e preparato per tempo come è in uso per le colture da rinnovo.
Come tutte le piante da rinnovo, il cocomero non dovrebbe essere coltivato sullo stesso terreno almeno dopo 3 – 4 anni per evitare i fenomeni di stanchezza del suolo.
La semina del cocomero, si può effettuare direttamente in campo a postarelle di 3 – 5 semi, distanti di 2 – 2,5 m tra le file e di 1 m sulla fila.

G) Concimazione
La concimazione prevede la distribuzione di un’abbondante quantità di letame al momento della preparazione del terreno in modo da sostenere dal punto di vista nutritivo la coltura per tutta la durata del ciclo produttivo.
Particolarmente importante risulta l’apporto del potassio K (pianta potassofila), che risulta fondamentale per l’ottenimento di un elevato grado zuccherino del frutto.
L’eccesso di azoto invece soprattutto nelle fasi iniziali di accrescimento della pianta, può influenzare negativamente la crescita del frutto e l’allegagione.

H) Cure colturali
Le cure colturali più importanti da eseguire per la coltivazione del cocomero sono:

  1. Irrigazione
    Soprattutto nella fase d’ingrossamento del frutto.
  2. Zappatura
  3. Sarchiatura
  4. Cimatura dei fusti principali
    A partire dal 4°-5° nodo del fusto.

La cimatura dell’asse principale sopra la 4° foglia, serve per anticipare l’emissione delle ramificazioni laterali e favorire la produzione contemporanea di più frutti.
Il primo frutto infatti formatosi su una ramificazione, ne rallenta la crescita ostacolando l’allegagione di altri frutti sullo stesso ramo.
In alcune zone è pratica usuale girare i frutti durante la fase d’ingrossamento per garantire la regolare conformazione e uniformità di colore, in altri casi le colture possono essere pacciamate a strisce.
Per avere una buona produzione di qualità, a volte risulta utile anche il diradamento dei frutti, che consiste nel lasciare quelli meglio conformati sulla pianta in numero di 3 – 4.

I) Produzione del seme
Per quanto riguarda la produzione del seme, vista la tendenza delle varietà ad incrociarsi tra di loro, per evitare le ibridazioni spontanee e la perdita di purezza varietale, sarebbe necessario isolare spazialmente le diverse varietà (almeno di 1 km circa), oppure ricorrere all’impollinazione controllata ponendo delle piccole reti o del nastro adesivo sopra i fiori prima che si aprano per impedire l’accesso agli insetti. In alternativa si può procedere all’impollinazione manuale.
L’ideale è cercare di impollinare il primo fiore femminile che si forma sulla pianta che poi sarà quello che molto probabilmente arriverà a maturazione. Inoltre è sempre vantaggioso utilizzare 3 – 4 fiori maschili per impollinarne uno femminile, perché la quantità di polline presente in un singolo fiore non è elevata.
Per la conservazione dei semi il frutto va raccolto completamente maturo. I semi vanno poi lavati accuratamente per eliminare i residui di polpa, messi ad asciugare ed infine ad essiccare in maniera opportuna. I semi se ben conservati, possono rimanere vitali fino a 6 anni.

L) Raccolta
La raccolta del frutto è scalare e si attua cercando di osservare i segni della maturazione commerciale come:

  1. La scomparsa di cera o pruina che ricopre la buccia del frutto.
  2. Il disseccamento parziale del peduncolo.
  3. Il suono cupo ottenuto percuotendo il frutto.
  4. L’ingiallimento delle strisce dei frutti.
  5. L’imbrunimento dei cirri opposti al peduncolo del frutto.
  6. Lo scricchiolio della polpa quando sottoposta a compressione.

M) Contenuto nutrizionale
Il frutto del cocomero, a differenza di tante altre specie, si caratterizza nell’essere il più ricco per quanto riguarda il contenuto di acqua, soprattutto nella polpa.
Abbastanza elevato è il suo contenuto di carboidrati (glucosio, fruttosio, saccarosio ed in minima parte maltosio), mentre risulta scarso il contenuto proteico e lipidico.
Il cocomero è molto ricco di minerali (potassio K, fosforo P, calcio Ca, magnesio Mg, sodio Na, ferro Fe, manganese Mg e selenio Se) e di vitamine (vitamina A, vitamina D, vitamina E, vitamina K, vitamina B1, vitamina B2, vitamina B5, vitamina B6, vitamina B12, vitamina PP, vitamina C e acido folico).
Un’altra caratteristica che contraddistingue questo bellissimo frutto, riguarda la buccia dura e molto spessa, ma soprattutto l’aroma e il sapore molto gradevole del frutto, impartito da delle sostanze aromatiche presenti nella polpa (eteri ed esteri volatili), i quali conferiscono un gusto piacevole e appetitoso.

N) Utilizzazione e proprietà
Il cocomero viene principalmente utilizzato per il consumo fresco, da solo, come frutto rinfrescante e dissetante, oppure assieme ad altri frutti sotto forma di macedonie, dessert, gelati e aperitivi. Scarso è invece il suo impiego per la trasformazione industriale a causa della bassa conservabilità del frutto, dovuta all’elevato contenuto di zuccheri fermentescibili.
La polpa del frutto presenta un elevato potere diuretico e depurativo, mentre i semi hanno effetto lassativo. Il consumo del frutto è sconsigliato ai diabetici e inoltre se consumato alla fine dei pasti non è ben digeribile, a causa dell’elevato quantitativo d’acqua la che ne rallenta la digestione.

BIBLIOGRAFIA:
1) Cerretelli G., Vazzana C., 1995. Un seme, un ambiente: manuale di autoriproduzione delle sementi. Regione Toscana – Giunta regionale, Dipartimento di Agricoltura e Foreste, Edizioni Regione Toscana, Firenze.

2) Paragrafo S.T., 1998. Il grande libro delle Cent’erbe. Demetra Srl. Colognola ai Colli (VR).

3) Tesi R., 1994. Principi di orticoltura e ortaggi d’Italia. Edagricole – Edizioni agricole, Bologna.

4) Regione Toscana, 2003. Cocomero Gigante di Fontarronco. Archivio foto.

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