La Pera Volpina

A) Generalità e origine del nome
Chiamasi Pera Volpina, quella varietà di pera di pezzatura piccola, di forma rotondeggiante, di colore rugginoso e con la polpa dura, diffusa prevalentemente lungo tutto l’arco dell’Appennino a partire dalla Liguria, passando dall’Emilia – Romagna fino ad arrivare alle Marche e addirittura in parte nella Pianura Padana.
La varietà è inoltre diffusa allo stato spontaneo anche nelle zone dell’Europa Orientale dove è conosciuta con i nomi di Pituralka e Wolfbirne.
Il nome curioso di questa varietà è attribuito a varie particolarità che la pianta possiede. Può essere dovuto al fatto che siccome la pianta cresce spontanea nei boschi, viene comunemente consumata a volontà dalle volpi e da altri animali carnivori. Oppure lo stesso nome, può richiamare al fatto di possedere una buccia di colore marrone che ricorda la pelliccia delle volpi, o anche perché grazie al colore scuro riesce a mimetizzarsi facilmente e quindi a scampare alla predazione degli uccelli (da qui il nome Volpina ad indicare un frutto molto furbo).

B) Origine e diffusione
Sembra che il c
entro di origine delle varietà, sia il paese di Marradi (FI) ubicato nell’alto Mugello della provincia di Firenze anche se la sua genealogia è sconosciuta. La possiamo ritrovare inoltre nelle zone attorno al comune di Firenzuola (FI) coltivata e diffusa sporadicamente nei vecchi orti.
Da questo paese la varietà si sarebbe diffusa lungo tutto l’arco appenninico, in particolare in Romagna e nella zona di Casola Valsenio (RA) rimanendo tuttavia relegata per quanto riguarda la sua coltivazione e diffusione, in ambiente pedemontano caratterizzato da terreni freschi e subacidi con un clima fresco soprattutto in estate, condizioni idonee e necessarie per impartire al frutto le sua caratteristiche tipiche.
In queste zone, la Pera Volpina ha sempre rappresentato la principale base alimentare per le popolazioni rurali di montagna soprattutto nei momenti di guerra e povertà, perché essendo una delle poche varietà che si conservano durante l’inverno poteva essere tranquillamente consumata senza problemi anche per più mesi dell’anno senza l’utilizzo di frigoriferi.
La varietà come del resto altre presenti negli stessi territorio, negli ultimi decenni ha perso una certa importanza fino ad essere quasi abbandonata. Molte piante di Pera Volpina le ritroviamo infatti abbandonate qua e la nelle campagne o nei boschi magari come vecchio sostegno di piante vite o altre piante arboree.
Grazie all’interesse e all’impegno di molti amatori soprattutto nella zona dell’area del Valsenio, la Pera Volpina è stata recuperata per poi ritornare ad essere coltivata e di nuovo utilizzata a livello gastronomico.

C) Caratteristiche della pianta e del frutto
La pianta presenta una media vigoria e una produttività elevata. Si tratta inoltre di una varietà molto rustica e quindi molto resistente ai parassiti.
Attualmente grazie proprio alla sua rusticità, molti semenzali di Pera Volpina, vengono impiegati oggi nella frutticoltura intensiva per ottenere portinnesti di pero resistenti al Colpo di Fuoco Batterico (Erwinia amylowora).
Fiorisce in maniera abbondante a partire dall’inizio di aprile e i fiori particolarmente vistosi riescono ad attrarre un gran numero di api.
Presenta una fruttificazione a grappolo caratterizzata da un’abbondante allegagione.
Il frutto è piccolo (80 – 100 g), di forma tondeggiante, con buccia di colore scuro sul rugginoso e con polpa dura, tenace, croccante, fibrosa, granulosa e quindi ricca di sclereidi, dal sapore, aspro, tannico, astringente ed amaro e con ridotto contenuto zuccherino. E’ una varietà che veniva tipicamente utilizzata per la conservazione invernale.
Infatti i frutti raccolti a fine ottobre erano capaci di conservarsi intatti e di mantenere la tipica durezza della polpa anche fino a marzo.

D) Utilizzazione del frutto
Il consumo tipico di questa pera, era rappresentato dalla cottura. Infatti con la cottura, la polpa perde la sua tipica durezza acquistando morbidezza e al contempo dolcezza e un aroma particolare. Un altro utilizzo tipico, era per la preparazione di mostarde in accompagnamento a formaggi ben stagionati e piccanti e per l’ottenimento di conserve e gelatine, vista la notevole ricchezza dei frutti in pectine.
In passato le pere di questa varietà soprattutto in Romagna, venivano lessate in acqua o nel vino Sangiovese per circa un’ora assieme alle castagne con aggiunta di zucchero spezie (cannella e chiodi di garofano) e un pizzico di sale.
I frutti si possono inoltre fare al forno accompagnati con spezie, vino e zucchero in modo da essere caramellate e quindi utilizzate per la produzione di dessert.
Sempre in Romagna Le Pere Volpine vengono impiegate per l’ottenimento di un ingrediente che fa parte della tradizione tipica del territorio denominato savor.
Il savor è una confettura casalinga ottenuta mescolando il mosto d’uva (al momento della vendemmia) con aggiunta di polpa di Pere Volpine, frutta secca e canditi.
Infine la Pera Volpina essendo caratterizzata da un elevato contenuto di fibre (solubili e insolubili), è anche molto indicata per coloro che seguono dei regimi dietetici e dimagranti grazie al suo basso apporto di calorie, ma soprattutto è consigliata per chi soffre di stitichezza grazie alla sua capacità di regolare il transito intestinale. La fibra insolubile inoltre avendo la capacità di assorbire gli zuccheri assunti con altri alimenti, aiuta a ridurne la loro assimilazione.

BIBLIOGRAFIA:
1) Dalla Ragione I., 2010. Frutti ritrovati: 100 varietà antiche e rare da scoprire.Edizioni Mondadori Arte, Milano.

2) Galbusera Bianca, 2005. Oasi di biodiversità – Frutta antica. Rovagnate (LC).

3) Regione Toscana, 2001. Foto Pera Volpina. Archivio foto.

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