Il sovescio

A) Definizione
Il sovescio, è una pratica agronomica che consiste nell’interrare alcune colture erbacee a rapido sviluppo, allo scopo di mantenere e/o migliorare le caratteristiche del terreno (fisiche, chimiche e biologiche) e soprattutto di arricchirlo di elementi minerali come:

  • N azoto (in quantità di 50 – 60 kg/ha)
  • P2O5 fosforo.
  • K2O potassio.
  • Sostanza organica (S.O) (in quantità dello 0,4 – 0,6 kg/ha).

Rispetto alla concimazione organica e quella basata sull’interramento dei residui colturali lasciati sul terreno dalle colture precedenti, il sovescio ha un’efficacia minore soprattutto per la sua bassa capacità di stabilizzare la sostanza organica del suolo in quanto si opera principalmente con piante verdi e fresche.
Il principale vantaggio di questa pratica agronomica, è di mettere a disposizione delle colture che seguono la specie interrata, grandi quantità d’azoto atmosferico N2 fissato (soprattutto se si tratta di leguminose), anche se la vegetazione che viene interrata non avendo raggiunto la maturità contiene poca lignina ossia il componente chimico che agisce da stabilizzante della sostanza organica.
Si tratta tuttavia di una pratica agronomica antichissima, molto apprezzata al tempo degli antichi Georgici romani. Questa tecnica abbandonata fino al 1800, è tornata alla ribalta agli inizi del 1900, specie soprattutto in quegli ambienti dove è diffusa la coltivazione delle piante secondo il metodo dell’agricoltura siderale basata sull’apporto di azoto al terreno mediante l’impiego di leguminose.

B) Effetti del sovescio
Questa pratica agronomica semplice, ma allo stesso tempo molto efficace per la nutrizione del terreno apporta ad esso i seguenti benefici:

  1. Aumento del contenuto di sostanza organica del suolo.
  2. Riduzione dei fenomeni di erosione e/o ristagno idrico del suolo.
  3. Riduzione dei fenomeni di compattamento del suolo.
  4. Miglioramento della portanza del suolo soprattutto per il passaggio di mezzi meccanici.
  5. Aumento dei fenomeni d’infiltrazione e permeabilità del terreno.
  6. Miglioramento della struttura del suolo.
  7. Incremento della biodiversità delle specie vegetali, della microflora e microfauna terricola.
  8. Protezione del suolo dall’effetto degli agenti atmosferici.
  9. Mantenimento del contenuto di azoto (in particolare quello nitrico NO3-).
  10. Mantenimento di un livello utile di umidità nel terreno.

E’ stato dimostrato inoltre che i migliori risultati per quanto riguarda l’applicazione della pratica del sovescio, si hanno se il materiale viene preventivamente sminuzzato o trinciato a cui fanno seguito apporti di azoto che favoriscono il normale processo di umificazione della sostanza organica rendendoli poi disponibili per la coltura che segue.
A questo proposito i concimi migliori sono quelli organici come il letame, il liquame e la pollina.

C) Specie vegetali utilizzate
Le specie vegetali che vengono utilizzate nell’impiego di questa pratica, sono principalmente piante a rapido sviluppo da impiantare nel periodo autunno – invernale.
Tra le più importanti ricordiamo:

  1. Leguminose (es. favino, trifoglio incarnato, veccia, lupino ecc.)
  2. Graminacee (es. avena, loiessa, segale ecc.).
  3. Crucifere o brassicacee (colza e senape).

Le colture da sovescio migliori sono le leguminose perché permettono di elevare il contenuto d’azoto al pari di una concimazione letamica, con abbondante rilascio anche di materiale organico e miglioramento notevole delle proprietà chimiche e nutrizionali del terreno. Questo rilascio di azoto N, avviene grazie all’abbassamento del rapporto carbonio/azoto C/N proprio per la loro capacità di fissare l’azoto atmosferico dovuta all’attività dei batteri azotofissatori presenti a livello dei noduli radicali di tali specie.
Le graminacee a differenza delle leguminose, possiedono un apparato radicale fascicolato e più superficiale che agisce come miglioratore soprattutto delle proprietà fisiche del suolo (es. porosità e struttura). Inoltre avendo una biomassa organica molto più abbondante rispetto alle leguminose, presentano un rapporto carbonio/azoto C/N più alto a causa della presenza di una maggiore quantità di residui legnosi nei tessuti della pianta. Questo permette di rilasciare una minore quantità di azoto ma un maggior contenuto di materiale organico.
Le crucifere infine rispetto alle graminacee e leguminose, presentano un apparato radicale più profondo a fittone. Queste radici oltre a disgregare e migliorare la struttura fisica del terreno grazie alla profondità che raggiungono, sono in grado anche di andare ad intercettare quegli elementi minerali (in particolare microelementi), che spesso si perdono negli strati più profondi del profilo del suolo, riportandoli a livello dello strato interessato dalle radici. In più le crucifere hanno anche la caratteristiche di arricchire di zolfo S abbassando di conseguenza il rapporto azoto/zolfo N/S.
In base a come vengono impiegate le varie specie vegetali per attuare questa pratica agronomica, il sovescio può essere:

  • Semplice
    Quando si utilizzano piante di una stessa famiglia (es. leguminose, graminacee o crucifere).
  • Complesso
    Quando invece si utilizzano dei miscugli di piante di famiglie diverse (es. leguminose/graminacee; leguminose/crucifere; graminacee/crucifere).

D) Tipi di sovescio
In base invece all’applicazione a livello della pratica agronomica in campo, il sovescio può essere:

  • Totale
    Quando prevede l’interramento dell’intera massa vegetale della specie appositamente coltivata.
  • Parziale
    Quando prevede l’interramento di una sola parte della vegetazione (es. ultimo taglio dell’erba medica o del trifoglio), oppure dei residui colturali dell’inerbimento nell’interfilare delle piante.

Il sovescio totale è una pratica agronomica poco applicata soprattutto nelle regioni caldo – aride al posto di una coltura principale. In questi ambienti infatti dove l’acqua è un fattore limitante, viene applicata in maniera più vantaggiosa la coltivazione di colture intercalari autunno – invernali per le successive colture primaverili – estive principali in modo da non comportare un veloce esaurimento delle riserve idriche del suolo e arricchirlo maggiormente. La pratica del sovescio totale invece trova giustificazione negli ambienti delle regioni più fresche e umide con terreni aventi buone disponibilità idriche.
In tutti gli altri casi la pratica migliore da attuare sia per motivi economici ma anche per quanto riguarda i vantaggi a livello del terreno, è quella del sovescio parziale.
A livello degli appezzamenti di pieno campo, la pratica del sovescio si effettua ricorrendo all’aratura mediante l’aratro o ancor meglio ricorrendo alla sarchiatura e/o erpicatura, invece negli orti a conduzione familiare si effettua tramite vangatura con vanga manuale.
La pratica del sovescio trova ampia applicazione soprattutto nelle colture arboree da frutto (vigneti, oliveti ecc.) e in particolar modo nei sistemi condotti secondo il metodo dell’agricoltura biologica.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA.VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

2) Landi R., 1999. Agronomia e ambiente. Edagricole. Edizioni Agricole. Bologna.

3) Zanchi C., 2001. Agronomia generale. Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente. Facoltà di Agraria. Università degli studi di Firenze.

4) http://www.ideegreen.it, 2016. La pratica del sovescio nell’orto. Archivio foto.

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