L’acquisto e la qualità del materiale di propagazione delle specie da frutto

A) Generalità
Nel procedere alla scelta del materiale di propagazione e quindi della varietà da moltiplicare, è necessario considerare alcuni aspetti importanti che riguardano la certificazione genetica e sanitaria del materiale.
Per cui se da una parte, risulta importante che la specie e varietà messa a dimora sia corrispondente a quella richiesta, dall’altra è necessario anche che il materiale sia realmente sano dal punto di vista fitosanitario.
L’importanza di sanità del materiale di propagazione, si rende estremamente necessario soprattutto quando si fa ad impiantare il frutteto in terre vergini (mai coltivate), a causa della presenza di molti parassiti tra cui virus e batteri strettamente legati alla specie. In questi ambienti, l’apporto di questi parassiti potrebbe comportare una forte alterazione degli equilibri biologici, ed è per questo che è necessario l’uso di materiale di propagazione sano e certificato.

B) Certificazione del materiale di propagazione
Attualmente la produzione, il commercio delle piante da frutto e i relativi materiali di propagazione (talee, marze e portinnesti), sono soggetti ad una regolamentazione comunitaria (n. 92/34 CEE e recepita con il DPR 697/96 e con Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 14/4/1997) e nazionale estremamente rigida e severa.
Le specie da frutto oggetto di questa norma sono: melo, pero, cotogno, pesco, albicocco, susino europeo, susino cino giapponese, ciliegio dolce, ciliegio acido, mandorlo, agrumi (arancio, limone, mandarino, pompelmo e lime), olivo, nocciolo, noce, pistacchio, rovo, lampone, ribes, uva spina e fragola.
L’insieme di queste leggi comunitarie e nazionali, stabiliscono anche i requisiti di qualità che devono possedere le piante da frutto poste in commercio e gli obblighi a cui devono sottoporsi tutti coloro che producono o vendono piante da frutto, permettendo la tutela del consumatore e la qualità delle produzioni.
L’unica pianta che non viene sottoposta alla normativa europea sulla qualità della produzione vivaistica, è la vite.
La produzione e il commercio delle barbatelle (talee autoradicate) di vite, è sottoposta invece ad un sistema di certificazione obbligatoria sancito dal DPR n.1164 del 24 dicembre 1969, nel quale si introduce anche un sistema di certificazione volontaria.
Questo vuol dire che tutto il processo di produzione delle piante di vite, dalle piante madri (i cosiddetti nuclei di premoltiplicazione), fino alle barbatelle e agli utilizzatori finali, è sotto il controllo di un ente certificante, che è rappresentato dall’Istituto Sperimentale di Viticoltura di Conegliano Veneto (TV).
Grazie a questo organo di controllo, possono essere commercializzate solo la varietà di vite iscritte al Registro Varietale Nazionale, e le barbatelle devono essere cartellinate con delle apposite etichette rilasciate dall’ente che le certifica, distinte in categorie di:

  1. Base.
  2. Certificate.
  3. Standard.

Le categorie di base e certificate sono riferite ai cloni, le varietà e i portinnesti delle piante, mentre la categoria standard è riferita solo alla varietà di vite.
Per cui prima di procedere all’acquisto di una varietà di vite, da vino o da tavola, è necessario che essa provenga da una partita regolarmente cartellinata dal vivaista produttore.
Per questo per poter essere certi della garanzia di qualità del prodotto, è necessario acquistare le piante da frutto da ditte fornite di regolarizzazione da parte del Servizio Fitosanitario Regionale, che rappresenta l’organo competente autorizzato al controllo e alla vigilanza della produzione vivaistica.

C) I produttori vivaistici
A seconda della finalità di produzione vivaistica, le ditte autorizzate alla produzione di materiale di propagazione sono distinte in due tipologie che sono:

  • Fornitori accreditati.
  • Piccoli coltivatori.

I fornitori accreditati sono coloro che producono, accrescono, conservano, commercializzano piante da frutto destinate a soggetti professionali del settore (commercianti, altri vivaisti e agricoltori professionali).
Queste ditte, grazie all’autorizzazione del Servizio Fitosanitario Regionale, sono tenute alla vendita delle piante da frutto grazie anche ad una riconosciuta professionalità del suo titolare o incaricati, in tutto il processo produttivo. Ovviamente essi devono rispettare tutte le norme di commercializzazione delle piante da frutto e possedere un documento di commercializzazione.
I piccoli coltivatori invece, sono coloro che producono e vendono le piante da frutto a livello locale, verso un pubblico di persone non professionalmente impegnate (hobbisti). L’autorizzazione vivaistica rilasciata a queste ditte, è più semplice rispetto ai fornitori accreditati, inoltre non hanno l’obbligo di rilasciare il documento di commercializzazione, ma devono comunque rispettare i requisiti di qualità definiti dalle norme comunitarie e nazionali.
Sia nel caso dei fornitori accreditati, che dei piccoli coltivatori, le piante da frutto esposte in vendita, devono obbligatoriamente essere fornite di un’etichetta, dove deve essere riportato il nome del produttore, la specie e la varietà della pianta.
È fondamentale inoltre conoscere il codice di autorizzazione della ditta da cui si acquistano le piante, perché l’iscrizione al Registro unico dei Produttori vivaistici, attesta che il vivaio è sottoposto a dei controlli da parte del Servizio Fitosanitario Regionale.
In Italia la funzione di Servizio Fitosanitaro Regionale, è affidato all’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale (ARPAT).
A questo ente ci si può rivolgere per avere informazioni sulle norme che regolano l’attività vivaistica e per segnalare problemi di piante non corrispondenti ai requisiti di qualità richiesti.
Quando si vanno ad acquistare piante da frutto di 2 o 3 anni coltivate in contenitore è necessario verificare inoltre che siano invasate da almeno una stagione e non debbono aver sofferto a seguito della permanenza per un periodo molto lungo in vaso.
Per verificare tutto questo, basta togliere la pianta dal vaso. Se la pianta presenta del terriccio attaccato alle radici più grosse e queste risultano ben distribuite nella massa di terra, significa che l’allevamento in contenitore della pianta è stato effettuato nel migliore dei modi.
Se si acquistano invece piante a radice nuda, è necessario verificare che l’apparato radicale della pianta sia ben sviluppato, le gemme siano fresche e il punto d’innesto sia ben saldo.
Tuttavia se si vogliono avere dei buoni risultati e soprattutto acquistare la varietà che si vuole impiantare, è necessario rivolgersi a ditte specializzate.

D) Requisiti e qualità del materiale di propagazione
Le piante da frutto e i relativi materiali di propagazione (gemme, tessuti per la micropropagazione, marze, portinnesti, talee e astoni), per poter essere commercializzati, devono soddisfare dei requisiti minimi di qualità stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale precedentemente illustrata.
Questi requisiti definiti con la sigla Cac (Conformità Agricola Comunitaria), per le piante da frutto, sono riconducibili a tre categorie

  1. Requisiti fitosanitari.
  2. Requisiti fenologici.
  3. Requisiti varietali.

I requisiti fitosanitari, sono espressi dal fatto che le piante da frutto, messe in commercio non devono possedere parassiti detti da quarantena, ossia patogeni elencati dalle norme europee, la cui diffusione può provocare delle vere e proprie epidemie di massa.
Inoltre non devono essere presenti anche parassiti detti di qualità, i quali sono descritti nell’elenco del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
In più, il materiale vivaistico non deve avere organismi nocivi che possono impedire lo sviluppo e l’utilizzo del materiale di propagazione. Qualora le piante presentino dei sintomi riconducibili al danno provocato dagli organismi nocivi, è necessario segnalare tempestivamente la partita di piante al vivaista e segnalare il caso al Servizio Fitosanitario Regionale, il quale provvederà ad effettuare gli opportuni controlli.
I requisiti fenologici del materiale commercializzato, sono espressi dal fatto che le piante acquistate devono possedere dimensioni e caratteristiche di vigoria idonee all’impiego a cui sono destinate.
È necessario inoltre garantire un certo rapporto di equilibrio tra le radici e il fusto e foglie.
I requisiti varietali infine, derivano dal fatto che tutti i produttori delle piante (sia fornitori accreditati che piccoli coltivatori), hanno l’obbligo di porre un’etichetta sulle piante, che garantisca l’identità certa della specie e varietà.
Non si possono utilizzare nomi di fantasia o casuali, perché qui si tratta di varietà iscritte ai registri varietali ufficiali e sono brevettate.
Nel caso che il nome delle varietà, non corrisponda alla varietà brevettata e descritta, il produttore dovrà tenere un registro aziendale dove riportare tutte le caratteristiche distintive della varietà dichiarata.
Quindi prima di procedere all’acquisto di varietà da frutto, è necessario accertarsi della corrispondenza che ci deve messere tra la varietà acquistata e quella iscritta al Registro Varietale.

E) Il Documento di Commercializzazione
Il Documento di Commercializzazione (DDC), è un’etichetta che serve per dimostrare l’autenticità del materiale prodotto e venduto, in modo da definire anche una tracciabilità del prodotto stesso.
Nel documento sono riportati:

  1. Il nome del produttore.
  2. Il codice di autorizzazione.
  3. La data di emissione.
  4. Il nome botanico della specie frutticola.
  5. La varietà
  6. Il portinnesto.

Per essere iscritte nel Documento di Commercializzazione, le piante devono possedere tutti i requisiti qualitativi precedentemente descritti, devono rispondere agli standard minimi della normativa europea, oppure devono essere distinte come materiale di prebase, base e certificato, se rispondono invece a requisiti delle norme sulla certificazione volontaria.
Le piante debbono poi essere commercializzate in partite uguali tra di loro in base all’origine.
Il Documento di Commercializzazione non è solo un’etichetta, ma i dati che esso contiene possono essere riportati in altri documenti di accompagnamento della merce, oppure in documenti di trasporto.
Nel caso di specie da frutto prodotte secondo la norme di certificazione volontaria, il documento viene sostituito dal cartellino rilasciato dall’ente che certifica l’autenticità del materiale di propagazione prodotto.
Colui che acquista la pianta, riceverà poi il Documento di Commercializzazione con l’obbligo di conservarlo per un anno. I fornitori accreditati, i commercianti, i piccoli coltivatori che vendono piante da frutto a persone non esperte del settore per costituire un frutteto anche familiare, non hanno l’obbligo di rilasciare il documento, ma in alternativa devono apporre un’etichetta sulle piante dove indicare il nome del produttore, la specie frutticola e la varietà.

F) Un esempio degli organismi nocivi oggetto di controllo nei vivai autorizzati: il caso del melo (Malus domestica)
F.1) Parassiti da quarantena (Allegato II Direttiva CE n.29/2000)

  • Batteri

Colpo di fuoco batterico dei fruttiferi (Erwinia amylovora).

  • Fitoplasmi

Scopazzi del melo (Apple proliferation MLO).

F.2) Parassiti di qualità (Allegato II Decreto Mi.R.A.A.F. n.14/1997)

  • Virus e fitoplasmi

Tutti.

  • Batteri

1) Tumore batterico del colletto e delle radici (Agrobacterium tumefaciens).
2) Batteriosi da Pseudomonas (Pseudomonas syringae pv. syringae).

  • Funghi

1) Marciume radicale fibroso (Armillaria mellea).
2) Mal del piombo dei fruttiferi (Chondrostereum purpureum).
3) Cancro delle pomacee (Nectria galligena).
4) Marciume del colletto e delle radici (Phytophora cactorum).
5) Marciume radicale lanoso (Rosellinia necatrix).
6) Ticchiolatura del melo (Venturia ineiqualis).
7) Verticilliosi (Verticillium spp.)

  • Insetti

1) Tignola dei frutti (Anarsia lineatella).
2) Afide lanigero del melo (Eriosoma lanigerum).
3) Cocciniglie (varie specie).

BIBLIOGRAFIA:
1) Bartoli garden, 2011. Piante a radice nuda. Archivio foto.

2) Fiorini U., 2005, 2° ristampa. Frutti antichi coltivabili biologicamente. Edizioni Masso delle Fate, Signa (FI).

3) Milano C., 2005. Acquisto di materiale di moltiplicazione di vecchie varietà di fruttiferi: come fare per essere certi della varietà e della sanità. Le collezioni del germoplasma vegetale toscano: Specie frutticole, ornamentali e forestali. Il germoplasma toscano volume. 8, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

4) Turchi R., 2005. Le collezioni del germoplasma vegetale toscano: Specie frutticole, ornamentali e forestali. Il germoplasma toscano volume. 8, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

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