Danni da antiparassitari

A) Generalità
L’uso non corretto o indiscriminato degli antiparassitari, meglio definiti con il nome tecnico di fitofarmaci (es. anticrittogamici e/o fungicidi, insetticidi, acaricidi, diserbanti ecc.) in particolari condizioni ambientali possono causare danni alle piante, alla fauna e all’uomo stesso.
Le attuali disposizioni legislative essendo molto severe, cercano in qualche modo di ridurre al minimo il rischio di tossicità a carico degli esseri viventi grazie agli innumerevoli controlli cui ogni prodotto fitosanitario viene sottoposto prima di essere diffuso in commercio prescrivendone sia i limiti che le modalità di applicazione.
Infatti l’assenza di tossicità di un fitofarmaco nei confronti delle piante, è un requisito fondamentale per le principali specie coltivate.
In questa sede ci occuperemo principalmente dei danni e della sintomatologia dovuti ad un errato impiego di prodotti fitosanitari.
Rimandiamo per cui la trattazione sulla tossicità per l’uomo e per la fauna animale/vegetale ad altro approfondimento specifico.

B) Danni a carico piante
Nonostante ciò anche prodotti definiti sicuri dal punto di vista igienico, ambientale e agronomico possono causare dei danni anche gravi a carico delle colture dovuti principalmente a:

  1. Dosaggio troppo elevato.
  2. Dosaggio del prodotto non corretto in relazione alla coltivazione da trattare.
  3. Miscele di prodotti non miscibili e incompatibili tra di loro (es. zolfo con oli minerali).
  4. Sensibilità o incompatibilità specifica di alcuni piante nei confronti di alcune molecole chimiche.
  5. Condizioni ambientali o somministrazione di un fitofarmaco in situazioni climatico – ambientali predisponenti il danno (es. il rame è fitotossico alle basse temperature e con umidità elevata, mentre lo zolfo è fitotossico in presenza di temperature elevate).
  6. Residui di fitofarmaci nel terreno.

Queste condizioni sono valevoli non solo per alcuni fitofarmaci sistemici, ma anche per quelli preventivi o di contatto come ad esempio quelli a base di rame. Per esempio vi sono alcune colture (pomodoro e pesco) che risultano essere poco tolleranti ai prodotti rameici e in queste specie possono causare dei danni durante la fioritura e in presenza di piogge prolungate favorire lo sviluppo di organi teneri e sottili più sensibili all’attacco dei parassiti.
Anche le condizioni ambientali e/o metereologiche possono aumentare la fitotossicità di un fitofarmaco con queste modalità:

  1. Le elevate temperature aumentano l’assorbimento del prodotto.
  2. L’elevata umidità atmosferica può aumentare la solubilità del prodotto e renderlo fitotossico.
  3. La presenza del vento può determinare l’effetto deriva e trasportare il principio attivo su coltivazioni vicine causando effetti fitotossici.

I danni più gravi dovuti all’uso indiscriminato dei fitofarmaci sono causati più che altro dall’uso degli erbicidi o diserbanti una delle categorie di prodotti in continua evoluzione e rapido aumento nel loro impiego.
Alcuni di essi infatti essendo prodotti ad azione selettiva, sono considerati innocui (relativamente in condizioni da verificare) finché applicati alle piante da trattare, ma diventano pericolosissimi quando per errore di applicazione o per deriva o per persistenza nel terreno entrano in contatto con piante sensibili.

C) Diagnosi e sintomatologia dei danni da antiparassitari
La diagnosi da effettuare per accertare i danni causati dall’uso non corretto dei fitofarmaci è molto difficoltosa, perché i sintomi sono in genere aspecifici e quasi sempre molto simili a quelli causati dalla presenza di inquinanti atmosferici.
L’unica condizione che distingue un danno causato da un fitofarmaco da quello causato da inquinanti atmosferici riguarda la loro dimensione territoriale.
Infatti mentre il danno causato da un fitofarmaco presenza una superficie ristretta alla zona di trattamento, il danno causato da un inquinante si estende in un territorio più ampio.
Anche altri danni dovuti per esempio all’eccessivo abbassamento termico in presenza di gelate possono causare delle convergenze sintomatologiche diffondendo il danno non solo ad una sola coltivazione ma anche ad altre piante.
Tra i sintomi rilevati e più facilmente accertabili, dovuti all’impiego indiscriminato degli antiparassitari ricordiamo:

  • Alterazioni nello sviluppo degli organi epigei (foglie e fusto) delle piante.
  • Laciniature fogliari meglio conosciute come prezzemolature.
  • Comparsa di bolle.
  • Ispessimenti anomali di nervature e lamine fogliari.

Queste sintomatologie sono provocate principalmente dall’impiego di diserbanti appartenenti al gruppo degli acidi fenossialifatici come il 2,4 D (acido 2,4-diclorofenossiacetico) utilizzato anche a livello vivaistico per stimolare la radicazione delle talee.
La fitossicità causata dall’uso di queste molecole si verifica ogni qual volta questi prodotti vengono applicati per errore alle piante (es. macchine e pompe atomizzatrici sporche), o quando vengono trasportati dalle correnti aeree nelle colture circostanti vicino a quelle trattate per effetto deriva.
Altri danni causati dall’uso dei diserbanti si verifica spesso a causa della loro eccessiva persistenza nel terreno quando vengono somministrati alle colture precedenti. Infatti le molecole appartenenti al gruppo delle triazine (es. atrazina) impiegati nelle colture di mais, se persistono troppo nel terreno a seguito del pH elevato o di un insufficiente dilavamento possono dar luogo nelle colture sensibili a:

  • Decolorazioni delle foglie con comparsa di clorosi.
  • Necrosi dei margini fogliari.
  • Necrosi a chiazze sulle foglie.
  • Clorosi diffuse.
  • Nanismo delle piante.
  • Morte della pianta.

Altri erbicidi appartenenti al gruppo delle nitroaniline (es. trifluralin) possono causare effetti fitotossici che si manifestano con:

  • Inibizione della crescita delle piante.
  • Sviluppo di radici corte e tozze.
  • Nanismo della pianta.
  • Comparsa di foglie piccole e arrotolate.

Se l’effetto tossico indotte da queste molecole non è troppo forte, è possibile che la pianta si riprenda vegetando in maniera normale al di sopra delle parti danneggiate.
Infine anche molti fitofarmaci definiti di contatto come ad esempio quelli a base di rame o di zolfo, se distribuiti in maniera errata e in condizioni ambientali non idonee possono causare danni alla vegetazione. I danni più comuni sono le comparsa di vere e proprie ustioni a cui seguono delle necrosi dei tessuti colpiti. Questo danno è frequente soprattutto a seguito dell’uso errato della poltiglia bordolese o solfato di rame (CuSO4) ma anche dello zolfo e in particolare quello in forma polverulenta.

BIBLIOGRAFIA:
1) A. Matta, E. Luisoni, G. Surico 1996. Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore. Bologna.

2) M. Ferrari, E. Marcon, A.Menta, 1996. Fitopatologia ed entomologia agraria. Edagricole. Edizioni agricole, Bologna.

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