La concimazione fogliare

A) Definizione di concimazione fogliare e meccanismi
La concimazione fogliare, consiste principalmente nel distribuire sugli organi epigei delle piante (foglie e/o fusto) delle soluzioni liquide molto diluite di elementi nutritivi, che vengono successivamente assorbite dalla cuticola e dagli stomi fogliari.
Il meccanismo con cui le piante sono in grado di assorbire gli elementi nutritivi attraverso la superficie fogliare, è ormai conosciuta da molto tempo.
La soluzione fogliare una volta distribuita uniformemente sulla superficie, entra in maniera traslaminare (cioè attraverso le nervature fogliari) o citotropica (al di sotto dello strato cuticolare) e da li passa velocemente all’interno dei vasi conduttori della piante arrivando in maniera più o meno rapida a livello cellulare. In questo modo l’utilizzazione dell’elemento nutritivo è quasi immediata a differenza invece della concimazione tradizionale attraverso il terreno dove invece gli elementi nutritivi possono incontrare problemi di assorbimento che possono essere causati dalla presenza di antagonismi con altri elementi, ambiente e pH non idoneo e presenza di barriere strutturali (es. banda del Caspary delle radici).
La concimazione fogliare oggi viene eseguita ricorrendo a delle norme tecniche ben precise anche grazie all’accurata sperimentazione che viene eseguita. Infatti ogni volta vengono identificati i composti fertilizzanti sempre più efficaci da sciogliere nelle acque e le loro concentrazioni utili e/o pericolose.
Da queste sperimentazioni si è visto anche che alcuni ioni a carica positiva (+) o cationi, vengono assorbiti in maniera preferenziale rispetto ad altri.
E’ stato visto inoltre che per quanto riguarda i concimi azotati, le piante preferiscono assorbire per via fogliare il nitrato di ammonio (NH4NO3), rispetto al solfato d’ammonio [(NH4)2SO4]. Mentre tra i concimi potassici, preferiscono assorbire il cloruro di potassio (KCl), rispetto al solfato di potassio (K2SO4).
Infine è stato visto inoltre che le piante assorbono meglio per via fogliare un elemento da solo attraverso concimi semplici, rispetto a più elementi combinati in un concime composto o complesso.
L’assorbimento delle soluzioni nutritive per via fogliare, migliora in presenza di:

  • Tensioattivi nella soluzione liquida.
  • Temperatura ambiente.
  • Buona luminosità.
  • Presenza di organi vegetali giovani.

L’uso dei concimi fogliari, negli anni si è andato via via sempre più diffondendo parallelamente alla diffusione dei trattamenti antiparassitari. Infatti associando alla distribuzione del concime fogliare l’uso dell’antiparassitario si diminuiscono da una parte i costi di distribuzione del prodotto e dall’altra i danni provocati dall’antiparassitario stesso.
Tuttavia però è necessario stare molto attenti alle dosi distribuite le quali oltre a determinare problemi d’eccesso nutritivo possono causare anche gravi inquinamenti ambientali soprattutto a carico del terreno.

B) Impiego della concimazione fogliare
La concimazione fogliare non deve essere intesa un sostituto, ma bensì un’integrazione alla normale concimazione fatta a livello del terreno da impiegare nei seguenti casi:

  1. Per risolvere stadi di carenze nutrizionali soprattutto di microelementi (es. ferro Fe, boro B, magnesio Mg, rame Cu, cobalto Co ecc.) causate da condizioni di insolubilizzazione o di antagonismo con altri elementi nel terreno, in particolar modo per le piante da frutto.
  2. Per apportare elementi nutritivi in periodi di siccità.
  3. Per permettere l’assorbimento di sostanze nutritive in alcune fasi fenologiche più delicate e importanti della pianta, nel caso di attacchi parassitari (es. piante arboree) o al momento del trapianto.
  4. Per migliorare la qualità delle piante da frutto, da ortaggio e da fiore altamente redditizie.
  5. Per agevolare i trattamenti antiparassitari.

L’utilizzazione delle sostanze nutritive attraverso la concimazione fogliare dipenderà poi anche dal livello che queste sostanze hanno raggiunto a livello del terreno.
Inoltre le diverse specie, non utilizzano tutte allo stesso modo i concimi distribuiti per via fogliare.
Rispetto a questa ultima considerazione infatti, in passato è stato stilato un elenco di piante ortive ordinato in base alle produzioni che è possibile ottenere da piante concimate solo per via fogliare rispetto alle piante concimate attraverso la concimazione tradizionale.
Da tutto ciò si è visto che concimando gli ortaggi solo per via fogliare, le produzioni ottenute sul totale sono state:

  • Centriolo e cavolo = 10%.
  • Spinacio, barbabietola da ortaggio, cavolfiore e carota = 10 – 20%.
  • Pomodoro, porro, ravanello e cavolo cappuccio = 20 – 30%.
  • Lattuga e pisello = 30%.

Le motivazioni che stanno alla base di queste differenze produttive principalmente nel diverso grado di bagnabilità delle foglie che risulta molto diversa a seconda della specie coltivata.
Per cui possiamo affermare che la concimazione fogliare rappresenta una tecnica agronomica alternativa alla normale concimazione del terreno particolarmente utile per risolvere alcune carenze nutrizionali soprattutto in fase di copertura quando sia sul terreno che sulla vegetazione è difficile intervenire con l’uso di concimi solidi.

C) Tipi di concimi impiegati nella concimazione fogliare
Attualmente il mercato mette a disposizione una scelta abbastanza ampia di concimi fogliari adatti a tale impiego. Si tratta principalmente di prodotti caratterizzate da varie combinazioni di elementi della fertilità, contenenti anche composti organici arricchiti di microelementi sotto forma di chelati.
Dal punto di vista tecnico i concimi fogliari sono costituiti da soluzioni diluite e costituite da concimi solubili.

C.1) Concimi azotati fogliari
Tra i concimi azotati quello più utilizzato per via fogliare è l’urea [CO(NH2)2]. Questo composto deve essere somministrato in concentrazioni ben definite per evitare ustioni fogliari.
Le dosi da distribuire in maniera indicativa sono:

  • Fruttiferi (es. pesco e melo) = 0,5 kg/hl.
  • Uva = 0,7 – 0,8 kg/hl.
  • Frumento e mais = 10 – 15 Kg/hl.
  • Patata e barbabietola = 5 Kg/hl.
  • Ortaggi (pomodoro, cetriolo, fagiolo e spinacio) = 1 – 2 kg/hl.

C.2) Concimi fosfatici fogliari
Tra i concimi fosfatici utilizzati per via fogliare quello più diffuso è il polifosfato d’ammonio o fosfato biammonico [(NH4)2HPO4]. Si tratta di un concime composto o complesso in grado di apportare sia azoto N che fosforo P alle piante. L’assorbimento dell’azoto sotto forma di ione ammonio (NH4+), è favorita dal fosforo e in particolare dallo ione fosfato (PO43-) che agisce in sinergia come ione carrier o trasportatore. Inoltre il polifosfato d’ammonio ha anche la caratteristica di formare complessi solubili e assorbibili con alcuni microelementi (es. ferro Fe e rame Cu), agendo da composto chelante.
Un altro concime fosfatico utilizzato per via fogliare è il metafosfato di potassio (KPO3). Si tratta di un concime composto in grado di apportare sia fosforo P che potassio K con un titolo di 60% di P2O5 e 40% di K2O.

C.3) Concimi potassici fogliari
Tra i concimi potassici più utilizzati a livello fogliare (oltre al metafosfato di potassio menzionato sopra) ricordiamo:

  • Cloruro di potassio (KCl)
  • Solfato di potassio (K2SO4)
  • Nitrato di potassio (KNO3).

C.4) Concimi fogliari contenenti macroelementi secondari
Per coprire eventuali carenze nutritive causate da altri macroelementi secondari (es. magnesio Mg, calcio Ca e zolfo S), vengono distribuite in maniera uniforme delle piccole dosi di soluzioni fogliari a volte localizzate contenenti ad esempio solfato di rame (CuSO4), solfato di magnesio (MgSO4) o carbonato di calcio (CaCO3).

C.5) Concimi fogliari contenenti microelementi
I microelementi possono essere distribuiti per via fogliare in due modi:

  1. Ricorrendo a composti specifici.
  2. Utilizzando agenti chelanti.

Tra i composti specifici ricordiamo per esempio il solfato di zinco (ZnSO4), il solfato ferrico [Fe2(SO4)3], l’ossido di manganese (MnO3), il molibdato di sodio (Na2MoO4) e la borace o borato di sodio (Na2B4O7).
I chelanti invece sono composti chimici costituiti da strutture ad anello che hanno la funzione di catturare come una tenaglia, lo ione metallico a carica positiva (+), tenendolo chiuso in una sorta di scatola a carica negativa (), proteggendolo dai processi di precipitazione e insolubilizzazione provocati da alcuni ioni presenti nel terreno (es. fosfati e carbonati).
In questo modo il microelemento mantiene una certa mobilità nella soluzione, può essere assorbito più facilmente e svolgere un’attività biologica per la nutrizione della pianta senza alcuna difficoltà.
Tra i composti chelanti più noti e diffusi in commercio ricordiamo:

  • EDTA (acido etilendiamminotetracetico o etilendiamminotetracetato).
  • EDDHA (acido etilen diamminodiidrossifenilacetico o etilendiamminoidrossifenilacetato).
  • DTPA (acido dietiltriamminopentacetico o dietilen diamminopentacetato).
  • Acido citrico.

Questi composti chelanti vengono impiegati principalmente per rendere solubile il ferro Fe. Questo elemento infatti risulta facilmente precipitabile sia in ambiente acido dovuto alla presenza di fosfati di ferro (FePO4) e di fosfati di alluminio (AlPO4), che in ambiente alcalino dovuto alla presenza di fosfati di calcio [Ca3(PO4)2]. Tutto questo avviene perché il ferro sia a pH acido che a pH alcalino si insolubilizza, passando dalla forma ferrosa (Fe2+) solubile alla forma ferrica (Fe3+) insolubile.
L’aggiunta di questi composti chelanti, forma un complesso stabile con l’atomo positivo del ferro riportandolo alla forma ferrosa (Fe2+) solubile e quindi più assorbibile per la pianta.

D) Formulazione dei concimi fogliari
Nell’andare a formulare i concimi fogliari infine, è necessario tenere conto di alcuni aspetti molto importanti che riguardano principalmente la reazione che la pianta può avere a seguito dell’assorbimento di queste soluzioni saline soprattutto per quanto riguarda la variazione della pressione osmotica delle cellule. Infatti tanto maggiore sarà la capacità di queste soluzioni di far variare la pressione osmotica dei tessuti, tanto minore dovrà essere la concentrazione della soluzione in modo da impedire dei danni a livello delle foglie.
Le formulazioni presenti oggi in commercio, devono essere attentamente e sempre costantemente valutate sia in base alle concentrazioni degli elementi nutritivi contenuti che alla forma chimica più o meno adatta all’assorbimento fogliare.
Per esempio i microelementi distribuiti in forma di chelati, hanno un valore nutritivo superiore a quelli distribuiti in forma di sali solidi e fra gli stessi chelanti solubili sono da preferire quelli più facilmente assimilabili.
Nella formulazione e nell’uso dei concimi fogliari, sono da preferire quelli che contengono 2 o 3 elementi della fertilità (es. N-P; P-K; N-K o N-P-K) assieme ai microelementi.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA.VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

2) Landi R., 1999. Agronomia e ambiente. Edagricole. Edizioni Agricole. Bologna.

3) Sequi P., 1991. Chimica del suolo. Patron editore, Bologna.

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Un pensiero riguardo “La concimazione fogliare

  1. Frumento e mais = 10 – 15 Kg/hl sono una dose fuori scala di brutto! eccessiva!

    Considerando come volume normale i classici 600 ettolitri/ettaro, viene fuori una quantità sugli 80 kg/ha di urea t.q. che corrisponde a 37 kg/ha di azoto che, per via foliare, sono decisamente eccessivi e superiori a qualsiasi dosaggio di azoto foliare consigliato / tollerato nelle formulazioni commerciali più stabili e spinte (mai più di 7 kg/ha di azoto sui cereali da etichetta, e anche i coltivatori più temerari e disobbedienti difficilmente superano i 10 kg/ha).

    Questo considerando il carico di azoto finale nei prodotti commerciali formulati con tutte le precauzioni del caso.

    Se poi parliamo genericamente di urea da sciogliere autonomamente, o peggio ancora di urea prilled normalmente in commercio in agricoltura che, per trattamento termico subito, è contaminata da una certa frazione di biureto, le quantità massime sono molto più basse perchè c’è il rischio di ustione dovuta al biureto, quindi questi 10-15 kg/hl di urea generica da dove saltano fuori?

    Forse bisogna ricontrollare le fonti..?

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