Il melo

A) Origine e diffusione
Il melo è una specie arborea da frutto originaria delle regioni dell’Asia Centrale e in particolare dalle zone del sud del Caucaso. Infatti le vecchie varietà di melo coltivate ancora in Italia, sembra che derivino da un’ibridazione naturale tra la specie coltivata (Malus communis) e la specie selvatica (Malus sylvestris) ancor oggi presenti nei territori d’origine.
I principali paesi produttori per quanto riguarda la coltivazione del melo sono: la Cina, la Russia, gli Stati Uniti, la Turchia, l’Italia, la Francia, la Germania, l’Iran, la Polonia, l’India, l’Argentina, il Cile e il Giappone.
In Italia le regioni considerate come maggiori produttori di mele sono il Trentino Alto-Adige, l’Emilia-Romagna, il Veneto, il Piemonte, la Campania e la Lombardia.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Rosales

Famiglia: Rosacee

Sottofamiglia: Pomoidee

Il gruppo comprende una serie di specie fruttifere, tra le quali la più importante è il Malus communis o Malus Pumila o Malus Domestica da cui derivano le principali varietà coltivate per la produzione di frutti.
Rivestono minore interesse colturale altre specie di melo come il Malus baccata, utilizzato per la produzione di mele da sidro, il Malus floribunda (melo da fiore), il Malus sylvestris (melo selvatico), il Malus pumila paradisiaca (melo paradiso), ed il Malus pumila precox gallica (melo dolcino), con uno sviluppo più contenuto e utilizzato per la produzione di portinnesti.

C) Caratteristiche botaniche del melo
C.1) Fusto
Gli alberi di melo presentano delle dimensioni medio grandi (8-10 m), con fusto corto e numerosi rami, i quali formano una chioma globosa.

C.2) Foglie
Le foglie sono caduche, disposte in maniera alternata sul ramo, di forma ovale appuntita di colore verde smeraldo chiaro e dotate di una leggera peluria nella pagina inferiore.

C.3) Gemme
Le gemme a legno, sono pelose e appuntite, mentre le gemme miste sono più grosse e rotondeggianti, poste sui rami a frutto (lamburde, rami misti e brindilli coronati).

C.4) Rami
La lamburde sono dei corti rami (2-3 cm), che possono terminare nella parte apicale con una gemma a legno (lamburda vegetativa), oppure con una gemma a fiore (lamburda fiorifera).
I brindilli invece sono dei rami di circa 10-15 cm e sono caratterizzati dalla presenza di una gemma mista all’apice e varie gemme a legno laterali.
I rami misti presentano la stessa lunghezza dei brindilli, con l’unica differenza che presentano lungo il ramo un egual misura di gemme a legno e gemme a fiore.
Nel melo (e nelle altre pomacee affini), esiste anche un’altra formazione fruttifera chiamata borsa, caratterizzata dalla porzione basale ingrossata all’interno della quale si formano i fiori.
L’alternanza di borse e lamburde, soprattutto negli organi legnosi più vecchi da origine a caratteristiche formazioni chiamate zampe di gallo.
La distribuzione di questi rami fruttiferi sulla pianta, dipende dalla caratteristiche genetiche della varietà coltivata.

C.5) Fiori
Dalle gemme miste fuoriescono delle infiorescenze contenenti circa 5-7 fiori, riuniti in gruppi a formare un corimbo. I fiori del melo si aprono in sequenza dall’interno verso l’esterno, a partire dal fiore centrale (king flower).
La fecondazione del melo è incrociata ed è operata dalle api (impollinazione entomofila).

C.6) Frutti
Il frutto è un pomo (falso frutto), di forma e dimensioni variabili, con polpa di colore bianco, croccante e aromatica e dotata al suo interno di 5 logge cartilaginee che contengono i semi.
E’ costituito da una cavità peduncolare (quella che si trova in alto) in cui si inserisce il peduncolo e da una cavità calicina (quella che si trova in basso), dove sono individuabili i residui dei sepali del fiore.
Il frutto presenta una buccia di colore molto variabile, dal giallo al rosso, fino al verde e giallo. La polpa del frutto risulta carnosa, croccante o farinosa, dolce o acidula a seconda delle varietà.

D) Fisiologia e biologia fiorale del melo
Il melo è una specie da frutto caratterizzata da una certa autoincompatibilità all’interno della varietà d’appartenenza ad eccezione del gruppo delle Golden Delicious e delle Red Delicious.
Questo significa che affinché si abbia la produzione di frutta è necessario coltivare nello stesso appezzamento varietà diverse, questo perché tra di loro esiste intercompatibilità. Per questo quando si esegue l’impianto di un meleto è sempre buona norma associare 2 o più varietà diverse tra loro e a fioritura contemporanea.
La differenziazione a fiore delle gemme nel melo, inizia a partire dal mese di giugno ossia poco dopo la piena fioritura della pianta. L’attitudine alla differenziazione a fiore e successivamente alla produzione di frutta è una caratteristica varietale ed è dipendente non solo dalla caratteristiche genetiche della pianta, ma anche dal suo stato nutrizionale, ormonale e anche dalle condizioni ambientali.
Giocano un ruolo di fattori stimolatori alla differenziazione a fiore il giusto rapporto C/N (carbonio/azoto) nella pianta e il contenuto di ormoni promotori come le auxine e le citochinine.
Agiscono invece da fattori inibitori il contenuto di gibberelline prodotte dai germogli in crescita e dai semi.
Sembra inoltre che la differenziazione a fiore delle gemme sia favorita anche dalla qualità e quantità di luce assorbita dalle foglie.
Una volta che il processo di differenziazione a fiore è divenuto irreversibile, esso tenderà a completarsi molto lentamente fino alla fine dell’inverno e inizio della primavera dell’anno successivo.

E) Classificazione delle varietà
Le varietà di melo, possono essere classificate secondo vari criteri come:

  • Destinazione commerciale

1) Mele da tavola e/o da consumo fresco.
2) Mele da cuocere.
3) Mele da industria.
Per la produzione del sidro, per l’estrazione del succo, per cremogenati, da essiccazione e per l’inscatolamento.

  • Habitus vegetativo o modalità di sviluppo della pianta

1) Stardard o a sviluppo normale.
2) Spur o a sviluppo compatto.
3) Semispur o a sviluppo intermedio.

  • Epoca di maturazione

1) Mele Estive
Raccolte in luglio – agosto poco prima della maturazione di consumo.
2) Mele autunnali
Raccolte tra la fine di agosto e la fine di settembre.
3) Mele invernali
Raccolte dalla fine di settembre in poi e pronte per il consumo fresco a partire dal mese
di dicembre – gennaio.

  • Gruppo pomologico

1) Gruppo Gala
Sono mele estive (es. Royal Gala, Mondial Gala, Galaxy e Gala Must).
2) Gruppo Red Delicious
Possono essere sia mele autunnali standard (es. Classic Delicious, Top Red, Early        Red One, Hapke Delicious) che di tipo spur (es. Red Chief, Scarlet Spur e Red Miracle).
3) Gruppo Golden Delicious
Possono essere sia estive (es. Earlingold) che autunnali (es. Goldel Delicious B, Smoothe e Reinders).
4) Gruppo Jonagold
Sono mele autunnali (es. Jonagored e Jonagold).
5) Gruppo Stayman
Sono mele invernali (es. Stayman, Staymared e Neipling Early).
6) Gruppo Imperatore (Rome Beauty)
Sono mele invernali (es. Imperatore, Imperatore Dallago, Law Red Rome e Beauty).
7) Gruppo Fuji
Sono mele invernali (es. Fuji Standard, Fuji Naga Fu 6, Fuji Naga Fu 12).

La piattaforma varietale attuale per quanto riguarda le varietà di melo , d oggi vede una diminuzione della Golden Delicious e un’affermazione di altre varietà Golden simili rispetto ad altri gruppi. Buona è invece la tenuta della Red Delicious e simili.
Tuttavia però negli ultimi anni si sta assistendo ad un’affermazione sempre più intensa di varietà come la Mondial Gala, la Jonagold e il gruppo delle Fuji nonché varietà resistenti alla ticchiolatura del melo (es. Florina, Freedom e Gold Rush).

F) Germoplasma del melo
Il germoplasma del melo in Italia era costituito (all’inizio del 1900) da circa 1000 – 1500 varietà locali, presenti in tutto in territorio fin dai tempi più antichi dove sono state coltivate diffusamente fino al 1950.
Con l’abbandono della coltura promiscua o non specializzata, si è verificato successivamente una nuova evoluzione e una successiva ridistribuzione territoriale della coltivazione del melo.
Il risultato finale è stato che, la presenza del melo in alcune province italiane nella quale la specie era presente da secoli, si è notevolmente ridotta (dal 50 al 70%), mentre si è fortemente affermata con sistemi specializzati in altre provincie (soprattutto quelle della Pianura Padana e del Trentino) le quali attualmente ospitano il 60 – 70% della produzione totale.
Questa evoluzione territoriale, ha provocato anche poi un profondo mutamento del panorama varietale a cui a fatto seguito una riduzione delle vecchie varietà di origine locale.
Le vecchie varietà locali (Calvilla bianca, Ghiacciata, Carla, Casciana, Francesca, Mela Rossa di Villa Collemandina, Rotella, Rosa Mantovana, Limoncella e altre), che negli anni 60 rappresentavano il 50% e più della produzione, sono state rimpiazzate in coltura specializzata dalle più importanti varietà di melo moderne (gruppo Golden Delicious e Red Delicious prevalentemente).
Solo alcune varietà di melo italiane e straniere, introdotte in coltivazione da lungo tempo (Annurca, Renetta del Canada e Abbondanza), hanno resistito al rinnovamento varietale e continuano ad essere presenti nel territorio ancora, anche se in quantità limitate.
Delle vecchie varietà di melo utilizzate nel passato, rimane una consistente traccia in varie collezioni, allestite presso i principali Centri di Ricerca del C.N.R., i Dipartimenti delle Università delle Facoltà di Agraria e Biologia nonché in una serie di vivai e Istituti privati.
Di queste vecchie varietà di melo, si dispone di una descrizione pomologica, la quale testimonia la loro presenza in Italia da lunghissimo tempo.
Anche se oggi fortunatamente la disponibilità di vecchie varietà di melo risulta abbastanza consistente e caratterizzata grazie al lavoro di recupero che è stato fatto, rimane ancora tanto lavoro da fare allo scopo di conservare e valorizzare l’ampio patrimonio varietale che esisteva un tempo nelle principali province italiane e che fin dall’antichità a rappresentato da sempre la base della tradizione contadina.

G) Propagazione
Dato l’elevato numero di varietà di melo presenti in Italia e geneticamente diverse tra loro soprattutto per quanto riguarda la vigoria, a livello vivaistico il metodo di propagazione sarà diverso a seconda della produzione e del tipo d’impianto da realizzare (familiare o specializzato)
La propagazione del melo può essere:

  1. Sessuata
    Attraverso l’impiego del seme. Questo tipo di propagazione viene impiegata per ottenere i cosiddetti portinnesti franchi, per ottenere piante resistenti al freddo (es. varietà Antonovka), piantine uniformi (es. varietà Golden Jubileum) o nel settore del miglioramento genetico per ottenere nuove varietà.
  2. Asessuata o vegetativa
    E’ il sistema attualmente più diffuso per la propagazione del melo.
    Tra i sistemi di propagazione vegetativa ricordiamo:

    a) Innesto (il sistema più diffuso per la riproduzione delle varietà).
    b) Margotta di ceppaia.
    c) Propaggine di trincea.
    d) Talea di ramo.
    e) Micropropagazione (poco usata).

La propaggine di trincea, la margotta di ceppaia e la talea di ramo, vengono attualmente utilizzati per ottenere i cosiddetti portinnesti clonali.

G.1) Portinnesti
I portinnesti utilizzati per la propagazione del melo possono essere:

  • Franchi o selvatici (da seme).
  • Clonali (ottenuti per via vegetativa).

Tra i portinnesti clonali, i più conosciuti sono quelli della serie M (East Malling) e della serie MM (Malling Merton).

Franco da seme
Questo portinnesto chiamato anche selvatico oltre ad esaltare la rusticità delle piante risulta il più vigoroso di tutti e determina un grande sviluppo della pianta. Conferisce resistenza alle malattie e agli stress ambientali e maggiore adattamento delle piante in terreni difficili, anche se determina una più lenta entrata in produzione della specie. Le piante innestate sul franco avendo un apparato radicale molto sviluppato tendono ad essere molto resistenti anche alla siccità.

MM 106
E’ un portinnesto clonale che si ottiene per margotta. Presenta un medio vigore, una buona radicazione e un buon ancoraggio al suolo. Le piante innestate su questo tipo di portinnesto richiedono terreni sciolti, fertili, non siccitosi e ben drenati. Induce una messa a frutto più rapida rispetto al franco e una buona resistenza all’afide lanigero (Eriosona lanigerum).

MM 111
Anche questo è un portinnesto clonale ottenuto sempre per margotta. Presenta un vigore abbastanza elevato (leggermente inferiore al franco ma superiore all’MM 106) una elevata radicazione e un ottimo ancoraggio al suolo. Le piante innestate su MM 111 si adattano in ogni tipo di terreno in particolare quelli siccitosi e calcarei. Induce una precoce messa a frutto e resistenza al freddo.

M9
E’ il portinnesto clonale più diffuso e conosciuto tra quelli della serie M. Si ottiene per propagazione vegetativa attraverso il ricorso alla margotta o alla micropropagazione, di meli appartenenti alla specie afferente al Paradiso di Metz (Malus Paradisiaca). Essendo un portinnesto dotato di scarsa vigoria determina uno sviluppo e una crescita più contenuta delle piante. Le piante innestate su M9, presentano un apparato radicale poco sviluppato con scarso ancoraggio al suolo, ma al tempo stesso induce una precoce entrata a frutto della pianta (2 – 3 anni d’impianto). E’ il portinnesto più utilizzato per la melicoltura con impianti ad alta densità.

M26
Si tratta anch’esso di un portinnesto clonale ottenuto attraverso il ricorso alla margotta. Rispetto all’M9 è leggermente un po’ più vigoroso, presenta un apparato radicale leggermente più sviluppato e un buon ancoraggio al suolo. Richiede però terreni fertili e non soggetti al ristagno idrico.

H) Esigenze pedoclimatiche
La pianta del melo nei climi temperati freddi, sopporta molto bene sia i freddi invernali (fino a -29 °C), sia gli eccessi d’umidità e sia adatta anche molto bene ai climi caldi. Tuttavia risulta abbastanza suscettibile ai danni provocati dalle gelate primaverili, soprattutto le varietà a fioritura precoce.
Durante il periodo vegetativo e produttivo la temperatura media richiesta nei mesi da maggio ad ottobre per completare il ciclo produttivo, deve essere compresa tra 15 e 18 °C. Possiamo quindi affermare che si tratta di una specie molto plastica che si adatta bene in condizioni di ambienti pedoclimatici più diversificati dalle zone di montagna a quelle di pianura.
Presenta un fabbisogno idrico durante tutto il suo ciclo vegetativo da giugno a settembre intorno a 600 m³.
Per quanto riguarda il tipo di terreno, è una specie che si adatta molto bene in ogni tipo di terreno da quelli limosi, all’argilloso – sabbiosi fino a quelli sabbiosi – argillosi. Mal tollera tuttavia i terreni troppo compatti e poco permeabili, prediligendo quelli sciolti e profondi. Il pH del terreno deve essere compreso tra 6 e 7 e in più riesce a sopportare bene anche alte percentuali di calcare attivo (12-15%) prevalentemente in terreni ben drenati. Le varietà antiche di melo, si adattano bene anche in terreni più siccitosi, purché abbiano a disposizione un terreno tendenzialmente neutro e con una buona capacità di ritenzione idrica.

I) Forme d’allevamento
Le forme d’allevamento più utilizzate per il melo sono:

  • Vaso comune.
  • Palmetta libera.

Vaso comune
Il vaso comune, è una forma d’allevamento impalcata su 3 branche inserite sul fusto ad un’altezza di 70 cm 1 m, divaricate di 120° e portanti varie sotto branche alternate.
Le dimensioni notevoli della pianta, prevedono distanze d’impianto di 6 m tra le file e di 5-6 m sulla fila.
E’ la forma d’allevamento più utilizzata negli impianti tradizionali soprattutto quelli familiari, in quanto permette di assecondare il normale sviluppo della pianta.

Palmetta libera
Questa forma di allevamento determina una notevole crescita della pianta in ampiezza e si realizza lasciando un numero determinato di branche disposte lungo la fila e divaricate con un angolo di 45°.
I sesti d’impianto variano da 5 m tra le file e 6-7 m sulla fila se la pianta è innestata si franco, mentre si riducono a 4 m tra le file e 2,5-3 m sulla fila se la pianta è innestata su portinnesti clonali.
E’ la tipica forma di allevamento adottata negli impianti specializzati ad alta densità.

L) Potatura
Le tipiche formazioni fruttifere nel melo sono rappresentate dalle lamburde e in misura minore dai brindilli coronati, anche se molte varietà producono frequentemente sui rami misti di 1 anno. Per questo motivo la potatura dovrà adeguarsi secondo la varietà coltivata.
In generale essa prevede di eliminare per prima cosa i polloni, i succhioni e i rami malati, successivamente si taglierà una buona parte dei rami di 1 anno posti verticalmente, i quali tendono ad infittire eccessivamente la chioma, cercando di rispettare la forma scheletrica della pianta con adeguati tagli di ritorno appena sopra i rami di prolungamento.
Le lamburde in eccesso devono essere diradate. Si dovrà poi rinnovare annualmente le formazioni fruttifere più giovani che sono quelle che assicurano la produzione di frutta migliore. Non bisogna raccorciare i rami misti, ma solo diradarli soprattutto se troppo fitti, troppo vigorosi o mal disposti. Infine è necessario raccorciare eventualmente alcuni rami in alto della piante, per evitare l’esaurimento delle branche fruttifere e rinnovare le branche principali solo nelle varietà che lo richiedono.
Nelle piante vecchie che vegetano poco, oltre agli interventi che abbiamo descritto sopra, sarà necessario asportare anche intere branche.
Tuttavia la potatura di produzione del melo, dovrà adeguarsi nello specifico in base al tipo di fruttificazione della varietà adottata. Anche la vigoria dei portinnesti impiegati può modificare in parte il comportamento produttivo delle varietà.
I portinnesti franchi da seme vigorosi e quelli di media vigoria favoriscono più l’entrata in produzione sui brindilli e le lamburde, mentre i portinnesti deboli favoriscono più l’entrata in produzione sui rami misti.
La potatura verde o estiva viene eseguita tra la metà di luglio e la metà d’agosto soprattutto sulle piante giovani, con interventi di cimatura per ridurre l’eccessiva vigoria di alcuni rami e interventi di piegatura dei rami per favorire la loro messa a frutto. Nelle piante adulte estive invece la potatura verde serve per eliminare i succhioni e rami in numero eccessivo.
La potatura del melo, si esegue quasi esclusivamente a mano, con l’ausilio di forbici pneumatiche da terra.
Il diradamento dei frutti è una tecnica che nel melo viene utilizzata per facilitare la produzione di frutti di pezzatura più regolare a scapito della quantità, favorire l’equilibrio vegeto – produttivo della pianta e nelle varietà che tendono facilmente all’alternanza di produzione o a produrre frutti piccoli, cercare di rendere più regolare la produzione durante tutto il ciclo vitale della specie.

M) Nutrizione minerale del melo
Gli elementi più importanti per la nutrizione del melo sono:

  1. Azoto N.
  2. Fosforo P.
  3. Potassio K.
  4. Calcio Ca.
  5. Magnesio Mg.
  6. Microelementi (Ferro Fe, Boro B, Zolfo S e Rame Cu).

Azoto N
L’azoto N che è considerato l’elemento plastico, è necessario principalmente all’accrescimento vegetativo delle piante.
La sua carenza si manifesta con:

  • Decolorazione e ingiallimento fogliare seguito da una caduta precoce delle foglie.
  • Scarsa lunghezza dei rami.
  • Assenza di succhioni.

L’eccesso invece determina:

  • Ritardo nella maturazione dei frutti.
  • Diminuzione del colore rosso, aumento della rugginosità e ritardo nel cambiamento di colore della buccia.
  • Scarsa compattezza della polpa.
  • Abbassamento del contenuto di zuccheri e di vitamina C.
  • Aumento della respirazione dei frutti a cui fa seguito una riduzione della loro conservabilità.
  • Aumento di alterazioni a carico dei frutti (marciume lenticellare, butteratura amara, vitrescenza, riscaldo molle e disfacimento interno).

Fosforo P
Il fosforo P, è l’elemento importante per il ricambio energetico della pianta e per la formazione degli amminoacidi.
In condizioni normali la sua importanza a livello produttivo è considerata relativa.

Potassio K
Il potassio K, ha effetto sul metabolismo degli zuccheri e sull’equilibrio idrico dei tessuti. Influisce positivamente anche sulle caratteristiche qualitative dei frutti, aumentandone la pezzatura, la brillantezza del colore, il gusto, il profumo della polpa e la loro conservabilità. L’eccesso di potassio favorisce la comparsa della butteratura amara delle mele, alterando il rapporto (K+Mg)/Ca che in condizioni normali dovrebbe essere basso.

Calcio Ca
Il calcio Ca, invece serve prevalentemente per favorire la durezza dei tessuti aumentando di conseguenza la resistenza agli stress esterni. La sua carenza determina la comparsa della butteratura amara, riduce la conservabilità delle mele, ed espone i frutti ai danni provocati da alcuni marciumi fungini.

Magnesio Mg
Il magnesio Mg, nelle mele lo ritroviamo come costituente della clorofilla, degli enzimi, ed inoltre presente a livello della membrana cellulare.

Microelementi
Altri elementi importanti per la nutrizione del melo sono: lo zolfo S, il ferro Fe, il boro B e lo zinco Zn.

N) Concimazione
La concimazione nel melo deve essere calibrata tenendo conto di numerose variabili come il:

  1. Tipo di varietà coltivata.
  2. Tipo di portinnesto utilizzato.
  3. Età delle piante.
  4. Ambiente pedoclimatico.
  5. Tecniche colturali adottate.

Per questo nell’ambito di questa specie il concetto di concimazione va ampliato tenendo conto anche della fertilità del suolo e dello stato nutrizionale della pianta.
Nel melo l’apporto dei concimi non solo determina un aumento della produzione, ma ha effetti benefici sia sulla qualità dei frutti (colore e sapore) e sulla loro serbevolezza (resistenza alle manipolazioni e durata della conservazione).
La maggior parte degli elementi assimilabili dal melo, devono essere presenti nel terreno durante la fase di accrescimento dei frutti e prima del riposo vegetativo.
La concimazione di produzione ordinaria tuttavia, prevede la restituzione degli elementi della fertilità asportati annualmente dalla coltura e di quali che si disperdono per l’azione drenante del terreno (azoto), o per insolubilizzazione (fosforo e potassio).
Il giusto grado di concimazione si può meglio determinare anche ricorrendo all’uso della diagnostica fogliare che consente di individuare i contenuti ottimali di azoto, fosforo, potassio, calcio e magnesio nella sostanza secca fogliare.
In fase non solo d’impianto, ma anche di produzione, la concimazione prevede il ricorso anche alla distribuzione di sostanza organica distribuita come letame in turni biennali o triennali.
I microelementi e in particolare il ferro, il boro e lo zinco vengono apportati ricorrendo alla concimazione fogliare.

O) Irrigazione
L’irrigazione permette di incrementare la pezzatura e la produttività della pianta dal punto di vista quantitativo, consentendo anche un miglioramento qualitativo delle mele soprattutto per quanto riguarda la colorazione dei frutti quando sono impiegati limitati corpi d’acqua.
Per quanto riguarda i metodi irrigui da adottare per la distribuzione dell’acqua, sono da evitare i sistemi d’irrigazione a pioggia in quanto favoriscono lo sviluppo di malattie (ticchiolatura e oidio) e l’insorgenza della butteratura amara e del riscaldo molle, limitando di conseguenza la conservabilità dei frutti.
I sistemi d’irrigazione da preferire e che si possono adottare sono quelli per infiltrazione laterale e il quelli a goccia.

P) Cure colturali
Nelle zone caratterizzate da terreni fertili e freschi, per la coltivazione del melo, il sistema di conduzione migliore del suolo è l’inerbimento, attuato con la semina di specie spontanee o parti artificiali costituiti graminacee perenni e sottoposte a sfalciatura o sfibratura periodica. L’inerbimento che di solito è attuato sull’interfila aumenta:

  • La portanza del terreno facilitando il movimento dei mezzi meccanici nel meleto.
  • Riduce i danni provocati dagli organi meccanici a livello delle radici.
  • Riduce il consumo idrico delle piante.
    Aumenta il contenuto di fosforo e potassio nel terreno.
  • Permette di contenere i danni ai frutti provocati dalla butteratura amara e dal disfacimento interno.

Tuttavia per alcune varietà sensibili, l’inerbimento può provocare un aumento dei danni causati dalle gelate primaverili e maggiore rugginosità a livello della buccia dei frutti.
Nei terreni più poveri e asciutti, dove invece la vegetazione spontanea può competere con le piante di melo, sottraendo acqua, ed elementi minerali, si consiglia la lavorazione del suolo con estirpature, vangature e fresature.
Queste lavorazioni limitate ai primi strati del terreno, servono per contenere lo sviluppo delle erbe infestanti e costituire delle riserve idriche.

Q) Raccolta
La raccolta delle mele si effettua manualmente da terra, quando giunge la maturità di consumo del frutto. La raccolta incide per oltre il 50% del costo di manodopera impiegata per la coltivazione del melo. Le mele raccolte in cassette o in contenitori, vengono conservate in apposti locali chiamati melai.
Le varietà invernali, hanno la prerogativa di conservarsi per periodi molto lunghi, fino alla primavera e quindi non hanno bisogno di essere conservate in locali ben definiti.

R) Contenuto nutrizionale
La composizione nutrizionale delle mele è influenzata da numerosi fattori come:

  • Varietà
  • Ambiente di coltivazione.
  • Grado di maturazione dei frutti.
  • Pratiche colturali.
  • Metodologie di trasformazione.

I carboidrati sono i costituenti principali nelle mele (15%), con una frazione disponibile costituita da amido e glucosio, ed una frazione non disponibile costituita da pectine, cellulosa ed emicellulosa.
Altri costituenti importanti sono gli acidi organici in particolar modo l’acido malico. L’acidità influenza sia la qualità edule, sia la cottura del frutto.
Il contenuto di minerali nelle mele fresche può variare in funzione delle caratteristiche del terreno e del clima e quindi della disponibilità dei minerali nel suolo. Il minerale più abbondante è il potassio K (oltre il 40% del totale), seguono poi il fosforo P e il calcio Ca. Il frutto poi è particolarmente ricco di vitamina C vitamina A e vitamine del gruppo B.
Infine il frutto contiene molti composti fenolici, coinvolti nel processo d’imbrunimento dei prodotti a base di mela e anche terpeni e flavonoidi.

S) Utilizzazione e proprietà
Le mele per oltre il 65% della produzione vengono destinate al consumo fresco. Il restante 35% viene destinato alla trasformazione industriale come mele a fette da utilizzare in pasticceria, come crema di mele, come succo di frutta, come distillato per la preparazione del sidro dopo fermentazione del succo e come purea di mele da utilizzare per l’ottenimento degli alimenti per la prima infanzia.
Un noto proverbio dice <<Una mela al giorno toglie in medio di torno>>. Dietro questa affermazione c’è un fondo di verità in quanto le mele trovano impiego in fitoterapia per le loro proprietà dissetanti, antianemiche (per la presenza di vitamina C e acido malico che incrementano l’assorbimento del ferro), antiossidanti, protettrici del sistema cardiovascolare, delle mucose, della bocca e dell’intestino. Inoltre il consumo quotidiano di mele aiuta a rafforzare anche il sistema immunitario.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA.VV., 1991. Frutticoltura speciale. Reda, Roma.

2) AA.VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

3) Bellini E., 2002. Arboricoltura speciale. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

4) Fiorini U., 2005, 2° ristampa. Frutti antichi coltivabili biologicamente. Edizioni Masso delle Fate, Signa (FI).

5) Fiorini U., 2009, 2° ristampa. Potatura del frutteto familiare biologico. Edizioni Masso delle Fate, Signa (FI).

6) Giordani E., 2003. Frutticoltura. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

7) Vitagliano C., Stefani A., Massai R., 1999. Il germoplasma della Toscana: il melo. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

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4 pensieri riguardo “Il melo

  1. Buongiorno, vorrei avere scienza e conoscenza della coltivazione della mela annurca a Caserta, qual’ è il portinnesto più idoneo e più resistente alle malattie e per ottenere una produzione di mela che abbiano una buona conservazione?

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    1. Tra i portinnesti sicuramente quello più resistente alle malattie è il franco da seme del melo. È il più vigoroso di tutti, entra in produzione più lentamente, ma nel contempo genera piante più rustiche e con una maggiore durata.
      Se vuoi ridurre l’entrata in in produzione della pianta, ma vuoi conservare sia la resistenza e la rusticità, puoi usare i portinnesti MM 106 e MM 111.

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      1. Ciao Antonio.
        La mela Annurca è una varietà tipicamente da conservazione. Quindi si tratta di una cultivar capace di conservarsi tranquillamente nelle cassette di legno con della paglia per circa 2 -3 mesi.
        Non esistono delle varietà differenziate di mela Annurca, perché è una varietà unica e basta.

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