Il cotogno

A) Origine e diffusione
Il cotogno, è una pianta presente in tutto l’areale del Bacino del Mediterraneo, conosciuta fin dall’epoca dei Greci e dei Romani, ed originaria dei territori dell’Asia Minore e del Caucaso.
E’ attualmente diffusa nel Nord Africa, nel Centro – Sud America, nel Nord ed Est Europa (Bulgaria, Romania e Ungheria), in Cina e Asia Minore.
I principali paesi produttori di cotogno sono: la Turchia, il Marocco, il Libano, la Spagna, la Grecia, la Cina, l’Iran e l’Argentina.
In Italia la produzione di cotogno è attualmente concentrata in Emilia-Romagna, in Sardegna, in Abruzzo, in Puglia, in Basilicata, in Friuli Venezia-Giulia, in Veneto e in Campania con una produzione e una superficie complessiva in netto regresso rispetto al passato.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Rosales.

Famiglia: Rosacee.

Sottofamiglia: Pomoidee.

La specie da frutto è la Cydonia oblonga.

La specie a sua volta è divisa in varie sottospecie che sono la:

  1. Cydonia oblonga Pyriformis.
  2. Cydonia oblonga Maliformis.
  3. Cydonia oblonga Lusitanica.
  4. Cydonia oblonga Pyramidalis.
  5. Cydonia oblonga Marmorata.

Le varietà da frutto appartengono alle sottospecie Maliformis, Pyriformis e Lusitanica, mentre le sottospecie Marmorata e Pyramidalis, hanno solo un interesse ornamentale.
Generalmente nel frasario e nel lessico comune si tende ad assimilare le cotogne alle mele o pere chiamandole con i termini di mele cotogne o pere cotogne.
Questo errore lessicale deriva dal fatto che solitamente le cotogne, sono molto simili come forma alle mele o le pere, ma dal punto di vista tecnico i frutti del cotogno appartengono ad un genere diverso.
Infatti la pianta che produce le cotogne appartiene al genere Cydonia, mentre le mele appartengono al genere Malus e le pere al genere Pyrus.
Le cotogne inoltre non devono essere confuse con le Pesche Cotogne. Questi frutti, non sono altro che una categoria di pesche duracine a polpa soda, di color giallo, venata di rosso vicino al nocciolo che maturano tardivamente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre e molto diffuse nell’area attorno a Firenze.
La pianta essendo anche molto decorativa, può essere impiegata anche a scopo ornamentale.

C) Caratteristiche botaniche del cotogno
C.1) Portamento e foglie
La pianta presenta un portamento arbustivo o cespuglioso senza spine, ed è caratterizzata da foglie caduche, alterne, di forma ovata e leggermente pelose nella pagina inferiore.

C.2) Fiori
I fiori sono ermafroditi, di colore bianco rosato e compaiono tardivamente. Essi sono portati da corti germogli dell’anno contenenti 3-8 foglie, originandosi da gemme miste poste su rami di 1 o più anni.

C.3) Frutti
I frutti dotati di una fragranza caratteristica, possiedono dimensioni variabili, con una forma globosa, a volte oblunga o gibbosa che va da quella della mela a quella della pera.
La buccia è di colore dal giallo oro al giallo paglierino, dotata di una peluria attraente che scompare normalmente nel corso della maturazione.
La polpa è invece bianco giallastra, molto dura e consistente, ricca di sclereidi, facilmente ossidabile, poco dolce ed astringente a causa della presenza di un’alta percentuale di tannini.
I frutti avendo anche un profumo e una fragranza particolarmente penetrante soprattutto in autunno e a maturazione completa, possono essere impiegati per la profumazione della biancheria e degli armadi.

C.4) Semi
I semi sono di forma poligonale, agglutinati tra di loro attraverso una massa mucillaginosa.

D) Fisiologia e biologia fiorale del cotogno
La pianta presenta una fioritura tardiva che va dalla fine di aprile ai primi di maggio.
La maggior parte delle varietà coltivate sono autosterili, anche se esistono casi di autofertilità. Per questo motivo per assicurare un’adeguata impollinazione e produzione di frutta è necessario ricorrere all’impiego di impollinatori o all’utilizzo di varietà tra di loro fertili.
L’impollinazione dei fiori è entomofila ed operata dagli insetti. Durante la fioritura le piogge abbondanti, le gelate tardive e gli attacchi di alcuni funghi parassiti possono compromettere l’allegagione dei frutti.

E) Germoplasma del cotogno e varietà locali
Se chiediamo ad un bambino o ad un giovane di oggi cosa siano le cotogne, molto probabilmente non saprebbero rispondere, perchè si tratta di una specie da frutto caratterizzata da una serie di varietà di origine estera ma ormai entrate a far parte della nostra storia e delle nostre tradizioni agricole da moltissimo tempo.
In questo caso infatti non è solo la varietà ad essere a rischio d’estinzione ma addirittura la specie vera e propria.
Per questo le
varietà locali di cotogno presenti in Italia sono poche, in quanto il numero di varietà coltivate ad oggi è molto esiguo. La maggior parte di esse possiamo ritrovarle anche in una buona parte delle regioni italiane, perché la specie presenta una grande adattabilità alle varie situazione pedoclimatiche della nostra penisola e quindi naturalizzate da molto tempo nel nostro ambiente agronomico.
Le poche varietà locali
coltivate vengono distinte in base alla forma del frutto.
Per questo avremo:

  • Varietà maliformi.
  • Varietà periformi.

Le varietà conosciute e più importanti sono:

  1. Champion.
  2. Del Portogallo.
  3. De Berecksi.
  4. Di Bazine.
  5. Di Smirne.
  6. Di Vranja.
  7. Ekmek.
  8. Gigante di Lesckovatz.
  9. Gobek.
  10. Havan.
  11. Limon.
  12. Maliforme o Tencara.
  13. Mollesca
  14. Seker Gevrek
  15. Tavsambas.
  16. Tekes.

In virtù delle considerazioni fatte sopra, possiamo affermare che il cotogno è una delle specie da frutto a maggior rischio d’estinzione, a causa proprio della perdita d’interesse della sua coltivazione, per cui diviene fondamentale conservare e salvaguardare la specie.
La salvaguardia della specie si attua in primo luogo, effettuando una caratterizzazione morfologica ed agronomica di tutti i principali caratteri vegetativi e produttivi.
Seguono poi delle prove di laboratorio che hanno come scopo quello di accertare l’identità della specie e della varietà.
Infine i dati raccolti e la documentazione della specie, vengono immessi nell’archivio elettronico del germoplasma delle piante da frutto, al fine di salvaguardare la specie.

F) Propagazione
Il cotogno si propaga principalmente, attraverso l’innesto a gemma dormiente o a marza su portinnesti franchi da seme della stessa specie (EM A, EM C e BA 29), oppure a livello amatoriale si può innestare anche sul biancospino, sul sorbo e sul cotogno giapponese da fiore.
Si può anche propagare per seme o per talea e margotta per l’ottenimento dei portinnesti clonali.

G) Esigenze pedoclimatiche
Il cotogno è una specie abbastanza rustica adattandosi bene sia ai climi mediterranei che a quelli continentali.
La pianta si adatta in ogni tipo di terreno, è molto resistente ai freddi invernali (fino anche a -24 °C), pur essendo originaria dell’areale mediterraneo.
Tuttavia la specie è molto sensibile all’elevato contenuto di calcare del terreno, alla siccità estiva e alle gelate tardive le quali possono compromettere pesantemente la produzione.

H) Forme d’allevamento
Le forme di allevamento più utilizzate per la coltivazione del cotogno sono:

  1. Vaso impalcato basso a due sole branche.
  2. Palmetta.
  3. Vaso comune.

Tuttavia la maggior parte della produzione italiana di cotogne, deriva da alberi sparsi nelle campagne, o al massimo in filare allevati in forma libera.
Per la palmetta il sesto d’impianto è di 3,5-5,5 m tra le file e 2,5-4,5 m sulla fila.
Mentre per il vaso comune il sesto d’impianto è di 5-6 tra le file e di 4-5 m sulla fila.

I) Potatura
La potatura del cotogno, prevede l’eliminazione e il raccorciamento dei rami che hanno già fruttificato attraverso tagli di ritorno, seguita dall’asportazione dei polloni e dei succhioni ed un leggero diradamento dei rami misti.
Bisogna evitare di eliminare i rami misti di 1 anno che pur portando meno fiori, producono frutti di maggiori dimensioni.
In ogni modo, per impostare le operazioni di potatura, bisogna tener conto del fatto che la pianta produce su rami dell’anno, portati a sua volta da rami misti di un anno e sulle branche di 2-3 anni, le quali devono essere rinnovate per assicurare una produzione costante negli anni.

L) Tecnica colturale
Le concimazione si esegue ricorrendo alla distribuzione di concimi organici a base di letame capaci di assicurare il rifornimento frazionato nel tempo dell’azoto, del fosforo e del potassio.
Vista la sensibilità del cotogno alla siccità estiva, la pratica dell’irrigazione risulta necessaria in terreni inerbiti ed in zone particolarmente siccitose.
Nelle zone a clima più fresco l’irrigazione a solo un effetto di soccorso.
La corretta gestione della distribuzione dell’acqua durante il periodi di sviluppo delle piante condiziona positivamente la resa delle piante.
Oltre all’inerbimento, come tecniche di conduzione del suolo per la coltivazione del cotogno si può ricorrere in alternativa all’uso delle lavorazioni le quali però debbono essere concentrate nei primi strati del suolo per non danneggiare le radici che solito sono molto superficiali.
La raccolta dei frutti si effettua manualmente a partire da settembre fino a metà ottobre. Tale operazione è molto veloce, a causa della facilità del distacco dei frutti dalla pianta e dell’enorme resistenza alle manipolazioni.

M) Contenuto nutrizionale
Il frutto è in gran parte ricco di acqua, zuccheri, e una buona percentuale di fibra.
Le cotogne inoltre sono ricche di vitamina A, vitamina C, vitamina B6, vitamina B1 o tiamina, vitamina B3 o niacina, vitamina B2 o riboflavina, e acido folico. I minerali più abbondanti sono: ferro Fe, magnesio Mg, fosforo P, sodio Na, potassio K, selenio Se, zolfo S, zinco Zn e rame Cu. L’astringenza del frutto è dovuta principalmente alle sostanze tanniche.

N) Utilizzazione e proprietà
I frutti che la pianta produce non si prestano ad essere consumati allo stato fresco a causa della polpa molto dura e astringente, quindi solo una minima parte vengono usati sul mercato tal quali.
Prevalentemente sono utilizzati dall’industria dolciaria e conserviera, o destinati alla trasformazione industriale o familiare per la preparazione di conserve, cotognate, gelatine, mostarde e candidi per aromatizzare vini, liquori e distillati. La polpa essendo inoltre ricca di pectine può essere impiegata come addensante nella preparazione di marmellate.
Tipicamente le cotogne (tra le vecchie ricette della nonna), venivano impiegate per la preparazione di confetture in quanto l’elevata percentuale di pectine nella polpa, è necessaria per favorire l’aggregazione della massa mucillaginosa che si libera durante l’ottenimento delle marmellate.
Altro utilizzo tipico delle cotogne, era l’impiego per l’ottenimento della cotognata, una sorta di gelatina stabile utilizzabile in accompagnamento a piatti caratterizzati da un gusto forte e deciso, oppure per l’ottenimento di dolci e crostate. Infine altro utilizzo è rappresentato dalla cottura o dalla preparazione di mostarde.
Le cotogne consumate crude hanno un’azione astringente, mentre mangiate cotte hanno spiccate proprietà lassative grazie all’azione delle fibre e delle pectine in essa contenute. La pectina, riduce l’assorbimento di colesterolo, per cui il consumo di cotogne è particolarmente consigliato a chi soffre di ipercolesterolemia (colesterolo alto).
A livello fitoterapeutico le cotogne anche posseggono anche proprietà antiossidanti, antisettiche, digestive ed emollienti.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA.VV., 1991. Frutticoltura speciale. Reda, Roma.

2) AA.VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

3) Bellini E., 2002. “Arboricoltura speciale”. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

4) Roselli G., Iannì G., Mariotti P., 1999. Il germoplasma toscano delle specie legnose da frutto: il cotogno. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

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