Sharka o vaiolatura ad anello PPV

A) La Sharka che cos’è?
La Sharka o vaiolatura ad anello (PPV Plum Pox Virus), è una malattia di origine virale con effetti devastanti, il cui nome deriva da una parola bulgara che tradotta significa vaiolo.

B) Qual’è l’origine della malattia e dove si è diffusa?
Le prime segnalazioni della malattia si sono avute in Bulgaria intorno al 1917 su piante e frutti di susino dove già era diffusa da molti anni e dove ha prodotto danno ingenti. Da questo paese la malattia si è poi propagata rapidamente in Europa, nel Bacino del Mediterraneo, in India, in America, in Cile e in Canada con un decorso più o meno a dannoso a seconda del ceppo di virus, delle varietà infettate e della dimensione dell’infezione.
In Italia la malattia è stata individuata per la prima volta nel 1973 nella zona della Val Venosta in Trentino Alto Adige all’interno di un frutteto coltivato ad albicocche.
Questa malattia per il momento risulta endemica almeno in Italia, ma nonostante ciò deve essere assolutamente controllata per i gravi danni che può provocare una sua eventuale diffusione epidemica soprattutto per le piante da frutto e in particolar modo per l’albicocco.
Negli ultimi anni però ha assunto caratteri epidemici in alcune aree del sud d’Italia, soprattutto in Basilicata nella zona del Metapontino laddove vi sono colture intensive di pesco e altre drupacee.
In queste zone, la minaccia che la sharka rappresenta per la redditività degli impianti di drupacee si è aggravata a causa dell’introduzione del ceppo M (marcus), particolarmente virulento e distruttivo. Infatti nei pescheti infetti dal ceppo M della Sharka, se non si interviene con la rimozione delle piante infette, possono essere sufficienti 5-6 anni dall’introduzione del virus (cioè 1-3 alberi infetti) per la sua diffusione a tutti gli alberi dell’impianto con la conseguente morte degli ospiti.
La diffusione in campo della malattia a partire dai primi focolai è stata causata prevalentemente agli afidi vettori, molti dei quali non sono fitofagi abituali delle drupacee me le infettano con le loro punture di assaggio.

C) Piante ospiti
La virosi colpisce principalmente le piante appartenenti alla famiglia delle Rosacee e in particolare quelle del genere Prunus come:

  • Pesco
    In particolar modo le Nettarine.
  • Albicocco.
  • Susino.
  • Ciliegio dolce.
  • Ciliegio acido.
  • Mandorlo.
  • Specie ornamentali e selvatiche.

Tuttavia le varie specie vegetali, presentano una diversa sensibilità alla virosi, evidenziando inoltre sintomatologie più o meno differenziate.
Le manifestazioni sintomatiche della sharka variano notevolmente in relazione alla specie e varietà ospite, alla virulenza del ceppo virale, alle condizioni climatiche ed alla contemporanea infezione della pianta con altri virus.

D) Sintomi della malattia
I sintomi della malattia si manifestano sulle foglie e sui fiori alla ripresa vegetativa, sui frutti e sui noccioli.

D.1) Sintomi sulle foglie
Alla ripresa vegetativa in primavera e all’inizio dell’estate si evidenziano aree decolorate o clorotiche a forma di anello visibili in trasparenza lungo le nervature fogliari. Questi sintomi possono evolvere in maniera diversa a seconda della specie interessata.
Sull’albicocco tendono a scomparire, mentre sul susino questa aree clorotiche evolvono successivamente in necrosi di colore bruno rossastre le quali possono assumere anche un andamento lineare.

D.2) Sintomi sui fiori
Sui fiori i sintomi sono particolarmente evidenti sulle piante di pesco soprattutto le varietà a fiore rosa. Essi si manifestano con tipiche screziature di colore rosa intenso su un colore di fondo rosa chiaro a cui seguono delle alterazioni tra cui la comparsa di aree clorotiche a forma di anello.

D.2) Sintomi sui frutti
Sui frutti la manifestazione della malattia è molto più grave e il suo sviluppo anche in questo caso è diverso in base alla specie interessata.
Sull’albicocco si formano della aree ad anello più o meno depresse con superficie di colore chiaro oppure variegate di colore rossastro. Con il procedere della maturazione, queste alterazioni si aggravano sempre di più evolvendo in deformazioni che fanno assumere al frutto una consistenza stopposa a livello della polpa. I frutti in seguito vanno incontro alla cascola più o meno intensa a cui segue una perdita economica.
Sul susino le manifestazioni sintomatiche sono molto simili tuttavia però le alterazioni del frutto risultano ancora più profonde, con affossature che possono interessare anche la polpa. Queste alterazioni si manifestano sempre con l’insorgenza di aree decolorate ad anello che possono riguardare anche tutta la superficie della buccia del frutto.
Sul pesco e in particolar modo sulle varietà appartenenti al gruppo delle nettarine i sintomi sono ancora più accentuati.
I frutti colpiti successivamente raggrinziscono in maniera più o meno accentuata a seconda della virulenza del patogeno e della sensibilità della varietà.
I frutti in prossimità dalla maturazione diventano bitorzoluti a causa della presenza di depressioni molto marcate. In corrispondenza delle parti infossate, la polpa assume una colorazione bruno rossastra, di consistenza fibrosa, con depositi di gomma e sapore insipido.
Nelle varietà molto suscettibili si ha forte cascola prima nel giro di 2-3 settimane della raccolta, mentre in quelle tolleranti al virus i frutti che possono arrivare a maturazione, appaiono del tutto normali anche se tuttavia non risultano più commerciabili a seguito per le profonde modificazioni qualitative indotte dal virus.

D.3) Sintomi sui noccioli
Sui noccioli e in particolar modo sull’albicocco si evidenziane aree circolare ad anello con margini ben definiti e di colore giallastro molto evidenti. Questi segni inconfondibili dell’attacco del virus vengono utilizzati a scopo diagnostico per l’identificazione della malattia.

Il virus non è pericoloso per i consumatori ma, oltre a portare alla morte delle piante, rende i frutti non commerciabili a causa delle deformità e dell’elevata acidità indotta.

E) Trasmissione della malattia
La malattia viene tramessa attraverso:

  • Afidi

Tra le specie di afidi fitofagi che attaccano le drupacee e che possono trasmettere la virosi a causa delle loro punture di assaggio e nutrizione ricordiamo:

a) Afide verde del pesco (Myzus persicae).
b) Afide bruno del pesco (Brachycaudus persiacae).
c) Afide farinoso del pesco (Hyalopterus amygadali).
d) Afide farinoso del susino (Hyalopterus pruni).

  • Materiale di propagazione infetto

L’utilizzo di materiale di propagazione (marze, innesti semi ecc.) infetto è un altro vettore di questa malattia soprattutto quando l’uomo traferisce da un paese all’altro alcuni materiali senza preoccuparsene o senza sapere il loro reale stato sanitario.

F) Lotta alla malattia
La sharka o vaiolatura ad anello è considerata una malattia da quarantena per questo non esiste cura possibile per questa virosi e l’unico rimedio è l’abbattimento di tutti gli esemplari infetti, come previsto in Italia dalla lotta obbligatoria secondo il D.M. del 29 novembre 1996.
E’ possibile tuttavia applicare una lotta preventiva, tesa principalmente ad evitare la diffusione e allo stesso tempo contenerla.
La prevenzione si attua attraverso:

  1. Uso si materiale di propagazione sano e certificato
    Questa virosi si trasmette attraverso la propagazione vegetativa di piante infette (materiale di vivaio e innesti) e tramite varie specie di afidi.
    Il materiale di propagazione è il mezzo di diffusione del virus più importante su lunga distanza e per questo sono estremamente importanti sia il controllo che la certificazione del materiale vivaistico.
    L’uso di marze non controllate, specialmente se prelevate in aree dove il virus è endemico e ha colonizzato anche piante spontanee, espone i nuovi impianti a forti rischi di infezione.
  2. Controllo visivo delle piante
    In aree dove la diffusione dell’infezione è ancora bassa, per tentare di contenere o eradicare infezioni, è necessario eseguire almeno 2-3 controlli visivi durante la stagione vegetativa (fioritura, foglie sviluppate, frutti) e rimuovere tempestivamente le piante sintomatiche.
    Nel periodo della fioritura, pertanto, si raccomanda di fare molta attenzione ai sintomi fiorali e, nel caso di sospette infezioni, rivolgersi tempestivamente all’Ufficio Fitosanitario Regionale che provvederà ad eseguire le opportune analisi diagnostiche ufficiali.
  3. Protezione incrociata
    Attraverso l’uso di ceppi non virulenti o lievi della sharka.
  4. Lotta agli insetti vettori
    E’ uno dei mezzi attualmente più importante, al fine di controllare il diffondersi della malattia visto che essa si trasmette principalmente attraverso le punture degli afidi che attaccano le drupacee
  5. Risanamento del materiale di propagazione infetto
    Consiste nel porre le marze e altro materiale vivaistico alla pratica della termoterapia, ponendo il materiale a temperature comprese tra i 50 e 60 °C in modo da distruggere eventuali virus che possano avere infettato le cellule e tessuti.
  6. Impiego di varietà resistenti OGM o transeniche
    Negli ultimi anni si è tentato di ottenere varietà resistenti a questa malattia ma con scarsi risultati. È stata ottenuta una varietà di susino OGM resistente al virus tramite ingegneria genetica ma non è disponibile ancora disponibile sul mercato.

BIBLIOGRAFIA:
1) Alsia, 2014. Sharka delle drupacee: ormai è epidemica nel Metapontino. Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura. Regione Basilicata, Potenza.

2) A. Matta, E. Luisoni, G. Surico 1996. Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore. Bologna.

3) M. Ferrari, E. Marcon, A.Menta, 1996. Fitopatologia ed entomologia agraria. Edagricole. Edizioni agricole, Bologna.

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