Cardo dei Lanaioli

A) Caratteristiche botaniche della specie
Ordine: Dipsacales.

Famiglia: Dipsacacee.

Specie: Dipsacus follonum (sylvestris).

Il nome del genere Dipsacum, deriva dal greco dipsa= sete. Questo termine fa riferimento alla conca che le foglie formano presso la loro inserzione sul fusto all’interno del quale si raccoglie l’acqua piovana.
Il nome invece della specie fullonum  è riferito all’infiorescenza, e indica il luogo dove nel Medioevo si effettuava il finissaggio delle stoffe, cioè la fullonica.

La specie viene chiamata anche con i sinonimi di:

  1. Scardaccione.
  2. Cardo dei panni.
  3. Cima dei pastori.
  4. Lattugone.
  5. Verga del pastore.
  6. Rissolo.
  7. Pettini del lupo.

E’ una pianta biennale costituita da una radice a fittone molto robusta con un fusto eretto, ricco di spine e solcato che può raggiungere anche i 2 m di altezza.
Le foglie basali sono di forma oblungo – ovale inserite con la tipica struttura a rosetta, di colore verde chiaro e ricche di spine sia nella pagina superiore e talvolta in quella inferiore. L’infiorescenza è di forma ovoidale, mentre i fiori sono di colore dal bianco lilla al violetto, con squame erette e irsute spesso più lunghe degli stessi fiori.
I frutti sono dei piccoli acheni aventi una forma allungata.
I semi sono rugosi, di forma allungata e di colore marrone chiaro.
All’interno della stessa infiorescenza, la fioritura ha inizio dalla parte centrale per poi proseguire verso i fiori esterni. Fiorisce tra giugno e agosto. Questa strategia derivante da uno sfasamento di fioritura temporale dei fiori, viene messa in atto dalla pianta al fine di agevolare la fecondazione.
Il Cardo dei Lanaioli è una pianta selvatica tipicamente diffusa nelle regioni mediterranee del Centro Italia. Si può trovare sporadicamente anche nelle zone del Nord e del Nord Est dell’Italia Settentrionale.
La pianta cresce comunemente ai bordi delle strade, nei luoghi incolti, lungo fossi nelle macerie e fino a 1400 m di altitudine.
Oltre che essere una specie spontanea e selvatica, il Cardo dei Lanaioli può essere inoltre coltivato come specie da reddito.
Infatti si semina tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo e si raccoglie dalla fine di luglio e gli inizi di agosto.

B) Proprietà fitoterapeutiche
La pianta ha proprietà sudorifere, aperitive, diuretiche e depurative. Nel passato, veniva utilizzata dalla medicina popolare come rimedio contro la pelle screpolata e nella cura delle fistole anali.

C) Storia e utilizzo della specie per la produzione del panno del Casentino
Il Cardo dei Lanaioli è stato utilizzato nella lavorazione della lana fin dai tempi più antichi a partire dalla civiltà degli Egizi.
Successivamente anche Carlo Magno cita la specie nei suoi scritti dei Capitolari (812 d.c.), raccomandando la coltivazione dei cardones nell’orto, accanto alle altre colture.
Alle congregazioni religiose del Medioevo, molto probabilmente si deve l’opera di selezione, che la introdussero in coltivazione nei terreni incolti e la diffusero ampiamente in Francia.
La specie coltivata (Dipsacum follonum) è infatti derivata dalla selezione fatta dall’uomo nei secoli sulle piante che presentavano capolini più uniformi e compatti e per questo più adatti al lavoro della garzatura.
La diffusione di questa specie si concentrò in seguito  principalmente in Toscana anche nella sua forma spontanea comunemente diffusa in luoghi pietrosi o lungo i fossi e solo successivamente si diffuse anche nelle Marche, in Abruzzo e in Sardegna diventando anche specie coltivata.
Questo suo utilizzo in Italia, portò successivamente la coltivazione dei cardi dalla metà del XIX secolo, ad opera di Sisto Bocci (proprietario del lanificio di Soci). Per questo vennero importati semi francesi per migliorarne la qualità aumentando la dimensione del capolino.
Infatti nell’area casentinese, dove già era presente una solida tradizione di produzione di tessuti (Stia, Soci) e dove a Partina si coltivavano a cardo piccoli appezzamenti della Fattoria Bocci fin dai primi dell’800, esso poi è stato diffuso a livello comprensoriale agli inizi del secolo XX grazie ad un miglioramento del materiale genetico.
Da quel momento, per una serie di congiunture politiche che favorirono lo sviluppo di una vera e propria industria tessile in Italia, anche la connessa coltura industriale del cardo decollò, inserendosi stabilmente nel sistema colturale del Casentino.
La specie in seguito fu sempre utilizzata nei lanifici locali per la produzione e cardatura della lana.
In tempi più recenti a causa del suo impiego tessile, la coltura si è andata diffondendo anche nelle aree industriali, dove talvolta, come in Casentino, trovò condizioni colturali che esaltavano particolarmente le caratteristiche di elasticità e resistenza delle infiorescenze e che rendevano il prodotto molto apprezzato e richiesto anche per l’esportazione.
Le infruttescenze (garzi) vengono ancora oggi utilizzate per garzare i tessuti, cioè per raffinare i panni estraendo con gli uncini delle brattee fiorali le fibre più brevi (il pelo) che li rendono più morbidi, caldi e lucenti.
Il cardo vegetale a differenza di quelli artificiali (di acciaio o plastica), presentando gli spini anche sulle pagine delle brattee dell’infruttescenza e non solo sulla loro parte apicale, permettendo infatti di ottenere una lavorazione più fina che viene eseguita nella produzione di tessuti pettinati di pregio e del tradizionale Panno del Casentino.
A parte la divisione delle diverse calibrature (classamento), fatto meccanicamente, la scelta ed il taglio del prodotto sono ancora manuali.
Inizialmente si opera con una separazione dalle infruttescenze buone per la cardatura (il 15-40 % della produzione totale) da quelle cattive (meno regolari), in funzione dell’angolo di apertura delle spine da cui dipende l’effetto finale sul lavorato.
I capolini più pregiati sono quelli più piccoli e densi, con le spine dritte, che vengono montati interi sui telai delle macchine tessili. I capolini dritti, più allungati e di forma cilindrica sono invece tagliati in rocchi di circa 5 cm di lunghezza: ciascun telaio delle macchine garzatrici contiene circa 10 kg di infruttescenze così lavorate.
Negli anni 70 veniva usato anche per la produzione per feltri industriali (feltri per carta fotografica, carta moneta, carta da sigarette), mentre nell’antichità mazzi di cardo venivano impiegati nella cardatura della lana, vale a dire nella pettinatura e nella pulitura del vello dalle impurità, così da prepararlo alle successive fasi di lavorazione.
Invece i gamboni o fusti fiorali, oltre ad un impiego come combustibile, in Casentino erano usati al posto delle canne per fare caratteristiche recinzioni poderali a difesa di colture ortive e cerealicole, tanto diffuse da essere un elemento tipico del paesaggio della valle.

BIBLIOGRAFIA:
1) Macchia M., Caratterizzazione morfologica delle varietà locali iscritte nel Repertorio regionale della L.R. 64/2004- Ortive. ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

2) Nappini E., Vannini S., Daneusing G.,1975. Il Cardo dei lanaioli nell’economia Casentinese. Facoltà di Magistero, Università degli studi di Siena.

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