Il pero

A) Origine e diffusione
L’origine di questa specie risulta essere attualmente molto controversa, in
quanto le specie appartenenti al genere Pyrus sono suddivise in due categorie
per quanto riguarda la zona da dove hanno avuto origine.
Per questo avremo:

  • Specie occidentali (Pyrus communis e altre), originarie dell’areale temperato
    come le zone comprese tra l’Europa e l’Asia.
  • Specie orientali (Pyrus pyrifolia inclusi i nashi) originarie invece dell’Asia e delle zone della Cina e del Giappone.

In generale tuttavia, le specie di pero che ritroviamo coltivate attualmente in Italia sono originarie dell’Asia Occidentale e sono coltivate in Europa da tempi remoti, risalenti all’età romana e medievale.
I principali paesi produttori di pero sono la Cina, l’Italia, gli Stati Uniti, la Spagna, l’Argentina, il Giappone, la Turchia, la Francia, la Germania e l’Olanda.
In Italia la coltivazione del pero è concentrata principalmente in Emilia Romagna, Veneto, Sicilia, Campania, Lombardia e Piemonte.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Rosales.

Famiglia: Rosacee.

Sottofamiglia: Pomoidee.

Il genere comprende numerose specie di cui poche di esse sono importanti, come:

  1. Pirus communis (pero coltivato).
  2. Pirus piraster, o perastro, o pero selvatico.

Le atre specie di maggior importanza a livello mondiale sono il:

  • Pirus betulaefolia.
  • Pyrus pyrifolia (a cui appartengono i nashi).
  • Pirus calleriana.
  • Pirus serotina.
  • Pirus ussuriensis.

Il pero coltivato è prevalentemente un albero o raramente un arbusto, a foglia caduca eccezionalmente sempreverde e talvolta spinoso.

C) Caratteristiche botaniche del pero
C.1) Fusto e rami
Il pero, è una pianta vigorosa con chioma a forma conica o globulare.
La corteccia del fusto e i rami vecchi presenta delle screpolature, mente i rami giovani sono corti, lisci e portano numerose gemme a legno e gemme miste.

C.2) Foglie
Le foglie presentano un lungo picciolo, sono di forma ovale e lisce, sono prive di peli (glabre) con lamina cutinizzata, margine intero crenato o dentato e raramente lobato.

C.3) Gemme
Le gemme sono di forma conico ovoidale e appuntite e possono essere sia a legno che miste.
Il pero produce i frutti prevalentemente sulle lamburde e in parte sui rami misti e sui brindilli.

C.4) Fiori
I fiori sono riuniti in un’infiorescenza (corimbo) contenente 7-10 fiori con petali di colore bianco. I fiori appaiono prima o contemporaneamente alle foglie e sono di solito ermafroditi.
A differenza del melo, all’interno dell’infiorescenza la fioritura nel pero, inizia prima dai fiori più esterni per poi propagarsi verso il fiore centrale.
La fecondazione dei fiori è incrociata ed è operata dagli insetti.

C.5) Frutto
Il frutto è un pomo (falso frutto), più o meno piriforme con setti cartilaginei. La polpa è di colore chiaro, più o meno succosa e croccante, ed è generalmente ricca di sclereidi (residui legnosi del frutto) soprattutto nelle specie primitive e nelle varietà antiche.
I semi presenti in un numero massimo di 10 per frutto, sono costituiti da un tegumento cuoiso e sono di colore nero o bruno.

D) Fisiologia e biologia fiorale del pero
La maggior parte delle varietà di pero e in particolare quelle antiche sono autoincompatibili, nonostante il fiore sia ermafrodita. Solo alcune varietà sono auto compatibili ed alcune come ad esempio la varietà commerciale Williams lo sono parzialmente.
Esistono anche casi di sterilità tra gruppi diversi di varietà le quali producono poco polline e non sempre germinabile come ad esempio la varietà Curato. La produzione di polline, influenzata dallo stato sanitario delle piante, è abbondante e vitale in alcune varietà (es. Conference), mentre in altri casi è assente (androsterilità). La temperatura ottimale per la germinazione del polline durante la fioritura è di 25 °C.
Tuttavia molte varietà producono anche per via partenocarpica anche se è sempre meglio ricorrere negli ambienti piricoli italiani all’utilizzo di varietà impollinatrici, perché i frutti ottenuti per fecondazione sono di qualità migliore di quelli partenocarpici.
La partenocarpia è quel meccanismo della specie che comporta la produzione di frutti senza semi e quindi senza l’intervento del processo di fecondazione.
Sono un esempio di varietà partenocarpiche la Decana d’Inverno, la Santa Maria di Morettini e la Passa Crassana.
Tenendo conto dei casi di auto incompatibilità e di sterilità degli organi riproduttivi di alcune varietà, è necessario intercalare nei vari filari a blocchi alterni di 3-5 varietà diverse tra di loro fertili in modo da assicurare una buona impollinazione ed una costante produzione di frutta.
Per assicurare una buona impollinazione si può anche ricorrere all’impiego di varietà di pero selvatico, soprattutto per impollinare peri di un’unica varietà.
Nonostante però il fiore sia ermafrodita e ad impollinazione entomofila operata dagli insetti, esso risulta però poco attrattivo, per cui si consiglia di disporre attorno alle piante numerose arnie, specialmente se nella zona vi sono specie erbacee capaci di attirare le api.
Molto spesso la scarsa fertilità del pero può essere dovuta sia a fattori ambientali (basse temperature ed elevata umidità che riducono la germinazione del polline), ma anche alle elevate temperature che possono generare fenomeni di aborto dell’ovario.

E) Classificazione delle varietà di pero
Le varietà di però possono essere classificate secondo vari criteri come:

  • Secondo la destinazione commerciale

a) Pere da tavola e/o consumo fresco.
b) Pere da cuocere.
c) Pere da industria.
Per la produzione del sidro, per l’estrazione del succo, per cremogenati, da essiccazione e da inscatolamento.

  • Secondo l’epoca di maturazione

a) Pere estive (incluse le varietà precoci e precocissime).
b) Pere autunnali.
c) Pere invernali.

  • Secondo la resistenza al colpo di fuoco batterico

a) Molto resistenti (es. Magness e Professor Molon).
b) Resistenti (es. Decana del Comizio e Volpina).
c) Sensibili.
d) Molto sensibili (es. Abate Fetel, Coscia, Kaiser e Williams).

Bisogna aggiungere inoltre che la piattaforma varietale è rimasta molto stabile nel tempo. Molte delle varietà di pero attualmente coltivate (es. William, Kaiser, Passa Crassana, Curato, Decana d’Inverno ecc.), hanno iniziato a diffondersi tra il 1700 e il 1800.
Intorno al 1950 si sono diffuse la Santa Maria di Morettini, la Butirra Precoce e più recentemente la Conference e la William Rossa o Max Red Barlett.
Grazie all’attività del miglioramento genetico attivo soprattutto egli ultimi anni, sono state sviluppate altre varietà di pero come l’Etrusca e la Tosca tra le varietà precoci, la Cascade a buccia rossa e la Harrow Sweet resistente al colpo di fuco batterico.

F) Germoplasma del pero
In Italia con l’evoluzione del settore frutticolo, le sempre crescenti esigenze agronomiche e commerciali, legate al contenimento dei costi di produzione, hanno portato alla progressiva riduzione delle varietà locali di pero e alla loro sostituzione con varietà più moderne e rispondenti alle esigenze produttive.
Questa tendenza ha provocato però la perdita di numerose varietà locali di pero, che in passato costituivano la gran parte delle popolazioni autoctone. Tuttavia le vecchie varietà di pero, sono portatrici di caratteri di spiccata resistenza ai parassiti e di rusticità, in quanto selezionate prima dell’avvento dei prodotti chimici (fertilizzanti, antiparassitari ecc.), i quali hanno contribuito a coprire nelle nuove varietà, la presenza di questi caratteri importanti.
Tutto questo lo dimostra il fatto, che vi sono numerose varietà e biotipi locali nelle campagne italiane, anche se esse non sono trattate secondo le adeguate cure colturali.
Per questo diventa necessario garantire la salvaguardia e la valorizzazione di queste varietà antiche di pero a rischio d’estinzione, soprattutto quelle a maturazione estiva delle quali soprattutto in Toscana c’è stato un ampio lavoro di miglioramento genetico.
L’importanza della coltivazione del pero, è testimoniata già nel 1500 grazie all’opera dei Medici. Nel 1700 il patrimonio varietale di pere, aveva raggiunto una notevole ampiezza come dimostrano le opere del botanico Michieli, vissuto tra il XVII e il XVIII secolo, il quale descrive oltre 230 varietà di pero. Grazie poi al pittore rinascimentale Bimbi, tali varietà sono state illustrate in celebri dipinti del secolo, differenziate per epoca di maturazione e tipologia del frutto.
È dimostrato che già i Medici inoltre, ricercavano le novità varietali anche dai Paesi esteri, soprattutto in Francia e Germania. Le raccolte varietali erano apprezzate anche all’estero e coprivano un ampio periodo di maturazione. Ampie erano anche le varietà di forma, pezzatura e colore dei frutti. Ma come per tutte le altre specie arboree da frutto, anche nel pero è andata perduta la maggior parte dell’ampio patrimonio varietale esistente, tanto che oggi si ritiene che solo 17 delle 115 varietà dell’epoca, sono pervenute fino a noi con i loro nomi originali o con sinonimi.
Tuttavia la più grande spinta riguardo la ricerca delle antiche varietà di pero, è iniziata a partire dal 1800 grazie all’opera di Gallesio, che nella sua Pomona Italiana ne descrisse circa 327 varietà.
Sempre in Toscana ad esempio il germoplasma del pero annovera attualmente 381 varietà raccolte e conservate in tre istituti di ricerca.
La maggior parte di esse costituiscono il più ampio e antico patrimonio toscano degli inizi del 1900. Quasi tutte le varietà locali, sono conservate nelle collezioni fiorentine e solo una parte di esse rivestono un interesse colturale.
Ma il germoplasma di pero in Italia, non è costituito solo da varietà antiche di origine note e sconosciuta, ma anche da varietà ottenute a seguito di programmi di miglioramento genetico ben precisi.
Tra questi lavori, quello più interessante è stato quello del Professor Alessandro Morettini dell’Università di Firenze, il quale tra il 1951 e il 1967, iniziò un intenso lavoro di costituzione e selezione di varietà di pero ancora oggi presenti e conservate in alcune banche del germoplasma (es. Butirra Precoce, Butirra Rosata, Eletta, Morettini 64, Morettini 113 e Santa Maria di Morettini).
Il lavoro di selezione è poi proseguito nel 1957, grazie all’opera di Baldini e Scaramuzzi i quali descrivono 104 cultivar di pero italiane. Nel 1964 Branzanti e Sansavini descrivono 116 varietà di pero il cui numero aumenta a 123 grazie al lavoro di Morettini e i suoi collaboratori. Nel 1976 Bellini e Scaramuzzi rendono nota un’indagine conoscitiva di 428 varietà di pero ancora esistenti in Italia.
Al lavoro di Morettini, si è affiancato poi quello anche del Breviglieri con la costituzione della varietà Fiorenza nel 1974, e quello di Bellini con la costituzione di due varietà precoci ed estive (Etrusca e Sabina), rese note rispettivamente nel 1991 e nel 1999.
Attualmente, le principali varietà antiche di pero sono conservate in situ ed ex situ presso le principali e più importanti strutture pubbliche e private presenti in tutta Italia.
Tra le strutture pubbliche sono numerose le istituzioni che operano attraverso progetti di ricerca alla conservazione del patrimonio genetico delle principali specie frutticole, tra queste ricordiamo:

  1. Gli istituti di ricerca (IRSA), che fanno capo alla conservazione delle risorse genetiche agrarie attraverso il progetto Risorse genetiche del MIPAAF. Di questi istituti di ricerca il più importante è l’istituto sperimentale per la frutticoltura di Roma.
  2. Il Dipartimento di Coltivazioni Arboree dell’Università di Bologna e il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali, del Suolo e dell’Ambiente Agroforestale (DIPSA – sezione di coltivazioni arboree) dell’Università di Firenze.
  3. Il Dipartimento di Produzioni Vegetali di Viterbo dell’Università della Tuscia
  4. I centri nazionali di ricerca (CNR), che si occupano delle raccolta e della conservazione in situ ed ex situ, delle risorse genetiche agrarie in tutta l’area mediterranea.

Invece tra le strutture private, che ad oggi sono impegnate nella salvaguardia e conservazione del germpolasma del pero, oltre ai numerosi orti botanici, parchi, musei privati ricordiamo anche associazioni e vivaisti presenti in tutta Italia il cui ruolo risulta di fondamentale importanza per la conservazione e il mantenimento in vivo di numerose collezioni varietali di pero.
Tra questi ricordiamo:

  1. Vivai Belfiore di Lastra a Signa (FI).
  2. Vivai Dalmonte di Brisighella (RA).
  3. Vivai Bassi di Cuneo.
  4. Associazione Archeologia Arborea di Città di Castello (PG).
  5. Oasi Galbusera Bianca in provincia di Como.
  6. Vivaio Clorofilla in provincia di Brescia.

Le numerose varietà antiche di pero, attualmente ancora presenti in Italia e conservate presso le strutture pubbliche e private sopra elencate, sono contraddistinte da una serie di caratteristiche pomologiche, agronomiche e biologiche diverse e variabili tra di loro in grado di rispondere alle differenti esigenze dei consumatori e dei produttori.
Per questo motivo il germoplasma del pero ad oggi può essere utilizzato nei programmi di miglioramento genetico della specie in vari modi. Tra le modalità di utilizzazione del germoplasma più diffusi ricordiamo:

  • Utilizzazione per l’ottenimento di caratteri pomologici innovativi per il consumatore.
  • Utilizzazione per l’ottenimento di caratteri pomologici innovativi per il produttore.
  • Utilizzazione per l’ottenimento di varietà resistenti e/o tolleranti ai parassiti.

F.1) Utilizzazione per l’ottenimento di caratteri pomologici innovativi per il consumatore
Le antiche varietà di pero, sono caratterizzate da un’ottima qualità dei frutti la quale si accompagna ad un buon aroma, profumo e sapore della polpa. Per questo la loro produzione risulta di fondamentale importanza soprattutto a livello locale o per aziende biologiche, da proporre su mercati di nicchia in quanto apprezzate da molti consumatori. Molti di queste varietà oltre che per il consumo fresco possono essere impiegate per la cottura, per la preparazione di dolci, mostarde, marmellate, composte e addirittura si possono utilizzare per la cottura al forno.

F.2) Utilizzazione per l’ottenimento di caratteri pomologici innovativi per il produttore
Per quanto riguarda invece il produttore, la sua richiesta nell’ambito del germoplasma del pero ricade principalmente nella scelta di varietà ad alta produttività contraddistinte da frutti di grossa pezzatura e caratterizzati da un’elevata resistenza alle manipolazioni e ai trasporti al fine di abbassare i costi di esercizio e rendere di conseguenza più competitivi i prezzi sul mercato.
Altro importante carattere da prendere in considerazione è l’epoca di maturazione. In Italia il vasto germoplasma di pero attualmente disponibile consente di coprire un periodo di maturazione molto ampio che va da giugno (per quanto riguarda le pere precocissime), fino al mese di dicembre (per quanto riguarda le pere invernali o tardive).

F.3) Utilizzazione per l’ottenimento di varietà resistenti e/o tolleranti ai parassiti
Altro carattere da prendere in considerazione, riguarda l’utilizzo di varietà resistenti e/o tolleranti ai parassiti il quale consente di ridurre se non del tutto eliminare l’impiego di prodotti antiparassitari di origine chimica.
Il vasto germoplasma attualmente disponibile, ci permette di aver ad oggi a disposizione una serie di varietà rustiche e quindi capaci di resistere alle avversità biotiche e abiotiche. Queste varietà possono essere utilizzate nei programmi di miglioramento genetico del pero, per introdurre geni di resistenza alle malattie al fine di ottenere varietà commerciali più resistenti ai parassiti.
La resistenza ai parassiti introdotta per incrocio a partire dalle popolazioni selvatiche di varietà rustiche di pero, riguarda principalmente le più importanti avversità biotiche che colpiscono il pero come: ticchiolatura, colpo di fuoco batterico e psilla.
A tale fine vengono considerate varietà resistenti alla ticchiolatura la Madernassa, la Favorita di Clapp, la Martin Secco ecc., tra quelle resistenti al colpo di fuoco batterico ricordiamo la Duchessa d’Angouleme, la Volpina, la Buona Luisa ecc., infine tra le varietà resistenti alla psilla ricordiamo la Spina Carpi, la Verdino, la Butirra di Hardy ecc.
La resistenza a queste avversità biotiche mostrate dalle antiche varietà di pero, può essere trasferita per incrocio al fine di ottenere delle nuove varietà, utilizzando le varietà di pero come genitori a seconda del tipo di parassita. Questo dimostra la notevole importanza che hanno ancora oggi queste vecchie varietà per quanto riguarda il panorama frutticolo nazionale, la quale deve essere tutelata e conservata.

G) Propagazione del pero
Il pero lo possiamo propagare per

  1. Via sessuata
    Ricorrendo all’uso del seme per l’ottenimento dei portinnesti franchi o nel settore del miglioramento genetico per ottenere nuove varietà.
  2. Via asessuata
    Per talea, margotta di ceppaia, propaggine di trincea per ottenere i portinnesti clonali o anche per micropropagazione per ottenere piante autoradicate a basso costo.

La micropropagazione nel pero tuttavia però, ha il difetto di produrre piante eccessivamente vigorose e con una lenta entrata in produzione.
La maggior parte della varietà di pero oggi coltivate, vengono propagate attraverso il ricorso all’innesto effettuato in vivaio o in pieno campo a gemma dormiente nel periodo tra agosto e settembre, o a marza effettuato nel periodo tra febbraio e marzo.
Il problema principale che riguarda la propagazione per innesto del pero (soprattutto quando sia utilizza come portinnesto il cotogno) è il fenomeno della disaffinità d’innesto, causata dal mancato attecchimento tra portinnesto e varietà e indotto probabilmente anche da alcune malattie di origine virale.
Per alcune varietà questo fenomeno è stato ridotto ricorrendo a portinnesti di cotogno virus esenti. Laddove non sia possibile disporre di portinnesti virus esenti, è necessario ricorrere all’innesto tra portinnesto e varietà di un intermediario ricorrendo a varietà compatibili con il cotogno come ad esempio la Santa Maria di Morettini e la Curato.

G.1) Portinnesti del pero
Franco da seme
Le varietà rustiche di pero, soprattutto quelle coltivate con metodi biologici
vengono normalmente innestate su portinnesti franchi da seme.
Le piante innestate su franco risulteranno molto vigorose per qualsiasi tipo di terreno anche molto difficile, da quello calcareo e secco a quello povero di sostanza organica. Le piante, raggiungeranno inoltre dimensioni notevoli e saranno molto longeve (oltre 100 anni di età) con una lenta entrata in produzione che varierà dai 3 ai 6 anni d’età.
Tuttavia questi portinnesti franchi sono portatori di caratteri quali la vigoria e rusticità e inoltre conferiscono alle piante un buon ancoraggio al terreno, una buona resistenza al calcare attivo e permettono lo sviluppo di un apparato radicale profondo il quale conferisce un’ottima resistenza alla siccità.

Portinnesti clonali
In alternativa il pero può essere innestato su portinnesti clonali resistenti al colpo di fuoco batterico (Farold e Daytor 87), quelli derivanti dalla selezione della varietà di pera volpina o della serie Fox, i quali hanno il vantaggio di ridurre sia la vigoria delle piante del 60-70 %, rispetto al franco da seme, che l’entrata in produzione delle piante.

Portinnesti di cotogno
Laddove vi sono terreni di buona qualità e per una frutticoltura intensiva, si possono utilizzare i portinnesti di cotogno i quali hanno il vantaggio di favorire una più precoce entrata in produzione (già al 2° anno), riducendo allo stesso tempo sia la vigoria delle piante che la dimensione degli alberi di circa il 50% rispetto al franco da seme.
Tuttavia il cotogno essendo meno vigoroso del franco, conferisce alle piante minore resistenza alle avversità, induce la tendenza delle piante ad emettere polline poco germinabile, conferisce un apparato radicale superficiale determinando sia uno scarso ancoraggio al terreno che una maggiore suscettibilità alla carenza idrica.
Il cotogno inoltre non sopporta il calcare attivo del terreno e quindi anche in suoli minimamente calcarei può esporre le piante al fenomeno della clorosi ferrica.
Infine come già ricordato, le piante innestate su cotogno presentano fenomeni di disaffinità d’innesto che specialmente nelle varietà antiche può essere superato ricorrendo all’uso di un intermediario compatibile.
Tra i portinnesti cotogni più utilizzati, un tempo erano diffusi quelli della selezione del cotogno d’Angers e del cotogno di Provenza.
Oggi sono stati sostituiti con cotogni certificati e risanati da virus tra cui il BA 29, l’EM A, l’EMC e recentemente il Sydo.

H) Esigenze pedoclimatiche
Tra i fattori climatici che sicuramente influiscono di più sulla crescita e la produttività delle piante, la temperatura è sicuramente il fattore più limitante.
Le alte temperature in estate accompagnate da un eccessiva insolazione possono causare dei colpi di sole sui frutti.
Inoltre risultano dannose le piogge in fioritura che possono ridurre l’allegagione dei frutti, le piogge durante la raccolta che possono causare marcescenza ai frutti e infine la grandine e l’eccessiva ventosità.
Le gelate invernali con temperature inferiori ai -15 °C, possono danneggiare le gemme a frutto e causare spaccature sui rami, sulla corteccia del tronco e delle branche. Tra le varietà particolarmente resistenti al freddo ricordiamo la Passa Crassana, la Butirra Rosata e la Butirra Precoce di Morettini.
Il pero è anche molto sensibile alle gelate primaverili le quali possono danneggiare gli organi fiorali e quindi impedire il regolare svolgimento del processo di fecondazione e produzione dei frutti.
Per quanto riguarda il terreno il pero predilige terreni profondi, fertili e ricchi di sostanza organica. Tollera bene anche i terreni argillosi e asfittici purché con un basso contenuto di calcare attivo, prospera bene nei terreni sabbiosi purché umidi e con un pH compreso tra 7,5 e 8 un livello di calcare attivo tra 4-7%.

I) Forme d’allevamento e sesti d’impianto
Generalmente il pero è una specie da frutto molto plastica, ed è per questo che si adatta molto bene a svariate forme d’allevamento da quelle costruttive e geometriche adottate in passato a quelle moderne.
Tuttavia le forme di allevamento più comunemente usate per l’impianto di varietà di pero sono:

  1. Vaso comune.
  2. Piramide.
  3. Fusetto.

Vaso comune
Il vaso comune si ottiene facendo sviluppare e impalcare la pianta ad un’altezza di circa 1 m e per un’altezza compresa intorno ai 5 m e con sesti d’impianto compresi tra 5 o 6 metri tra le file e 6 metri sulla fila.

Piramide
La piramide o fuso è un’altra forma di allevamento molto adatta al pero, caratterizzata da una serie di branche principali inserite ad altezze diverse fino alla sommità dell’albero impalcate a partire da 80 cm d’altezza e portanti una serie di sotto branche fruttifere. I sesti d’impianto sono compresi tra 4,5 o 5 m tra le file e 2,5 o 3,5 sulla fila.

Fusetto
Il fusetto infine si ottiene facendo sviluppare principalmente la pianta in ampiezza, con le branche che sono inserite sul fusto per un angolo di 45° e impalcate a 60 cm da terra. I sesti d’impianto sono di 4 m tra le file e 1,80-2 m sulla fila.

L) Potatura
L.1) Potatura d’allevamento
La potatura d’allevamento del pero che non è molto diversa da quella di produzione è eseguita al momento dell’impianto e consiste principalmente la spuntatura delle radici e la loro rimozione nel caso dovessero essere danneggiate.
Al fine di accelerare l’entrata in produzione della pianta, nei primi anni d’impianto saranno minimizzati gli interventi cesori, mentre saranno adottate diverse tecniche come legature, piegature, inclinazioni e torsioni di rami, fatte sia in estate che durante l’inverno ed eseguite secondo l’esperienza locale.

L.2) Potatura di produzione
Per quanto riguarda la potatura di produzione, bisogna ricordare che il pero produce nei primi anni sui rami misti e brindilli e solo con l’invecchiamento la produzione si sposta prevalentemente sulle lamburde, che con il passare del tempo diventano borse (ossia formazioni senescenti), le quali poi evolveranno dopo la produzione, in brindilli coronati, i quali a loro volta originano produzioni fruttifere durature chiamate zampe di gallo.
Tuttavia essa dovrà essere sempre eseguita tenendo conto delle modalità di fruttificazione delle diverse varietà, nonché della forma di allevamento adottata.
In generale il pero produce sulle gemme di rami misti di 1 anni, sui brindilli e sulle lamburde. Le lamburde a sua volta sono portate da branchette fruttifere di 2-3 anni. Alcune varietà poi producono solo sui rami misti, soprattutto quando sono giovani.
La potatura di produzione nel pero è abbastanza intensa e prevede l’asportazione dei polloni, dei succhioni e di numerosi rami a legno.
Nelle varietà che producono sulle lamburde si effettua anche il rinnovo delle branche fruttifere e l’accorciamento delle zampe di gallo.
La potatura di produzione, permette di mantenere la forma d’allevamento della pianta e nell’ambito della varietà un giusto equilibrio tra vegetazione e produzione.
Tra gli interventi di potatura ricordiamo:

  1. Contenimento della cima dell’albero
    Che ha come effetto quello di favorire il rivestimento basale della pianta e uniformare la distribuzione dei rami a frutto.
  2. Diradamento e sfoltimento dei rami
    Che contiene lo sviluppo della vegetazione e favorisce una maggiore illuminazione e induzione a fiore delle gemme.
  3. Diradamento dei rami a frutto deperiti o in eccesso
    Allo scopo di mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo della specie.
  4. Raccorciamento con tagli di ritorno su branche fruttifere
    Allo scopo di rinnovare i rami a frutto.
  5. Soppressione o il raccorciamento delle branche
    Al fine di eliminare i rami in eccesso o concorrenziali
  6. Eliminazione di branche vecchie o deperite
    Per rinnovare la pianta
  7. Piegature, curvature e decorticazioni anulari
    Per incrementare l’induzione a fiore delle gemme.
  8. Tagli di pareggiamento delle branche principali
    Per mantenere la struttura e le dimensioni della pianta entro i limiti consentiti dal sesto d’impianto adottato.

Nel pero sono necessari anche interventi di potatura verde o estiva e quando è necessario anche il diradamento dei frutti.

L.3) Diradamento dei frutti
La pratica del diradamento dei frutti è necessaria soltanto per alcune varietà e in annate di elevata produttività al fine di migliorare la pezzatura dei frutti e regolare la produzione nel tempo. Tra le varietà che possono trovare beneficio dal diradamento dei frutti ricordiamo la Coscia e la Butirra Precoce di Morettini.
Il diradamento si effettua normalmente in fase di post allegagione nel mese di giugno ed essa deve essere commisurata in base al vigore della pianta e alla carica dei frutti.
Il diradamento che di solito si esegue manualmente, permette di eliminare anche i frutti difettosi e quelli posti in posizioni e ramificazioni non idonee.

M) Nutrizione minerale del pero
Il pero sebbene sia una pianta non particolarmente esigente dal punto di vista nutrizionale, c’è da dire tuttavia che la distribuzione annuale dei concimi nel corso della vita della pianta consente di migliorare lo stato vegetativo e produttivo della specie.
I principali elementi nutritivi assorbiti dal pero sono:

  1. Azoto N.
  2. Fosforo P.
  3. Potassio K.
  4. Calcio Ca.
  5. Magnesio Mg.
  6. Boro B.
  7. Ferro Fe.

Azoto N
La pianta è in grado di utilizzare varie fonti naturali di approviggionamento d’azoto, tanto che in condizioni particolari è possibile condurre la coltivazione anche con bassi apporti di tale elemento.
Le fasi in cui la pianta presenta una maggiore esigenza nutritiva d’azoto sono durante la fioritura e durante il periodo in post allegagione. Nel periodo che segue l’allegagione l’apporto di azoto deve essere commisurato in base alla quantità di frutticini presenti sulla pianta.
L’apporto di azoto in tarda estate aumenta la fertilità delle piante e incrementare l’allegagione dei frutti nell’anno successivo.
Si consiglia quasi sempre di intervenire con distribuzioni frazionate d’azoto ricorrendo all’uso di concimi organici o a lento effetto al fine di ridurre le perdite per dilavamento ed aumentare l’efficacia nutritiva.

Fosforo P
Il fosforo che è generalmente presente nel terreno alle normali esigenze nutritive della pianta, può essere distribuito alla fine dell’inverno per stimolare l’attività delle radici.

Potassio K
Il potassio influenza la qualità, la pezzatura e colorazione dei frutti.
È necessario tuttavia apportarlo alle piante in dosi ben determinate tenendo conto del livello di potassio scambiabile del terreno.

Calcio Ca
Il calcio distribuito soprattutto dopo la raccolta dei frutti, previene il rischio d’insorgenza di alterazioni ai frutti come il riscaldo molle e il disfacimento interno.
Durante le prime fasi di sviluppo dei frutti è necessario favorire l’assorbimento del calcio, stando attenti a limitare la presenza in eccesso del magnesio, del potassio e dell’ammonio (NH4+), che possono competere con il suo assorbimento.

Boro B
Il boro che aumenta l’allegagione dei frutti, può essere distribuito assieme all’azoto subito dopo la raccolta dei frutti cercando di considerare che oltre un certo limite questo elemento può presentare problemi di fitotossicità.

Ferro Fe
Il ferro è un altro elemento nutritivo particolarmente importante per il pero, può risultare particolarmente carente nei terreni con pH elevato e laddove vi è un eccesso di calcare attivo.
Nell’ambito di una coltivazione biologica, il problema della carenza di ferro può essere ridotto ricorrendo a pratiche colturali come l’inerbimento o l’apporto di letame, che aumentando la sostanza organica del suolo rendono il ferro più facilmente disponibile per le piante.

N) Concimazione
N.1) Concimazione d’impianto
La concimazione in fase d’impianto del pero prevede l’apporto di sostanza organica e di elementi nutritivi di scarsa mobilità come il fosforo e il potassio.
Le dosi di concime variano in base alle caratteristiche fisico chimiche del terreno da impiantare.

N.2) Concimazione di produzione
La concimazione di produzione da eseguire nel corso degli anni deve essere commisurata in base allo stato nutrizionale del terreno e alle asportazioni annuali degli elementi nutritivi da parte della pianta, in particolare l’azoto, il fosforo e il potassio.
Gli apporti di tali elementi nel corso della produzione devono variare durante gli anni in base a:

  •  Fattori estrinseci (l’ambiente di coltivazione).
  •  Fattori intrinseci (varietà, tipo di portinnesto impiegato, età delle piante e stato fisiologico).

Nella concimazione di produzione vengono di solito distribuiti concimi contenenti i tre elementi della fertilità, dando la preferenza a quelli organici e tenendo conto che le pratiche colturali come l’inerbimento e le lavorazioni possono incidere sulla disponibilità degli elementi nutritivi.

O) Irrigazione
L’irrigazione del pero, risulta benefica se viene eseguita in terreni sciolti e poco profondi, soprattutto nella fase d’ingrossamento del frutto, quando le esigenze d’acqua sono elevate.
Tuttavia l’apporto idrico deve essere sempre commisurato in base alla biologia e fisiologia della pianta, alle caratteristiche della varietà, al tipo di portinnesto impiegato e alle tecniche d’impianto e allevamento del pero.
Apporti idrici non idonei possono alterare l’equilibrio vegeto produttivo delle piante ed influire negativamente sulle caratteristiche qualitative dei frutti e sulla loro conservabilità. E’ consigliabile sempre non eccedere troppo con l’apporto di acqua soprattutto durante la fase di crescita vegetativa e nel periodo dopo la raccolta dei frutti in modo da favorire un adeguato accumulo delle riserve nutritive.
Ricordiamo inoltre che l’innalzamento dei volumi d’acqua apportati possono da una parte portare ad un incremento della produzione per pianta e della pezzatura dei frutti, ma determinare un peggioramento della qualità organolettica del frutto tra cui l’aroma e il contenuto zuccherino.
Nella fase che precede la fioritura e nella fase di allegagione bisogna anche evitare qualsiasi forma di stress idrico al fine di regolare lo sviluppo delle gemme a frutto e garantire di conseguenza un’adeguata produzione.
Tra i metodi irrigui si predilige distribuire l’acqua ricorrendo a metodi d’irrigazione a pioggia sopra e sotto chioma, oppure ai metodi di irrigazione localizzata come quelli a goccia che consentono di adeguare le disponibilità idriche alle esigenze della pianta.
Il metodo di irrigazione a pioggia sotto chioma, viene utilizzato anche in quelle zone soggette a gelate tardive per proteggere le piante dai danni da freddo.

P) Conduzione del suolo
La conduzione del suolo per la coltivazione del pero, si può eseguire ricorrendo all’impiego di una serie di tecniche colturali che vanno dall’inerbimento totale, alle lavorazioni fino a situazioni intermedie che prevedono l’inerbimento e/o lavorazione a strisce.
Se da una parte l’inerbimento totale può provocare sensibili cali di produzione, a causa della competizione nutrizionale e idrica da parte del cotico erboso, dall’altra consente invece il passaggio delle attrezzature meccaniche anche in terreni argillosi subito dopo le piogge, protegge il terreno dall’erosione e contribuisce ad aumentarne il contenuto di sostanza organica.
Le lavorazioni del terreno vengono eseguite laddove il contenuto di acqua non consente un adeguato sviluppo del cotico erboso. Esse devono essere superficiali e concentrate nei primi strati di terreno per non provocare danni a livello delle radici.
Si può ricorrere infine anche all’inerbimento a strisce che consiste nel fare crescere il cotico erboso nell’interfila, mentre sulla fila vengono eseguite le lavorazioni.

Q) Raccolta
Il calendario della raccolta delle pere è molto ampio e si estende dalla fine di giugno (per le varietà estive tipo la Coscia, la Moscatella e la Butirra Precoce di Morettini), fino alla metà di ottobre (per le varietà invernali come la Curato, la Volpina e la Decana d’Inverno).
La raccolta dei frutti si esegue, quando la maggior parte dei frutti hanno raggiunto la maturazione consumo. Essa incide su oltre 1/5 dei costi e rappresenta oltre la metà del costo di manodopera. Risulta inoltre importante raccogliere i frutti con il picciolo e non danneggiarli.
La raccolta viene quasi sempre eseguita manualmente da terra o avvalendosi dell’uso di scale.
Le varietà estive debbono essere consumate nel giro di pochi giorni dalla raccolta, in quanto caratterizzate da una polpa che va incontro velocemente all’ammezzimento. Alcune varietà invernali che hanno la prerogativa di conservarsi per tutto l’inverno, al momento della raccolta presentano un polpa dura, amara e astringente. Per favorire la loro maturazione di solito vengono distese su delle cassette con sotto la paglia in modo da trasformare i tannini astringenti in zuccheri solubili e di conseguenza rendendo i frutti più facilmente consumabili.

R) Contenuto nutrizionale
I componenti nutrizionali più abbondanti nelle pere sono i carboidrati (amido e glucosio), i quali ammontano generalmente tra l’8 e l’11%. Le pere presentano anche un buon contenuto di fibra.  L’acido organico più abbondante è l’acido malico.
Le pere non posseggono un elevato contenuto di minerali eccezion fatta per il potassio, mentre sono molto ricche di vitamine soprattutto la vitamina C.
I frutti maturi contengono discrete quantità di acetaldeide, sostanza ritenuta la responsabile dell’insorgenza del fenomeno del riscaldo (danno da conservazione del frutto), e dell’ammezzimento (processo di degradazione del frutto).
L’astringenza e il sapore amaro presente in alcune varietà, caratteri normalmente non desiderati, sono attribuiti alla presenza di sostanze tanniche, fenoliche e polifenoliche.

S) Utilizzazione e proprietà
Il 90% della produzione di pere viene destinato al consumo fresco e soltanto il 10% è trasformato in diversi prodotti come: pere sciroppate, pere al naturale, polpe e purea di pere, succo di frutta, gelatine, marmellate e confetture, distillati e frutti in bottiglia.
Altre utilizzazioni minori delle pere sono la produzione di frutti essiccati, disidratati e surgelati, la preparazione di mostarde come aromatizzanti o arricchenti di formaggio, ricotta e yogurt.
Dal punto di vista fitoterapeutico le pere crude hanno un’azione astringente, mentre mangiate cotte hanno spiccate proprietà lassative che le rendono particolarmente indicate per combattere la stitichezza. Hanno anche proprietà diuretiche, depurative, blandamente sedative e vengono impiegate anche per aumentare le difese immunitarie.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA.VV., 1991. Frutticoltura speciale. Reda, Roma.

2) AA.VV., 1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

3) Bellini E., Nin S., Giannelli G., 1999. Il germoplasma toscano delle specie legnose da frutto: il pero. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

4) Bellini E., 2002. Arboricoltura speciale. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

5) Fiorini U., 2005, 2° ristampa. Frutti antichi coltivabili biologicamente. Edizioni Masso delle Fate, Signa (FI).

6) Giordani E., 2003. Frutticoltura. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

7) Mele D., 2009. Ecotipi di Pero nella Valle del Sinni. Tesi di laurea. Facoltà d’Agraria. Università della Basilicata.

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