Avvicendamento e rotazione colturale

A) Storia delle tecniche agronomiche
Il concetto di avvicendamento e rotazione colturale, ha una storia molto antica risalente all’epoca Romana. Il principale obbiettivo di queste due tecniche agronomiche, è quello di restituire e/o ricostituire la forza vecchia perduta con il succedersi delle colture sullo stesso terreno in modo da mantenere la caloria (ossia la fertilità del terreno), sempre costante nel tempo.
Questa ricostituzione della fertilità agronomica del terreno, avveniva facendo riposare il terreno di un certo numero di anni attraverso la pratica del maggese. La tecnica del maggese, seguita dalle lavorazioni al fine di mantenere inalterata la fertilità del terreno, ha dominato gli ordinamenti colturali italiani fino alla metà del 1800.
Sull’utilità dell’avvicendamento e delle rotazioni colturali, ne parla Virgilio negli scritti delle Georgiche. Anche durante l’impero romano gli imperatori Diocleziano, Costantino e Teodosio emanano dei provvedimenti al fine di privilegiare l’esecuzione di tali tecniche colturali con coltivazione di cereali a cui facevano seguito lunghi periodi di riposo.
Durante l’epoca Medievale intorno al 1200 la pratica della rotazione colturale faceva già parte degli ordinamenti produttivi aziendali come pratica comune.
Intorno al 1700 nella zona del Fiorentino, nel Pesciatino e nella Lucchesia alla pratica del riposo si sostituì dopo aver effettuato la coltivazione dei cereali, l’introduzione del prato artificiale.
Tuttavia però fu soltanto solo dopo la metà del 1800 con l’introduzione delle colture industriali che tali pratiche agronomiche entrarono a far parte dei sistemi colturali aziendali del centro nord d’Italia evolvendosi in una serie di ordinamenti colturali che hanno dominato il panorama agricolo almeno fino al 1960.
Il modello iniziale di avvicendamento e rotazione colturale da cui poi sono derivati gli altri, fu quello della rotazione quadriennale dell’azienda di Norfolk in Scozia costituita da 4 piante.

  • Rape – Trifoglio pratense – Frumento – Frumento.

Ad oggi il ricorso agli avvicendamenti e alle rotazioni colturali è sempre minore a causa della semplificazione degli ordinamenti produttivi e al passaggio da una coltura promiscua o estensiva o polifunzionale più legata al sistema poderale e al lavoro animale, ad una coltivazione intensiva o mono successione o monocolturale legata invece alla meccanizzazione e all’utilizzo di fertilizzanti e fitofarmaci.
Tuttavia negli ultimi anni si sta assistendo ad un ritorno all’impiego di queste due pratiche agronomiche per vari motivi:

  1. Il ricorso alla monocoltura con il passare degli anni comporta un depauperamento della fertilità chimica e biologica del suolo.
  2. La coltivazione di una sola coltura nello stesso terreno per molti anni, favorisce lo sviluppo di parassiti del terreno (es. funghi, nematodi e insetti terricoli) e l’accumulo di fitotossine (stanchezza del terreno).
  3. La coltivazione di una stessa pianta nello stesso terreno favorisce l’inquinamento ambientale (a causa dell’accumulo di pesticidi) e l’erosione del suolo.

B) Avvicendamento e rotazione colturale: definizioni
Il concetto e la definizione tecnica di avvicendamento e rotazione colturale, molto spesso viene erroneamente considerato come sinonimo e spesso utilizzata come termine comune. Dal punto di vista tecnico invece si tratta di tecniche similari tra loro ma la modalità di attuazione e impiego è molto diversa.
Con il termine di avvicendamento, si intende la successione delle colture sullo stesso appezzamento nel tempo le quali però non vengono utilizzate nella stessa maniera all’interno dell’azienda.
La rotazione colturale è sempre una successione di colture sullo stesso appezzamento, la quale però prevede il ritorno dopo un certo numero di anni della coltura iniziale (cioè quella che ha aperto la rotazione).
La funzione comune di queste pratiche agronomiche è quella di ricostituire la fertilità agronomica del suolo che si è perduta attraverso le coltivazione sullo stesso terreno.
Ai fini dell’avvicendamento/rotazioni colturali le colture sono distinte in:

  1. Depauperanti
    Esigenti dal punto di vista nutritivo, perché sfruttano il terreno e lo impoveriscono (frumento, avena, orzo, segale, riso, mais, sorgo e tutti i cerali da granella).
  2. Preparatrici o da rinnovo
    Richiedono cure colturali particolari (lavori di preparazioni o concimazioni organiche o minerali abbondanti) (es. mais, barbabietola da zucchero, patata, pomodoro, tabacco, girasole, fava, fagiolo, pisello, lupino ecc.)
  3. Miglioratrici
    Aumentano la fertilità del terreno influendo sulla struttura fisica, chimica e biologica (es. graminacee pratensi) oppure lo arricchiscono d’azoto (es. leguminose da granella e da foraggio).

C) Funzioni dell’avvicendamento e rotazione colturale
I motivi che spingono l’agricoltore a ricorrere a queste due tecniche, sono sia di carattere tecnico che economico.
Dal punto di vista tecnico, tali pratiche sono fondamentali perché giocano un ruolo favorevole a livello del terreno sulle:

  1. Proprietà fisiche.
  2. Proprietà chimiche.
  3. Proprietà biologiche.

C.1) Proprietà fisiche
Dal punto di vista fisico la successione delle colture sul terreno determina:

  • Miglioramento della struttura del terreno.
  • Aumento dell’infiltrazione dell’acqua.
  • Incremento della permeabilità del terreno.
  • Miglioramento della circolazione dell’aria.
  • Incremento dell’attività della microflora del suolo.
  • Aumento del contenuto di sostanza organica del suolo a seguito dell’interramento dei residui della coltura precedente.

C.2) Proprietà chimiche
Dal punto di vista chimico la successione colturale comporta:

  • Arricchimento del suolo di elementi nutritivi (es. microelementi) dovuto alle diverse colture che si succedono nel suolo.
  • Prevenzione delle carenze di elementi nutritivi come l’azoto.
  • Eliminazione di tossine o altre sostanze non gradite lasciate dalla coltura precedente.
  • Mantenimento del pH del suolo e del livello di fertilità costante nel tempo.

L’effetto della successione colturale sulle proprietà chimiche del terreno è tanto più marcato quando ad una coltura depauperante o sfruttatrice della fertilità (es. frumento o mais) fa seguito una coltura miglioratrice della fertilità (es. erba medica, trifoglio, fagiolo, fava ecc.).

C.3) Proprietà biologiche
Dal punto di vista biologico infine, la successione colturale determina:

  • Riduzione della flora di piante infestanti.
  • Riduzione del contenuto di patogeni del terreno (funghi, insetti terricoli e nematodi), soprattutto quelli che si sviluppano a carico delle radici delle piante quando si coltivano cereali per più anni nello stesso appezzamento.
  • Stimolazione dell’attività dei batteri azotofissatori sia simbionti che non simbionti.
  • Miglioramento del contenuto di sostanza organica del suolo.
  • Aumento della competizione delle colture principali (es. erba medica, patata e canapa) nei confronti delle infestanti grazie alla loro azione rinettante (cioè di copertura totale del suolo).

C.4) Funzioni economiche
Dal punto di vista economico invece, le ragioni che spingono l’agricoltore a ricorrere alla successione colturale sono:

  • Differenziare la produzione in più raccolti di specie diverse, per ridurre il danno da crolli di produzione o di prezzo di un determinato prodotto.
  • Sfuggire ad eventuali danni causati dallo sviluppo di malattie o all’andamento climatico avverso, grazie alla coltivazione di specie diverse caratterizzate da diversi cicli vegetativi.
  • Distribuire in maniera più razionale e regolare l’impiego delle macchine e della manodopera nel tempo.
  • Migliorare la conservazione anche temporanea delle produzioni e il loro collocamento sul mercato.
  • Gestire in maniera più equilibrata la produzione grazie ai raccolti periodici di piante diverse che possono comportare il ritorno di denaro più immediato.
  • Ampliare la conoscenza di altri settori produttivi con delle soddisfazioni di carattere psicologico.

D) Schemi di avvicendamento e rotazione colturale
Una prima classificazione degli avvicendamenti/rotazioni colturali, è basata sulla continuità della successione colturale e per questo possono essere:

  • Avvicendamenti/rotazioni discontinue.
  • Avvicendamenti/rotazioni continue.

L’avvicendamento/rotazione discontinua è caratterizzato dall’interruzione o riposo di uno più anni della coltivazione di una serie di colture sullo stesso terreno. Questo tipo di avvicendamento/rotazione è poco praticato in Italia e in tutti gli ambienti temperati a causa della diffusione della meccanizzazione, all’introduzione di colture foraggere e alla scomparsa della transumanza.
A sua volta questo riposo può essere.

  1. Riposo assoluto
    Con terreno mai lavorato. Il riposo assoluto può essere anche:
    a) Pascolato.
    b) Non pascolato.
  2. Lavorato o a maggese.
    Che può essere a sua volta:
    a) Nudo o non lavorato (privo di vegetazione).
    b) Coltivato (attraverso colture maggesate come le leguminose da granella quali l’erba medica o la fava).

L’avvicendamento/rotazione discontinua, è tuttavia la pratica agronomica attualmente impiegata in ambienti poveri, siccitosi e difficili nelle zone caldo aride del Mediterraneo.
Gli schemi maggiormente adottati in queste zone sono:

  1. Coltura intermittente regolare
    E’ praticata nelle zone dell’Appennino Centrale e prevede la successione regolare con colture di patata/cereale e un’interruzione di coltivazione di 10-20 con il pascolo.
  2. Pascolo inserito in avvicendamento
    Il pascolo entra in successione con alcune colture come i cereali rimanendo solo un anno. Il pascolo è seguito di solito dalla coltivazione con una leguminosa da granella e poi con i cereali.
  3. Maggese nudo
    Le stoppie lasciate dopo la raccolta dei cereali, vengono lasciate a riposo che può essere pascolato o non pascolato. Il terreno viene lavorato a maggese e prima delle piogge autunnali predisposto per la coltivazione dei cereali.Le successioni possono essere:

    a) Maggese – Frumento – Riposo.
    b) Maggese – Frumento – Avena – Riposo.
    c) Maggese – Frumento – Avena – Riposo – Riposo.

L’avvicendamento/rotazione continua invece consiste in una successione di una serie di colture a ciclo annuale o poliennale nello stesso terreno in maniera ininterrotta nel tempo.
Con questo tipo di avvicendamento/rotazione di norma a colture sfruttatrici della fertilità del suolo (es. cereali), seguono sempre colture miglioratici (es. leguminose).
La durata di un intero ciclo di avvicendamento/rotazione da il nome alla stessa e la durata corrisponde anche al numero delle sezioni in cui deve essere divisa l’azienda. La durata indica inoltre la superficie dell’azienda destinata ad ogni coltivazione. Gli avvicendamenti/rotazioni colturali si aprono sempre con una lavorazione di rinnovo che ha come scopo quello di conferire al suolo una determinata stabilità fisica, chimica e biologica.
Gli avvicendamenti/rotazioni colturali continue a loro volta possono essere:

  1. Fisse
    Quando seguono degli schemi rigidi aziendali.
  2. Libere
    Quando mantengono una rigidità nell’ampiezza delle sezioni ma una determinata variabilità per quanto riguarda la specie coltivata.
  3. Regolari
    Se le colture si succedono in appezzamenti di uguale ampiezza e dimensione.
  4. Irregolari
    Se le colture si succedono in appezzamenti di diversa ampiezza e dimensione.
  5. Miste
    Quando una parte della superficie aziendale è divisa in appezzamenti di uguale ampiezza e dimensione per colture in normale rotazione, accompagnata da altre sezioni con colture fuori rotazione (es. erba medica).

Gli avvicendamenti/rotazioni colturali continue possono essere anche:

  • Semplici
    Quelle che contengono una sola coltura da rinnovo.
  • Composte
    Quelle costituite dalla combinazione di più rotazioni semplici.

Nello schema classico di avvicendamento/rotazione colturale le piante si succedono come segue:

Pianta preparatice o miglioratice – Pianta depauperante – Pianta miglioratrice pratense – Pianta depauperante.

Gli avvicendamenti/rotazioni semplici possono essere:

  1. Biennali (2 anni).
  2. Triennali (3 anni).
  3. Quadriennali (4 anni).
  4. Quinquennali (5 anni).
  5. Sessennali (6 anni).

Gli avvicendamenti/rotazioni colturali composte possono essere invece:

  1. Settennali (7 anni).
  2. Ottennali (8 anni).
  3. Decennali (10 anni).

E) Esempi di avvicendamento e rotazioni colturali semplici

  • Biennale

Rinnovo – Frumento.

  • Triennale

Rinnovo – Frumento – Fava.

  • Quadriennale

Rinnovo – Frumento + Trifoglio – Trifoglio – Frumento.

  • Quinquennale

Rinnovo – Frumento – Riso – Riso – Riso.

  • Sessennale

Rinnovo – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Frumento.

F) Esempi di avvicendamento/rotazioni colturali composte

  • Settennale 1

Rinnovo – Frumento – Erba Medica – Erba Medica – Erba Medica – Frumento – Aveva.

  • Settennale 2

Rinnovo – Frumento – Prato – Prato – Prato – Rinnovo – Frumento.

  • Ottennale

Rinnovo – Frumento + Trifoglio – Trifoglio – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Frumento.

  • Decennale

Rinnovo – Frumento + Trifoglio – Trifoglio – Prato – Rinnovo – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Frumento.

G) Avvicendamenti/rotazioni colturali praticate in Italia
G.1) Italia settentrionale

  • Biennale

Rinnovo (mais o barbabietola da zucchero) – Frumento + Prato o Erba Medica (fuori rotazione).
E’ praticata in Pianura Padana.

  • Triennale

Riso – Frumento – Trifoglio pratense.
E’ praticata nelle zone risicole.

  • Quadriennale

Rinnovo – Frumento con semina del prato – Prato (trifoglio pratense) – Frumento o avena o segale.
E’ praticata in Pianura Padana.

  • Sessennale 1

Mais – Frumento – Trifoglio ladino – Trifoglio ladino – Trifoglio ladino – Frumento.
E’ praticata nella Pianura lombarda.

  • Sessennale 2

Rinnovo – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Frumento.
E’ praticata nella zona di Reggio Emilia e Parma.

  • Ottennale

Rinnovo – Frumento – Prato – Prato – Prato – Riso – Riso – Frumento.
E’ praticata nelle zone risicole.

  • Decennale

Rinnovo – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Rinnovo – Frumento – Trifoglio pratense – Frumento.
E’ praticata nella zona di Reggio Emilia e Parma.

G.2) Italia centrale

  • Quinquennale

Rinnovo – Frumento – Lupinella – Lupinella – Frumento.
E’ praticata nelle zone di collina e di pianura.

  • Settennale

Rinnovo – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Frumento – Avena.
E’ praticata nella Maremma toscana.

  • Decennale

Rinnovo – Frumento consociato con trifoglio – Trifoglio – Frumento – Rinnovo – Frumento – Erba medica – Erba medica – Erba medica – Frumento.
E’ praticata nelle Marche e nell’Umbria.

G.3) Italia meridionale

  • Triennale 1

Maggese – Frumento – Avena.
E’ praticata in Puglia.

  • Triennale 2

Pascolo – Frumento – Ringrano.
E’ praticata in Sicilia.

  • Quadriennale 1

Leguminose da granella – Tabacco – Tabacco – Frumento.
E’ praticata nella zona di Lecce.

  • Quadriennale 2

Tabacco – Tabacco – Tabacco – Frumento.
E’ praticata nella zona di Lecce.

  • Quadriennale 3

Maggese – Frumento vernino – Frumento primaverile o orzo – Pascolo.
E’ praticata in Sicilia.

  • Quinquennale.

Patata – Frumento – Erbaio (veccia, avena o fieno greco) – Frumento – Frumento.
E’ praticata in Puglia.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA.VV.,1997. Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

2) Landi R., 1999. Agronomia e ambiente. Edagricole. Edizioni Agricole. Bologna.

3) Zanchi C., 2001. Agronomia generale. Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente. Facoltà di Agraria. Università degli studi di Firenze.

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