Il pesco

A) Origine e diffusione
Il pesco è una specie arborea da frutto ritenuta nativa non della Persia, ma bensì della Cina dove era già coltivato nel 2000 A.C.
Introdotto in Europa poi a partire dalla Persia da oltre 20 secoli, era coltivato nell’antica Roma fino alla caduta dell’Impero.
In America Centrale fu introdotto versò la metà del 1500, da cui poi si diffuse anche nelle zone meridionali degli Stati Uniti e successivamente nel sud America.
Nel 1600 fu poi introdotto nel Sud Africa e nel 1700 in Australia e nuova Zelanda.
Attualmente la coltivazione di queste specie da frutto è diffusa in entrambi gli emisferi del pianeta tra il 30° e il 45° di latitudine.
I principali paesi produttori di pesche a livello mondiale sono la Cina, l’Italia, la Grecia, gli Stati Uniti e la Spagna.
In Italia la coltivazione del pesco è diffusa principalmente in Emilia-Romagna, Campania, Piemonte, Veneto, Sicilia, Puglia e Lazio.

B) Sistematica e caratteristiche della specie
Ordine:
Rosales.

Famiglia: Rosacee.

Sottofamiglia: Prunoidee.

La specie più importante che viene coltivata per la produzione dei frutti è il Prunus persica.

Tuttavia oltre a tale specie, ve ne sono altre molto interessanti tra cui:

  1. Prunus amygdalus (mandorlo) utilizzato per l’ottenimento di portinnesti per il pesco (es. GF 677).
  2. Prunus davidiana, anch’esso utilizzato per l’ottenimento di portinnesti.
  3. Prunus ferghanesis e Prunus kansuensis, specie molto resistenti all’oidio o mal bianco.
  4. Prunus mira, che produce pesche con nocciolo piccolo a maturazione tardiva.

La pianta del pesco, presenta uno sviluppo medio ed una durata economica che nelle varietà antiche si aggira tra i 20 e i 25 anni, mentre in quelle commerciali intorno ai 10 anni.

C) Caratteristiche botaniche del pesco
C.1) Radice
Le radici nel pesco sono di colore aranciato, cosparse di lenticelle e hanno la prerogativa di ramificarsi nel terreno arrivando ad esplorare uno strato compreso tra i 40 e i 60 cm senza superare 1 m di profondità.

C.2) Tronco
Il tronco presenta una corteccia di colore grigio scuro ricca di squame e si ramifica in 4-5 branche a partire da 60-100 cm dal suolo.

C.3) Gemme
Le gemme sono protette da squame protettive e possono essere a legno (coniche e piccole) e a frutto (più grandi e globose), le quali portano a sua volta di solito da 1 fino 3 fiori per nodo.

C.4) Rami
I rami presentano un epidermide di colore da verde a bruno rossastro e possono essere di tre tipi diversi a seconda della disposizione delle gemme a fiore o a legno su di essi.
Per questo avremo:

  • Rami misti di lunghezza compresa dai 20-30 agli 80-100 cm caratterizzati dalla presenza in egual misura di gemme a legno e a fiore sullo stesso ramo.
  • Brindilli di lunghezza compresa tra i 20 e 30 cm caratterizzati da una gemme a legno terminale e tante gemme a fiore laterali.
  • Dardi o Mazzetti di maggio rami di pochi centimetri caratterizzati dalla presenza a livello apicale di una gemma a legno (dardo vegetativo), o da una gemma a fiore (dardo fiorifero) o di una spina (dardo spinoso).

C.5) Foglie
Le foglie sono allungate con picciolo corto, di forma lanceolata a lamina liscia talvolta ondulata e con margine seghettato o crenato.
Alla base della lamina fogliare sono delle glandole globose o reniformi in numero variabile da 1 a 6.

C.6) Fiore
I fiori sono solitari e caratterizzati da un corto peduncolo. I petali del fiore hanno un colore rosa più o meno intenso a seconda della varietà. Essi possono essere rosacei (con petali grandi e di colore rosa chiaro) o campanulacei (con petali piccoli e corti e di colore rosa scuro).

C.7) Frutto
I frutti del pesco, botanicamente chiamate drupe sono di forma da sferoidale, ovata, allungata o ellittica a schiacciata (pesche platicarpe), con una linea di sutura, una cavità peduncolare e un apice che può essere piano, incavato o sporgente e caratterizzato dalla presenza di un umbone.
La buccia è pelosa nelle pesche comuni o tomentose e liscia nelle pesche noci o nettarine.
Può risultare aderente alla polpa la quale a sua volta risulta di un colore variabile dal bianco al giallo intenso, all’aranciato, con venature più o meno rosse e fino addirittura al rosso sanguigno e può presentarsi aderente o spicca, semiaderente e non spicca o non aderente a livello del nocciolo.
La polpa infine può essere deliquescente (fondente) oppure soda o non deliquescente (non fondente) nelle varietà da industria (percoche).

D) Fisiologia del pesco
La fioritura nel pesco che precede sempre lo sviluppo delle foglie, dura circa 15 giorni e si completa tra la fine di febbraio e la fine di marzo anche se alcune varietà coltivate negli ambienti meridionali possono fiorire anche a gennaio.
I frutti maturano dalla fine di aprile alla fine di novembre in un arco di tempo di circa 15 giorni.
La caduta delle foglie inizia alla fine di ottobre e si completa a seconda degli ambienti alla fine di novembre.
La differenziazione a fiore delle gemme inizia a partire dal mese di giugno dell’anno precedente, ed è indotta dall’accumulo di sostanza nutritive all’interno di esse (zuccheri e ormoni) e dall’azione di stimoli termici e luminosi. Questa differenziazione si protrae per diversi mesi per poi completarsi nel mese di gennaio e febbraio con lo sviluppo degli organi riproduttivi.
Il pesco è una pianta totalmente autofertile anche se esistono casi di sterilità dell’apparato riproduttore maschile (come nella varietà Hale). Questo significa che per l’impollinazione e la produzione dei frutti non c’è nessuna necessità di ricorso ad impollinatori specifici.
L’impollinazione è entomofila ed è operata principalmente dalle api. L’accrescimento del frutto si sviluppa nelle seguenti fasi fenologiche:

Fase 1)
È quella che avviene circa 40 giorni dopo l’allegagione ed è caratterizzata da un’attiva fase di divisione cellulare e forte accrescimento del frutto.

Fase 2)
È la fase d’indurimento del nocciolo con lo sviluppo del seme e rallentamento dell’accrescimento del frutto.

Fase 3)
Fase di distensione cellulare e accrescimento del frutto per dimensione.

I frutti del pesco una volta allegati, possono andare incontro al fenomeno della cascola che può avvenire in tre momenti diversi:

  1. Cascola dei fiori o colatura
    Riguarda la caduta dei fiori non impollinati o non allegati dopo la fioritura.
  2. Cascola post-allegagione o cascola fisiologica
    Avviene circa 5 settimane dopo la fioritura e coinvolge i frutti partenocapici (cioè quelli ottenuti senza l’intervento della fecondazione) e i frutti che vengono eliminati per motivi di equilibrio nutrizionale.
  3. Cascola pre raccolta
    Avviene in prossimità della maturazione dei frutti. Di solito questa cascola è legata alle caratteristiche genetiche della varietà, ma può essere influenzata anche dai fattori ambientali.
    Essa può essere:

    a) Scarsa
    (< 20%).
    b) Media (20-50%).
    c) Elevata (> 50%).

C) Classificazione delle varietà di pesco
Le varietà di pesco possono essere classificate secondo vari criteri che possono riguardare il frutto, le caratteristiche della pianta e la loro destinazione commerciale.

C.1) Secondo le caratteristiche del frutto

Pesche comuni
Le pesche comuni, o pesche tomentose, o pesche pelose, sono caratterizzate appunto da una buccia pelosa, con polpa bianca, gialla ed anche sanguigna.
Di solito risultano spicche con nocciolo aderente alla polpa del frutto. La polpa può risultare succosa (fondente o deliquescente), oppure compatta (non fondente o non deliquescente).

Pesche nettarine
Le pesche nettarine, o pesche noci, sono caratterizzate da una buccia liscia, con polpa bianca, gialla o sanguigna e possono essere sia duracine (con nocciolo non aderente alla polpa), che spicche (con nocciolo aderente alla polpa).
La polpa a sua volta risulta essere succosa (fondente o deliquescente), oppure compatta (non fondente o non deliquescente).

Percoche
Le percoche, o pesche da industria sono simili alla pesche comuni, ma caratterizzate da una polpa non spicca e molto compatta (non fondente o non deliquescente).

Platicarpe
Le pesche platicarpe, sono molto simili alle pesche comuni con l’unica differenza che presentano frutti di forma schiacciata.

C.2) Secondo l’utilizzazione del prodotto

A polpa fondente
Per il consumo fresco (pesche comuni, nettarine e alcune percoche).

A polpa non fondente
Per la trasformazione industriale (percoche e varietà adatte alla trasformazione in sciroppati).

C.3) Secondo il tipo di buccia

Tomentose
A buccia pelosa (percoche, pesche comuni e pesche cotogne).

Nettarine
A buccia liscia.

C.4) Secondo l’aderenza della polpa al nocciolo

Spicche
Con il nocciolo aderente alla polpa (pesche comuni e nettarine)

Non spicche
Con il nocciolo non aderente alla polpa (nettarine e percoche).

C.5) Secondo le caratteristiche della polpa

Succose (pesche comuni).

Compatte (percoche e pesche cotogne).

C.6) Secondo il colore della polpa

A pasta bianca.

A pasta gialla.

A pasta sanguigna.

C.7) Secondo l’epoca di maturazione

Extra precoci
Tra la fine di aprile e gli inizi di maggio in coltura protetta e con varietà a basso fabbisogno in freddo.

Molto precoci
Inizi di giugno.

Precoci
Inizi di luglio.

Intermedie
Metà agosto.

Tardive
Metà settembre.

Molto tardive
Dalla metà di settembre fino ai primi di ottobre.

C.8) Secondo il fabbisogno in freddo

Molto limitato
<300 ore.

Limitato
Tra 300 e 500 ore.

Medio
Tra 500 e 800 ore.

Elevato
Tra 800 e 1000 ore.

Molto elevato
>1000 ore.

C.9 ) Secondo il portamento della pianta

Eretto.

Aperto.

Regolare.

Pendulo.

C.10) Secondo la vigoria della pianta

Elevata.

Normale.

Compatta.

Nana.

D) Germoplasma del pesco e recupero delle varietà locali
Il germoplasma autoctono e italiano di pesco, è rappresentato attualmente da varietà di origine spontanea o derivanti da incrocio controllato.
Molte di esse derivano da una propagazione per seme, la quale nel tempo ha generato una serie di varietà locali, ognuna delle quali dislocata in varie zone dell’Italia, dotate di caratteristiche produttive e agronomiche particolari.
Attraverso questo sistema di propagazione per seme, si sono generate anche le cosiddette varietà popolazione, ossia un insieme di ecotipi di pesco facenti parte di un gruppo (popolazione) vasto dotati di caratteristiche biologiche, agronomiche e produttive comuni. Queste varietà possono essere tranquillamente propagate anche per seme, senza il ricorso all’innesto perché facendo parte della popolazione le piante figlie riproducono fedelmente i caratteri della pianta madre.
La salvaguardia delle varietà antiche di pesco, si effettua inizialmente attraverso un’attenta descrizione di tutti i principali caratteri primari e secondari della pianta
I caratteri primari riguardano:

  1. Identificazione della varietà.
  2. Origine geografica.
  3. Dati morfologici.
    Sia della pianta che del frutto.
  4. Dati fenologici.

I dati del frutto maggiormente presi in considerazione sono quelli relativi a:

  • Dimensione del frutto
  • Forma del frutto.
  • Colore del frutto.
  • Forma dei noccioli.

I dati riguardanti invece della pianta si riferiscono a:

  • Colore dei rami a frutto.
  • Caratteristiche e tipo di ramo (brindillo, ramo misto e dardo).
  • Colore dei fiori.
  • Caratteristica e tipologia delle foglie.

I caratteri secondari invece riguardano:

  • Caratteristiche agronomiche della pianta.
  • Resistenza agli stress ambientali.
  • Resistenza ai parassiti.
  • Caratteristiche biochimiche della pianta
  • Caratteristiche molecolari della pianta.

Dopo aver eseguito la descrizione della varietà, si passa all’accertamento varietale (sia morfologico che genetico) ed infine all’elaborazione dei dati raccolti, i quali verranno trasferiti in un database originale, che verrà immesso in Internet per la consultazione telematica.
Dalle piante una volta recuperate e identificate si effettua successivamente il prelievo delle marze d’innesto, per essere poste successivamente nei campi di collezione varietale in modo da conservare le varietà nel tempo.
In Toscana ad esempio tutte le vecchie varietà di pesco, sono conservate e custodite presso l’azienda agricola di Santa Paolina di Follonica (LI) facente parte del CNR.
Questa azienda detiene una collezione di 1200 varietà di pesco antiche, raccolte in oltre 30 anni di attività nel territorio toscano.
Di queste varietà circa 300 sono di origine italiana e 100 sono di origine toscana, sia di origine locale che di diversa origine, ma presenti e coltivate in Toscana da più di 50 anni.

E) Propagazione del pesco
Il pesco si può propagare sia per via sessuata che per via asessuata o vegetativa.

E.1) Propagazione per seme
Il sistema di propagazione per via sessuata più utilizzato è il seme.
Il sistema di propagazione per seme prevede la raccolta dei noccioli dai frutti maturi, i quali una volta privati della polpa, vengono poi lavati, asciugati e successivamente stratificati all’aperto (impianti nel terreno in autunno), oppure in una cella frigorifera a 3-5 °C per circa 10-12 settimane e seminati a febbraio.
La germinazione dei semi di solito non supera il 60% e i semi non germinati possono essere di nuovo trattati per essere riseminati l’anno successivo.
Le piantine nate da seme, alte poche centimetri, nella primavera successiva vengono trasferite al vivaio in attesa di essere innestate.

E.2) Propagazione vegetativa
Il sistema invece di propagazione per via asessuata o vegetativa può essere ottenuto attraverso la radicazione diretta per:

  • Talea semilegnosa o erbacea.
  • Propaggine di trincea.
  • Margotta di ceppaia.
  • Micropropagazione.

In alternativa per la propagazione vegetativa del pesco si può ricorrere all’uso più semplice dell’innesto.
Per quanto riguarda l’innesto le varietà si possono innestare:

  1. A gemma dormiente.
    Tra la fine di agosto e la metà di settembre.
  2. A gemma vegetante.
    Tra marzo e aprile.
  3. A marza.
    Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.

E.3) Portinnesti del pesco
I portinnesti nel pesco possono essere propagati per seme (portinnesti franchi), o per talea o micropropagazione (portinnesti clonali).
Di seguito viene data illustrazione dei principali portinnesti utilizzati per la propagazione del pesco.

Franco da seme
Il portinnesto franco da seme è quello più utilizzato per la frutticoltura sia intensiva che familiare in quanto molto affine ad un numero elevato di varietà.
È il portinnesto che permette una precoce entrata in produzione delle piante, garantendo nel contempo una certa continuità per quanto riguarda la produzione e soprattutto conferisce ottime caratteristiche organolettiche ai frutti.
Tuttavia può essere utilizzato in terreni di medio impasto, sciolti, ben drenati e non soggetti a ristagni idrici, ricchi di sostanza organica, con pH compreso tra 6,5 e 7,5, con ridotto calcare attivo e con assenza di nematodi.

Franchi migliorati
In alternativa al franco da seme possono essere utilizzati altri portinnesti franchi migliorati, che hanno il vantaggio di indurre una maggiore produzione di frutta e al contempo rendere più regolare l’accrescimento e il vigore della pianta.
Tra questi ricordiamo:

  1. PS B2.
  2. PS A5.
  3. PS A6.

Nemaguard e Nemared
Il Nemaguard (ottenuto dall’incrocio del Prunus persica con il Prunus davidiana) e il Nemared (a foglie rosse), sono portinnesti franchi che inducono una buona produttività, un buon vigore alle piante e più favoriscono la resistenza ai nematodi del terreno.

Rubira
Il Rubira infine è un portinnesto franco con foglie rosse, molto adattabile in ogni tipo di terreno e resistente al tumore batterico delle radici (Agrobacterium tumefacens).

GF 677
Il GF 677 (portinnesto ibrido ottenuto per incrocio tra il pesco e il mandorlo) è attualmente il portinnesto clonale più utilizzato per la peschicoltura familiare, in quanto grazie al suo comportamento sia vegetativo che produttivo, conferisce una vigoria superiore al portinnesto franco.
Questo portinnesto viene di solito utilizzato laddove vi sono terreni difficili, siccitosi e ricchi di calcare in quanto di solito non ha particolari esigenze anche se predilige quelli sciolti, ben drenati con pH superiore a 8. La caratteristica che lo distingue rispetto al franco è che il GF 677 può essere utilizzato con un certo successo laddove si esegue in ristoppio (ossia la ripetizione o reimpianto del pesco su se stesso), data la sua tolleranza sia ai nematodi del terreno che al tumore batterico del colletto.
Tuttavia le piante innestate sul GF 677, risultano meno produttive e portano a maturazione frutti leggermente più amarognoli.

MRS 2/5
L’MRS 2/5 è un portinnesto ottenuto da un susino mirabolano liberamente impollinato, che conferisce resistenza al ristagno idrico del terreno, è affine con molte varietà di pesco, presenta una scarsa attitudine pollonifera, ha una vigoria leggermente inferiore al franco e una buona resistenza al calcare del terreno.
Conferisce infine una buona colorazione dei frutti, i quali risultano a maturazione più uniforme e precoce.

San Giuliano 655/2
Il San Giuliano 655/2 è un altro portinnesto clonale di susino che riduce il vigore delle piante del 25-30% rispetto al franco, conferendo però al tempo stesso una minore produttività e longevità e una maggiore attitudine pollonifera delle piante.

Damasco 1869
Il Damasco 1869 che è un altro portinnesto di susino, il quale mostra problemi di disaffinità con alcune varietà di pesche nettarine e una maggiore attitudine pollonifera rispetto al franco, ma rispetto a quest’ultimo è meno vigoroso e al tempo stesso mostra maggiore adattamento ai terreni calcarei e quelli soggetti al ristagno idrico.

F) Esigenze pedoclimatiche
Il pesco è una pianta tipica dei climi temperato caldi e quindi molto adatta alla coltivazione nelle zone frutticole italiane sia di pianura che di collina. La pianta può resistere fino a temperature inferiori ai -15 °C, le quali incominciano ad arrecare danni prima alle pesche nettarine, poi alle pesche comuni e alle percoche. Tuttavia vi sono anche delle differenze di resistenza al freddo nell’ambito della varietà.
È molto sensibile però alle gelate primaverili.
Il pesco è molto esigente in fatto di terreno, perché preferisce quelli sciolti e di medio impasto, profondi e a pH neutro tra 6 e 7. Mal tollera i terreni compatti e poco permeabili, quelli soggetti al ristagno idrico e quelli ad alto contenuto di calcare attivo.
Nei terreni calcarei può andare incontro alla carenza di azoto e ferro che si manifesta con il fenomeno della clorosi ferrica.
Nei terreni acidi il pesco può andare incontro al fenomeno del deperimento chiamato anche vita breve (short life), legato anche alla presenza dei nematodi del terreno.
Il pesco infine è soggetto al fenomeno della stanchezza del suolo, che risulta più evidente nei terreni sciolti se pur adatti dal punto di vista fisico alla coltivazione di questa specie.
I sintomi della stanchezza del suolo oltre che essere dovuti alla presenza dei nematodi (tra cui il Pratylenchus vulnus), possono essere causati anche dalla carenza di microelementi del terreno o al rilascio di alcune tossine (es. l’amigdalina) da parte dell’apparato radicale.
Per evitare il fenomeno della stanchezza del suolo è preferibile evitare di coltivare il pesco in successione su se stesso.

G) Forme d’allevamento e sesti d’impianto
Le forme di allevamento più utilizzate per la coltivazione delle varietà di pesco sono:

  1. Vaso tradizionale.
  2. Palmetta libera.
  3. Vasetto ritardato.

Vaso tradizionale
Il vaso tradizionale utilizzato soprattutto per gli impianti familiari, si forma cercando di spuntare al 1° anno l’astone a 60-70 cm dal suolo, oppure scegliendo i tre rami più vigorosi a partire dal basso.
I rami più vigorosi che di solito sono lunghi 15-20 cm e distanti 10 cm ciascuno, vengono aperti con un angolo di 120°.
Al 2° anno, vengono poi scelte le branche primarie, secondarie e terziarie, le quali permettono di mantenere una maggiore produttività e attività vegetativa nelle parte più bassa della pianta e consentire la raccolta dei frutti da terra.
Al 3° anno si iniziano i tagli di ritorno per una lunghezza di 2,5-3 m per le branche primarie, 2-2,5 m per le branche secondarie e 1-1,5 m per le branche terziarie al fine di dare alla pianta l’architettura definitiva.
Il vaso tradizionale presenta distanze tra le file e sulla fila di 6×6 m.

Palmetta libera
La palmetta libera si ottiene al 1° anno o cercando di spuntare l’astone a 60-70 cm da terra (nel caso di condizioni di scarso accrescimento), oppure lasciandolo intero (nel caso di ottime condizioni di accrescimento).
Se l’astone viene spuntato allora sarà necessario formare 4-5 germogli più vigorosi, tra i quali poi ne sceglieremo 3 per formare le prime due branche e l’altro per formare il prolungamento dell’asse centrale.
Se l’astone invece viene lasciato intero, si rimuoveranno tutti rami più vigorosi, per dar spazio a quelli che formeranno l’architettura finale della pianta. Quando la forma di allevamento a palmetta libera è completa, la pianta dovrebbe avere un’altezza di 4 m, uno spessore di 1.80-2 m o e distanze d’impianto di 6×5 m.

Vasetto ritardato
Il vasetto ritardato (chiamato anche Ravennate) è una forma di allevamento utilizzata soprattutto nelle zone di pianura più fertili per consentire la raccolta da terra delle pesche.
Questa forma di allevamento si ottiene a partire o da astoni spuntati o da piante innestate a gemma dormiente a fine estate, cercando di evitare di potare i rami ed eliminando solo quelli inseriti al di sotto dei 40 cm dal tronco.
Si eliminerà poi al 3° anno l’asse centrale lasciando solo 4-5 branche permanenti.
Se la branche sono troppo lunghe (oltre i 2 m) si devono eseguire tagli di ritorno.
Con questo tipo di forma d’allevamento si ottiene già una buona produzione al 2° anno e al 3° anno si raggiunge la piena produzione.
Il vasetto ritardato è caratterizzato da distanze di 4×4,5 m tra le file e di 2×3 m sulla fila.

H) Potatura
Nel pesco la potatura viene distinta in:

  • Potatura d’allevamento.
  • Potatura di produzione.

H.1) Potatura d’allevamento
La potatura d’allevamento, serve per impostare la struttura scheletrica della pianta, relativa alla forma d’allevamento da realizzare, cercando di ridurre al minimo gli interventi cesori, in modo da realizzare una struttura di forma e dimensione ben equilibrata.

H.2) Potatura di produzione
Il pesco produce prevalentemente sui rami misti, sui brindilli, sui dardi o mazzetti di maggio e in qualche caso sui rami anticipati.
Tuttavia i rami migliori che assicurano una buona produzione sono quelli misti di medio vigore e i dardi.
La potatura di produzione nel pesco, sarà leggera per le piante giovani, vigorose e con un numero elevato sia di rami misti che anticipati. In questi fase è necessario evitare molti interventi cesori e ricorrere a piegature o curvature per favorire la messa a frutto delle gemme.
Nel caso che la produzione sia eccessiva e la penetrazione della luce all’interno della pianta è scarsa è consigliabile ricorrere al diradamento dei rami misti e di quelli anticipati.
La potatura di produzione, è invece molto intensa per le piante adulte e prevede l’asportazione della maggior parte dei rami dell’anno precedente. Consiste nell’eliminare le produzioni legnose in eccesso come polloni, succhioni, rami anticipati e parte delle produzioni fruttifere come rami misti, brindilli e dardi.
Prima di impostare la potatura secca invernale, occorre osservare il vigore vegetativo della pianta, in particolare la lunghezza dei rami misti e l’entità delle gemme a frutto (la cosiddetta carica).
Durante l’esecuzione degli interventi cesori, bisogna rispettare lo scheletro della pianta, le branche e le sotto branche, cercando di evitare che la vegetazione si allontani da esse e poi con tagli di ritorno, si asporteranno la maggior parte dei rami vecchi che hanno già prodotto, sostituendoli con un adeguato numero di rami misti, i quali opportunamente scelti in base alla loro posizione, si lasceranno intatti tutti gli altri, mentre una parte dei brindilli verranno asportati.
La potatura del pesco quindi è molto energica e prevede l’asportazione del 50-60% di rami misti ogni anno.
Da ricordare che i rami misti non si spuntano, ma si diradano di solito. Possono essere spuntati solo nel caso si voglia favorire la lignificazione delle parti basse della pianta e per eliminare rami danneggiati dal freddo o dalle malattie. Le brachette fruttifere inserite nella struttura della pianta devono essere raccorciate per contenere il volume delle piante e favorire la penetrazione della luce al loro interno.
Con la potatura di produzione bisogna inoltre evitare che la produzione di frutta si sposti troppo dalle parti basse a quelle alte della pianta.
La scelta infine del tipo di ramo (dardo, brindillo e ramo misto) da scegliere per indirizzare la fruttificazione nell’anno successivo dipende anche dal tipo di varietà coltivata

H.3) Potatura verde
La potatura si completa poi con degli interventi di potatura verde estiva, i quali prevedono il diradamento dei frutti in eccesso, opportune spollonature ed eliminazione di germogli vigorosi.
Con queste operazioni si favorisce l’eliminazione della vegetazione in eccesso, favorendo un migliore sviluppo dei rami e della successiva fruttificazione, si riduce l’ombreggiamento delle piante e si favorisce il mantenimento delle dimensioni della pianta.
Gli interventi di potatura verde debbono essere eseguiti sui germogli teneri in corrispondenza dei diradamento dei frutti.

H.4) Potatura secca
La potatura secca o invernale nel pesco è preferibile eseguirla dopo il mese di gennaio, perché se effettuata prima tra settembre e dicembre, può favorire l’attacco di cancri fungini a carico del legno.

H.5) Diradamento dei frutti
Il diradamento dei frutti riveste nel pesco un’importanza notevole vista l’elevata fertilità e allegagione che contraddistingue questa specie.
Il diradamento dei frutti che viene ancora eseguito manualmente, viene effettuato dopo la fase d’indurimento del nocciolo la quale si manifesta quando ormai si è conclusa la cascola naturale post-allegagione dei frutti e quelli rimasti hanno il tempo sufficiente per raggiungere la pezzatura più soddisfacente.
La quantità di frutti da diradare dipende dalle condizioni biologiche della pianta, dalle condizioni pedoclimatiche e colturali e dalla destinazione del prodotto.

I) Nutrizione minerale del pesco
Per impostare correttamente un piano di concimazione nel pesco, è necessario ricordare che mentre le piante più giovani traggono beneficio dall’apporto di concimi organici e azotati distribuiti con la concimazione di fondo, le piante adulte invece richiedono un più accurato bilancio per quanto riguarda l’apporto di nutrienti e un contenuto maggiore di fosforo e potassio.
A tal proposito bisogna ricordare inoltre che nel pesco (come in altre specie da frutto), gli effetti della concimazione non sono sempre immediati a causa dell’azione regolarizzatrice delle sostanze di riserva mobilitate sia da parte del legno che da parte delle radici.
In questa specie da frutto, le sostanze nutritive sintetizzate a livello fogliare, vengono attratte e utilizzate secondo questo ordine:

  1. Germogli.
  2. Frutti.
  3. Radici.
  4. Gemme a fiore.

Questo significa che un’eventuale carenza di sostanze nutritive ha come conseguenza un diminuzione del numero di gemme a fiore, un minor accrescimento delle radici e dei frutti e un minor sviluppo dei germogli.
Per cui in definitiva per poter programmare un piano di concimazione in questa specie è necessario tener conto di quattro fattori che sono:

  • La fertilità del terreno

Intesa sia come fertilità naturale che come fertilità dipendente dalla disponibilità di sostanze nutritive.

  • Il clima

Condizionato a sua volta dalla temperatura e dalla piovosità.

  • La pianta

La cui nutrizione è condizionata sia dall’età della specie, che dal ciclo di fruttificazione

  • Le tecniche colturali

Sistemazione idraulico agraria, scasso, lavorazioni profonde, sovescio e inerbimento.

Nel pesco gli elementi nutrizionali maggiormente richiesti per il soddisfacimento delle sue esigenze vegetative e produttive sono:

a) Azoto N.

b) Fosforo P.

c) Potassio K.

d) Calcio Ca.

Azoto N
La carenza di azoto determina:

  • Ingiallimento delle foglie.
  • Accrescimento stentato dei germogli.
  • Scarsa allegagione dei frutti con conseguente cascola.
  • Ritardo nella ripresa vegetativa.

L’eccesso di azoto comporta invece:

  • Ritardo nella maturazione dei frutti.
  • Scarsa conservabilità dei frutti.

L’azoto essendo un elemento molto mobile sia nel terreno che nella pianta, deve essere somministrato a più riprese nel periodo vegetativo quando le radici della pianta sono particolarmente attive (dal risveglio vegetativo fino a maggio), in modo da garantire che il livello di tale nutriente sia costante durante tutto il ciclo produttivo della specie.
Nel pesco l’azoto viene assorbito prevalentemente in forma nitrica (NO3-) che è anche quella maggiormente soggetta al dilavamento.
Per questo motivo si consiglia di apportarlo facendo ricorso all’uso di concimi organici o concimi azotati a lento effetto, i quali trasformandosi lentamente nella forma nitrica più assorbibile permettono da una parte di assicurare un rifornimento costante dell’elemento nel tempo e dall’altra di evitare perdite per dilavamento.

Fosforo P
Il fosforo è un elemento che influenza l’apporto energetico nella pianta e la sintesi degli amminoacidi.
E’ un elemento poco mobile sia nel terreno che nella pianta, per cui si consiglia di distribuirlo in autunno-inverno in modo che esso possa essere trattenuto dal terreno e ceduto gradualmente alle piante.

Potassio K
Il potassio condiziona sia l’equilibrio idrico dei tessuti, che la sintesi degli zuccheri. Inoltre a effetto positivo sulle caratteristiche qualitative dei frutti aumentandone la pezzatura, la brillantezza e il colore della buccia, il gusto e l’aroma e la loro conservabilità.
L’eccesso di potassio:

  • Riduce la consistenza della polpa.
  • Aumenta l’acidità del frutto.
  • Riduce la conservabilità del frutto.

Essendo anch’esso un elemento poco mobile nel terreno e nella pianta, si consiglia distribuirlo nel periodo autunno invernale.

Calcio Ca
Il calcio è un elemento che conferisce resistenza alle pareti cellulari, favorendo al contempo l’accrescimento delle radici e inducendo resistenza ai freddi invernali.
L’eccesso di calcio:

  • Provoca il fenomeno della clorosi ferrica a causa dell’insolubilizzazione del ferro Fe sia nel terreno che a livello cellulare della pianta.

La carenza di calcio invece determina invece:

  • Disseccamento dei germogli e dei rami
  • Peggioramento della qualità dei frutti.

L) Concimazione
A livello pratico in definitiva la concimazione nel pesco viene distinta in tre epoche diverse che sono:

  1. In fase d’impianto.
  2. In fase di allevamento.
  3. In fase di produzione.

L.1) Concimazione d’impianto
La concimazione d’impianto prevede la distribuzione di concimi organici e di prodotti a base di fosforo e potassio che essendo elementi poco mobili vengono trattenuti dal terreno e ceduti gradualmente alle piante. Eventuali concimazioni azotate possono essere effettuate ricorrendo a concimi azotati a lento effetto.

L.2) Concimazione di allevamento
La concimazione di allevamento si base soprattutto sulla distribuzione di concimi azotati preferibilmente di natura organica da distribuire nella zona attorno alle radici e alla chioma delle piante.

L.3) Concimazione di produzione
La concimazione di produzione si basa soprattutto sulla restituzione degli elementi nutritivi che la pianta ha asportato annualmente (azoto, fosforo e potassio).
Le quantità da distribuire variano in funzione del tipo di terreno, del clima, della varietà coltivata, del tipo di portinnesto adottato, nonché dei sesti d’impianto.

M) Irrigazione
Il pesco presenta un fabbisogno idrico piuttosto elevato di circa 300-500 l/kg di sostanza secca prodotta, pari ad un consumo di 2500 – 4000 m³ di acqua/ha nel periodo di maggiore accrescimento vegetativo.
Per questo l’apporto irriguo al pesco è molto importante, perché incrementa il vigore vegetativo delle piante e migliora le caratteristiche qualitative dei frutti.
In base alle disponibilità idriche e alle caratteristiche del terreno, si possono adottare:

  • Sistemi d’irrigazione per infiltrazione laterale o a solchi.
  • Sistemi a pioggia.
  • Sistemi a goccia.

E’ tuttavia necessario cercando di evitare qualsiasi eccesso idrico, il quale risulterebbe dannoso per le piante.

N) Cure colturali
Per quanto riguarda la conduzione del suolo in un pescheto, le tecniche colturali più importanti sono rappresentate

  • Lavorazioni.
  • Inerbimento.

N.1) Lavorazioni
Le lavorazioni del suolo principalmente in fase d’impianto consistono in:

  • Livellamento del terreno
    Importante per evitare il ristagno idrico.
  • Creazione di fosse e/o drenaggi
  • Scasso totale
    Fatto a 1-1,20 m di profondità.

Le lavorazioni eseguite invece sia durante le prime fasi di allevamento che durante la produzione (nelle zone con ridotta disponibilità idrica), devono essere eseguite superficialmente per evitare danni all’apparato radicale delle piante.

N.2) Inerbimento
L’inerbimento invece è quella pratica colturale a cui si ricorre laddove via sia condizioni pedoclimatiche favorevoli o dove non sia possibile eseguire le lavorazioni come nei terreni sassosi.
L’inerbimento del terreno a un’influenza positiva perché

  • Migliora la percorribilità del suolo da parte delle attrezzature meccaniche.
  • Migliora la penetrazione dell’acqua nel suolo.
  • Favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale delle piante
  • Aumenta il contenuto di sostanza organica.
  • Protegge il suolo dall’erosione
  • Migliora le caratteristiche qualitative dei frutti.
  • Nei terreni alcalini e poveri di sostanza organica l’inerbimento favorisce l’accumulo di humus e riduce i rischi di clorosi ferrica.

Tuttavia nonostante gli aspetti positivi, la pratica dell’inerbimento nel pesco si sconsiglia di eseguirla contemporaneamente all’impianto, perché aumenta la competizione idrica e nutrizionale delle specie erbacee nei confronti delle piante riducendo di conseguenza lo sviluppo delle radici.
Il fase di pieno sviluppo l’inerbimento si esegue facendo crescere il cotico erboso sulla fila ed eseguendo le lavorazioni nell’interfila per una larghezza di 1,5-2 m.

O) Raccolta
Nel pesco la raccolta copre uno spazio di tempo molto ampio che va da fine aprile, fino ai primi di novembre.
La raccolta delle pesche è scalare e si attua in circa 2-3 passaggi, completandosi nel giro di 7-15 giorni.
Si esegue cercando di scegliere i frutti che al colore e all’aspetto, hanno raggiunto la maturazione di consumo.
La raccolta si effettua prevalentemente a mano da terra per le forme a vaso ritardato e con l’ausilio di scale, per le forme a vaso tradizionale e a palmetta libera.

P) Contenuto nutrizionale
La porzione più importante del frutto è rappresentata dall’acqua, sia in forma libera che legata, la quale mantiene il turgore delle cellule e indirettamente la tessitura del frutto.
I carboidrati (saccarosio, glucosio e fruttosio) sono i costituenti più abbondanti nelle pesche (7,5-8,5%). Variano in funzione della varietà e del portinnesto utilizzato.
La fibra è costituita da cellulosa, pectine ed emicellulosa.
Gli acidi organici più abbondanti sono l’acido malico, l’acido citrico e l’acido quinico.
Il frutto è ricco di minerali (calcio Ca, sodio Na, ferro Fe e potassio K) di vitamina C e vitamina A.
I composti fenolici contenuti nel frutto, hanno interesse dal punto di vista farmacologico come antiossidanti naturali, e contribuiscono allo sviluppo del colore e del sapore.
Essi sono implicati soprattutto nella colorazione rossa della buccia, nell’astringenza e nell’imbrunimento enzimatico delle pesche sottoposte a trattamenti termici.
La colorazione giallo arancio delle pesche è attribuita alle xantofille, la colorazione rossa invece, la quale si riscontra nelle pesche a polpa sanguigna, si deve essenzialmente alla presenza di antocianine.

Q) Utilizzazione e proprietà
Le pesche vengono principalmente impiegate per il consumo fresco e la restante parte per la trasformazione industriale per l’ottenimento di pesche essiccate, per ottenere polpa e purea di pesca, per la surgelazione, per sciroppati e per la produzione di canditi.
In fitoterapia le pesche vengono impiegate per le loro proprietà antiossidanti, lassative, diuretiche e vermifughe.
Per l’elevato contenuto di acqua e minerali e le pesche posseggono anche proprietà rinfrescanti e infine sono ottime per rafforzare la pelle, le ossa i denti e la vista.

BIBLIOGRAFIA:
1) AA. VV., 1991. Frutticoltura speciale. Reda, Roma.

2) Bellini E., 2002. Arboricoltura speciale. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

3) Fiorini U., 2005, 2° ristampa. Frutti antichi coltivabili biologicamente. Edizioni Masso delle Fate, Signa (FI).

4) Giordani E., 2003. Frutticoltura. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

5) Roselli G., Iannì G., Mariotti P., 1999. Il germoplasma toscano delle specie legnose da frutto: il pesco. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

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