Potatura delle piante da frutto

A) Come è fatta una pianta arborea da frutto?
Una specie arborea da frutto è costituita da:

  1. Parte ipogea o sotterranea
    Costituita dalle radici.
  2. Parte epigea o aerea
    Costituita da fusto, rami, branche, germogli, gemme, foglie, fiori e frutti.

La parte epigea o aerea delle piante, legata a quella sotterranea tramite il colletto si compone di:

›Organi legnosi permanenti
(Fusto, branche e rami), che nell’insieme costituiscono lo scheletro della pianta.

›Organi effimeri o annuali
(Germogli, gemme, foglie, fiori e frutti).
Le foglie a loro volta costituiscono la chioma, che è sempre presente nelle piante sempreverdi (es. olivo e agrumi), mentre ne sono prive durante il periodo autunno-invernale le piante decidue (o a foglia caduca).

B) Lo scheletro
Lo scheletro in una pianta arborea da frutto si compone di due organi legnosi centrali che sono:

Fusto
Rappresenta l’elemento dell’asse dello scheletro che in condizioni naturali è diritto e verticale.
Nella vite si chiama ceppo e nell’olivo si chiama ciocco.

Tronco
Rappresenta quell’elemento legnoso che in alcune specie, viene interrotto ad una certa altezza e dalla sua sommità si dipartono una o più branche a partire da un’inserzione chiamata corona.

Nelle piante di 1 anno (astoni), il fusto è costituito da uno e due semplici rami (es. le piante a radice nuda da vivaio pronte per l’impianto).
Mentre nelle piante di maggiore età, il fusto è costituito da più rami alcuni dei quali di prolungamento delle branche (freccia).
Nelle piante a portamento cespuglioso (es. olivo o nocciolo), non c’è il fusto centrale. Così i rami e le branche, partono dal colletto che con il tempo formano la ceppaia.

C) Le branche
Le branche (chiamate cordoni nella vite) sono elementi assiali di 1 o più anni di età, inserite sul fusto e/o tronco o su altre branche.
In base alla loro importanza si distinguono in:

  1. ›Branche primarie
    Quelle inserite direttamente sul fusto o tronco.
  2. ›Branche secondarie
    Quelle inserite lateralmente alle branche primarie.
  3. ›Branche terziarie
    Quelle inserite lateralmente alle branche secondarie.

In base poi alla posizione sulla pianta, le branche si distinguono anche in:

  1. Branche di 1° ordine
    Le branche primarie inserite sul fusto o le prime branche secondarie inserite su quelle primarie.
  2. Branche di 2° ordine
    Branche primarie o secondarie inserite in prosecuzione di quelle di 1° ordine.
  3. Branche di sfruttamento
    Branche fruttifere esaurite, poste in posizioni non idonee alla produzione della pianta e che debbono essere tolte.

D) Le gemme
Le gemme sono dei piccoli nuclei di accrescimento di forma sub-conica o sferica, che si formano lungo i rami delle piante.
In base alla loro posizione sui rami o sul tronco esse possono essere:

1) Apicali
Sono quelle che si trovano all’apice di ogni ramo e che di solito continuano l’accrescimento. La gemma apicale del fusto si chiama freccia.

2) Ascellari o laterali
Sono quelle che si formano all’ascella delle foglie.

In base al momento in cui può avvenire il loro germogliamento, le gemme si distinguono in:

  • ›Pronte.
  • ›Ibernanti.
  • ›Latenti.
  • ›Avventizie.

Le gemme pronte, sono quelle che si schiudono e si formano lo stesso anno della loro formazione sulla pianta in accrescimento, dando origine a dei rametti di solito chiamati rami anticipati. Questi rami molto vigorosi di solito portano delle foglie (es. pesco), anche se in alcune specie come nella vite e nel fico, possono dare origine a dei fiori che in alcuni casi possono evolvere in frutti.
I rami anticipati originatisi da delle gemme pronte nella vite si chiamano femminelle. Di solito esse danno origine a frutti che difficilmente arrivano a maturazione.
Le gemme ibernanti sono quelle che si formano e si schiudono la primavera successiva alla loro formazione, dopo aver attraversato il periodo autunno-invernale e aver subito un processo di differenziazione in senso vegetativo (con produzione di germogli e foglie) o in senso riproduttivo (con produzione di fiori e frutti).
In base alla loro struttura possono essere:

  1. A legno.
  2. A fiore o a frutto.
  3. Miste.

Le gemme a legno, sono quelle che danno origine ad organi vegetativi come i germogli e le foglie.
Le gemme a fiore o a frutto, sono quelle che danno origine a organi riproduttivi come fiori e frutti.
Infine le gemme miste, sono quelle che danno origine sia a germogli che fiori e frutti.
Le gemme a legno hanno una forma conica e appuntita e sono piccole. Mentre le gemme a fiore chiamate anche bottoni, sono di forma più arrotondata e più grosse di quelle a legno.
Andando ad osservare la distribuzione di vari tipi di gemme nelle specie da frutto, vediamo che:

  • Le gemme a legno e le gemme a fiore sono presenti nell’albicocco, ciliegio, pesco, susino, mandorlo e olivo.
  • Le gemme a legno e miste sono presenti nel melo, pero, cotogno, vite, castagno, noce, kaki ecc.

Le piante giovani producono solo gemme a legno, mentre quelle adulte producono sia gemme a legno che gemme a fiore e/o miste.
In alcune specie come nella vite, all’asse principale della gemma ibernante, si affiancano una serie di assi secondari o laterali le quali racchiudono le sottogemme.
Di solito le sottogemme non si sviluppano nemmeno l’anno successivo alla loro formazione a meno che l’asse principale portante la gemma ibernante non venga danneggiato. In questo caso a partire dalle sottogemme si sviluppa un germoglio che va a rimpiazzare quello principale. Per questo le sottogemme vengono chiamate anche gemme di sostituzione.
Le gemme latenti, sono gemme che derivano o da quelle ibernanti o da sottogemme, che possono rimanere in uno stato di riposo anche per anni e schiudersi solamente nei casi in cui la pianta venga sottoposta ad interventi cesori drastici.
Di solito si inseriscono lungo le branche o il fusto e si limitano ad assecondare l’accrescimento degli organi legnosi.
Le gemme avventizie come le gemme latenti, possono anch’esse rimanere in uno stato di riposo per anni, ma a differenza di quest’ultime si sviluppano sempre ex-novo però in maniera casuale a livello dei tessuti della corteccia del tronco quando la pianta viene sottoposta ad interventi cesori drastici.
Un esempio tipico di gemma avventizia sono gli sferoblasti nel fusto e gli ovoli nelle radici dell’olivo. Si tratta di piccoli ammassi cellulari che con il tempo evolvono in tessuti che a loro volta diventano zone di accrescimento e sviluppo.

E) I rami
I rami (chiamati tralci o sarmenti nella vite) sono degli elementi legnosi di 1 o 2 anni di età, derivanti da germogli lignificati e a seconda del tipo di gemme che portano lungo il loro asse, possono essere:

  1. ›Rami a legno.
  2. ›Rami a fiore o a frutto.
  3. ›Rami misti.

I rami a legno, sono quei rami costituiti principalmente da gemme a legno o vegetative.
Nell’olivo si chiamano maschioncelli. I rami a legno che si sviluppano dalle gemme presenti sulle branche e sul fusto vengono chiamati succhioni, mentre i rami a legno che provengono da gemme poste a livello delle radici si chiamano polloni.
Sia i succhioni che i polloni sono rami a legno molto vigorosi, che in alcuni casi sono anche spinescenti. Debbono essere eliminati con gli interventi di potatura a meno che la pianta non debba essere ricostituita, dopo l’asportazione degli organi legnosi principali.
I rami a fiore o a frutto, sono quei rami costituiti principalmente da gemme a fiore o a frutto o riproduttive.
Nella vite vengono chiamati anche capi a frutto, mentre nell’olivo si chiamano vermene.
I rami a frutto derivano dai rami a legno, dopo che essi sono stati sottoposti a degli interventi di potatura che hanno favorito l’accumulo di sostanze (es. zuccheri e ormoni), necessari alla differenziazione delle gemme a fiore.
I rami misti sono quei rami che portano in egual misura lungo il loro decorso, sia gemme a legno che gemme a fiore. La posizione delle gemme a frutto su questi rami è variabile a seconda della specie e della varietà coltivata.
Nel ramo misto della vite, le gemme basali e apicali sono a legno e quelle centrali a fiore.
Mentre nel ramo misto delle drupacee (es. pesco, albicocco, susino e ciliegio), le gemme a legno e a fiore sono riunite in numero di 2 o 3 per nodo (es. 1 a fiore e 1 a legno, 2 a legno e 2 a fiore, 2 a fiore e 1 a legno).
Vi sono infine anche altri tipi di ramo:

  1. ›Rami anticipati
    Sono i rami a legno che derivano da gemme pronte.
  2. ›Rami di sottocchio o di controcchio
    Sono i rami che derivano dalle sottogemme o gemme di controcchio.
  3. ›Rami di prolungamento
    Sono i rami inseriti nella parte alta del fusto (freccia), delle branche primarie e secondarie.

Le piante da frutto appartenenti alla famiglia delle Rosacee, sono quelle che raggruppano la maggior parte delle specie coltivate. Ognuna di esse presenta dei rami tipici il cui nome varia a seconda della sottofamiglia d’appartenenza.
Per questo avremo:

  • Pomacee o pomoidee, a cui appartengono specie che producono frutti chiamati pomi (melo, pero, cotogno, nespolo comune, nespolo del Giappone, sorbo e azzeruolo).
  • Drupacee o prunoidee, a cui appartengono specie che producono frutti chiamate drupe (pesco, albicocco, susino, ciliegio e mandorlo).

E.1) Rami delle pomacee
I rami tipici della sottofamiglia delle pomacee, sono:

1) Brindillo
E’ un rametto liscio e molto corto (10-30 cm), costituita da una gemma apicale mista e da gemme laterali a legno (brindillo coronato).

2) Lamburda
E’ un rametto breve (2-5 cm), che può avere una gemme apicale mista (lamburda fiorifera), una gemma apicale a legno (lamburda vegetativa) o terminare con una spina (lamburda spinosa).

3) Ramo misto
E’ un ramo di media lunghezza che possiede gemme laterali sia a fiore che a legno.

Altre formazione fruttifere tipiche delle pomacee sono:

  • Borsa
    E’ un rigonfiamento che si forma lungo l’asse principale dei rami. All’interno del rigonfiamento si accumulano zuccheri capaci di favorire la differenziazione a fiore delle gemme, generando altri rami a frutto (brindilli o lamburde).
  • Zampa di gallo
    E’ una formazione legnosa (tipica delle piante vecchie) derivante dall’associazione di borse e lamburde in sequenza.

E.2) Rami delle drupacee
I rami tipici invece della sottofamiglia delle drupacee, sono:

1) Brindillo
E’ analogo a quello delle pomacee, con la differenza che la gemma apicale è a legno e quelle laterali sono a fiore.

2) Dardo
E’ un corto rametto (2-5 cm), che può avere una gemma apicale a legno e numerose gemme di contorno a fiore (mazzetto di maggio) o un solo fiore (dardo fiorifero), una gemma apicale a legno (dardo vegetativo) o terminare con una spina (dardo spinoso).

3) Ramo misto
E’ un ramo di media vigoria che può portare sia gemme a legno che a frutto e anche mazzetti di maggio.

E.3) Rami in altre specie da frutto

  1. ›Vite
    La produzione dell’uva si svolge essenzialmente sui rami misti, che di solito portano nell’ambito dello stesso ramo gemme miste alla base e gemme a legno apicali.
  2. ›Olivo
    I frutti si producono essenzialmente sui rami a frutto (vermene) e sui rami misti.
    I rami a frutto sono generalmente laterali o caratterizzati dal prolungamento di quelli di un anno. I rami misti si originano a partire dai rami a legno posti sulla loro parte dorsale.
  3. Kaki
    La produzione dei frutti è concentrata sui rami misti e sui brindilli.
    I rami misti contengono in egual misura gemme a legno e gemme miste, mentre i brindilli, presentano una gemma mista apicale e gemme a legno laterali.
  4. Fico
    Possiede rami a frutto che si formano sopra le cicatrici fogliari, rami misti apicali con una serie di gemme miste ascellari e rami misti laterali che si formano all’apice del ramo di 1 anno con gemme miste laterali.
  5. Castagno
    La produzione delle castagne è assicurata da rami misti, che portano sia le infiorescenze maschili (amenti) che quelle femminili (androgine o bisessuali).
  6. Noce
    La produzione delle infiorescenze maschili (amenti) avviene sui rami a frutto, mentre le infiorescenze femminili si producono dai rami misti (che daranno origine alle noci).

F) La potatura: generalità
La potatura è definita come quell’operazione colturale, capace di mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo (cioè l’equilibrio tra la produzione di foglie e rami e la produzione di frutti), della pianta guidandola verso una giusta produzione di frutta, ma anche verso una buona vegetazione.
Essa inoltre tende a raggiungere anche i seguenti obbiettivi.

  • Accelerare lo sviluppo nelle piante giovani, in modo da raggiungere la struttura scheletrica definitiva.
  • Consentire una più economica e agevole esecuzione degli interventi colturali (es. raccolta dei frutti).

In base allo scopo e alla fase del ciclo in cui viene eseguita, la potatura può essere:

  1. ›Potatura d’allevamento.
  2. ›Potatura di produzione.
  3. ›Potatura di ringiovanimento.
  4. ›Potatura di riforma.
  5. ›Potatura di risanamento.

La potatura d’allevamento detta anche di formazione, è quell’insieme di interventi colturali, che si attuano sulla pianta, dal momento della messa a dimora dopo l’impianto del frutteto, fino all’entrata in produzione, con la realizzazione della struttura scheletrica completa e l’ottenimento della forma d’allevamento prescelta.
La potatura di produzione chiamata anche di mantenimento invece, si attua sulle piante adulte con una struttura scheletrica completa, per conseguire negli anni una produzione di frutta costante nel tempo.
Essa deve essere applicata con gradualità alle piante adulte al fine di regolare al meglio l’equilibrio tra attività vegetativa e attività riproduttiva.
La potatura di ringiovanimento o di rinvigorimento, è quella che si attua normalmente sulle piante vecchie allo scopo di recuperare la loro attività vegetativa e riproduttiva.
Per esempio questo tipo di intervento si attua spesso per molte varietà da frutto antiche che crescono abbandonate in maniera spontanea al fine di rinvigorirle e ottenere le marze d’innesto.
La potatura di riforma o di trasformazione, è quella che si applica sulle piante adulte allo scopo di modificare la chioma e la forma d’allevamento di partenza.
Nell’eseguire questo tipo di potatura è necessario conoscere la plasticità delle specie e la loro attitudine alla modificazione della forma d’allevamento. Per esempio la vite è una specie molto plastica, il melo non lo è.
La potatura di risanamento, viene impiegata nelle piante adulte al fine di eliminare rami o branche deperite (che non producono più), organi legnosi ormai compromessi da fenomeni degenerativi (es. carie del legno), danneggiati da agenti atmosferici o attaccati da parassiti (es. muffe e cancri).
Nell’olivo tale pratica di risanamento prende il nome di slupatura (termine derivante dal lupa o carie del legno).
In base all’intensità e alle modalità di come vengono eseguiti i tagli, la potatura si distingue in:

  • ›Ricca.
    Quando comporta l’asportazione di uno scarso numero di gemme.
  • ›Povera.
    Quando comporta l’asportazione di un elevato numero di gemme.
  • ›Lunga.
    Quando i rami vengono appena spuntati‏.
  • ›Corta.
    Quando i rami vengono eliminati‏.
  • ›Mista.

In base all’epoca in cui viene eseguita, la potatura di produzione è classificata in:

  • ›Potatura secca o invernale
    Eseguita durante il riposo delle piante in inverno‏.
  • ›Potatura verde o estiva
    Eseguita quando la pianta è in vegetazione in estate‏.

G) Operazioni di potatura
Per quanto riguarda le operazioni di potatura, c’è da dire che l’esecuzione di questa pratica colturale non prevede solo interventi cesori o di taglio ai rami, ma anche tutta una serie di altre operazioni importantissime e necessarie a mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo delle piante.
Questi interventi possono essere eseguiti sia sulle piante in vegetazione che in riposo.
Tra le più importanti operazioni di potatura, ricordiamo:

  1. L’inclinazione.
  2. La piegatura.
  3. La curvatura.
  4. La scacchiatura.
  5. La cimatura.
  6. La torsione.
  7. La sfogliatura.
  8. L’incisione e decorticazione anulare.
  9. L’intaccatura o taglio del caporale.
  10. La spollonatura.
  11. La spuntatura.
  12. Il raccorciamento e soppressione di rami e branche.
  13. Il diradamento dei frutti.

L’inclinazione è un intervento che prevede la manipolazione di un ramo piegandolo di un angolo di 45°.
Tale operazione nelle piante produce i seguenti effetti:

  • Favorisce l’emissione di nuovi rami.
  • Nelle piante giovani in fase di allevamento permette di completare lo sviluppo della struttura scheletrica.
  • Modifica l’accrescimento vegetativo delle piante.
  • Favorisce la differenziazione delle gemme a fiore.

La piegatura, è l’operazione che permette di manipolare un ramo piegandolo di un angolo uguale o superiore a 90°.
Nelle piante da frutto questa operazione produce gli stessi effetti dell’inclinazione, garantendo inoltre un rallentamento dello sviluppo vegetativo delle piante.
La curvatura è un’operazione che consiste nel piegare ad arco il ramo, facendo perno nel punto d’inserzione.
Questa operazione produce i seguenti effetti sulle piante

  • Rallenta la risalita della linfa verso l’alto nei rami vigorosi
  • Diminuisce la dominanza apicale.
  • Concentra le sostanze nutritive nelle gemme sottostanti.
  • Favorisce lo sviluppo dei germogli basali.
  • Favorisce il risveglio delle gemme basali, quelle del tratto mediano (in corrispondenza della curva) e delle gemme a frutto in posizione più estrema.
  • Favorisce una migliore allegagione dei frutti.

La scacchiatura consiste nell’asportare completamente i getti o cacchi (giovani germogli), che si sviluppano sul tronco o sul fusto a partire da delle gemme a legno.
Questa operazione che viene eseguita durante l’estate, si pratica sulle piante giovani in fase di allevamento al fine di eliminare quei germogli che non risultano utili all’economia produttiva della pianta.
La cimatura consiste nell’asportare i germogli posti alla cima o apice di un ramo. E’ un’operazione molto delicata che si esegue in estate a carico di germogli molto reattivi in fase di accrescimento.
Gli effetti sulla pianta sono diversi a seconda del momento in cui viene eseguita:

  • Se eseguita precocemente quando lo sviluppo dei germogli è intenso, provoca un arresto temporaneo della vegetazione, riduce la dominanza apicale e induce lo sviluppo di rami anticipati.
  • Se eseguita tardivamente quando lo sviluppo dei germogli è rallentato, blocca lo sviluppo dei rami anticipati, favorisce la maturazione del legno e la formazione delle gemme a frutto.

Nella vite l’operazione di cimatura eseguita nel periodo estivo, viene utilizzata per i seguenti scopi:

  • Limitare lo sviluppo dei tralci che possono invadere l’interfila e impedire le operazioni colturali.
  • Agevolare il lavoro di raccolta dell’uva durante la vendemmia.

Nella vite questa operazione deve essere eseguita tardivamente, quando l’eliminazione dei germogli non pregiudica la normale maturazione dei frutti.
La sfogliatura è l’operazione che consiste nell’eliminare parte delle foglie, al fine di favorire l’arieggiamento e l’insolazione dei frutti prossimi alla maturazione.
Quando viene eseguita sulla vite si chiama spampinatura.
Questa operazione eseguita in estate a un effetto diverso a seconda del momento in cui si attua:

  • Se eseguita in epoca appropriata migliora l’aspetto dei frutti e del prodotto finale.
  • Se eseguita precocemente, riduce la fruttificazione e la differenziazione delle gemme a fiore.

L’incisione è l’operazione che consiste che nell’eseguire dei tagli longitudinali nella corteccia del fusto e delle branche, fino al legno delle piante, allo scopo di ridurre l’eccessivo vigore vegetativo e favorendo uno sviluppo più regolare.
Questo intervento anche se determina una contrazione della corteccia, di solito non favorisce un aumento di spessore degli organi legnosi.
La decorticazione anulare, consiste nell’asportare dal tronco e dalle branche delle piante vigorose un anello di corteccia.
Questa operazione produce i seguenti effetti:

  • Arresta il flusso della linfa zuccherina verso il basso rimanendo a disposizione dei fiori e dei frutti al di sopra del punto decorticato migliorandone la fruttificazione.
  • Migliora l’allegagione, l’ingrossamento dei frutti e la differenziazione delle gemme a fiore
  • Permette di sfruttare le branche a frutto che poi verranno eliminate, perché presenti in numero eccessivo o mal disposte sulla pianta.

Questa operazione, eseguita nelle piante durante l’estate deve essere fatta seguendo alcuni accorgimenti:

  • ›Deve essere fatta quando le piante sono in succhio (ossia quando il legno delle branche e del fusto essendo in accrescimento rilascia la corteccia).
  • ›Non bisogna abusare troppo di questa tecnica, per evitare un rapido esaurimento delle branche e danni a carico degli alberi.
  • ›Per rendere meno drastico l’intervento, si può ricorrere all’incisione anulare che ricostituisce più velocemente la corteccia, perché si asporta solo una piccola parte di essa.

L’intaccatura o taglio del caporale, consiste nell’eseguire al di sopra di una gemma o un germoglio due incisioni sovrapposte a forma di V rovesciato asportando una porzione di corteccia tra i due tagli.
Questa operazione produce i seguenti effetti:

  • Favorire la schiusura di gemme che a causa della loro posizione rimarrebbero latenti o schiuderebbero in ritardo.
  • Favorire l’accrescimento e l’emissione di nuovi germogli.

Si può eseguire al di sotto di un ramo vigoroso per indebolirlo (intaccatura sotto-ramo), oppure al di sopra di un ramo debole per rinvigorirlo (intaccatura sopra-ramo).
La spollonatura è l’operazione che permette di eliminare i polloni che si sviluppano a partire dalla base delle piante vigorose.
Questa operazione, viene applicata particolarmente per piante vigorose che hanno tendenza ad emettere polloni come la vite, l’olivo, il nocciolo, il melograno e il fico.
Quando l’operazione riguarda l’asportazione dei succhioni si chiama desucchionatura.
Il raccorciamento e la soppressione di rami, sono delle operazioni che vengono eseguite durante l’inverno e consistono nell’asportazione della parte distale dei rami (raccorciamento) o della loro totale asportazione con taglio netto alla base (soppressione).
L’operazione di raccorciamento può essere distinta a sua volta in:

  • ›Spuntatura
    Quando il raccorciamento riguarda il tratto apicale dei rami.
  • ›Speronatura
    Quando il raccorciamento riguarda il tratto finale del ramo al di sopra di 2-3 gemme.

Nelle piante da frutto queste due operazioni hanno i seguenti effetti:

  • ›Nelle piante acrotone (quelle che sviluppano e producono nelle parti alte della pianta), spostano la vegetazione verso il basso facendo sviluppare le gemme basali.
  • ›Nelle piante basitone (quelle che sviluppano e producono nelle parti basse della pianta), accentuano la tendenza ad emettere germogli basali (es. l’olivo).
  • Favoriscono la riduzione del numero di gemme a legno e quindi dei punti d’accrescimento delle piante. Tuttavia l’effetto sarà diverso anche quando il numero di gemme rimaste è lo stesso. Con la soppressione dei rami i germogli si svilupperanno meno, rispetto ai rami che vengono raccorciati.
  • ›Nelle piante deboli o vecchie il raccorciamento permette di ottenere un rigoglio vegetativo.
  • ›Nelle piante adulte in produzione la soppressione dei rami permette di proporzionare il numero delle gemme a frutto in base alla capacità produttiva della pianta stessa.

Spuntatura
La spuntatura è l’operazione che permette di eliminare la parte apicale di un ramo.
Nelle piante questa operazione ha i seguenti effetti:

  • Stimola lo sviluppo di nuove gemme lungo tutto l’asse dei rami.
  • Favorisce l’infoltimento della chioma.
  • Nelle piante giovani e vigorose, ne riduce il vigore rendendole più equilibrate.
  • Nelle piante vecchie e deboli, favorisce la distribuzione della linfa su più gemme favorendone il loro l’esaurimento.

Speronatura
La speronatura consiste in un taglio di raccorciamento sulla parte basale dei rami, comportando l’asportazione di una gran parte della vegetazione lasciando degli speroni.
Questa operazione produce i seguenti effetti:

  • Favorisce il risveglio di gemme dormienti vicino al taglio.
  • Favorisce lo sviluppo di un ciuffo di germogli per mancanza di un germoglio dominante.
  • Favorisce lo sviluppo di rami vigorosi.

Nelle piante vecchie favorisce lo sviluppo di nuova vegetazione, rinnovando anche l’aspetto della stessa.

Il raccorciamento e soppressione di branche, sono entrambe operazioni straordinarie invernali, che vengono eseguite per correggere l’impostazione scheletrica delle piante, modificare la forma d’allevamento e eliminare elementi legnosi danneggiati o deperiti.
Esse consistono nell’asportazione della parte distale delle branche (raccorciamento) o della loro totale asportazione con taglio netto alla base (soppressione).
L’operazione di raccorciamento a sua volta viene eseguita con altri interventi che sono:

  • ›Taglio di ritorno.
  • ›Capitozzatura.

Nell’eseguire queste operazioni è necessario operare alcuni accorgimenti come:

  • Eseguire il taglio vicino alla base senza lasciare monconi che cicatrizzerebbero con difficoltà.
  • Rispettare il cerchio o collare presente nelle branche considerato sede per la produzione di sostanze di difesa della pianta e cicatrizzazione delle ferite.
  • Per branche di grande dimensione si consiglia di eseguire un intaglio nella parte inferiore per evitare il loro scosciamento.
  • Effettuare tagli netti e precisi.

Taglio di ritorno
Il taglio di ritorno è quell’operazione che si applica sulla sommità dell’inserzione di un ramo di 2 o più anni, lasciando il prolungamento dell’asse principale (freccia) o su branche secondarie al di sopra del germoglio laterale.
Questa operazione produce i seguenti effetti:

  • Contenere lo sviluppo della pianta.
  • Ridurre la produzione di germogli in corrispondenza del taglio.
  • Distribuire più uniformemente la linfa zuccherina dal punto d’inserzione alla gemme apicale evitandone l’accumulo nella zona del taglio.

Capitozzatura
La capitozzatura è l’operazione che permette di tagliare con tagli ortogonali le branche primarie in prossimità della loro inserzione sul tronco o vicino alla branche secondarie.
Questa operazione drastica si applica nei seguenti casi:

  • Nel caso si voglia reinnestare una varietà.
  • Nel caso si voglia asportare l’intera parte aerea compromessa dal freddo o da parassiti, tagliando il fusto al ceppo e favorendo la crescita dei nuovi fusti a partire dalla base (es. olivo).

Il diradamento dei frutti, è un’operazione che consiste nell’eliminare i frutti in eccesso sulla pianta, quando la normale cascola fisiologica (processo di autoregolazione), non è sufficiente ad ottenere frutti con produzione e pezzatura regolare.
Quando i frutti sono in eccesso si verifica sia una riduzione della crescita dei rami che della differenziazione delle gemme a fiore con conseguente riduzione della produzione dell’anno successivo.
Questa pratica si applica frequentemente per specie come:

  1. ›Melo.
  2. ›Albicocco.
  3. ›Susino.
  4. ›Pesco.

Nell’eseguire questa operazione è necessario tener conto di alcuni accorgimenti:

  • L’intervento deve essere tempestivo. Se eseguito troppo presto è molto rischioso perché non siamo in grado di valutare l’entità dei frutti soggetti a cascola. Se eseguito troppo tardi può ridurre la produzione e pezzatura dei frutti (es. nel pesco il diradamento si fa dopo la fase d’indurimento del nocciolo, nel melo quando i frutti hanno le dimensioni di una noce).
  • L’intensità del diradamento deve essere valutata in base al potenziale produttivo della pianta e al numero di frutti da mantenere sull’albero.
  • Per quanto riguarda il tipo di frutti da asportare, si eliminano di solito quelli inseriti a coppie sullo stesso nodo per poi togliere quelli inseriti lungo i rami (come avviene nel pesco). Nel melo invece si lascia un frutto per ogni ramo.
  • Essendo un’operazione selettiva, il diradamento dei frutti è preferibile effettuarlo manualmente.

H) Potatura d’allevamento
Nelle piante da frutto, la potatura d’allevamento si prefigge di ottenere i seguenti scopi:

  • Dare ordine alla chioma delle piante rispettando il più possibile il suo sviluppo naturale (es. le piante che sviluppano rami laterali si allevano a vaso, quelle che sviluppano maggiormente il fusto centrale si allevano a piramide, quelle che hanno un portamento cespuglioso si allevano a vaso cespugliato).
  • Dare una forma razionale alla pianta sia per ragioni di spazio che per ragioni di soleggiamento e areazione della chioma.
  • Intervenire con operazioni molto leggere per regolare lo sviluppo dei rami e delle branche per dare la forma scheletrica definitiva alla pianta.

I) Potatura di produzione
Gli scopi della potatura di produzione sono invece:

  • La linfa delle piante sale verticalmente ed alimenta principalmente i rami più alti.  In presenza di una pianta che scappa in alto, si devono eseguire dei tagli di ritorno per ristabilire l’equilibrio vegetativo.
  • Per regolare l’intensità di potatura, bisogna osservare il comportamento vegetativo della pianta nell’anno. (es.potare poco se la vegetazione è stata forte, potare molto se la vegetazione è stata debole).
  • Considerando invece la fruttificazione dell’anno, sono da potare di più le piante che hanno prodotto di più e potare meno quelle che hanno prodotto poco.
  • Per piante vigorose eseguire un diradamento dei rami, mentre per piante più deboli solo una spuntatura.
  • I rami tagliati lunghi si rinvigoriscono se gli altri sono tagliati corti, mentre si indeboliscono se tagliati lunghi.
  • I rami tagliati corti diventano vigorosi se gli altri sono tagliati corti, mentre si indeboliscono se gli altri sono tagliati lunghi.

L) Come si eseguono i tagli?
Nell’eseguire gli interventi cesori è necessario prendere in esame alcune accortezze.

  • Nel caso di spuntatura di un ramo giovane, praticare un taglio obliquo, parallelo e vicino alla gemma che rimane.
  • Lasciare un piccolo pezzo di legno sopra la gemma a protezione in modo che l’acqua defluisca dalla parte opposta.
  • Nel caso di taglio di ritorno su branche, eseguire un taglio vicino al ramo che rimane (0,5-1 cm di distanza), con inclinazione parallela al ramo stesso.
  • Nel caso di potatura di riforma, applicare la pratica non in maniera drastica ma sempre graduale nel tempo.
  • Nel caso di grosse branche, intaccare la parte inferiore per evitare scosciamenti e rotture.
  • La parte tagliata dovrà risultare ben levigata e priva di strappi e rotture indesiderate che possano rallentare il normale processo di cicatrizzazione.
  • Proteggere le grosse ferite con dei mastici protettivi, per evitare la diffusione di malattie del legno. (es. solfato di ferro, minio, catrame e collanti vinilici).

M) Epoca d’intervento
Per la potatura d’allevamento l’epoca migliore va dal momento dell’impianto (novembre) a febbraio-marzo.
Per la potatura di produzione l’epoca migliore è sempre il periodo invernale, variabile in funzione del tipo di specie da potare (alcune piante si potano alla ripresa vegetativa, altre alla caduta delle foglie), in funzione del clima e dell’ubicazione del frutteto.
E’ necessario ritardare l’intervento di potatura nel caso di freddo intenso, in caso di rischio gelate e in giornate umide.
Per la potatura verde estiva, eseguire l’intervento in maniera tempestiva per avere un maggiore successo dal punto di vista produttivo.
Si riportano di seguito alcuni esempi d’intervento in alcune specie da frutto:

  1. ›Vite
    L’epoca migliore d’intervento è tra metà febbraio e inizio marzo. Se eseguita in autunno provoca un risveglio anticipato delle gemme con conseguenti danni in caso di gelate.
  2. ›Pesco
    Se eseguita in autunno e in ambienti umidi, favorisce lo sviluppo di gomma e fessurazioni nella corteccia dei rami. Se eseguita in primavera inoltrata dopo l’apertura delle gemme riduce l’attività vegetativa.
  3. ›Olivo
    L’epoca migliore d’intervento va dagli inizi di marzo fino a metà maggio prima della fioritura.

BIBLIOGRAFIA:
1) Baldini E., 1991. Arboricoltura generale. Edizioni Clueb, Bologna.

2) Bellini E., Nencetti V., 2005. Utilizzazione del germoplasma frutticolo autoctono toscano. Guida per i piccoli imprenditori. Le collezioni del germoplasma vegetale toscano: Specie frutticole, ornamentali e forestali. Il germoplasma toscano volume. 8, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

3) Ferri A., 2010. La conservazione in situ delle specie arboree. L.R. 64/04 – Seminari d’aggiornamento per il Coltivatori Custodi. Paterna (AR) 24-11-2010.

4) Fiorini U., 2009, 2° ristampa. Potatura del frutteto familiare biologico. Edizioni Masso delle Fate, Signa (FI).

 

 

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