La riproduzione da seme delle specie da frutto

A) La riproduzione da seme: generalità
La riproduzione da seme, è considerata la forma naturale attraverso la quale una pianta superiore tende a perpetuare la sua discendenza e rappresenta anche la prima forma di propagazione ad essersi sviluppata e diffusa fin dalle origini.
Nella riproduzione da seme (chiamata anche gamica), si verifica un rimescolamento dei caratteri ereditari derivante dall’unione del gamete maschile (il polline) con il gamete femminile (la cellula uovo), determinando l’ottenimento di piante figlie molto diverse dalle caratteristiche dei genitori.
La riproduzione da seme, che si affianca sempre alla propagazione vegetativa (o agamica), delle piante da frutto, ne differisce per i seguenti aspetti:
  • Per la presenza di una diversità (a seconda dei caratteri e della specie), più o meno accentuata delle piante figlie, determinata dal processo di fecondazione e formazione del seme. Infatti i caratteri ereditari che si vengono ad esprimere nelle piante figlie presentano un’elevata variabilità genetica o biodiversità. Questa diversità, risulta essere molto importante soprattutto nel campo del miglioramento genetico per il processo di costituzione di nuove varietà, ma nel settore delle piante da frutto è ancora più interessante in quanto induce una maggiore resistenza agli stress ambientali, ai parassiti e migliori caratteristiche qualitative.
  • Per la presenza di una fase giovanile, durante la quale la pianta oltre ad avere uno sviluppo vegetativo diverso da una pianta adulta, non manifesta la fase sessuale e quindi non si ha ne fioritura e ne fruttificazione.

Vi sono tuttavia alcuni aspetti positivi che il processo di riproduzione da seme presenta, rispetto alla propagazione vegetativa tra cui:

  1. Si tratta di una tecnica semplice, di facile applicazione, chiunque la può fare e non richiede delle conoscenze e tecnologie particolari rispetto alla propagazione vegetativa.
  2. Permette di bloccare la diffusione di molti parassiti (virus, batteri e micoplasmi). Questo perché siccome si verifica un rimescolamento dei caratteri dei genitori, è molto più difficile che le piante figlie possano sviluppare delle malattie.
  3. Le piante riprodotte per seme, presentano una vigoria e un ritmo di crescita superiore rispetto alle piante propagate per via vegetativa. Infatti una pianta ottenuta da seme riesce a sviluppare un apparato radicale più profondo e più stabile in modo tale da garantire una durata di vita più intensa e lunga. Attualmente per quanto riguarda le specie da frutto, la riproduzione da seme oltre che per il settore del miglioramento genetico, a livello vivaistico viene impiegata per l’ottenimento e la propagazione dei portinnesti (chiamati selvatici o franchi).
B) La dormienza di un seme
Viene definito con il termine di dormienza, quel processo fisiologico a cui va incontro un seme secondo il quale vengono interrotti alcuni processi interni di sviluppo e di germinazione dei semi. Questa interruzione interna, consente al seme di andare incontro al processo di germinazione nel momento e nel luogo migliore di crescita della futura pianta. Per questo possiamo affermare che la dormienza è un fenomeno fisiologico positivo e importante del seme soprattutto per quanto riguarda la riproduzione e l’evoluzione della specie. Esistono vari tipi di dormienza tra cui:

1)
Dormienza fisica
S
i verifica quando gli organi di protezione esterni del seme sono impermeabili all’acqua e di conseguenza l’embrione non può scambiare ne acqua e ne ossigeno. Molto spesso tale impermeabilità è dovuta alla presenza di una parete cellulare molto spessa che circonda gli organi di protezione. E’ possibile rimuovere questo tipo di dormienza semplicemente rompendo il tegumento esterno naturalmente per abrasione, attraverso sbalzi termici e di umidità, attraverso il ricorso a microrganismi o sostanze acide.

2) Dormienza meccanica
S
i verifica quando i tegumenti esterni del seme sono troppo duri per al’assorbimento di acqua e ossigeno per l’embrione. Questo tipo di dormienza è quasi sempre associata alla precedente e può essere rimossa con gli stessi mezzi.

3) Dormienza chimica
S
i verifica nel caso in cui alcune sostanze che inibiscono la germinazione dei semi (acido abscissico ABA), tendono ad accumularsi nella polpa del frutto che circonda i semi fino ad interessare le strutture di protezione del seme stesso. Questo tipo di dormienza può essere interrotta o attraverso la rimozione della polpa del frutto oppure lavando ripetutamente i semi.

4) Dormienza morfologica
Si verifica quando l’embrione del seme non è ancora maturo e richiede un ulteriore periodo di tempo per completare lo sviluppo. Per questo possiamo distinguere gli embrioni non sviluppati, ossia dei piccoli embrioni meno sviluppati del normale immersi in una massa fluida dell’endosperma, dagli embrioni immaturi ossia embrioni gia sviluppati ma che richiedono un certo periodo a temperature alte (circa 20°C), per superare la fase di dormienza.
5) Dormienza fisiologica
Questo tipo di dormienza si verifica quando il seme per poter germinare richiede delle specifiche caratteristiche ambientali (temperatura, acqua e luce). Normalmente il meccanismo che controlla questo blocco germinativo è dovuto alla impermeabilità dei tegumenti all’acqua e all’ossigeno. Questo tipo di dormienza scompare normalmente con la conservazione dei semi.
6) Dormienza dell’embrione
Si verifica quando a causa della scarsa impermeabilità del seme all’acqua e all’ossigeno si ha un accumulo di sostanze inibitrici della germinazione del seme le quali determinano anche un inattivazione del processo stesso. Questo tipo di dormienza può essere interrotta con il processo di stratificazione dei semi, che consiste nel porre il seme a basse temperature (2-7°C), per un periodo di circa due mesi con elevata umidità e cercando di favorire gli scambi gassosi.
Molto spesso in questo settore si tende ad assimilare il fenomeno della dormienza, con il fenomeno della quiescenza. Tuttavia tale assimilazione risulta pressoché errata, in quanto mentre la dormienza è un blocco alla germinazione del seme dovuto a fattori interni (o endogeni) del seme stesso, la quiescenza è invece un blocco alla germinazione dovuto a fattori esterni (o esogeni) di natura ambientale tra cui la temperatura.
B.1) Il processo di germinazione
Viene definito con il termine di germinazione del seme, l’insieme di tutte quelle fasi morfologiche, fisiologiche e biochimiche a cui vanno incontro i semi al fine di generare una nuova pianta. Affinché sia necessario che il processo germinativo abbia luogo è indispensabile che si verifichino tre condizioni:
1) Che l’embrione del seme sia vitale.
2) Che non debbono esserci ostacoli fisiologici, fisici e chimici (dormienza), tali da impedire il processo di germinazione.
3) Che la condizioni ambientali (temperatura e umidità), siano favorevoli.
E’ altresì importante poi che la germinazione avvenga rapidamente, sia per limitare la fase di permanenza in semenzaio, sia per ridurre gli attacchi parassitari che possono avvenire a carico del seme e della nuova piantina.
La germinazione di un seme avviene in tre fasi ben distinte:
Fase 1: Risveglio del seme (attivazione) a sua volta distinta in tre sotto fasi:
a) Imbibizione del seme.
b) Sintesi degli enzimi e degli ormoni.
c) Fuoriuscita della radichetta.
La fase di imbibizione del seme, è quella che avviene subito dopo che il seme ha superato la fase di dormienza. In questa fase il seme diventa permeabile all’ossigeno e all’acqua idratandosi a sua volta. L’idratazione favorisce l’attivazione del processo germinativo.
Segue poi la sintesi degli enzimi e degli ormoni. Durante questo periodo si verifica un’attivazione dei processi metabolici del seme, caratterizzato da un aumento dell’attività enzimatica (in particolare gli enzimi che degradano gli zuccheri), da un aumento del processo di respirazione, da un incremento dei processi di degradazione delle sostanze di riserva del seme (amido, lipidi ecc.) e dall’afflusso di molecole solubili verso i tessuti embrionali del seme in accrescimento. Anche dal punto di vista del quadro ormonale, si verifica una diminuzione degli ormoni inibitori della germinazione (ABA = acido abscissico) e un corrispettivo incremento degli ormoni promotori della germinazione (auxine, gibberelline e citochinine). L’attivazione termina con in processo di fuoriuscita della radichetta dal seme, preceduta da un’intensa fase di accrescimento dell’embrione, nel corso del quale si verificherà la fuoriuscita della struttura dal suo involucro.
Fase 2: Digestione e distribuzione delle sostanze del seme
Le sostanze di riserva (amido, lipidi, proteine ecc.), degradate a sostanze solubili e più semplici (glucosio, acidi grassi e amminoacidi), vengono poi trasferite nei tessuti di accrescimento.
Fase 3: Sviluppo della piantina
Una volta giunti a questa fase in cui la struttura della piantina è ormai evidente, è possibile distinguere un asse (o fusticino), dove sono inseriti i cotiledoni (ossia le foglie primordiali).
Su questo asse è possibile distinguere la radichetta (la parte che si svilupperà verso il basso che originerà le radici) e la piumetta o plumula (la parte che si svilupperà verso l’alto che originerà il fusto e le foglie).

B.2) Fattori che influenzano il processo di germinazione
Diversi sono i fattori che influenzano il processo di germinazione, tra i più importanti ricordiamo:

1) Sostanze ormonali
Come abbiamo già detto in precedenza, il fenomeno della dormienza e della germinazione, sono entrambi fortemente regolati dalla presenza di sostanze ormonali sia promotrici che inibitrici.
L’ormone più importante che inibisce il processo di germinazione del seme e nel contempo favorirne la dormienza è l’acido abscissico ABA. Questa sostanza la cui concentrazione aumenta nel corso della maturazione dei frutti (localizzandosi a livello dei tegumenti del seme), determina l’instaurarsi di un vero e proprio blocco germinativo interno. Il contenuto di questa sostanza diminuisce con la stratificazione dei semi. Vi sono poi anche sostanze ormonali che favoriscono il processo germinativo. Le più importanti sono principalmente le gibberelline e in particolare l’acido gibberellico, la cui concentrazione si mantiene costante nel corso del processo di maturazione del frutto, per poi diminuire nella fase di dormienza. Con l’interruzione della dormienza si ha poi un nuovo aumento del loro contenuto che culmina con la germinazione del seme, quando queste sostanze promuovono sia la sintesi degli enzimi che la mobilitazione delle sostanze nutritive alla piantina in accrescimento. Altre sostanze promotrici della germinazione del seme sono le citochinine. L’andamento del livello di citochinine segue quello delle gibberelline. Più che sostanze promotrici della germinazione, le citochinine sono sostanze che esercitano un’attività anti – inibitore, permettendo alle gibberelline di svolgere la loro funzione di promotori.

2) Acqua
E’ un altro dei fattori molto importanti nel controllo del processo germinativo. Infatti se il contenuto di acqua nel seme è al di sotto del 40-60% la germinazione non può avvenire.
L’assunzione di acqua da parte del seme avviene in tre fasi:

a) La prima rapida di imbibizione del seme
b) La seconda di stasi.
c) La terza di nuovo rapida che termina con la fuoriuscita della radichetta.

Di solito i semi secchi hanno una notevole capacità di assorbire acqua dal terreno anche quando il contenuto della stessa è veramente ridotto.

3) Temperatura
E’ uno dei fattori più importanti, in quanto contribuisce ad aumentare la velocità di germinazione. In genere i livelli ottimali di temperatura per avere una buona germinazione, si aggirano intorno ai 25-30°C. Sono più favorevoli alla germinazione le temperature fluttuanti (es. giorno/notte), che quelle costanti.

4) Ossigeno
E’ un fattore basilare del processo germinativo, tanto che il suo assorbimento viene utilizzato come indice utile del fenomeno. Per avere un buon assorbimento dell’ossigeno è necessario che il terreno che accoglie il seme sia permeabile al punto giusto, non faccia la crosta in superficie per consentire non solo per consentire l’assunzione dell’ossigeno ma anche l’eliminazione dell’anidride carbonica e che gli stessi tegumenti del seme non limitino gli scambi gassosi.

5) Luce
Per alcune specie da frutto, la luce può agire da fattore stimolante della germinazione, mentre per altre inibente. In altri casi la luce può agire in termini di fotoperiodo, ossia che la germinazione del seme non può avvenire se esso non ha accumulato una certa quantità di ore di luce.

6) Stato sanitario
Nelle piantine in accrescimento, si possono verificare attacchi parassitari che possono limitare se non nei casi peggiori impedire il processo germinativo determinando una vera e propria moria delle piantine. Di solito questi parassiti si trovano gia all’interno del seme e il loro controllo di solito non facile, è fondamentale affinché la piantina si sviluppi nel migliore dei modi. Questi parassiti possono colpire la piantina sia prima della germinazione che dopo la germinazione determinando dei veri e propri marciumi radicali.

C) Aspetti tecnico – applicativi della riproduzione da seme
C.1) Il reperimento dei semi
Il seme che viene utilizzato per la riproduzione può essere reperito in vari modi, ma le fonti più importanti sono:

a) Commerciali

Esistono delle ditte specializzate per la produzione e diffusione dei semi in aree vocate delle varie zone tipiche di produzione.
b) Raccoglitori privati
Questi raccolgono i semi da varie parti, dove possono essere diffuse spontaneamente le specie da frutto (boschi, foreste, viali, zone alberate ecc.).
c) Piante – madri
E’ possibile altresì reperire i semi semplicemente allestendo un campo di piante-madri, nelle quali la maturazione dei frutti e dei semi avviene nelle migliori condizioni. Queste piante-madri, sono di solito ospitate presso centri autorizzati (cooperative, istituti di ricerca) o vivai.
C.2) Raccolta dei semi
La raccolta dei semi delle specie da frutto può avvenire in ambito locale o familiare (tipico in quelle realtà contadine che posseggono piante da frutto che crescono spontaneamente nei loro campi), oppure può avvenire presso ditte specializzate di natura industriale le quali posseggono delle tecniche e dei macchinari speciali per la raccolta.
La raccolta dei semi avviene in varie fasi successive l’una all’altra così riassunte:

a)
Individuazione dell’epoca di raccolta
Questa fase non sempre si identifica con la completa maturazione del frutto, ed è per questo che è sempre più conveniente anticiparla di qualche giorno.

b) Raccolta vera e propria
P
uò essere fatta sia a mano che a macchina e avviene cercando di lasciar cadere i frutti a terra o scuotendoli quando essi sono maturi.

c) Separazione dei semi dai frutti
Varia a seconda se si tratti di frutti secchi (es. mandorle, noci, castagne e nocciole) o di frutti carnosi (es. pesche, mele, olive, ciliegie ecc.). Mentre nei frutti secchi per separare il frutto da seme è necessario eliminare l’involucro che lo contiene quando esso è completamente maturo, nei frutti carnosi i semi debbono essere prima liberati dalla polpa del frutto e poi lavati accuratamente.

d)
Cernita
E’
la fase in cui i semi vengono liberati da eventuali impurità.

C.3) Conservazione dei semi
E’ una delle fasi più importanti e consiste nel porre il seme in appositi locali al fine di garantirne la loro vitalità nel tempo.
Per quanto riguarda l’aspetto della conservazione dei semi è necessario distinguere la vitalità di un seme, dalla germinabilità del seme stesso.
La vitalità dei semi (intesa come la caratteristica di un seme di mantenere inalterate le sue funzioni fisiologiche nel tempo) dipende in primo luogo dalle caratteristiche intrinseche della specie e in secondo luogo dalle caratteristiche estrinseche della specie come l’ambiente di coltivazione. Per germinabilità si intende invece la probabilità in percentuale che un seme vitale dia origine ad una nuova pianta.
Per questo in relazione alla durata media della vitalità di un seme possiamo distinguere:


1) Semi a vita breve
S
ono tutti quei semi che se non trovano un ambiente idoneo alla germinazione perdono rapidamente la loro vitalità. In questi semi la durata della vita si può aggirare da pochi giorni fino al massimo di 1 anno. A questa categoria appartengono alcune specie da frutto come il castagno e il nocciolo.

2) Semi a vita media
S
ono tutti quei semi la cui vita media oscilla tra i 2-3 anni fino ad un massimo di 15 anni. Appartengono a questa categoria i semi della maggior parte delle specie orticole e delle specie ornamentali.

3) Semi a vita lunga
S
ono tutti quei semi dove la vitalità varia da un minimo di 15-20 anni fino ad un massimo di 100-200 anni. Essi sono caratterizzati da tegumenti molto duri e impermeabili all’acqua, tali da isolarli completamente dall’ambiente esterno. Appartengono a questa categoria i semi di molte specie da frutto (es. pesco, albicocco, olivo, melo ecc.).

Tuttavia come abbiamo detto, la vitalità di un seme dipende dall’ambiente esterno e i fattori ambientali che maggiormente influiscono su questo sono l’umidità e la temperatura.
L’umidità è un fattore che di solito influisce negativamente sulla conservazione di un seme, perché accelera i suoi processi fisiologici di germinazione.
Per avere una buona conservazione è necessario che l’umidità sia mantenga bassa intorno al 4-6% (per i semi a vita media), fino al 20-25% (per i semi a vita lunga) e necessariamente senza troppe fluttuazioni. Nonostante tutto i semi anche se essiccati restano comunque vitali ed in equilibrio con l’umidità ambientale. Se vengono reidratati oltre il 15% diventano suscettibili allo sviluppo di parassiti, sopra il 20% vanno incontro ad un processo di riscaldamento e se arrivano al 40-60% si può attivare la germinazione.
Per quanto riguarda la temperatura come fattore influente sulla conservazione dei semi è necessario ricordare che essa non deve andare al di sotto di certi limiti (es. 0 -1°C), per non interrompere troppo il processo di crescita e sviluppo dell’embrione, ne al di sopra (10-15°C) per non impedire i processi vitali del seme stesso. L’intervallo di temperatura migliore per avere una corretta conservazione del seme deve aggirarsi tra 2-7°C. Vari sono i sistemi che possono essere impiegati per la conservazione dei semi, anche se comunque il controllo del binomio umidità – temperatura gioca un ruolo importante al fine di ottenere degli ottimi risultati.

C.4) Qualità dei semi
Per qualità di un seme, intendiamo l’insieme di tutte quelle caratteristiche biologiche, fisiologiche e agronomiche che i semi devono possedere al fine di esprimere al meglio la loro vitalità e germinabilità.
Per poter valutare la qualità di un seme è necessario predisporre di un campione. Il campionamento si esegue prendendo dei campioni principali prelevati da diverse parti di un gruppo di semi, dopodiché vengono ben mescolati, prelevando dei campioni secondari i quali verranno analizzati direttamente. Un seme di buona qualità, è caratterizzato, tipicamente, da un’alta purezza specifica o varietale, da un’alta vitalità, dall’assenza di malattie e di semi di altre specie o altri corpi estranei.
Pe
r questo i fattori che influiscono sulla qualità di un seme sono:

a) Purezza
Esprime la percentuale (%) in peso di seme puro presente nel campione. Questo significa che un seme per essere puro dal campione debbono essere eliminati i semi estranei (di altre specie o di infestanti) e materiali inerti (sassi, erba, terreno, gusci vuoti ecc.).
Il valore di purezza serve poi per calcolare la giusta quantità di semi per quel campione da utilizzare. Per semi grossi (es. pesco, noce, castagno ecc.) la purezza può raggiungere anche il 100% mentre è più difficile raggiungerla per i semi piccoli. In Italia affinché un seme possa essere commercializzato deve avere una purezza minima del 95% (limite minimo).

b) Vitalità
Questo fattore gia definito precedentemente può essere valutato in vari modi:

1) Germinazione diretta
E’
un metodo diretto molto attendibile che ci dice in base alla % di semi germinati quali sono quelli vitali o non vitali. A seconda del seme il processo può durare 10 giorni come anche 3-4 mesi.

2) Embrione reciso
Questo è un metodo utile per valutare la vitalità dei semi, nel caso siano nella fase di dormienza o nel periodo successivo di risveglio dell’embrione. I semi vengono lasciati in acqua (15-20 °C) per 1-4 giorni, dopodiché si procede alla separazione dell’embrione che viene posto a germinare a 18-22 °C. Dopo circa una settimana è possibile identificare gli embrioni vitali e quelli non vitali.

3) Metodo del tetrazolio
E’ un metodo biochimico secondo il quale i semi vitali una volta privati dei tegumenti esterni e lasciati immersi in acqua al buio per poche ore, vengono poi posti in una soluzione di cloruro di trifeniltrazolio. Se la soluzione si colora di rosso il seme è vitale. E’ metodo particolarmente indicato per i semi in dormienza.

4) Uso dei raggi X
questo metodo permette di indagare la struttura morfologica interna del seme in modo da capire quali siano le sue condizioni di vita.

c) Energia germinativa
E’ un fattore che fornisce una stima del vigore del campione di seme in osservazione, perché tiene conto della velocità con cui i semi si sviluppano.
L’energia germinativa indicata con EG si determina in questo modo:

EG = N x 100 / (n1t1 + n2 + n3t3 +………nntn)

N è il numero totale dei semi.
n1, n2, n3…..nn è il numero dei semi germinati del campione 1,2,3….n.
t1, t2, t3……tn è la velocità di germinazione.

d) Assenza di malattie
E’ un fattore indispensabile, ma non sempre facile da ottenere e garantire.

C.5) Trattamenti per favorire e facilitare la germinazione dei semi
I trattamenti che si possono applicare a carico dei semi al fine di favorirne la loro germinazione sono:

1) Scarificazione
E’
l’insieme di tutti quei trattamenti in grado di incrinare, rompere, alterare o semplicemente rendere permeabile ad acqua e sostanze gassose gli involucri del seme al fine di renderlo più germinabile.
Questo procedimento può essere fatto per via meccanica, per via chimica, con acqua calda (75-100°C) e in casi particolari ricorrendo ad alte temperature come il fuoco diretto.

2) Stratificazione
E’
quella tecnica che ha lo scopo di favorire l’interruzione della dormienza del seme attraverso l’uso delle basse temperature.
Viene chiamata stratificazione perché viene realizzata generalmente alternando a strati di seme il terreno umido per un periodo di 1-4 mesi.
La stratificazione può essere fatta all’aperto, sia in fosse profonde alcuni metri, sia in letti rialzati cercando di proteggere il seme dai rischi di congelamento, di essiccamento o dall’attacco di roditori.
In alternativa la stratificazione si può fare anche al chiuso utilizzando dei contenitori (casse, bidoni, sacchetti di polietilene ecc.) cercando di immergere totalmente in acqua i semi e mescolandoli con terreno in grado di trattenere l’umidità per il tempo necessario.
Tra i substrati ritenuti migliori per eseguire la stratificazione ricordiamo: la sabbia, la torba, la vermiculite, la segatura stagionata e il terriccio tritato. I semi vanno mescolati al substrato in un rapporto di 1:3 e la temperatura di conservazione deve variare tra gli 0°C e 10°C.

3) Utilizzo di ormoni
I trattamenti a base di gibberelline possono in alcuni casi interrompere la dormienza fisiologica del seme stimolandone la germinazione. Anche le citochinine e l’etilene, possono risultare efficaci nel rimuovere gli ormoni inibitori e favorire di conseguenza la germinazione.

4) Pregerminazione
Questa tecnica consiste nel favorire l’attivazione dei processi germinativi senza comunque determinare uno sviluppo del seme. Lo scopo della pregerminazione è quello di aumentare la velocità e l’uniformità dello sviluppo dei semi oltre che interrompere il processo di dormienza.
Tra la tecniche di pregerminazione più diffuse ricordiamo:

a) L’osmocondizionamento.
b) L’infusione.
c) La semina fluida.

5) Stato sanitario
I parassiti che possono colpire i semi si sviluppano o a carico del seme (si parla allora di marciume) o a carico della piantina appena germinata (si parla allora di avvizzimento).
La
difesa dei semi dall’attacco di questi parassiti può essere ottenuta ricorrendo a dei trattamenti di disinfezione. Il sistema di disinfezione con l’acqua calda, era quello più comunemente usato in campagna prima dell’introduzione e dell’uso di sostanze chimiche. Questa tecnica, efficiente e priva di rischi, oggi è caduta in disuso, ma rimane comunque una valida soluzione alternativa per persone appassionate di agricoltura biologica o che non vogliono utilizzare sostanze chimiche pericolose. Questo sistema di disinfezione richiede però la presenza di un minimo di attrezzatura specifica come un termometro preciso, una friggitrice elettrica, una pentola e un setaccio da cucina. Il processo di disinfezione con acqua calda sfrutta il metodo tipico del bagnomaria. Si fa riscaldare l’acqua in una pentola a 50 °C, dopodiché viene poi messa nella friggitrice elettrica calda e riempita per 2/3. Quindi la pentola con sufficiente acqua da ricoprire i semi, va messa a bagnomaria nelle friggitrice. La temperatura nella pentola si può regolare alzando la temperatura della friggitrice o semplicemente estraendo la pentola per il tempo necessario. Una volta raggiunta e stabilizzata la temperatura desiderata, i semi vanno posti a bagno e rigirati per tutto il processo. Successivamente i semi vengono recuperati e messi ad asciugare.

D) La semina
La semina è quella pratica agronomica e colturale, che nell’ambito vivaistico della riproduzione da seme rappresenta il momento iniziale dalla quale ottenere la nuova piantina.
Per effettuare una corretta semina delle specie arboree da frutto, è necessario considerare i seguenti parametri tra cui:

Epoca di semina.
Luogo di semina.
Terreno di semina.
Densità di semina.
Cure alle piantine.

D.1) Epoca di semina
Dal punto di vista generale la semina fatto subito dopo la raccolta dei frutti è possibile raramente o perché il seme ancora si trova in fase di dormienza o perché l’ambiente in cui si opera non consente di eseguire la semina autunnale in pieno campo. La semina fatta subito dopo la maturazione dei frutti è possibile laddove vi sono inverni miti.
Per quanto riguarda quindi l’epoca di semina, essa può avvenire:

a) In primavera
Per i semi
che non hanno problemi di dormienza o per quelli che sono stati sottoposti a trattamenti di pregerminazione.

b) In autunno
Per i semi che vanno in dormienza e necessitano della stratificazione a freddo. Solitamente per quanto riguarda questo periodo, nella maggior parte dei casi si preferisce stratificare i semi subito dopo la raccolta e seminarli alla fine dell’inverno.

D.2) Luogo di semina
Per quanto riguarda il luogo di semina essa può essere svolta:

1) Diretta o a dimora.
2) In semenzaio.

La semina diretta consiste nel porre il seme nel luogo dove resterà per il suo intero ciclo vitale.
Questo è un metodo usato per le colture erbacee, per gran parte degli ortaggi e delle piante ornamentali e anche per i rimboschimenti e per piantagioni di specie forestali.
La semina diretta a dimora per le specie da frutto è un metodo poco o per niente diffuso, anche se negli ultimi tempi soprattutto nelle realtà agricole familiari sta di nuovo diffondendosi in quanto permette di ottenere piante più rustiche, dotate di un apparato radicale più profondo il quale conferisce maggiore resistenza agli stress ambientali.
La semina invece in semenzaio (attualmente la più diffusa), può essere fatta:

a) In cassoni
C
he a sua volta possono freddi o caldi. I cassoni non sono altro che dei letti (a volte soprelevati) larghi 1,2-1,5 m, lunghi a piacere e dove di solite le piantine vi restano da 1 a 3 anni. In alcuni casi dopo circa 1 anno, le piantine possono essere trasferite in letti di trapianto dove essendo più spaziate possono restarci anche 1-2 anni.

b) In cassette e/o plateaux
Questo sistema
di semina in ambiente protetto che consiste nell’utilizzare delle cassette di semina o plateaux, si esegue ponendo i semi negli alveoli delle cassette sia manualmente che meccanicamente. I semi successivamente verranno trasferiti a delle cassette da trapianto a spaziatura maggiore o più frequentemente in contenitori singoli dove inizieranno la loro crescita.
I semi grossi (es. pesco, noce) o quelli che non tollerano il trapianto vanno seminati direttamente in contenitori individuali.
Le cassette e/o plateaux di solito sono rappresentate da delle cellette tutte collegate tra loro, oppure da contenitori di plastica, carta e torba. Una volta ottenuta la piantina, nel caso di semina in cassette, si procederà poi al suo trasferimento ai vasetti veri e propri (ripicchettamento). In questo caso bisogna tener conto che lo stress da trapianto che possono subire le piantine è tanto minore quanto più precocemente avviene il processo che di solito deve essere fatto dalla comparsa dei cotiledoni fino all’emissione della fogliolina.

D.3) Terreno di semina
Per la semina diretta in pieno campo, si dovrà optare verso la scelta di un terreno sciolto, fresco ma non umido, fertile e ricco di acqua. Nel corso delle lavorazioni di campo è opportuno anche distribuire e successivamente interrare eventuali concimi preferibilmente di natura organica.
Nel caso invece di semina in cassoni con letto caldo si deve avere molta attenzione nel cercare di curare bene il drenaggio del terreno nel fondo del cassone. Per cui al di sopra dello strato di drenaggio, va disteso uno strato di circa 20 cm di terriccio su cui effettuare la semina. Al momento della semina, si procede all’interramento della semente che può essere fatto a spaglio, a strisce oppure a righe. Dal punto di vista generale la semina a righe consente meglio di eseguire le successive cure alle piantine, soprattutto per quelle che vi restano per tempi lunghi all’incirca 1-2 anni. La semina in cassette e/o plateaux, segue gli stessi principi gia enunciati per la semina a righe, con l’unica differenza che le ridotte dimensioni del supporto di semina permettono un’elevata flessibilità del sistema.

D.4) Densità di semina
Questo parametro deve essere calcolato di volta in volta seconda dei casi e a seconda della specie che viene seminata.
I fattori di cui bisogna tener conto per determinare la densità di semina sono:

a) Dimensioni del seme.
b) Potere germinativo del seme.
c) Sviluppo atteso delle piantine.

A titolo di esempio ricordiamo che per il melo e per il pero vengono ritenuti sufficienti 2-3 kg di seme per ogni 100 mq di semenzaio, mentre per il pesco si possono seminare da 200 a 300 kg di seme ogni 100 mq. Per le piante da alto fusto (castagno, noce) la semina viene fatta a file (1-1,2 m tra le file, 8-10 cm sulla fila).

D.5) Cure alle piantine
Le cure constano di una serie di operazione agronomiche volte all’ottenimento di piantine sane, sufficientemente rigogliose ed in numero adeguato per unità di superficie.
Tra le cure più importanti ricordiamo la lotta alle erbe infestanti (la scerbatura fatta a mano), il drenaggio delle acque, l’apporto razionale dell’acqua d’irrigazione e la somministrazione di eventuali concimi organici. Tutti questi interventi variano in funzione del tempo di permanenza previsto delle piantine in semenzaio.

BIBLIOGRAFIA
1) AA. VV., 1997.
Manuale di agricoltura. Seconda edizione. Ulrico Hoepli editore, Milano.

2) Baldini E., 1991. Arboricoltura generale. Edizioni Clueb, Bologna.

3) Cerretelli G., Vazzana C., 1995. Un seme, un ambiente: manuale di autoriproduzione delle sementi. Regione Toscana – Giunta regionale, Dipartimento di Agricoltura e Foreste, Edizioni Regione Toscana, Firenze.

4) Nicese P.F., 2002. Dispense del corso integrato di arboricoltura (tecnica vivaistica). Anno accademico 2002 – 2003. Università degli studi di Firenze. Facoltà d’agraria. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura (DOFI).
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