Gli elementi della fertilità delle piante

A) Nutrizione minerale delle piante
Gli elementi minerali necessari alla nutrizione minerale delle piante vengono distinti in:

  • Macroelementi.
  • Microelementi.

Vengono definiti con il termine di macroelementi, tutti quegli elementi nutrizionali che entrano nella costituzione delle strutture cellulari della pianta e che quindi sono necessari per il corretto funzionamento dei processi vitali dell’organismo, svolgendo in essi una funzione plastica. Sono richiesti e assorbiti dalla pianta in grandi quantità.
A sua volta i macroelementi si suddividono in primari e secondari.
I microelementi chiamati anche oligoelementi o elementi catalitici, sono invece tutti quegli elementi nutrizionali che nella pianta entrano a far parte di una serie di strutture enzimatiche e che quindi sono fondamentali nell’estrinsecarsi delle reazioni metaboliche dell’organismo.
Sono richiesti e assorbiti in piccole quantità, misurate in ppm (parti per milione).

1) Macroelementi.
a) Primari (Carbonio C, Ossigeno O, Idrogeno H, Azoto N, Fosforo P, Potassio K).

b) Secondari (Magnesio Mg, Calcio Ca, Zolfo S).

2) Microelementi.
(Ferro Fe, Zinco Zn, Manganese Mn, Rame Cu, Boro B, Molibdeno Mo, ecc.).

Tuttavia però la crescita e la produttività delle piante non dipende solo dalla loro presenza, ma anche dalla loro disponibilità nel terreno. La disponibilità di un elemento minerale nel suolo può esse:

a) Disponibilità chimica totale
La quantità totale di ciascun elemento nel terreno.

b) Disponibilità chimica solubile
La forma chimica che ne determina l’assorbimento da parte delle piante.

c) Disponibilità fisiologica
L’antagonismo o il sinergismo che altri elementi possono esercitare sull’assorbimento chimico, dipende a sua volta da:

  • pH.
  • Temperatura.
  • Grado d’ossigenazione del terreno.


B) Macroelementi primari
1) Azoto N
E’ considerato il macroelemento più importante per la nutrizione dei vegetali, in quanto elemento plastico che condiziona la crescita delle piante. E’ presente nelle piante in una quantità di 2-4% del peso secco
A livello cellulare è il componente principale delle proteine, degli amminoacidi, degli acidi nucleici (DNA e RNA), dei nucleotidi, degli, alcaloidi, della clorofilla degli enzimi ecc.
L’azoto favorisce:

  • L’allungamento del fusto e dei germogli.
  • Il miglioramento dell’attività fogliare.
  • Il potenziamento dell’assorbimento di altri elementi nutritivi come il fosforo.

L’azoto assunto dalle piante come azoto ammoniacale NH3 o come azoto elementare N2 per simbiosi dai batteri azotofissatori, è presente nel terreno nelle seguenti forme:

  • Forma Organica.
    E’ quella più diffusa a livello cellulare, ma per essere assorbita dalle piante deve subire processi di degradazione ad opera dei microrganismi (batteri, alghe, funghi ecc.) in grado di trasformarla in azoto nitrico e ammoniacale facilmente assimilabile.
  • Forma Ammoniacale NH3 (ammoniaca) o NH4+ (ione ammonio).
    E’ trattenuta dal potere assorbente del terreno e viene trasformata in azoto nitrico.
  • Forma Nitrica NO3-.
    E’ la forma più assimilabile dalle piante, ma non essendo trattenuta dal potere assorbente del terreno, può perdersi per dilavamento con le acque di pioggia o di irrigazione.

E’ considerato un elemento molto mobile e quindi facilmente traslocabile dalle foglie più vecchie agli organi più giovani in via di sviluppo verso l’alto (andamento acropeto).

La carenza di azoto si manifesta con:

  • Rallentamento della crescita.
  • Ingiallimento delle foglie (clorosi), prima quelle basali, poi quelle apicali e nei casi più gravi disseccamento anticipato e successiva caduta (filloptosi).
  • Sviluppo vegetativo e radicale stentato.
  • Maturazione anticipata dei frutti, i quali risultano piccoli e di scarse qualità organolettiche.
  • Cascola di fiori (antoptosi) e di frutticini (carpoptosi).
  • Formazione di frutti apireni (senza semi) e poco succosi.

L’eccesso di azoto causa invece:

  • Ritardo nella lignificazione dei tessuti.
  • Allungamento del ciclo vegetativo delle piante.
  • Eccessivo lussureggiamento e sviluppo delle piante.
  • Incremento del consumo d’acqua da parte delle piante.
  • Diminuzione della resistenza meccanica dei tessuti (allettamento). Il fenomeno è particolarmente evidente nei cereali (frumento, orzo ecc.).
  • Maggiore suscettibilità alle malattie e agli agenti atmosferici.
  • Peggioramento della qualità dei frutti (poco serbevoli e gustosi).

2) Fosforo P
E’ presente come elemento di base per la formazione degli acidi nucleici (DNA e RNA), delle proteine ed enzimi, delle sostanze di riserva dei semi e tuberi (fitina e fosfolipidi), fa parte dei composti che regolano gli scambi energetici (ATP, ADP e AMP) e partecipa al metabolismo dei lipidi. Nelle piante lo ritroviamo in una quantità compresa dello 0,1-0,5%.
Il fosforo favorisce:

  • Crescita delle radici.
  • Formazione dei fiori con stimolazione della fioritura.
  • Irrobustimento dei tessuti e incremento della resistenza alle avversità atmosferiche e parassitarie.
  • Miglioramento delle caratteristiche qualitative dei frutti.

Il fosforo assunto dalle piante come ione fosfato trivalente PO43-, oppure come ione fosfato monovalente H2PO4 o ione fosfato bivalente HPO42- può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Forma organica

E’ la forma più diffusa a livello cellulare, ma deve subire un processo di mineralizzazione per essere assorbita.

  • Forma minerale

A sua volta divisa in:

1) Frazione solubile
Prontamente a disposizione delle piante come ione PO43- contenuta nella soluzione circolante.

2) Frazione scambiabile
Trattenuta dalle particelle del terreno e ceduta gradualmente alle piante.

3) Frazione precipitata
E’ quella poco solubile o insolubile presente nel terreno sotto forma di fosfati di calcio (a pH alcalino), alluminio e ferro (a pH acido).

Dato che il fosforo è un elemento poco mobile nel terreno, le carenze di questo elemento si verificano non tanto per la sua mancanza, ma per la sua insolubilizzazione dovuta alla combinazione con minerali in terreni in condizioni anomale (pH troppo acido o alcalino ed eccessi di calcare), che lo rendono non disponibile per le piante.
I sintomi si manifestano con:

  • Accrescimento stentato delle piante.
  • Foglie di colore verde opaco, tendenti al violaceo rossastro o brunastro.
  • Foglie disposte ad angolo più acuto del normale lungo il fusto.
  • Riduzione della crescita delle radici.
  • Diminuzione della formazione dei fiori, frutti e semi.
  • Riduzione della crescita delle radici.

Gli eccessi di fosforo nel terreno (molto rari) si manifestano con:

  • Eccessiva allegagione di frutti.
  • Maturazione anticipata dei frutti.
  • Carenze di ferro e zinco (in quanto elemento antagonista).
  • Riduzione della produzione.

3) Potassio K
E’ presente come elemento nei tessuti delle piante (in particolare nella parete cellulare), legato agli zuccheri, l’amido, le proteine e i lipidi, nell’embrione del seme e negli organi deputati alla fotosintesi e all’accumulo delle sostanze nutritive di riserva.
Viene assorbito in forte quantità dalle piante in ragione dell’1-3% del loro peso secco.
Il potassio favorisce:

  • La produttività dal punto di vista qualitativo.
  • L’accumulo degli zuccheri negli organi di riserva (es. semi o radici).
  • La resistenza delle piante al freddo e alle malattie per irrobustimento dei tessuti.
  • Il turgore cellulare, migliorando la resistenza della pianta alla siccità.
  • L’apertura degli stomi fogliare e il ricambio idrico.
  • La sintesi delle proteine e dei grassi.

Il potassio assunto dalla pianta come ione potassio K+, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Potassio organico
    Disponibile per la pianta solo dopo il processo di mineralizzazione.
  • Potassio solubile
    E’ la frazione disponibile contenuta nella soluzione circolante del terreno.
  • Potassio scambiabile
    Trattenuto dal terreno come ione potassio e meno disponibile di quello solubile.
  • Potassio fissato
    Forma non disponibile in quanto legata all’interno dei minerali argillosi.
  • Potassio minerale
    Facente parte dei minerali argillosi del terreno (feldspati, miche, silvite, carnallite), inutilizzabile per le piante se non la parte che diventa solubile nei processi di formazione del suolo.

E’ un elemento molto mobile ad andamento acropeto e quindi facilmente traslocabile dalla parti vecchie a quelle più giovani delle piante.
Essendo un elemento poco solubile e mobile nel terreno, le carenze di potassio sono limitate ed imputabili solo alle asportazioni della pianta e ai fenomeni d’erosione nel terreno.
I sintomi si manifestano con:

  • Ritardo dell’accrescimento soprattutto delle foglie.
  • Ingiallimento degli apici e dei margini delle foglie, seguito da disseccamento e deterioramento dei tessuti.
  • Accartocciamenti fogliari.
  • Scarsa fruttificazione, la quale risulta di un colore pallido, di minore grandezza e malformata.
  • Sviluppo di tessuti di sostegno poco resistenti (es. nei cereali si verificano tipiche ginocchiature).

I sintomi da eccesso anch’essi molto rari si manifestano con:

  • Carenze sia di calcio che di magnesio in quanto essendo un elemento antagonista, ne rallenta il loro assorbimento
  • Maggior consumo di acqua e sostanze nutritive rispetto ai normali fabbisogni di cui le piante richiedono giornalmente.


C) Macroelementi secondari
1) Calcio Ca
E’ un elemento che entra nella costituzione della parete cellulare all’interno delle pectine (a livello della lamella mediana), lo si ritrova come componente delle proteine che costituiscono il DNA e RNA, negli organi fotosintetici e nelle cellule come ossalato di calcio o carbonato di calcio.
Il suo contenuto nelle piante varia tra lo 0,5 e il 3%.
Il calcio favorisce:

  • La neutralizzazione di alcuni acidi organici presenti nei succhi cellulari (acido ossalico, acido malico, acido succinico ecc.), prodotti dalla pianta.
  • L’assunzione di altri elementi (es. potassio, sodio e magnesio) nei quali svolge un’azione sinergica.
  • Lo sviluppo delle radici.
  • La durezza delle pareti cellulari.
  • L’attività degli enzimi che degradano l’amido (amilasi).
  • La detossificazione dei tessuti da metalli pesanti (manganese Mn, zinco Zn e alluminio Al).

Il calcio assunto dalla pianta come ione Calcio Ca2+, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Calcio minerale
    E’ la frazione non disponibile e presente nei minerali contenenti tale elemento come la calcite, l’aragonite, il calcare, la dolomite e il gesso.
  • Calcio solubile
    E’ la frazione disponibile presente nella soluzione circolante del terreno e facilmente assorbibile.
  • Calcio scambiabile
    E’ la frazione legata ai minerali argillosi del terreno a sua volta suddiviso in tali forme di:

a) Calcare totale.
b) Calcare attivo.

Si tratta di un elemento poco mobile nelle piante per cui viene trasportato molto lentamente dalle parti giovani alle parti più vecchie della pianta (andamento basipeto).
Le carenze di calcio sono frequentemente diffuse nei terreni acidi ricchi di torba e sostanza organica.
I sintomi si manifestano con:

  • Ingiallimento marginale dell’apice delle foglie, con successivo disseccamento e arrotolamento delle parti colpite.
  • Riduzione dell’ispessimento dei tessuti e delle radici.
  • Alterazione dei frutti (es. marciume apicale del pomodoro, butteratura amara nelle mele) con comparsa di macchie brunastre.
  • Acidificazione del terreno.
  • Morte degli apici vegetativi e delle radici.

I sintomi da eccesso si manifestano invece con:

  • Carenze di fosforo, potassio e magnesio, in quanto essendo un elemento antagonista ne rallenta il loro assorbimento.
  • Carenze di ferro e boro per inattivazione chimica degli stessi elementi nutritivi.

2) Magnesio Mg
E’ un elemento che entra nella costituzione della molecola della clorofilla, delle pectine della parete cellulare, della fitina dei semi e in alcuni enzimi.
Il magnesio favorisce:

  • L’assorbimento del fosforo.
  • L’accumulo degli amidi nei semi dei cereali e dell’olio nelle piante oleifere (es. semi oleaginosi e olive).
  • L’attività fotosintetica e respiratoria delle piante.
  • La sintesi delle proteine.
  • La sintesi dei caroteni e delle xantofille (sostanze coloranti).

Il magnesio assunto dalle piante come ione magnesio Mg2+, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Magnesio minerale
    E’ la frazione non disponibile presente sotto forma di minerali come anfiboli, pirosseni, miche, magnesite e dolomite.
  • Magnesio solubile
    E’ la frazione disponibile per le piante presente nella soluzione circolante.
  • Magnesio scambiabile
    E’ la frazione legata ai minerali argillosi del terreno.

A differenza del calcio il magnesio è un elemento molto mobile nelle piante e quindi facilmente traslocabile dalle parti vecchie a quelle giovani.
Le carenze di questo elemento sono frequenti nei terreni sabbiosi sottoposti a dilavamento e laddove vi sono eccessi di potassio e calcio.
I sintomi da carenza si manifestano con:

  • Piante stentate e di colore pallido.
  • Ingiallimento delle foglie a partire da quelle basali, con successivo disseccamento e caduta anticipata.
  • Nell’uva disseccamento del rachide e avvizzimento dei grappoli.
  • Nel melo ingiallimento delle foglie accompagnato da un loro arrossamento.
  • Nel pero frutti di piccole dimensioni che faticano a maturare.
  • Negli agrumi frutti piccoli, poveri di vitamina C e con buccia di colore giallo – pallido.

Data la sua elevata disponibilità nel terreno il magnesio, quando è in eccesso, può dar luogo a fenomeni di fitotossicità.

3) Zolfo S
Tale elemento entra nella costituzione delle proteine, degli amminoacidi solforati (metionina, cistina e cisteina), delle vitamine e di molti oli essenziali.
Lo zolfo favorisce:

  • La fissazione dell’azoto atmosferico (N2), grazie all’azione dei batteri azotofissatori.
  • L’attività fotosintetica e respiratoria delle cellule attraverso il regolare svolgimento delle funzioni enzimatiche.

Lo zolfo assunto dalle radici delle piante come ione solfato SO42- e in parte dalle foglie come anidride solforosa SO2 gassosa, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Forma organica

E’ quella maggiormente rappresentata, ma per divenire disponibile per le piante necessita del processo di mineralizzazione.

  • Forma minerale

E’ quella presente nelle roccie contenenti zolfo come l’anidrite, il gesso, la pirite e la calciopirite.

  • Forma solubile

E’ quella presente nella soluzione circolante e subito disponibile per le piante.

Lo zolfo è abbastanza presente nei terreni italiani in quantità più che sufficienti al normale sviluppo delle piante.
I sintomi da carenza di zolfo si manifestano con:

  • Ingiallimento delle foglie (clorosi) e giallumi diffusi.
  • Riduzione dell’accrescimento.
  • Qualità scadente dei prodotti, soprattutto in quelli a base di zolfo (aglio, cipolla, asparago, cavolo, senape, scalogno ecc.).

Lo zolfo tuttavia può diventare dannoso in caso di eccesso nel terreno, in seguito all’assorbimento di solfati dal terreno o attraverso l’accumulo di SO2 a livello fogliare.

D) Microelementi
1) Ferro Fe
Il ferro è considerato uno dei microelementi più importanti per la nutrizione delle piante in quanto svolge funzioni catalitiche nel favorire il regolare svolgimento delle reazioni biologiche entrando nella costituzione di molti enzimi e proteine (tra cui i citocromi). E’ anche presente in molti enzimi (perossidasi e catalasi) intervenendo in svariati processi ossido riduttivi sono forma di ferridossina.
Il ferro favorisce:

  • L’attività enzimatica.
  • La sintesi delle proteine e degli acidi nucleici (DNA e RNA).
  • La sintesi della clorofilla.
  • L’attività respiratoria e fotosintetica delle piante.
  • La fissazione dell’azoto atmosferico N2 nelle piante azotofissatrici.

Il ferro assunto dalle piante prevalentemente come ferro ferroso Fe2+, in parte come ferro ferrico Fe3+ o come ferro legato a composti organici, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Forma minerale

E’ la frazione meno disponibile, presente nel terreno come idrossidi di ferro o fosfati di ferro quasi sempre insolubile e non assimilabile dalle piante.

  • Forma organica

E’ la frazione un po’ più disponibile che si trova quasi sempre legata alla sostanza organica del terreno (acidi fulvici e acidi umici), che lo legano come chelati di ferro e lo cedono gradualmente alla soluzione circolante.

Nelle piante invece il ferro è prevalentemente presente in forma di complessi organici come la fitoferritina.
E’ un elemento poco mobile (basipeto) nelle piante. Per questo viene sempre traslocato dalle parti giovani a quelle più vecchie dei tessuti.
Le carenze di ferro, molto comuni anche nei terreni con una buona dotazione, si verificano non tanto per la sua mancanza ma per il crearsi di condizioni anomale al suo normale assorbimento come:

  • pH troppo alcalino.
  • Elevato contenuto di calcio e calcare attivo.
  • Eccesso di manganese, zinco, rame, magnesio, calcio e rame.

I sintomi da carenza di ferro si manifestano con:

  • Clorosi internervale delle foglie che nei casi più gravi evolve in un disseccamento prima apicale e poi marginale a partire dalle foglie giovani.
  • Morte degli apici vegetativi e necrosi dei rami.
  • Produzione di frutti piccoli con sviluppo stentato.
  • Cascola precoce di foglie e frutti.

Sono particolarmente sensibili alla carenza di ferro, varie specie coltivate arboree (vite, olivo, pesco, agrumi ecc.), erbacee (fragola, soia, arachide, sorgo, mais ecc.) e acidofile (rododendro, azalea, ortensia, mirtillo ecc.).
La sensibilità alla carenza di ferro varia non solo tra specie, ma anche tra varietà della stessa specie. Per esempio la vite europea (Vitis vinifera) è meno sensibile, rispetto alle viti americane o agli ibridi che vengono utilizzati come portinnesti per la propagazione della pianta.

2) Zinco Zn
E’ un elemento che entra nella costituzione di molti enzimi, proteine e nella clorofilla.
Lo zinco favorisce:

  • La sintesi delle proteine e dell’amido.
  • L’assorbimento del fosforo.
  • La sintesi delle auxine (ormoni per la crescita delle piante).
  • L’incremento della resistenza delle piante al freddo.

Lo zinco assunto dalle piante come ione zinco Zn2+, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

  • Zinco minerale
    E’ la frazione che si trova legata ai minerali argillosi del terreno non sempre disponibile per le piante.
  • Zinco organico
    E’ la frazione legata alla sostanza organica del suolo e ceduta gradualmente alla soluzione circolante.
  • Zinco solubile
    E’ la frazione prontamente disponibile e assorbibile per le piante.

Le carenze di questo elemento si manifestano tipicamente nei terreni a pH troppo acido o troppo alcalino, in presenza di elevate concentrazioni di fosforo, azoto, ferro e rame e nelle piante esposte a forti illuminazioni.
I sintomi si manifestano con:

  • Clorosi internervale nelle foglie soprattutto nella vite e nelle piante da frutto.
  • Germogli di colore bianco e stentati.
  • Accorciamento degli internodi fogliari con la formazione di foglie piccole disposta rosetta soprattutto negli agrumi.
  • Riduzione della lamina fogliare soprattutto nel melo.
  • Riduzione dell’accumulo di proteine e amido nelle piante da tubero.

3) Manganese Mn
Il manganese è anch’esso un microelemento che entra nella costituzione di molti enzimi e proteine della pianta.
Il manganese favorisce:

  • La formazione della clorofilla.
  • La sintesi di nucleotidi che svolgono funzioni fotosintetiche e respiratorie.
  • La produzione di vitamina C.
  • La produzione di ossigeno durante la fotosintesi.
  • L’incremento della serbevolezza di radici e tuberi.

Il manganese assunto dalla pianta come ione manganoso Mn2+, è presente nel terreno nelle seguenti forme:

  • Forma minerale

E’ la frazione non disponibile di manganese nel terreno in quanto legata ai minerali sotto forma di ossido di manganese non solubile.

  • Forma solubile

E’ la frazione presente nella soluzione circolante prontamente disponibile per le piante.
Le carenze di manganese sono frequenti nei terreni a pH troppo alcalino o acido, in ambienti freddo – umidi o siccitosi e in presenza di un’elevata quantità di ferro, calcio, magnesio e zinco.
I sintomi si manifestano con:

  • Comparsa di striature grigiastre ai margini e lungo la lamina fogliare (es. nell’avena)
  • Ingiallimenti fogliari più o meno diffusi con lieve arrotolamento delle foglie.
  • Macchie brune e depresse nei semi (es. fava e fagiolo).

L’eccesso di manganese che si verifica invece nei terreni acidi a pH basso e asfittici, può causare fenomeno di tossicità per le piante.

4) Rame Cu
E’ un elemento presente in molti enzimi metabolici che presiedono alla fotosintesi clorofilliana e alla respirazione cellulare.
Il rame favorisce:

  • L’attività fotosintetica (entra nella costituzione della plastocianina).
  • L’attività respiratoria (entra nella costituzione dei citocromi).
  • La sintesi delle proteine e degli zuccheri.
  • La stabilizzazione della clorofilla.
  • La fissazione dell’azoto atmosferico N2 negli organismi azotofissatori.

Il rame assunto dalla pianta come ione rameico Cu2+, è presente nel terreno nelle seguenti forme:

  • Rame minerale
    E’ la frazione legata ai minerali argillosi e quindi non disponibile per le piante.
  • Rame organico
    E’ la frazione legata alla sostanza organica del suolo è ceduta gradualmente alle piante solo dopo il processo di mineralizzazione.
  • Rame solubile
    E’ la frazione presente nella soluzione circolante prontamente disponibile per l’assorbimento della pianta.

Le carenze di questo elemento sono molto frequenti nei terreni a pH troppo alcalino, in presenza di elevate quantità di fosforo e nei terreni argillosi o troppo ricchi di sostanza organica.
I sintomi da carenza si manifestano con:

  • Scarso sviluppo delle radici e dei germogli.
  • Ingiallimento e scarso accrescimento delle foglie, le quali possono risultare deformi, arrotolarsi e cadere anticipatamente.
  • Necrosi dei rametti
  • Nel melo e nel pero arresto dello sviluppo dei germogli e dei rami giovani.
  • Nei cereali sviluppo delle piante a rosetta con conseguente avvizzimento delle foglie.

I sintomi da eccesso di rame si manifestano con:

  • Tossicità in caso di elevate quantità.
  • Sintomi da carenza di ferro per riduzione del suo assorbimento.

5) Boro B
Si tratta di un elemento che entra nella costituzione di molti enzimi e proteine cellulari ed è fondamentale per il regolare svolgimento dell’attività metabolica delle piante. E’ un costituente fondamentale anche degli zuccheri.
Il boro favorisce:

  • La riproduzione delle cellule.
  • Il metabolismo degli zuccheri.
  • L’attività respiratoria.
  • La crescita dei tessuti giovani.
  • La germinazione dei semi.
  • La formazione del polline e la fioritura.
  • L’allegagione dei frutti e l’accrescimento delle radici.
  • La sintesi del DNA, RNA e proteine.
  • La sintesi delle auxine.
  • L’assorbimento di altri elementi nutritivi.

Il boro assunto dalla pianta come acido borico H3BO3, o come ione borato BO32-, o come ione boroso BO2-, è presente nel terreno nelle seguenti forme:

  • Forma minerale

E’ la frazione che si trova legata ai minerali contenenti boro come la tormalina. Si tratta di minerali poco alterabili capaci di liberare l’elemento molto lentamente nel tempo.

  • Forma solubile

E’ la frazione presente sotto forma di borato di sodio Na3 (BO3)2, soprattutto nei terreni di origine marina.

  • Forma scambiabile

E’ quella legata ai minerali argillosi del terreno.

La carenze di questo elemento sono frequenti nei terreni con eccesso di calcio, potassio e azoto i quali essendo elementi antagonisti ne determinano un minore assorbimento. La carenza è comune anche nei terreni sabbiosi, nei climi aridi ad elevata siccità o ad alto contenuto di calcare.
I sintomi da carenza si manifestano con:

  • Riduzione dell’accrescimento dei germogli e delle radici che mostrano fessurazioni e aree brunastre.
  • Squilibri ormonali
  • Formazione di frutti disformi con macchie necrotiche sulla buccia e sulla polpa.
  • Spaccature, imbrunimenti e suberosità degli organi carnosi (es. tuberi di patata).
  • Deformazioni e alterazioni di colore delle foglie.

Le alterazioni da carenza di boro, si diversificano anche in base alla specie coltivata:

a) Melo
Le gemme dei rami apicali, tendono a schiudere tardivamente e nei casi più gravi possono anche morire, mentre le gemme laterali originano rosette di foglie per riduzione del numero degli internodi (blastomania).
I frutti manifestano aree suberificate, che possono interessare la buccia con la comparsa di tacche necrotiche che possono anche fessurarsi.
La polpa del frutto presenta anche aree brunastre e necrotiche, di sapore amaro in corrispondenza del quale il frutto può deformarsi esternamente. I frutti infine cadono precocemente.

b) Pero
A livello dei frutti compaiono dei gruppi di cellule indurite (litiasi), in corrispondenza delle quali il frutto appare deformato.

c) Ciliegio
Nel ciliegio la carenza di boro causa la caduta anticipata dei fiori (colatura), con riduzione dell’allegagione.

d) Vite
Nella vite si verifica l’acinellatura, ossia la formazione di grappoli con acini molto piccoli e più dolci del normale.

e) Olivo
Nell’olivo la carenza di boro determina la leptonecrosi ossia l’imbrunimento e la morte del tessuto conduttore floematico. Esso si manifesta inizialmente con giallume, seguito poi dal disseccamento dell’apice delle foglie e caduta anticipata.
Si possono verificare anche la comparsa di rosette fogliari, la formazione di un numero eccessivo di rami (scopazzi) e la morte dei rami giovani.
Si può verificare scarsa allegagione e i frutti che rimangono piccoli possono cadere precocemente.

f) Ortaggi
Nella bietola la carenza di boro comporta la marcescenza della parte interna della pianta (marciume del cuore), nei cavoli lo sviluppo del fusto cavo e il disseccamento dell’infiorescenza, nel sedano l’indurimento delle guaine fogliari ecc.

I sintomi da eccesso di boro si manifestano invece con:

  • Fenomeni di tossicità.
  • Sintomi da eccesso di calcio e potassio.

6) Molibdeno
E’ un elemento nutrizionale considerato come il costituente essenziale degli enzima nitrogenasi che presiede alla fissazione dell’azoto atmosferico, dell’enzima nitrato riduttasi che presiede alla trasformazione dei nitrati in ammonica e di molti enzimi e proteine.
Il molibdeno favorisce:

  • La fissazione dell’azoto atmosferico.
  • La sintesi delle proteine e degli enzimi.
  • L’accrescimento delle cellule.
  • Lo sviluppo dei germogli.
  • La produzione di frutti.

E’ un elemento che viene assunto dalla pianta principalmente come ione molibdato MoO42-.
E’ presente in elevate quantità in terreni alcalini e ricchi di potassio. Mentre nei terreni acidi, ricchi di sostanza organica, in presenza di solfati, alluminio e manganese si possono verificare carenze.
I sintomi si manifestano con:

  • Carenze di azoto.
  • Ingiallimento, deformazione e appassimento degli organi fogliari.
  • Alterazioni dello sviluppo e accrescimento stentato.
  • Caduta anticipata dei fiori
  • Scarsa allegagione dei frutti.
  • Comparsa di clorosi, maculature necrotiche e mancata fioritura (es. leguminose).
  • Riduzione, scomparsa della lamina fogliare e mancata formazione dell’infiorescenza (es. cavolfiore).

BIBLIOGRAFIA:
1) A. Matta, E. Luisoni, G. Surico 1996. Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore. Bologna.

2) M. Ferrari, E. Marcon, A.Menta, 1996. Fitopatologia ed entomologia agraria. Edagricole. Edizioni agricole, Bologna.

 

 

 

 

 


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