Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO)

A) Complesso del disseccamento rapido dell’olivo: che cos’è?
Il complesso del disseccamento rapido dell’olivo (abbreviato in CoDiRO; Olive Quick Decline Syndrome), è una malattia che si manifesta con disseccamenti dei lembi delle foglie (brusca dell’olivo), dapprima limitato a vari rami isolati per poi estendersi a intere branche della chioma fino a colpire l’intera pianta, provocandone la morte nel giro di poco tempo.
B) Quando e dove si è manifestato?
E’ stato a partire tra il 2008 e il 2010, che la malattia ha fatto il suo ingresso nelle zone dell’Europa meridionale e in particolare in Italia, ma soltanto nel 2013 questa sindrome è stata accertata in particolare sugli olivi e su altre piante ospiti. L’espansione della malattia, che interessava un’area di circa 8.000 ettari nella tarda estate 2013, si è sviluppata fino a raggiungere un’estensione ad oggi di circa 25.000 ettari ad aprile 2015. L’area interessata alla malattia è quella della regione Puglia, in provincia di Lecce, tra gli oliveti dell’area salentina compresa tra la zona adriatica e jonica nei dintorni di Gallipoli.
C) Diffusione della malattia
La diffusione dei focolai infettivi in Puglia a partire dalle zone già enunciate, è stata aggravata dalle condizioni climatiche dell’inverno 2013 – 2014, la cui particolare mitezza non è stata in grado di compiere un abbattimento di massa del vettore sufficiente a contenere la diffusione dell’infezione. Dal 2015, infatti, alla distribuzione dei focolai della provincia di Lecce se ne è aggiunto anche uno in provincia di Brindisi, nel comune di Oria, che attesta il travalicamento a nord dei precedenti limiti territoriali.
D) Sintomi della malattia
La malattia si manifesta con dei disseccamenti dei lembi fogliari, più o meno ampi. Il fenomeno risulta dapprima isolato andando a colpire rami e branche a caso all’interno della pianta, fino poi ad estendersi in maniera più diffusa su intere branche e colpire infine l’intera parte aerea della pianta. Altri sintomi della malattia sono il ridotto accrescimento di rami e germogli e l’imbrunimento del tessuto vascolare linfatico. Nello stadio finale le piante colpite assumono un aspetto abbruciacchiato anche se rimangono ancora vitali, finché non disseccano le radici e gli eventuali polloni che vengono emessi dal colletto a seguito di interventi di potatura tale da favorirne una ripresa vegetativa.
E) Le cause della malattia
La malattia appare legata alla presenza nelle piante colpite di un ceppo di batterio denominato Xylella fastidiosa, la cui specie è un patogeno da quarantena, endemico di alcune zone dell’America settentrionale e centrale, dove è agente causale di diverse patologie, ma estraneo all’Europa e al Bacino del Mediterraneo fino, all’incirca, alla fine degli anni 2000, quando la malattia ha fatto la sua prima comparsa in Italia. Tuttavia i sintomi e di conseguenza il rapido disseccamento dell’olivo rilevato, è stato aggravato dalla presenza di altri parassiti e cause come:
1) Rodilegno giallo (Zeuzera Phirina) e rodilegno rosso (Cossus cossus).
2) Funghi lignicoli soprattutto Phaeoacremonium e Phaeomoniella, ma anche Pleurostomophora e Neofusicoccum. Le infezioni fungine si sviluppano a seguito anche della presenza delle gallerie scavate dalle larve del rodilegno giallo.
3) Insetti quali cicaline e la famosa Sputacchina (Philaenus spumarius).
4) Abbandono di cure e pratiche colturali con impianti quasi abbandonati.
5) Condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo dei patogeni con inverni miti e piogge a carattere tropicali dagli anni 2000.
6) Alterazione e distruzione della flora microbica utile al contenimento del patogeno.
7) Carenza di biodiversità delle piante e degli organismi del suolo.
F) Xylella fastidiosa
La Xylella fastidiosa, è un batterio che vive e si riproduce all’interno dell’apparato vascolare e conduttore della linfa grezza (i cosiddetti vasi xilematici o legnosi trasportatori di acqua e sali minerali). Questo batterio appartiene al gruppo dei cosiddetti organismi XIFB (xylem inhabiting fastidious bacteria = batteri esigenti dello xilema). Il batterio è una specie polifaga, cioè capace di attaccare numerose specie erbacee, arboree e ornamentali. Può essere trasmesso per mezzo di insetti, per via vegetativa (innesto), o grazie alla presenza di numerose piante ospiti (es. oleandro). I sintomi che manifesta nelle piante attaccate sono molto simili tra di loro come: riduzione della crescita; accorciamento degli internodi; necrosi fogliari; disseccamento di rami e foglie. Di questo batterio ne esistono varie sottospecie (circa 100), che attaccano piante specifiche dove è capace di sviluppare malattie diverse. Le più importanti sono:
1) Xylella fastidiosa spp. fastidiosa = attacca la vite e causa laMalattia di Piercie (Piercie disease o PD).
2) Xylella fastidiosa spp. multiplex = attacca l’oleandro, la querciae il pesco dove causa il Mal del Pennacchio (Phony peace diseaseo PPD).
3) Xylella fastidiosa spp. sandy = attacca l’oleandro e la magnoliadove causa la bruciatura delle foglie dell’oleandro (Oleander leaf schorch o OLS).
4) Xylella fastidiosa spp. pauca = attacca gli agrumi, l’olivo e il caffè. Nell’olivo causa il complesso del disseccamento rapido (CoDiRO), negli agrumi causa la clorosi variegata (Citrus variegate clorosis o CVC).
G) Xylella fastidiosa: ceppo CoDiRO
Il ceppo CoDiRO della Xylella fastidiosa che causa il disseccamento rapido degli olivi, è stato individuato anche in Costa Rica sulle piante di oleandro, di mango e caffè. E’ probabile che l’insorgenza della malattia nel Salento, sia dovuta alle importazioni di piante ornamentali e arboree tropicali in transito dai Paesi Bassi e poi nelle zone della Puglia a partire dal 2013 – 2014. Si pensa che proprio nel Salento ci sia stata la prima esposizione degli olivi al ceppo CoDiRO. QUESTA IPOTESI E’ CONSIDERATA VERA? GLI STUDI CHE STANNO EFFETTUATO CERCANO DI FAR LUCE SUL CASO. Tra i principali vettori del batterio (Xylella fastidiosa spp. Pauca Ceppo CoDiRO) ricordiamo:
1) Insetti: in particolare la cosiddetta Sputacchina (Philaenus spumarius). E’ un insetto molto diffuso in Europa, soprattutto in dense popolazioni in provincia di Lecce dove è stato accertato essere uno dei principali vettori del batterio. L’insetto produce una schiuma bianca in cui vivono immerse le cellule del batterio.
2) Piante ospiti: tra le piante ospiti ricordiamo: mandorlo (Prunus dulcis), ciliegio (Prunus avium), oleandro (Nerum oleander), Vinca minor, Polygala myrtifolia, Westringia fruticosa, Acacia saligna, Spartium junceum.
Gli agrumi se pur colpiti dallo stesso batterio, non sembra abbiano un ruolo attivo nella trasmissione del patogeno.
H) Azioni di contenimento
Per limitare lo sviluppo del patogeno, oltre il Salento e la provincia Di Lecce, sono state proposte azioni di contenimento e eradicazione. Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con decreto del 12 settembre 2014, ha istituito un Comitato tecnico scientifico con il compito di approfondire gli aspetti connessi alla gestione dell’emergenza fitosanitaria, in grado di promuovere e sviluppare le priorità della ricerca e fornire linee guida redatte su basi scientifiche: del comitato sono stati chiamati a far parte due specialisti dell’epidemia di Xylella negli Stati Uniti d’America. Per affrontare l’emergenza fitosanitaria, con ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile, è stato Nominato un Commissario governativo straordinario, comandante del Corpo forestale dello Stato nella Regione Puglia. Il Commissario delegato dal Governo italiano, sulla base delle indicazioni provenienti dagli specialisti impegnati sul fronte della ricerca sul CoDiRO, ha redatto un piano di contenimento che incontra forti resistenze nella popolazione locale.
Nell’aprile 2015, la Comunità Europea, ha deciso di adottare, una serie di misure diverse, istituendo diverse fasce geografiche differenziate per tipologie e intensità d’azione.
1) Fascia settentrionale di eradicazione. In cui sono rese obbligatorie drastiche misure di rimozione e distruzione delle piante infette e di tutte le specie ospiti che crescono in un raggio di 100 metri, a prescindere dal loro stato di salute.
2) Una seconda fascia meridionaleLarga 20 km, che si estende dalla costa adriatica a quella ionica, in cui saranno attuate misure meno drastiche tese al contenimento del batterio, con abbattimento e rimozione degli alberi malati ed effettuazione di test sulle piante ospiti adiacenti nel raggio di 100 metri, senza obbligo di terra bruciata e di eradicazione di piante sane.
3) Terza fascia: costituita dal resto della provincia di Lecce, in cui non vigerà l’obbligo di strappare gli ulivi, anche se malati.
4) Quarta fascia: un cordone sanitario a separare la prima dalla seconda zona, in cui si provvederà al monitoraggio delle specie ospiti. In sede Comunitaria è stato deciso anche il divieto d’importazione di circa 150 specie di piante ornamentali in Puglia in particolare quelle provenienti dall’Honduras e il Costa Rica, soprattutto specie affette da Xylella fastidiosa.
Altre azioni di contenimento, indicate dal Servizio Fitosanitario Regionale riguardano:
a) Delimitare le aree interessate, per realizzare mappe dettagliate di individuazione del batterio.
b) Vietare la movimentazione del materiali infetto dalle zone interessate.
c) Effettuare drastiche potature, eliminando tutte le parti vegetali disseccate o con imbrunimento interno.
e) Disinfettare qualsiasi strumento utilizzato per il taglio degli alberi.
f) Bruciare i residui di potatura (foglie e rami) in loco.
g) Effettuare il controllo fitosanitario dei vettori (insetti) e delle piante ospiti, indicate come potenziali diffusori del batterio.
h) Pulire le aree coltivate, compresi canali di bonifica e irrigazione da erbe spontanee e/o infestanti.
I) Il ruolo della prevenzione
Oltre all’adempimento dei protocolli legislativi e comunitari messi in atto dall’Italia e dall’Unione Europea per i patogeni da quarantena (come nel caso di Xylella fastidiosa), la prevenzione della malattia si attua svolgendo anche tutta una serie di pratiche colturali e agronomiche che dovrebbero far parte del buon senso di coltivazione delle piante utilizzate a scopi alimentari:
1) Lavorazioni del terreno adeguate.
2) Potature adeguate.
3) Rispetto della biodiversità vegetale.
4) Mantenimento di una flora microbica utile nel terreno.
5) Concimazioni organiche in grado di elevare la sostanza organica del terreno.
6) Trattamenti con calce e/o rame delle piante.
L) A che punto è la ricerca?
Il complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) è oggetto di un intenso programma di ricerca condotto da enti scientifici pugliesi (Università degli studi di Bari, Consiglio nazionale delle ricerche, CRA Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Locorotondo), in collaborazione con Istituzioni accademiche statunitensi (Università Della California a Berkeley) e con centri di ricerca internazionali (Istituto Agronomico Mediterraneo). Recentemente si stanno eseguendo degli studi riguardo l’impego di varietà resistenti (es. Leccino) alla malattia. I risultati delle ricerche stanno dando esisti positivi. Le piante di leccino innestate su portinnesti di cultivar pugliesi sembra che siano tolleranti allo sviluppo della malattia.
M) Informazione o disinformazione?
Nel corso di questi anni, si è sviluppata una quantità di disinformazione, priva di ogni fondamento scientifico diffusa da internet (Social Network) e mass media (televisione e radio), da poter mettere in allarme non solo gli agricoltori ma anche la gente comune che spesso è poco avvezza a termini scientifici. ALLORA LA VERA INFORMAZIONE QUAL’E’?
a) Rivolgersi sempre a persone del settore e competenti in materia(agronomi, ricercatori e professori universitari).
b) Seguire con attenzione le indicazioni diramate dal Servizio Fitosanitario o dagli enti nazionali e comunitari che si occupano del caso.
c) Seguire nel tempo i risultati delle ricerche che vengono pubblicati da esperti del settore.
BIBLIOGRAFIA:
1) Wikipedia, 2015. Complesso del disseccamento rapido dell’olivo. Database. Internet.
2) A. Matta, E. Luisoni, G. Surico 1996. Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore. Bologna.
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